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westminster
Mister Prezzi? Idea assurda
Nessuno può controllare i prezzi d’autorità perché nessuno li decide, se non il libero mercato
di
Gustavo Cevolani
In un bel libro appena uscito in traduzione italiana (For Good and Evil. L’influenza della tassazione sulla storia dell’umanità, Liberilibri), Charles Adams, avvocato tributarista americano e storico per passione, ci offre un brillante affresco della storia delle tasse, che fin dall’antichità sono state uno dei principali flagelli dell’umanità (anche se raramente hanno raggiunto l’intensità attuale, trasformandosi in un prelievo sistematico della metà del nostro reddito). Un episodio affascinante riguarda Diocleziano, l’imperatore romano che alla fine del terzo secolo tentò di affrontare l’ormai profonda crisi dell’impero e l’enorme svalutazione della moneta, che in pochi decenni era stata letteralmente svuotata del suo valore (cioè dell’argento contenuto) da tutti gli imperatori susseguitisi sul trono. Diocleziano, come racconta Adams, tentò di affrontare l’inevitabile conseguenza, un aumento terrificante dei prezzi, “con metodi militari: ordinò che i prezzi rimanessero stabili sotto pena di morte. Con sua sorpresa”, però, “i prezzi continuarono a salire”.
Come testimonia questo episodio, l’illusione di poter controllare i prezzi, e il mercato in generale, con provvedimenti coercitivi, è tanto antica quanto infondata. Uguale sarebbe vietare per legge ai sassi di cadere: le leggi della fisica, come quelle dell’economia, non obbediscono nemmeno all’imperatore. Il tentativo di Diocleziano potrebbe forse venir giustificato dall’ignoranza della scienza economica, che solo secoli dopo sarebbe stata sviluppata prima in Spagna, durante il Secolo d’Oro, e dopo nel resto d’Europa, e soprattutto nella Vienna a cavallo del 1900 dalla famosa “Scuola Austriaca” di Menger, Mises e Hayek. Quel che appare ingiustificabile, per non dire demenziale, è allora l’idea dell’attuale governo di istituire un’autorità di vigilanza e controllo dei prezzi, ufficialmente contro il caro-vita. Come ha ricordato Carlo Lottieri in un bel Focus dell’Istituto Bruno Leoni (Si chiama “Mister prezzi”, e sarà il nuovo Inquisitore), non solo nessuno può controllare i prezzi d’autorità perché nessuno li decide, se non il mercato - cioè la somma di tutte le valutazioni individuali di produttori e consumatori in ogni singolo momento - e quindi Mister Prezzi sarà inutile.
Ma sarà anche dannoso, perché rischia di distogliere l’attenzione dalle vere cause dell’aumento e di rimettere in circolazione vecchie quanto pericolose illusioni dirigiste, cui la nostra sinistra, nonostante vari proclami “liberisti”, sembra ancora affezionata. Come ai tempi di Diocleziano, uno dei peggiori oppressori fiscali di tutti i tempi, l’autorità tenta di risolvere con la forza un problema di cui è essa stessa causa. Da un lato inflaziona, “limando” le monete d’argento (o, con i perfezionati metodi attuali, stampando carta-moneta scoperta e non convertibile) ma dall’altro proibisce che i prezzi, di conseguenza, aumentino. Da un lato soffoca la produttività con una tassazione selvaggia e mille vincoli alla concorrenza, dall’altro si erge a difensore del consumatore offrendosi di vigilare sui prezzi. Come ci ricorda il libro di Adams, tasse e demagogia sono antiche quanto il mondo, o almeno quanto la politica. Se c’è una lezione che i nostri governanti dovrebbero imparare dalla storia, e dall’economia, è che l’unico modo per abbassare i prezzi e far funzionare il mercato è sempre quello: non fare, ma lasciar fare.
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