
Originariamente Scritto da
Eyes Only
Vorrei duscutere con voi di democrazia.
Questo perchè, secondo il mio punto di vista, la democrazia è incompatibile con la religione.
La democrazia è il governo del popolo, che si concretizza con il voto popolare; il voto di ogni singolo cittadino conta esattamente quanto gli altri, c'è una perfetta eguaglianza di "peso" nel concorso alla decisione finale. Questo, quindi, si fonda sul presupposto che tutte le opinioni, quali che esse siano, hanno eguale dignità.
Vale a dire che se ad esempio si vota su un tema delicato quale la scarcerazione di un pluriomicida gravemente malato, due individui che votano in maniera opposta devono rispettare come "di eguale dignità" il voto (e quindi l'opinione) opposto, nonostante il fatto che in entrambi i casi la questione abbia un peso morale rilevante.
Il rispetto per le opinioni altrui fino ad accettarne la pari dignità, e l'ideale democratico che ne consegue, si può ottenere quindi solo con un approccio relativista alla morale, alla dignità delle opinioni e quindi all'espressione del voto. E' infatti solo partendo dal relativismo che si può giungere alla conclusione che un sistema democratico sia un buon sistema. Poichè le opinioni di tutti hanno eguale dignità, poichè il "giusto" non esiste in assulto, l'unico modo per prendere una decisione non è quello di volersi assicurare di prendere decisioni giuste (che è impossibile in senso assoluto) e ci si deve dunque accontentare di un sitema che quantomeno responsabilizzi gli autori delle norme che ricadranno su loro stessi, vale a dire tutti i cittadini, sperando che il futuro merito delle cose buone e le future colpe per le cose non buone impedisca a quante più persone possibili di scaricare la colpa su altri e dunque in questo modo la gente ha meno possiblità di sentirsi vittima di ingiustizie (mentre in una dittatura uno solo che decide per il popolo, e che però a quella legge non deve rispondere al pari del popolo, è molto meno ponderante).
Anche nel caso di democrazie costituzionali, che sono ancorate a regole più "Fondanti" e meno soggette ai capricci del popolo, la radice relativista è netta: le costituzioni stesse sono state scritte a maggioranza e fondate sul semplice convincimento dei costituenti, che sono stati a loro volta eletti dal popolo. E inoltre, elemento forse ancora più importante, le costituzioni repubblicane sono sempre e comunque modificabili in ogni parte e su ogni contenuto, con l'unico limite di richiedere a volte maggioranze di voto molto abbondanti o delle particolari procedure che obblighino ad allungare i tempi per per dare l'occasione di "riflettere" su temi in cui è evidentemente ritenuto che il popolo possa rischiare di agire troppo di impulso provocando danni irreparabili per qualcosa per cui non c'era in realtà un gran convincimento. L'eguaglianza del voto, l'eguale dignità di tutte le opinioni e la legittimazione totalmente ed esclusivamente popolare del potere non vengono minimamente intaccate/i.
Quando si crede invece in una religione, invece, si crede nell'assoluto, (non nel relativo) in verità rivelate, in dogmi infallibili. In un contesto del genere, come è possibile accettare che le decisioni sulle regole della civiltà vengano decise dalle opinioni di chiunque, e qualunque sia l'opinione vincente? Anche quando non si è religiosi si può essere nettamente convinti della propria opinione, fino al punto di difenderla strenuamente, ma sempre col limite di riconoscere che la propria è sempre una opinione per quanto fortemente possiamo aderirvi. Quando invece si ritiene di avere l'esatta ed infallibile percezione di ciò che è giusto, come quando si è religiosi, e si ha quindi la certezza che chi non è d'accordo è in errore, quando si ha la "missione" di applicare nel concreto queste verità, senza che ovviamente un libro sacro contenente dogmi assoluti parli di necessità di maggioranze, ed indica come crimini orrendi comportamenti che una maggioranza potrebbe anche decidere di adottare, in che modo è possibile dirsi democratici, vale a dire per un potere del popolo, cioè di ogni singolo cittadino del popolo in egual modo?
Ricordiamoci che essere democratici solo fino a un certo punto è un concetto praticamente inesistente: quando si decide su cosa esser democratici e su cosa no, non si è democratici fino a un certo punto: si è dittatoriali di tutto punto. Non è mai esistito infatti un dittatore capace di non lasciare alcun minimo libero arbitrio al cittadino. Sono dunque convinto che molti cattolici si dichiarino oggi democratici solo perchè, in una società in cui l'ideale democratico è oggi molto forte, se si dichiarassero contrari alla democrazia avrebbero solo da perderci, nelle loro possibilità di vedere applicati i precetti di Dio nell'intera società; non essere invece visti come corpi estranei all'interno di una democrazia consente di approfittare di tutte quelle applicazioni legislative della parola di Dio che "casualmente" o grazie a pressioni vengono apprezzate e votate dalle maggioranze, e contemporaneamente di poter infliggere qualche "coltellata alla schiena" alla democrazia nei casi in cui il contrasto tra opinione popolare ed opinione di Dio diventa insolubile.
Caso che calza a pennello come esempio è, secondo me, il caso dei referendum sulla fecondazione assistita di pochi anni orsono. Una persona che vivesse la propria fede come qualcosa di estremamente intimo avrebbe votato SI a quei referendum, per lasciare che gli altri decidessero da soli se fare l'eterologa, la diagnosi preimpianto ecc..; una persona cristiana, con una missione da compiere nell'impedire certi "crimini", ma comunque democratica, avrebbe votato NO. Una persona invece che non avrebbe accettato un "qualunque" esito democratico dei referendum avrebbe agito come ha fatto la chiesa, e cioè invitando i fedeli a non votare, in maniera da sfruttare la necessità di un altissimo quorum, una valvola di sicurezza inserito subito dopo la fine del fascismo per scongiurare colpi di stato, che bloccava la democrazia in situazioni di "emergenza" come quelle, uniche, tremende situazioni di emergenza, panico e distruzione che secondo i costituenti avrebbero dovuto essere gli unici motivi per i quali gli italiani avrebbero potuto recarsi alle urne in meno del 50%. Votare NO avrebbe significato certamente una vittoria più significativa e che meno si prestava ad interpretazioni, ma sarebbe stato troppo rischioso perchè troppo.. democratico.
Anche il papa, infine, si trova sempre nella sottile linea rossa tra l'ammettere e non l'ammettere l'incompatibilità tra religione e democrazia. A mia memoria infatti, il papa non ha mai pronunciato un discorso o pubblicato una enciclica in cui elogiasse la democrazia come sistema migliore di uno dittatoriale, anzi, ha sempre fortemente criticato tutte le trasformazioni sociali che hanno portato tra fine 700 e inizio 900 alla nascita delle moderne democrazie e alla caduta delle dittature e delle monarchie assolute, categoria di forma di stato della quale lo stesso Papa è uno dei pochi rappresentanti ancora esistenti, nella sua figura in Città del Vaticano. Di converso, le dittature non sono mai state attaccate in quanto tali ma solo per tutto ciò che hanno fatto in contrasto con l'attuale visione del volere di Dio. Secondo me da tutto questo si evince quindi che la forma dittatoriale è vista come unica forma possibile di stato pensabile dalla chiesa, e che la critica verso le dittature assuma un pò toni del tipo: Bravi, e proprio adesso che avevate capito quanto è bene fare una dittatura, mi cadete proprio adesso nel non utilizzarla come Dio comanda? E non è certo il caso di ricordare quanti attacchi, dal papa, dai cardinali e da tutta la chiesa arrivino ogni giorno contro il relativismo che è invece condizione indispensabile per l'eguaglianza delle opinioni e quindi per la democrazia, ma che è anche inaccettabile perchè ciò che è relativo non è assoluto.
Vorrei sapere a questo punto cosa ne pensate, se voi pensate che sia vero e che in effetti non auspicate una democrazia ma una dittatura confesisonale cattolica, o se al contarrio pensate di potervi dire al contempo pienamente cattolici e pienamente democratici, o cos'altro.