Cronaca di una polemica annunciata...
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Domenica 13 gennaio h 23:45 circa. Controcampo, Italia 1. Dopo un'ora passata a rendere grottesco il buon esordio di un promettente 18enne, parte un servizio a firma di Francesco Vecchi sui favori arbitrali dell'Inter nelle prime 17 giornate di Campionato. È il 13 gennaio. Lo spunto è il generoso rigore concesso al Franchi di Siena. Ovviamente delle decisioni sfavorevoli ai nerazzurri, errori arbitrali coperti dalla schiacciante superiorità mostrata da Ibra & Co., neanche una parola, un accenno, un qualcosa di sottinteso. Nulla. Il messaggio è chiaro: l'Inter è una schiacciasassi, ma viene aiutata. La Roma è inferiore all'Inter, ma non viene supportata dalle giacchette, prima nere, oggi multicolore. Ergo la squadra di Roberto Mancini potrebbe occupare abusivamente la testa del Campionato.
Domenica 20 gennaio h 22:15. Calcio Premium 1. Vieira recupera palla nella tre-quarti avversaria, trova Ibrahimovic che mette Jimenez davanti a Bucci con un tocco di prima, il portiere esce a valanga, Ibra calcia al volo il pallone respinto e Couto colpisce la palla per evitare che entri. Calcio di rigore. Parte il replay dell'azione. Bruno Longhi rimane sul vago, Aldo Serena esclama "la tocca col braccio, movimento innaturale, è rigore", ma la sua voce è quasi dispiaciuta e si rammarica dell'intervento del portoghese che "non si era reso conto che il pallone sarebbe uscito". Lo ripete in maniera quasi automatica per tre volte. Longhi decide di prendere posizione: "va visto se il pallone cambia direzione". Cristallino, come al solito, il soporifero telecronista. Comunque nella diretta è sembrata passare la linea Serena: habemus rigorem. La partita prosegue ed Ibra sigla il 3-2. Cinque minuti più tardi Massimo Callegari, ex punta di diamante di Sportitalia, fa commentare l'episodio a coloro presenti nello Studio Premium. Riccardo Ferri, allenatore delle giovanili dell'Inter e Fernando Orsi, secondo di Mancini fino a due stagioni fa, si trovano d'accordo: ri-habemus rigorem. Ma erano "interisti" e non avevano fatto in tempo ad avvertirli. La linea editoriale prevedeva ben altro.
Domenica 20 gennaio h 22:40. Controcampo, Italia 1. Si entra in studio e l'atmosfera è delle più tese. Alberto Brandi fa capire che sarebbe stata una delle tante puntate con tag "Contro-Inter". Parte il servizio, si mette pacificamente in luce la brutta prova dei manciniani ma nessuna presa di posizione sugli episodi decisivi. Non avevano informato neanche Enrico De Santis. Pubblicità. Si ritorna nel salotto con diritto di replica (sic). Brandi annucia la presenza del presidente del Parma Tommaso Ghirardi teletrasportato dalla tribuna vip di San Siro ancora visibilmente scosso per aver visto svanire l'impresa dopo averne cullato il sogno. Nota a margine: il Parma aveva avuto da recriminare nella partita casalinga contro la Fiorentina e così Ghirardi cumula le proteste e parla apertamente di "scandalo": "Il rigore dato a Couto è inesistente, prende il pallone di testa, come si vede nettamente dalle immagini, poi, non so se ha preso il pallone con la mano, non ho i superpoteri, ma è sicuramente involontario". Lo rassicurano nell'ordine Filippo Galli (ancora devo vederlo all'opera con un briciolo di obiettività): "la palla stava andando anche fuori" e Paolo Casarin: "Couto colpisce nettamente il pallone di testa". Nel frattempo Lucarelli, con la sempre sexy Monica Vanali, afferma che negli spogliatoi Couto si è professato innocente "non ha toccato il pallone con la mano". Arriva Mancini, che riconosce i meriti del Parma e dice che entrambi i casi dubbi avrebbero potuto portare al calcio di rigore. Il tecnico abbandona il campo di battaglia mediatico ed al suo posto sopraggiunge il testimone principe dell'accusa: Fernando Couto. I convitati sono tutti pronti a pendere dalle sue labbra, tutti pronti a mostrare alla giuria la prova del misfatto, del furto, in gergo tecnico. Lo "scasso", invece, lo stavano facendo loro. Ma come disse il capitano Harmon Rebb all'avvenente colonnello Sara MacKenzie in una puntata di JAG all'indomani di una causa persa: "non fare mai domande di cui non conosci in anticipo la risposta". Couto, infatti, ammette di aver toccato il pallone con le mani. Incredibile. È il gelo nello studio. Brandi, preso in contropiede, si affretta a dire che "ciò non significa che sia calcio di rigore" e chiede aiuto a Casarin che s'inventa la teoria dell' "intervento prevalente". Uno spettacolo unico. E del fallo di Nesta in piena area che avrebbe permesso all'Udinese di battere un calcio di rigore? Mah, c'è Gilardino con il suo goal in sospetto fuorigioco, la zona Champions, la rincorsa al quarto posto, Ronaldo ed il suo nuovo look, Kalac che potrebbe scalzare Dida come number one, Pato ed il suo passaggio per Kakà nell'azione della rete. Tutto il resto diventa secondario... che domande!
Lunedì 21 gennaio h 13:05. Studio Sport, Italia 1. Davide De Zan inizia la puntata di Studio Milan con la voce da messa funebre. Chi ha Mediaset Premium la conosce bene; è quella delle grandi occasioni. Le sconfitte del Milan contro Empoli e Roma, per fare due esempi. Due servizi per mettere in luce l'ormai famigerata linea editoriale. 12 ore dopo la partita con il Parma, l'intento del gran capo Ettore Rognoni ("er penombra" cit. Bonolis, anno del signore 2005) era chiaro anche ai dipendenti dell'impresa di pulizia che prestano il loro lavoro, presumibilmente precario, negli studi di Cologno Monzese. "L'Inter usufruisce della sudditanza che gli arbitri hanno nei suoi confronti", ed il paragone con la vecchia J**e diventa il passo successivo. Intanto su Controcampo viene aggiornata da Alberto Catalano la lista di Francesco Vecchi su citata, Vocalelli scambia l'edizione nazionale del CorSport con quella romana, mentre il Romanista deve spiegare ai suoi aficionados(?) tifosi che la squadra d'er Pupone è 7 punti dietro a causa delle decisioni arbitrali, infine Paolo Ziliani (autore storico di tutte le edizioni di Controcampo) definisce vergognosa la vittoria dell'Inter, penoso Ibrahimovic e pavido Mancini, aggettivo che si aggiunge alla locuzione "allenatore di piccolo cabotaggio" coniata dopo la sconfitta di Istanbul. Dopo esserci chiesti se vendere le proprie idee, opinioni e quant'altro al miglior offerente sia ascrivibile alla categoria della pavidità, della pena o della vergogna, urge qualche breve riflessione. Tutto il clamore mediatico è stato generato da un errore, l'unico della partita di domenica. Il (mancato) rigore di Cordoba su Corradi. Prescindendo dalla confessione di Couto, sul discorso volontarietà Mario Sconcerti scrive: "Conosco Couto da molto tempo, non avesse fatto fallo avrebbe avuto una reazione molto meno contenuta", quello che abbiamo riportato fin da subito. Tolto il clamore per il classico rigore in zona Cesarini cosa resta per imbandire una tavolata mediatica di tale portata? Il rigore di Siena o il fallo di Empoli (seconda giornata). I rigori contro Lazio e Torino sono sacrosanti. Il danno procurato da Cambiasso a Kakà nel derby è inferiore al calcione di Oddo nella terga di Cruz. Non occorre citare tutti gli episodi a svantaggio dei nerazzurri, basti ricordare che nella partita decisiva di questo girone d'andata, la trasferta di Roma, sono mancati all'appello due rigori. La verità, come emersa nei commenti ai post precendenti, è che si stava pregustando l'idea della capolista sconfitta in casa da una squadra mai corsara negli 8 turni precedenti. Non si vedeva l'ora di tirare fuori dagli armadi i discorsi pieni di polvere legati ai problemi nello spogliatoio, con Maniche pronto a trasformare Mancini nel nuovo Aguirre, alle divergenze con Moratti, alle incomprensioni con Combi. Invece l'Inter con le buone o con le cattive ha portato a casa la 13esima vittoria consecutiva tra Campionato e Coppe. Il terzo principio della dinamica, nella forma corrente, prevede che "ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria": le nostre vittorie creano fastido, nervosismo, soprattutto per coloro che si erano illusi di aver ridotto lo svantaggio in classifica dal teorico -16 al fantascientifico (cit.) -13.
Queste le parole di Casarin apparse ieri nella sua rubrica sul Corriere della Sera: "Nel suo tentativo di salvataggio Couto colpisce il pallone sicuramente di testa, ma non si può escludere che nella traiettoria successiva il pallone finisca per colpire il braccio. Decisivo anche in questo caso il guardalinee Lanciano nell'assegnare il rigore. Evidentemente ritiene i due colpi, prima quello di testa e poi quello di mano, entrambi intenzionali ad impedire il goal". Ci sfugge qualcosa... che fine ha fatto la teoria dell'"intervento prevalente"?




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