Ad urne chiuse e con i risultati definitivi in bella mostra, riparte il solito teatrino dei numeri.
Alla fine, come al solito, nessuno perde o, se perde, non perde così tanto come si aspettava di perdere e, quindi, vince.
Ci siamo abituati e non ci facciamo nemmeno più caso.

Siamo assuefatti a tal punto, che nemmeno ci accorgiamo che la politica si è trasformata in mercato, dove conta quanti numeri fai con tal prodotto; dove la statistica (il pollo di Trilussa) annulla le disparità tra chi c’è e chi non esiste.
Ci siamo dimenticati il senso ed i valori della politica. Abbiamo smarrito lo scopo del confronto, l’obiettivo della rappresentanza, la natura della democrazia.

Trasformiamo tutto in numeri, a cui facciamo assumere il significato che più ci aggrada, riportando al valore di enunciato l’assioma: “la matematica non è un opinione”.
I numeri, è vero, rappresentano dei valori assoluti e, come tali, non possono essere messi in discussione: ma sulle analisi e le conclusioni che se ne traggono, si può sempre obiettare.
Numeri, calcoli, tabelle, grafici, percentuali, vanno bene quando si tratta di spedire un missile in orbita; molto meno per “misurare” l’animo umano.

Troppo complesso e sfaccettato perché si possa comprimere in un “report”. Se proprio si vuole applicare la scienza, c’é la psicologia che, come sappiamo, non é, però, così esatta.
Che “c’azzecca”, dirà qualcuno (che farebbe meglio a rivolgersi allo psichiatra più che allo psicologo), l’animo umano?
Se non c’arriva (e non ce la fa), ecco spiegata la sconfitta.

E allora mi domando: perché tante giravolte e contorsioni varie, nel tentativo di nascondersi all’evidenza e non, invece, una sana valutazione su cosa si é fatto (un “audit” direbbero quelli colti), tentando di capire dove si è sbagliato?

Perché non trarre insegnamento dagli errori, per modificare il proprio atteggiamento?

Perché non riconoscere che la gente è stufa di urla, proteste, girotondi e Luttazzi vari e che, invece, vuole sentire idee, programmi, progetti, finalizzati alla soluzione dei tanti problemi che chiedono solo di essere affrontati?

E invece no. Si continua con la solita manfrina, inutile e dannosa per tutti.
Per chi la fa e non s’avvede degli errori, ma ancor di più, per chi la subisce - il cittadino/elettore, che pure il segnale l’ha mandato, forte e chiaro - che si sente messo da parte e costretto a subire il teatrino della politica.