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Cuba va al voto, tra resistenze e aperture
Carlos Tablada, economista e fondatore del Forum mondiale per l'alternativa, parla dell'isola e del processo elettorale: un «nuovo azzardo...»
Geraldina Colotti
Oggi a Cuba si vota per il rinnovo dell'Assemblea nazionale del potere popolare (il Parlamento, che viene rieletto ogni 5 anni) e delle 14 assemblee provinciali. La configurazione del nuovo parlamento darà poi luogo a quella del Consiglio di stato e al Consiglio dei ministri, entrambi presieduti da Fidel Castro dal 1976 a oggi. L'anziano presidente, a fine luglio 2006, ha però passato l'interim al fratello Raul per motivi di salute, e le cose potrebbero andare diversamente. Fidel ha già fatto sapere di non essere attaccato alla poltrona, anche se a decidere dovrebbe comunque essere il Partito comunista cubano - di cui Castro è Primo segretario - nel suo prossimo congresso non ancora fissato. A decidere il percorso e il gruppo di candidati a deputati, di cui anche Fidel fa parte, e su cui si vota oggi, è stata invece «la spinta popolare». Un elemento che i dirigenti cubani evidenziano con forza, nonostante voci dissidenti definiscano le elezioni «una presa in giro».
Del meccanismo elettorale e degli elementi di «novità» in questa delicata fase di passaggio dell'isola, abbiamo parlato con l'economista cubano Carlos Tablada, invitato in Italia dal circolo romano dell'associazione Italia-Cuba. Lo sguardo di Tablada - studioso del Che e fondatore con François Houtar del Forum mondiale per l'alternativa -, è quello di un intellettuale allergico «alla burocrazia ministeriale», con un piede nel Novecento e un altro nel «socialismo del XXI secolo». In base a una legge entrata in vigore ufficialmente nel 2003 - spiega al manifesto -, «i 1201 candidati a delegati provinciali e i 614 membri che dovranno venire eletti in parlamento, sono stati scelti dalla popolazione nelle assemblee di quartiere nei mesi scorsi». Ogni gruppo di persone crea una lista di candidati «che non appartengono ad alcun partito, ma che vengono scelti in base alle loro qualità riconosciute». Anche gli studenti delle primarie e delle secondarie esprimono le loro preferenze. «Da noi non c'è bisogno di soldi - dice ancora Tablada -, perché non c'è campagna elettorale. Chi viene eletto, con voto segreto, continua a fare il lavoro di prima e con lo stesso stipendio. E la sua carica può essere revocata in qualunque momento». Se al momento del voto nessun candidato raggiunge il 50 per cento più uno, i primi due della lista passano il secondo turno, e viene eletto quello che ottiene la percentuale più alta, secondo il criterio del maggioritario secco. «Dalle elezioni locali - spiega ancora Tablada -, escono i rappresentanti delle Assemblee municipali e cittadine e le indicazioni di preferenza per le elezioni generali. La nostra è senz'altro una democrazia imperfetta, ma abbiamo parlamentari contadini, operai, artisti, casalinghe. Si può dire lo stesso degli Stati uniti?».
E i dissidenti? Potrebbero presentarsi anche loro contando sul voto segreto? «Certo - risponde Tablada - e a volte capita, nei quartieri, ma la gente non si fida, perché o lavorano per gli Usa, oppure non hanno niente di serio da dire». Oggi potranno recarsi alle urne tutti i cittadini al di sopra dei 16 anni (oltre 8 milioni), «senza distinzione di razza, genere e provenienza sociale». Sono escluse dal voto, che è comunque per tutti facoltativo, le persone con gravi problemi psichiatrici e quelle che hanno subito condanne penali. Nella tornata del 2003, malgrado l'appello al boicottaggio dei dissidenti, ha votato il 97 per cento. «Questo voto - spiega Tablada - conferma la tendenza di Cuba a rinnovare il Parlamento in base a un criterio più consono all'odierna struttura sociale: su 614 candidati, 374 ( quasi il 61 per cento), sono nati dopo la rivoluzione. Altri 134 erano bambini allora, solo il 17 per cento era adolescente prima del '59 e ha conosciuto il capitalismo. C'è una forte rappresentanza delle nuove generazioni, un vento nuovo». Giovani altamente professionalizzati, secondo le statistiche. Ma quali prospettive offre loro oggi Cuba? L'economista non nasconde i problemi: «Cuba faceva parte del Comecon. Quando scomparve l'Unione sovietica, l'economia ebbe un tracollo: importavamo il 98 per cento del petrolio che consumavamo, il 63 per cento dei prodotti alimentari... le sanzioni Usa che hanno impedito agli stati di commerciare con noi, ci hanno messo in ginocchio. Poi abbiamo recuperato, oggi Cuba ha una popolazione giovane culturamente e tecnicamente preparata, ma superiore alla capacità dell'economia di assorbirla. E così alcuni giovani vanno altrove a cercare di meglio. E' successo anche in Italia, no?»
Tablada, però, si dice certo che i cubani non intendono tornare al capitalismo, che la rivoluzione è ancora nella memoria e nel presente dell'isola. Lui è figlio di un avvocato comunista che difendeva i sindacalisti arrestati da Batista. E ricorda: «quando vennero due guardie di Batista per uccidere mio padre, dissi che volevo essere ucciso anch'io, allora uno dei due ci disse di fuggire e mio padre si salvò». Per Tablada, classe 1948, gli ideali di allora «rivivono oggi nella ricerca di alternativa e nella nuova primavera di Cuba che sta rimuovendo alcuni ostacoli burocratici sul suo cammino». Quali? «Alcune leggi che limitavano la libera circolazione dei cittadini, dovute all'assedio nordamericano e agli attacchi terroristici, stanno per essere completamente rimosse. E' in corso una nuova rivoluzione agraria che consente a chi vuole lavorarla di possedere la terra, a chi vuole costruirsi una casa (nella capitale l'assenza di case è drammatica), di farlo senza più lungaggini burocratiche. E sta per andare in porto la legge che consente il matrimonio fra coppie gay e lesbiche».
Cuba starebbe tentando un nuovo azzardo? «Il Granma - dice Tablada - era una barca prevista per 12 persone, invece ce ne sono state 82 e ce l'hanno fatta. E' il simbolo che meglio spiega la nostra scommessa: eretica anche nei confronti del blocco sovietico. Impensabile a 150 chilometri dagli Usa. Uno scandalo che oggi si rinnova».
http://www.ilmanifesto.it/argomenti-...502122b5f.html
Dopo questa chiosa non rimane che esclamare : siamo realisti, esigiamo l'impossibile!




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