DIVENTIAMO COMPETITIVI O RESTIAMO AI MARGINI DELLA U.E. ?

1. Molti Italiani hanno probabilmente capito quali sono i grandi ritardi/distanze rispetto al resto della U.E. La degradazione attuale del sistema Italia é in accelerazione, non si arresterà facilmente. La società italiana, in equilibrio instabile, é oggi ben peggiore di 10 anni fa (come affidabilità e impegno di enti e persone, efficienze, comportamenti, non come tecniche). Il rischio di ulteriore peggioramento é evidente, guardando dall’Europa.

2. Perché nessuno prende iniziative per uscire dal vicolo cieco ? Per tanti motivi. Eccone comunque alcuni:

1 la classe politica non ha interesse a cambiamenti, perché essa é cresciuta e vive in una cultura (anormala in U.E.) del potere dei clans, della cristallizazione degli interessi (anche se scorretti o illegali), del poco interesse a soluzioni utili a tutti;
2 la cultura, ormai diffusasi da alcuni anni, basata su:
a) una società bloccata, in molti settori, in molte regioni;
b) l’opportunità, per chi vuole far rispettare i suoi diritti, di trovarsi un referente potente;
c) la tendenza affermatasi, in un terreno di scontri (spesso nascosti) fra i varii referenti, del prevalere degli interessi dei singoli, con negazione quasi totale dei valori civici e costruttivi per il Paese (fino talvolta a farsene beffa);
2 non puo’ nascere facilmente, in un Paese ove i valori civili sono dimenticati, un’iniziativa forte e di largo respiro nell’interesse di tutti (non dei clans di destra e sinistra);
3 le capacità di organizzazione seria, visione lucida, programmazione efficiente, nel Bel Paese, ove le chiacchiere hanno lo stesso peso delle proposte serie, sono quelle che sono. E il motivo per cui la sinistra oggi non fa prevedere buoni risultati. Quando la confusione é il modo di vita, si rischia di non avere risultati. E poi lo Stivale é un’ ottimo terreno di gioco per aspiranti dittatori.

3. Per tali motivi il mio pessimismo (e quello di chi vive in un Paese normale) é forte. Ma mi resta ancora un po’ di residuo ottimismo. Il quale mi dice che sarebbe forse possibile un forte tentativo di rinnovamento. Ma occorrerebbero uomini determinati, aventi 1/20 del coraggio dei nostri antenati, i quali si batterono contro gli austriaci.

4. Il rinnovamento, per portarci al livello europeo (chiamiamolo europeizzazione) potrebbe basarsi sulle seguenti fasi:
4 un gruppo di persone capaci e determinate fa una seria riflessione, poi diffonde la probabile conclusione: “siamo alla frutta. Lo sviluppo non é possibile nelle attuali condizioni.” Ci conviene una presa di coscienza per:
a) liberarci dagli attuali comportamenti (e conseguenti pantani) di tipo quasi sudamericano;
b) adottare comportamenti europei;
5 la presa di coscienza sarà inizialmente quella di un gruppo (e.g.10 a 20 persone). Esso potrà preparare una piattaforma e organizzare un convegno con intervento delle categorie realmente interessate alla competitività, cioé imprenditori e commercianti (con relative associazioni di categoria). Il supporto (anche logistico) delle associazioni o movimenti seri, che hanno buoni obiettivi ma poche idee serie, é necessario. O il supporto di una categoria interessata a far divenire competitivo il sistema Italia.

5. Tale convegno, ben organizzato, dovrà, dopo analisi, arrivare ad una conclusione, in termini di:
6 programma di rinnovamento;
7 strumenti per la promozione di una società di tipo europeo;
8 associazioni e persone impegnate in esso;
9 rilevamento delle alleanze, risorse e supporti necessarii.

L’obiettivo primo da fissare é di avere anche in Italia, una società efficiente come nei Paesi della U.E. a Nord delle Alpi (anni e determinazione sono necessari). Basata sui valori che potremmo chiamare europei. Essi sono listati nei contributi : “possibile diventare un Paese avanzato ? e “Una favola verosimile”, e permetterebbero all’economia di ripartire, dopo un cambiamento dei fondamenti della società.

Un punto di base. Una società a livello europeo é una società che sa scoraggiare con efficienza (il bastone) i comportamenti negativi (non la misericordia italiana) e sa incoraggiare efficacemente quelli positivi (le carote, e non la lottizzazione).
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Antonio Greco
ANGREMA@wanadoo.fr