Dimettersi dopo la fiducia alla Camera e prima del passaggio cruciale al
Senato. Fonti vicine al presidente del Consiglio confermano ad Affari che sarebbe stato questo il suggerimento del capo dello Stato al premier, durante l'incontro al Quirinale. A imprimere la svolta la dichiarazione del senatore Fisichella, che voterà no alla fiducia al governo. E quindi la presa d'atto che Prodi, quasi sicuramente, non ha alcuna chance a Palazzo Madama.
Ma il "consiglio" del Presidente avrebbe come obiettivo principale la gestione della crisi. E il tentativo di evitare le elezioni anticipate. Napolitano, come è noto, esplorerà ogni strada per non sciogliere le Camere e per non mandare il Paese alle urne con il Porcellum. Quindi, le dimissioni del premier servirebbero per gestire la crisi da un punto di partenza meno traumatico. Un voto di sfiducia al Senato alzerebbe il livello di scontro e farebbe aumentare le probabilità delle elezioni.
Un passo indietro di Prodi, invece, servirebbe per svelenire il clima e facilitare una soluzione transitoria. Addirittura c'è chi parla di un reincarico allo stesso Professore, anche se l'ipotesi non sembra molto quotata. Quindi resta la strada di un esecutivo tecnico. Al momento ci starebbero il Partito Democratico, Rifondazione Comunista e l'Udc. Nel Pd c'è da considerare la posizione degli ulivisti della Margherita, i prodiani di Parisi e Bindi, che al momento parlano di voto se cade il governo, ma che dopo sarebbero pronti a sposare la linea di Veltroni. Nel Prc il dibattito è aperto, ma il presidente Bertinotti è intenzionato a fare di tutto pur di impedire il ritorno alle urne.
Quanto ai centristi dell'opposizione, Casini non ha assunto una posizione chiara negli ultimi giorni. Vorrebbe un governo di transizione o di responsabilità nazionale che riformi la legge elettorale in senso proporzionale, ma teme che un eventuale sostegno a un esecutivo tecnico insieme al Pd e a una parte dell'Unione scateni la reazione furibonda del Cavaliere. Con la possibile fuoriuscita di alcuni deputati e senatori dell'Udc verso il Pdl (Giovanardi e non solo), colpiti dal pressing mediatico del leader azzurro. Ma è proprio su Berlusconi che si concentra l'attenzione. Nei corridoi del Palazzo circola la voce che Silvio, una volta ottenuta la caduta di Prodi (o con le dimissioni o con la sfiducia al Senato), possa anche aprire all'ipotesi di un governo di decantazione. Il motivo principale sarebbe il sogno del Cavaliere di diventare presidente della Repubblica. Infatti, nel caso in cui si voti a partire dall'autunno di quest'anno (o più probabilmente nella primavera del 2009) a eleggere il successore di Napolitano sarebbe il prossimo Parlamento. E non quello dopo ancora, come avverrebbe se si andasse alle elezioni in primavera.
Calcoli, tatticismi e subordinate. Tutto è possibile nell'arena politica, ma su un punto sono tutti d'accordo: anche Veltroni, che incontrando Dini ha capito che il governo è praticamente finito, spinge per il passo indietro di Prodi. Che, evitando il tracollo quasi certo di Palazzo Madama, potrebbe anche evitare il tracollo (anche in questo caso quasi certo) del Pd alle elezioni con il Porcellum.
http://canali.libero.it/affaritalian...cena230108.htm




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