da http://archeofuturista.splinder.com/
Che cos'è aristocratico? Che cos'è volgare? Queste domande, scaturite 'filosoficamente' dal pensiero nietzschiano, hanno acquisito sempre più importanza nel corso del ventesimo secolo, conseguentemente all'avvento dell'ideologia egualitarista e della «tirannia delle masse anonime e mostruose», che hanno condotto alla degenerazione assoluta l'Europa.
Nel 1936, in Giappone, fu tentato da alcuni giovani ufficiali un colpo di Stato, al fine di restituire il potere assoluto nelle mani dell'Imperatore. Mishima, nel suo racconto Patriottismo, celebrò una vicenda che a questo fatto storico si affiancava: un tenente dell'esercito giapponese fu incaricato di combattere i 'golpisti', ufficialmente bollati come ribelli. Questi ufficiali erano suoi amici e camerati, quindi non se la sentì di combatterli; tornò a casa, e dopo averne parlato a sua moglie, si aprì lo stomaco con una spada. La moglie lo seguì. Un atto incomprensibile per un occidentale moderno, che concepisce il suicidio solo come conseguenza di una situazione tragica, di una depressione, di gravi problemi. Invece il tenente e sua moglie andarono verso la morte con estrema serenità, senza chiedere niente in cambio, senza desiderare alcuna 'gloria'. Prima del congedo definitivo dal mondo dei vivi, il tenente scelse di lasciare solo una brevissima frase: «Viva le forze imperiali».
Yukio Mishima, il 25 Novembre 1970, seguiva la stessa sorte del 'suo' tenente: dopo aver recitato un proclama intriso di nazionalismo, tradizionalismo ed amarezza per la decadenza del Giappone, si tolse la vita.
Nel mondo della Tradizione la legge era 'sacra', poiché di emanazione divina, quindi chi la infrangeva commetteva anche sacrilegio. C'era perciò un motivo 'vero', tangibile, imposto da una realtà superiore, per comportarsi secondo giustizia. Oggi il mondo occidentale, in preda allo sconvolgimento provocato dalla progressiva 'ateizzazione' della società - ricordiamo che il Cristianesimo è ormai concepito dalle masse solo come una 'morale' e non come una via spirituale - è dominato dall'idea del «se ci guadagno qualcosa, perché non farlo?». L'atto 'illecito' è tale solo perché 'illegale', o al limite perché chi lo commette danneggia altri individui. E' ovviamente una concezione della giustizia stupida e superficiale: a noi non interessa l'imposizione della legge da parte dello Stato - che non ha una valenza 'assoluta' - e non ci sentiamo 'a disagio' all'idea di poter danneggiare altre persone. L'unica legge che riconosciamo è quella definita dalla natura, la legge universale, il Dharma, che è di natura 'divina'.
Facciamo un piccolo esempio 'pedagogico' relativo al banale atto illecito del 'rubare'. Perché non si deve rubare? A una simile domanda il genitore medio risponderebbe a suo figlio che non deve rubare «perché rubare è sbagliato» (motivazione tautologica e a dir poco priva di senso) o come già detto «perché così si danneggiano altre persone». Queste idee finiscono necessariamente per creare confusione, decadenza, e una mentalità generalmente portata al riconoscimento dell'utilitarismo come valore supremo. Al contrario bisognerebbe dire che non si deve rubare «perché chi ruba è inferiore» e va guardato con disprezzo. In questo modo viene interiorizzata la legge, creando una gerarchia etica che segna un divario tra chi vive secondo un principio, e impone a sé stesso una Forma, e chi invece vive come un essere sub-umano preda del Caos.
D'altra parte i concetti di 'bene' e 'male' - a livello morale, e dunque 'soggettivo' - sono puramente fittizi, e rappresentano il fondamento dell'ideologia sovvertitrice del naturale ordine gerarchico che dovrebbe regolare il mondo, giunta alla sua massima espressione nella società 'occidentale' odierna, impregnata di egualitarismo e relativismo. Piuttosto 'bene' e 'male' possono essere considerati a livello qualitativo, o - ancora meglio, e più precisamente - come kosmos e kaos; il bene è tutto ciò che tende verso l'Ordine, il male ciò che tende verso il Caos. Per questo i fondamenti del 'mondo moderno' occidentale sono da considerare sovversivi; egualitarismo, società multirazziale, democrazia: princìpi che tendono naturalmente al Caos.
Veniamo ora a un concetto di cui oggi, superficialmente, si abusa: la libertà. Secondo la nostra visione l'aristocratico coincide con l'uomo libero, mentre il plebeo coincide con lo schiavo. Nel 'mondo moderno', tuttavia, la gerarchia non è regolata dalle leggi di natura, quindi si considerano segni di 'superiorità' o 'inferiorità' caratteristiche che non sono affatto fattori determinanti in un simile discorso: la ricchezza, il successo, il 'potere'. Potrebbe essere benissimo 'schiavo' l'uomo più potente del mondo, mentre potrebbe essere realmente 'libero' un semplice sconosciuto.
Esiste infatti una gerarchia naturale di libertà, che suddivideremo in due categorie, per comodità. Come prima cosa 'libertà' significa essere in armonia rispetto alla propria Weltanschauung, e di conseguenza esprimerla pienamente nella sua migliore accezione evitando la schiavitù di ciò che ci sta intorno e delle nostre debolezze. Le due categorie sono quindi quella propria dell'aristocratico - libera scelta di libertà - e quella propria del plebeo - libera scelta di schiavitù - radicalmente contrapposte nella visione del mondo: l'uomo libero che impone a sé stesso una Forma, lo schiavo soggiogato dall'informe per sua scelta - e per sua natura, chiaramente. Lo schiavo non riesce neanche a concepire il motivo che porta l'uomo libero a vivere secondo determinati princìpi, e a sacrificarsi senza ricavarne alcunché: come affermava Nietzsche ne La gaia scienza «costoro [le 'nature volgari', NdR] sono sospettosi verso l'uomo nobile, come se egli cercasse il suo tornaconto per vie traverse. Se poi [...] sono persuasi dell'assenza di tali profitti e intenzioni egoistiche l'uomo nobile appare ai loro occhi una specie di mentecatto [...] La natura volgare è qualificata dalla circostanza che essa tiene costantemente sott'occhio il proprio vantaggio».
Al contrario di quanto pensa generalmente l'individuo 'moderno' non c'è un premio per l'uomo libero, né una condanna per lo schiavo: il premio e la condanna stanno nella natura stessa degli uomini. Poniamo quindi l'accento sull'idea tradizionale del karma yoga - agire senza agire - esaltato nella Bhagavad Gītā e nell'Hagakure: secondo tale concezione non si deve pensare al possibile guadagno derivante dall'azione, e nemmanco alle più banali conseguenze; si fa 'ciò che si deve fare', rispettando così la propria funzione relativa al posto che si occupa nel kosmos. Spostiamo quindi l'idea di libertà dai tanto amati 'diritti' ai bistrattati 'doveri', che solo pochi fortunati si possono permettere di rispettare. Un'ultima puntualizzazione sul discorso del 'premio': non c'è necessità, di essere definito 'libero' o 'schiavo' da alcun 'giudice'. L'uomo libero e lo schiavo sono tali 'in sé stessi', e in una società tradizionale, retta da un kosmos, ognuno si ritroverebbe naturalmente al posto che gli spetta, con la libertà che gli spetta, senza lamentarsene troppo. Lo schiavo potrebbe godere delle gioie effimere e superficiali relative alla sua natura, collocato al suo posto in uno Stato governato da uomini fedeli a leggi etiche superiori, disinteressati rispetto a qualsiasi possibile tornaconto. E non invidierebbe i privilegi dell'aristocrazia, inadatti al suo sentire, preferendo lo 'stile di vita' della casta dei servi con il quale potrebbe soddisfare esclusivamente le sue pulsioni di livello animale.
La differenza tra uomo libero e schiavo: è la differenza, colossale, che passa tra chi si fa uccidere per non tradire, e chi tradisce, magari per guadagnare un 'posto al sole'. Il primo è immortale, e viene condotto tradizionalmente nel Walhalla dove avrà l'onore di attendere insieme agli eroi l'avvento del Ragnarök, di combattere la battaglia finale tra forze del kosmos e del kaos; il secondo sarà dimenticato nell'oblio dell'eternità.




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