A mio parere, se è vero che l'astensionismo non dev'essere un fine di un lavoro politico, è anche vero che può essere parte di una "educazione". Mi spiego: è vero che non influisce, è vero che negli USA l'astensionismo è molto alto da una vita (ma siamo sicuri che il sistema politico statunitense possa essere un buon paragone per quello italiano?): l'astensionismo non è la premessa di una "rivoluzione" (?) e nemmeno necessariamente premessa di un movimento politico ("contiamoci", ecc...), ma può essere il momento di portare avanti certe istanze, anche demolendo le accuse (nell'ordine: disaffezione dalla politica, qualunquismo, "fascismo"). L'astensionismo puro rientra tranquillamente (non soggettivamente, ovvio) in quelle accuse, l'astensionismo "militante" cerca di parlare e di spiegare, sfruttando così questi riti collettivi vuoti della democrazia contemporanea. Per far questo si dovrebbe sfruttare ogni critica e ogni motivazione per l'astensionismo. Penso che sia questa "educazione" una premessa necessaria per poter, quando pure ce ne sarà la possibilità, cambiare le cose, per non rimanere ingabbiati anche allora nelle false alternative e nelle dispute irrilevanti.
Bisognerebbe dunque cominciare questa "campagna" elencando le motivazioni più generali e comprensive per non votare queste "forze politiche".




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Oh, andiamoci piano...
...continuiamo con la campagna astensionista, ma occhio che non abbiamo tanto peso da poter determinare un qualche cambiamento...per ora.