PRODI. IL CROLLO...
Un supergoverno di dodici-dicasi-dodici partiti che rappresentavano non un arco costituzionale ma l’intera panottica della dottrina politica - dal comunismo all’ultraliberismo - muore non per una spallata esterna, ma per le escandescenze di un suo membro esimio, tal Clemente Mastella da Ceppaloni, più altri e vari contestatori: dai fondomonetaristi di Dini ai trotskisti alla Turigliatto...
Così com’era nato, tra feci ed urina, insomma, il governo Prodi, l’ennesimo bluff espresso dal consolato italiano d’america, crepa nella merda più assoluta: non per una divergenza politica che, per quanto opinabile, sarebbe stata legittima ma perché un ministro di governo si è assai risentito per la mancata protezione alla sua signora in odore - solo odore, per carità - di tentata concussione...
Qualcuno, all’annuncio della sfiducia al senato, ha stappato in quell’aula sorda e grigia, che da tempo immemore sarebbe stato meglio destinare a bivacco di manipoli, una bottiglia di spumante spumato: quando si dice l’ottimismo...
Intendiamoci: un governo così non se lo meritavano neanche nella repubblica delle banane...
E non ci sono ma che tengano: niente per niente, il nulla che seguirà sarà sempre meglio del nulla che lo ha preceduto... Ovvero: perso per perso, meglio cambiare scena e starci a godere il nuovo balletto dei teatranti: se non altro ci sarà da ridere...
Si andrà alle elezioni anticipate, molto probabilmente.
Siccome, di recente, non so come perdere il mio tempo, sono molto curioso di vedere e studiare i nuovi passi di danza sul palcoscenico del teatrino: compresi quelli della cosiddetta “destra radicale”...
Voglio vedere, cioè, se le frazioni che si richiamano a una certa esperienza storica, hanno capito le lezioni fallimentari del passato recente...
Servirebbe, a mio modesto parere, un programma semplice, lampante e tanto efficace da poter essere compreso dalle masse italiche e una, anche solo strategica, unità che lo condividesse...
Quanto, molto probabilmente, sarebbe sufficiente per non rimandare in parlamento 4 deputati democristiani, anziché 4 deputati che a quell’esperienza storica fanno riferimento...
Il che sarebbe quanto meno un segnale di recuperata sensibilità politica...
miro renzaglia





Rispondi Citando

