Ricordo a tutti..qualora non se ne fossero accorti..
che domani è la giornata della memoria....rievocazione della morte di 6 milioni di ebrei gasati nei campi di concentramento..


Ricordo a tutti..qualora non se ne fossero accorti..
che domani è la giornata della memoria....rievocazione della morte di 6 milioni di ebrei gasati nei campi di concentramento..
Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
(la via diretta non è la più breve)


Mai potrei dimenticare quel silenzio notturno che mi privò, per tutta l’eternità, del desiderio di vivere. Mai dimenticherò quei momenti che uccisero il mio Dio e la mia anima, e ridussero i miei sogni in polvere.
da LA NOTTE, Giuntina editore
Durante un raid aereo. Vicino alla cucina erano stati lasciati due calderoni mezzi pieni di zuppa fumante. Due pentoloni di zuppa, nel bel mezzo del sentiero, e nessuno a sorvegliarli!…
All’improvviso, vedemmo la porta della baracca 37 aprirsi impercettibilmente. Apparve un uomo che strisciava come un verme in direzione dei pentoloni.
Centinaia d’occhi seguirono i suoi movimenti. Centinaia d’uomini strisciarono con lui, sbucciandosi i ginocchi insieme ai suoi sulla ghiaia. Ciascun cuore batteva all’impazzata, ma d’invidia sopra a tutto. Quest’uomo aveva osato.
Raggiunse il primo calderone. I cuori accelerarono: gliel’aveva fatta. La gelosia ci consumava, ci bruciava come paglia.
Non pensammo nemmeno per un attimo di ammirarlo. Povero eroe, suicidarsi per una razione di zuppa! Nei nostri pensieri, lo stavamo uccidendo.
Sdraiato accanto al pentolone, cercava ora di sollevarsi verso il brodo. Per debolezza o per paura, se ne stette lì, cercando senza dubbio di chiamare a raccolta le ultime forze. Alla fine riuscì a sporgersi sulla superficie della pentola. Per un attimo sembrò che si guardasse, cercando il suo riflesso spettrale nella zuppa. Poi, apparentemente senza ragione mandò un grido terribile, un rantolo quale mai avevo udito prima, e, a bocca aperta, spinse il capo verso il liquido fumante. L’esplosione ci fece sobbalzare. Ricadendo all’indietro sul terreno, con viso macchiato dalla zuppa, l’uomo si contorse per pochi secondi ai piedi del calderone, poi non si mosse più.
da LA NOTTE, Giuntina editore
Le tre vittime montarono insieme sugli sgabelli.
I tre colli furono infilati nei cappi allo stesso momento.
“Viva la libertà!” gridarono i due adulti.
Ma il ragazzo rimase in silenzio.
“Dov’è Dio? Dov’è?” chiese qualcuno dietro di me.
Ad un segno del comandante del campo, i tre sgabelli rotolarono…
Cominciò la marcia dinanzi alle forche. I due grandi non vivevano più. Le lingue cianotiche penzolavano gonfie. Ma la terza corda si muoveva ancora; così leggero, il ragazzo era ancora vivo…
Stette là per più di mezz’ora, lottando tra la vita e la morte, morendo d’una lenta agonia sotto i nostri occhi. E lo dovemmo guardare bene in faccia. Era ancora vivo quando io passai. La lingua ancora rossa, gli occhi non ancora vitrei. Dietro di me, udii lo stesso di prima domandare:
“Dov’è Dio adesso?”
E udii una voce dentro di me rispondergli:
“Dov’è? Eccolo lì – appeso a quella forca…”
Quella notte la zuppa sapeva di morto.
da LA NOTTE, Giuntina editore


La Tradizione ebraica è caratterizzata dall'imperativo categorico zachor, ricorda. "Noi ebrei - scriveva Martin Buber nel 1938 - siamo una comunità basata sul ricordo. Il comune ricordo ci ha tenuti uniti e ci ha permesso di sopravvivere...".
Il verbo zachar, nelle sue varie forme, ricorre nella Bibbia ben 222 volte e, nella maggior parte dei casi, ha per soggetto Israele o Dio. La memoria, infatti, incombe su entrambi.
Il concetto di ricordare trova il suo complemento e completamento in quello di segno opposto: dimenticare. Al popolo ebraico viene ingiunto di ricordare e al tempo stesso di non dimenticare.
La Toràh - il Pentateuco - in particolare nel versetto del Deuteronomio, 32; 7, ci sprona ripetutamente a ricordare e a non dimenticare.
Nelle ultime parole di congedo, Mosè raccomanda al popolo: " Ricorda i tempi antichi, cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi (il corso della storia ), interroga tuo padre e ti racconterà, i tuoi anziani e te lo diranno....".
Ma sbaglierebbe chi intendesse questa affermazione come un mero invito a fondare la nostra esistenza sul passato che ci appartiene. La memoria, custodita di generazione in generazione, è l'antidoto più potente contro la morte, rappresentando una ferma determinazione, una volontà di non abbandonare nel nulla le tracce di ciò che è già trascorso e passato ed è ormai sparito dalla storia. Nell'ebraismo, infatti, il passato non è qualcosa di sorpassato, privo di utilità, ma al contrario costituisce un valido aiuto per affrontare la vita. Per questo nella Toràh ci viene detto anche che ricordare gli avvenimenti non puo' bastare: "...binu scenot dor vador....", "...cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi...". Bisogna riflettere su di essi, ponderarli, capirne a fondo il significato. L' insegnamento della Toràh, come si vede, è ben differente rispetto alla saggezza di Plutarco, secondo cui " la storia si ripete ". Per la cultura ebraica la storia non si ripete. E' semmai l'uomo che puo' perpetuare i suoi fallimenti e i suoi successi. Ricordare il passato, ma soprattutto comprenderlo, ci aiuta a mettere a fuoco correttamente gli eventi attuali.
Non a caso Rashi', forse il piu' autorevole commentatore della Bibbia ( 1040-1105 ) nel suo commento a Deuteronomio, 32; 7, interpreta il passaggio "... Binu scenot dor vador..." non tanto come " gli anni dei secoli trascorsi " ma piuttosto come " gli anni delle future generazioni ", nella convinzione che il futuro sarà tanto migliore quanto meno si dimenticheranno le lezioni del passato.
Il compito di trasformare il ricordo in memoria viva e trasmetterlo alle generazioni future è assegnato dall'ebraismo alla ‘Tradizione orale’ che, anzichè essere isolata e decontestualizzata in un monumento, è inserita nella continuità di un sistema culturale.
Ma come impedire che la memoria muoia cristallizzandosi nella prospettiva storica, come è accaduto con le Crociate, con l'Inquisizione, con i progrom? La storia dà garanzia di stabilità al ricordo, ma quasi sempre monumentalizza e distanzia i sentimenti, li raffredda, li normalizza, e pretende di offrire in cambio un'impossibile obiettività. La storia come il monumento sottrae la memoria alla sua appartenenza individuale per consegnarla alla collettività universale, che la deposita nel proprio archivio polveroso dopo averla elaborata in modo soggettivo, magari opportunamente revisionata, per liberarsene come di un documento scomodo.
La commemorazione del passato, i monumenti ai caduti, i musei, sono tutte forme di memoria collettiva istituzionalizzata e, di fatto, sottratta alla coscienza individuale. Per assicurare alla memoria un ruolo vitale, anche nella salvaguardia di un modello di vita, è dunque necessario che la memoria storica si innesti nel presente entrando a far parte della coscienza individuale. A maggior ragione, quindi, abbiamo il dovere di ricordare e perpetuare il ricordo della Shoah, momento tra i più tragici della storia ebraica.
Oggi, quindi, le manifestazioni e le testimonianze sono particolarmente significative poichè assistiamo ad una recrudescenza di violenza che non ci deve lasciare inerti. Anche in Italia vi è un tentativo esplicito da parte di alcuni di mettere sullo stesso piano, vittime e carnefici, persecutori e perseguitati. Ma il tempo trascorso non puo' legittimare operazioni del genere. Per questo siamo convinti che il dovere di ricordare appartenga a tutti gli uomini, proprio perchè quei fatti hanno ancora un aspetto di attualità. Noi dobbiamo in tutti i modi sostenere i superstiti che si sono assunti il gravoso impegno di testimoniare affinchè il sacrificio di coloro che non sono piu' ritornati non cada nel vuoto. Il loro messaggio è un monito che ci invita ad operare affinchè cio' che è accaduto una volta non si ripeta. Quindi oggi piu' che mai dobbiamo ricordare quei giorni e non dimenticare, poichè dimenticare nell'ingenua speranza di sopire l'offesa subita, come taluni affermano, puo' significare vedere riacutizzare ancora di piu' il pericolo che tali tragedie possano ripetersi.
Non resta che percorrere quindi la via della perpetuazione del ricordo a monito per i posteri. Una memoria attiva, come ci ha insegnato Primo Levi, che significa per ognuno, e non solo per l'ebreo, assumere i crimini della storia come male fatto a ciascuno di noi, appartenenti tutti alla grande famiglia dell'umanità. E significa anche non liberarsi mai passivamente del dolore e del lutto elaborandoli attraverso riti, cerimonie e monumenti, ma accettarli come segno permanente di un crimine le cui responsabilità collettive e singole sono assai precise, malgrado i ripetuti tentativi di confondere la storia.
Ben vengano tutte le testimonianze, articoli, libri di storia, film e conferenze di ogni genere che ci parlino della Shoà e che ne parlino a tutti.
Resta, poi, a noi il compito di trasmettere, commentare e far rivivere questa memoria per non dimenticare chi si è ed da dove si viene.
Nel libro di interviste ai figli dei deportati di Claudine Vegh, Non gli ho detto arrivederci, un figlio racconta ancora perplesso dopo quasi quarant'anni, come suo padre, mentre veniva trascinato dalle SS, anzichè dirgli per l'ultima volta "ti voglio bene, non temere nulla, bada a te stesso" , gli abbia invece urlato soltanto: " Robert, non dimenticare mai che sei ebreo e devi restare ebreo". Il figlio, ormai adulto, continua a interrogarsi sul senso di quel monito "non dimenticare mai.....". Evidentemente era, per il padre, l'unico modo di dirgli - nei pochi attimi che gli restavano - che per sopravvivere, egli doveva preservare viva la memoria di sé, la sua identità, la sua coscienza, la sua storia.


infatti...ma pochi capiscono secondo me quanto costa questo impegno. Questa è la tragedia.Noi dobbiamo in tutti i modi sostenere i superstiti che si sono assunti il gravoso impegno di testimoniare


Se la giornata della memoria è uno spunto di valore universale per impedire che certe cose non accadano più..si può dire che ha realizzato il fine particolare..che è quello di rendere in occidente gli ebrei intoccabili..ma ha fallito..qualora ne avesse avuta l'intenzione..nel respingere fuori dalla storia tutti i genocidi..che continuano ad avvenire..
D'altro canto l'intenzione non era quella di fare una giornata della memoria collettiva..ma particolare..solo per il popolo ebraico..infatti nessuno sa che i nazisti perseguitarono anche zingari.. testimoni di geova ed omosessuali..
ed è qui che si consuma l'errore..e rende la rievocazione un fatto elitario..che il popolo subisce..
Il popolo non è ebreo..e quindi non si sente minacciato..dal genocidio..ma anzi..sente che è lui a minacciare..e la rievocazione serve allora ed è percepita come un potente monito a non ripercorrere più l'accaduto..perchè mai verrà dimenticato...e la giornata acquista i toni di una minaccia..
Bastava invece che lo sterminio degli ebrei costituisse la spina dorsale di tutti gli altri genocidi..per fare della giornata un'occasione di meditazione sull'intolleranza..e la violenza..senza confini...ma così non è..e la giornata viene subita...
Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
(la via diretta non è la più breve)


qui sbagli però, la Giornata della Memoria non è una festa ebraica dal momento che c'è già lo Yom Ashoah. Il testo della legge parla chiaro:
Art. 1.
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato e protetto i perseguitati.
L'articolo parla chiaro è una festa italiana per ricorda gli italiani morti nei campi di sterminio. Che poi siano gli ebrei italiani in questa catastrofe fossero la maggioranza è un dato di fatto ma qui. Ma nella giornata si deve far memoria di tutti, di tutti gli italiani, di tutti gli uomini che hanno subito questa violenza da altri uomini.
Il fatto che spesso si confonda la giornata della memoria come un momento di raccoglimento solo della comunità ebraica o come un atto di scusa perpetua nei confronti dei sopravvissuti ebrei e dei loro discendenti è una visione limitativa della Giornata.
Ma la colpa non è di chi ha subito, ma di chi oggi preferisce partecipare al Carnevale piuttosto che riflettere sulle colpe del popolo italiano sempre con un occhio verso il fututro perchè qualsiasi genocidio non possa ripetersi.
Ebrei, preti cattolici, massoni, zingari, omosessuali, prigionieri politici, diversamente abili furono le vittime dello stesso progetto di distruzione. Ma questo è scritto nel testo della legge, solo che spesso si preferisce chiudere gli occhi su una delle pagine più nere della nostra storia, spesso nascondendoci dietro il fatto che è una giornata EBRAICA.


Qui a mio parere è riassunto il senso della Giornata:
Prima vennero per gli ebrei
" Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa."
Martin Niemoeller
Pastore evangelico
deportato a Dachau


Ricordo per chi vuole che si può lasciare una firma in questa mozione presentata al gioco parlamentare di POL.
http://www.politicaonline.net/forum/...72#post7119472
Grazie a tutti.


Un testo denso, su cui meditare. Ringrazio lei sig. ernesto.
"nella giornata si deve far memoria di tutti, di tutti gli italiani, di tutti gli uomini che hanno subito questa violenza da altri uomini."
"Ebrei, preti cattolici, massoni, zingari, omosessuali, prigionieri politici, diversamente abili furono le vittime dello stesso progetto di distruzione. Ma questo è scritto nel testo della legge, solo che spesso si preferisce chiudere gli occhi su una delle pagine più nere della nostra storia, spesso nascondendoci dietro il fatto che è una giornata EBRAICA."
Con rispetto e ammirazione per la sincerita' e coraggio, le porgo i miei saluti.


ascolta giá lo sapevo che la tua era una provocazione ma ho cercato di trattenermi.....
ti dá fastidio una giornata della memoria, dico io 1 giorno all'anno contro 2000 anni usati per razzie. pogrom, arresti, espulsioni, condanne, inquisizione, torture, uccisioni, discriminazione, razzismo, ghettizzazione + Shoah verso gli ebrei ?