I soldi per le mega pubblicità negli stadi però non mancano al Gruppo Poste Italiote
La situazione più grave a Milano: ferme 200 tonnellate di corrispondenza
Tra le cause il progetto di riorganizzazione, gli scioperi e la mancanza di mezzi
Le Poste nel caos: milioni di lettere
ferme nei depositi, distribuzione in tilt
di PAOLO BERIZZI
http://www.repubblica.it/2008/01/sez...oste-caos.html
MILANO - Centinaia di tonnellate di posta arretrata, giacenti. Lettere e cartoline in agonia da ormai due mesi. Ma anche corrispondenza pregiata, raccomandate, atti giudiziari, cumuli di "prioritaria" ancora da spedire. Uffici postali e centri di smistamento ingolfati; molti addirittura al collasso. I benevoli dicono che le poste italiane hanno il fiato corto. I malevoli che stanno scoppiando. Sullo stato di salute, forse, la verità sta nel mezzo. Nei tempi difficili che, complici una serie di fattori - primo fra tutti, sostengono i sindacati, gli effetti della riorganizzazione del servizio di recapito avviata da Poste italiane - stanno rendendo la vita amara ai 43 mila portalettere distribuiti nel nostro Paese.
La crisi delle consegne si è acutizzata a novembre del 2007. E sta allungando le sue "criticità" in tutta Italia. Da Nord a Sud, in particolare tra dicembre e gennaio, i tempi di recapito si sono diluiti fino a diventare, in alcune zone, imbarazzanti. I disagi maggiori hanno colpito la Lombardia, soprattutto Milano e provincia con un tappo di 200 tonnellate di corrispondenza arretrata. Qui, quattro giorni fa, l'amministratore delegato di Poste italiane, Massimo Sarmi, ha inviato una task force di ispettori per verificare cosa sta accadendo e perché. Ma Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia e Campania non se la passano tanto meglio.
"Sono disagi che hanno riguardato in particolare Milano - dice Sarmi - e li stiamo risolvendo. La nuova impostazione del servizio di recapito è basata su un progetto all'avanguardia che stiamo calando su tutto il territorio. In alcune zone si sono creati dei piccoli problemi, è vero, ma di qui a poco tutto rientrerà nella normalità".
Mario Petitto, segretario generale della Cisl Poste, la vede un po' diversamente: "Il progetto di riorganizzazione ha rotto il vecchio sistema ma, purtroppo, non è ancora decollato. Chiederemo all'azienda di rivederlo, di aggiustare gli errori che porta con sé, altrimenti la posta non riesce più a recapitare in condizioni normali". (Cisl intanto ha annunciato un altro mese di sciopero degli straordinari, dal 28 gennaio al 26 febbraio, che segue la protesta durata dal 13 dicembre al 12 gennaio).
In sostanza, il nuovo sistema - che pure i sindacati confederali avevano sottoscritto il 15 settembre del 2006 - prevede tre tipi di servizi: quello classico detto "universale", che resta nelle mani del portalettere ordinario. Quello "dedicato", con postini muniti di furgoni che servono i "grandi utenti" (società, aziende, studi professionali, grossi condomìni); e quello "speciale" per servizi aggiuntivi tipo la consegna di atti giudiziari o di oggetti di pregio. Diversificando e implementando il servizio di recapito, e dunque ritenendolo più snello e efficiente, Poste italiane ha stabilito di poter tagliare 4000 zone di recapito (oggi sono 42 mila). In più ha ridistribuito le forze in campo: centinaia di portalettere anziani (10-12 anni di servizio) sono stati messi agli sportelli e sostituiti con nuovi assunti a tempo determinato e con anche una robusta infornata di "ricorsisti".
Tutto questo, secondo i lavoratori, ha portato a un travaso di personale e di esperienza. E a un caos generale: con mancanza di mezzi e strutture idonee a far partire il nuovo sistema di consegna. Così molte zone sono rimaste scoperte. Dai paesi dell'hinterland di Milano, Torino e Palermo, al caso di Armeno, piccolo comune montano in provincia di Novara: 2.200 abitanti e un solo postino. Che si è ammalato.
Risultato: quattro giorni senza posta. Realtà diffuse, come le centinaia di cittadini che a dicembre e gennaio si sono trovate il telefono, la luce e il gas tagliati perché "morosi" nel pagamento di bollette arrivate in ritardo o non ancora arrivate. E' accaduto a Boltiere, nella bergamasca. Le Procure di Bergamo e Legnano, di fronte a decine di denunce, indagano addirittura per interruzione di servizio pubblico.
(22 gennaio 2008)
lo schifo chiamato itaglia
Poste in tilt, 200 tonnellate di arretrati
E gli utenti preparano la class action
http://milano.repubblica.it/dettagli...action/1414968
Ecco le immagini che documentano la paralisi del centro: montagne di buste e stampe accumulate nei sotterranei
Video 1
Video 2
Quintali di plichi abbandonati. Cassette stracolme e giacenti. Pile di ceste piene di stampe e lettere. Carrelli zeppi di posta dappertutto e scatoloni divelti, con il contenuto sversato per terra. Al primo piano, a piano terra e persino nei sotterranei, ingolfati di merce quando, per legge, dovrebbero restare sgombri. È il centro meccanizzato postale di Milano Roserio, uno dei tre punti di smistamento della Lombardia (con Peschiera Borromeo e Brescia). Leggi l'articolo e guarda i video
Lettere che non arrivano, biglietti di auguri mai giunti a destinazione, bollette e fatture mai recapitate al cliente. Il caos di Roserio testimonia la situazione delle poste in lombardia, dove oltre 200 tonnellate di corrispondenza giacciono negli uffici postali e nei centri di lavorazione e smistamento. Posta ferma. Bloccata. Chi si è visto tagliare telefono, gas e luce. Chi è costretto a pagare more inattese gonfiatesi nei mesi. Chi va di persona a ritirare la corrispondenza negli uffici postali.
Per Poste Italiane le cause della paralisi sono tre: il rodaggio della riorganizzazione del servizio di recapito; l´aumento della posta a dicembre del 2007 e l´avvio del nuovo modello di recapito sull´area Milano-Bovisa. In più, dicono, bisogna aggiungere lo sciopero degli straordinari dei portalettere e due giorni di neve.
Giovanni Testa, sindaco di Boltiere, un paese in provincia di Bergamo, ha scritto alla Telecom, all´Enel e all´Italcogim: «Prorogate le bollette, i miei cittadini sono inadempienti, ma è colpa dei ritardi delle Poste". In tutta la regione gli utenti infuriati tempestano di telefonate gli uffici postali e il numero verde delle poste italiane (803160). Presentano denunce al Codacons. A Monza e in Brianza è pronta a partire una "class action" contro Poste Italiane. E le procure di Bergamo e Legnano, di fronte ai disagi messi nero su bianco dalla gente, indagano addirittura per interruzione di pubblico servizio.
Intanto Poste Italiane corre ai ripari inviando una ventina di ispettori interni e addetti alla qualità per verificare che cosa sta succedendo negli uffici postali, nei centri meccanizzati e di smistamento della Lombardia.
gruppo poste itagliane, trenitaglia, itaglia.it, alitaglia... una parola una garanzia
Il postino suona sempre più tardi
Fallita la nuova
organizzazione dell’Azienda
A Bergamo indagine per
interruzione di servizio
ALESSANDRO BARBERA
http://www.lastampa.it/redazione/cms...9483girata.asp
Ghisalba, cinquemila anime a Sud di Bergamo, è conosciuta per la gara delle balle di fieno, una corsa con partenza ed arrivo davanti all’oratorio. Ma a Ghisalba ci vorrebbe la gara delle lettere: nonostante i venti chilometri dalla città, da almeno due anni bollette e raccomandate arrivano a singhiozzo. Esasperato, il sindaco è ricorso alla magistratura e il pubblico ministero di Bergamo ha aperto un fascicolo contro ignoti per interruzione di pubblico servizio. Dalle Poste rispondono piccati: macché interruzione, anzi. «Poiché uno dei due postini è in maternità, abbiamo provveduto ad assumerne un altro». Il caso di Ghisalba è estremo ma non isolato: soprattutto nelle ultime settimane, disfunzioni così nella consegna della corrispondenza si contano in abbondanza. E la situazione rischia di peggiorare se, come promettono i sindacati, a febbraio ci sarà il temuto «sciopero degli straordinari». L’azienda chiama in causa i sindacati, ma è d’accordo su un punto: il modello organizzativo che ha diviso il servizio postale in tre va rivisto. Ora le parti si sono sedute al tavolo per discuterne, ma nel frattempo la macchina arranca.
Il sindaco di Legnano, pochi chilometri da Milano, lo ha denunciato pubblicamente: «Ricevo gente che mi chiede perché non arrivano le bollette. Ne ho parlato con il responsabile d’area di Poste, ma non vedo miglioramenti», si lamentava ieri. Sabato scorso alla Bovisa, periferia Nord di Milano, i postini hanno consegnato posta di metà novembre. In tutto l’hinterland milanese la consegna è in affanno: a Rho, Monza, Cologno Monzese. Stessa cosa accade nella cintura torinese e nel Piemonte: la macchina arranca a Biella, Novara, Arona, Borgomanero, Mondovì. Per smistare l’arretrato, nell’hangar delle Poste all’aeroporto di Linate vengono pagate decine di straordinari. E in effetti, grazie anche all’assunzione di decine di portalettere con contratti a tre mesi (ma senza mezzi, e costretti a girare in autobus), negli ultimi giorni il ritardo è stato in parte colmato. Che però il servizio di recapito postale sia in cronica difficoltà, e non solo al nord, lo ammettono sia alla Cisl - il sindacato-azienda delle Poste - sia ai vertici. L’ultimo caso è scoppiato a causa delle bollette Enel: un disservizio di Postel, la controllata del gruppo che le stampa, ha costretto l’azienda a differire al 6 febbraio la scadenza di un milione di fatture di dicembre. Con l’eccezione di alcune Regioni (Lazio, Sicilia, Trentino, Umbria) è accaduto dappertutto, a macchia di leopardo: dalla Val D’Aosta alla Calabria. I sindacati raccontano anche che alcuni grandi clienti, soprattutto nella distribuzione commerciale, avrebbero minacciato la rescissione dei contratti di consegna delle pubblicità. Alcuni di loro denunciano il 10-15% di corrispondenza non consegnata.
Perché tutto questo? Sul banco degli imputati c’è il nuovo modello organizzativo. Da settembre 2006 - dopo il recepimento delle direttiva europea di liberalizzazione del settore - il servizio postale è diviso in tre: universale, grandi utenti, consegne speciali. Cono Fusca, responsabile Cisl della Lombardia, accusa l’azienda di «non aver mai studiato a fondo le reali esigenze del sistema». L’azienda attacca i sindacati, rei di «non aver mai permesso l’entrata a regime del nuovo modello». Quel che è accaduto fra novembre e dicembre, soprattutto in Piemonte e Lombardia, gli offre argomenti: una serie di «scioperi degli straordinari», quando non veri e propri scioperi bianchi, hanno fatto accumulare la corrispondenza.
Intanto il rapporto sulla qualità del servizio postale che l’Izi predispone due volte l’anno per il ministero delle Comunicazioni continua a registrare risultati al di sotto degli standard previsti dalla convenzione con lo Stato: in azienda si vocifera che i risultati del primo semestre 2007, già poco brillanti, nel secondo saranno peggiori. E che il ministero delle Comunicazioni a quel punto imporrà la multa prevista dalla nuova convenzione: un milione e mezzo di euro. Dieci volte in più di quanto prevedeva la vecchia, briciole rispetto agli utili che arriveranno dal bilancio 2007 dell’azienda: alcune stime parlano di 800-900 milioni di euro. Perché mentre il servizio postale va in malora, fra Bancoposta e il nuovo servizio di telefonia cellulare i conti di Poste vanno a gonfie vele.