BUCCARI - E’ una delle pagine epiche della Grande Guerra, anche grazie al rilievo che uno dei protagonisti seppe dare a quell’impresa divenuta leggendaria proprio per lo spirito di incitamento che ebbe sulle truppe e sugli italiani. Quel “protagonista” fu Gabriele D’Annunzio. La beffa di Buccari fu l’incursione da parte di tre motosiluranti nella baia di Buccari appunto, nei pressi di Fiume, dove si trovavano ormeggiate le navi da guerra austriache. Tutta l’operazione dimostrò la possibilità di penetrare il sistema difensivo austriaco e fu resa ancor più “epica” da fatto che le motosiluranti non disponevano dell’autonomia necessaria. Furono dunque rimorchiate con cacciatorpediniere. Al comando della spedizione fu Costanzo Ciano (padre di Galeazzo) e con lui D’Annunzio e Luigi Rizzo, l’affondatore della Viribus Unitis e della Santo Stefano. Gli italiani si limitarono a silurare un grosso piroscafo, ma si allontanarono indisturbati e senza danni solo dopo aver lanciato in mare tre bottiglie sigillate in cui era contenuto un messaggio agli austriaci divenuto celeberrimo: “In onta alla cautissima flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’Italia che si ridono d’ogni sorta di reti e di sbarre pronti sempre a Osare l’inusabile. E un buon compagno, ben noto - il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro - è venuto con loro a beffarsi della taglia”. Per l’Italia uscita da Caporetto uno sprone a rimettersi in piedi e a ricacciare gli austriaci dai nostri confini.
Ancora oggi Buccari viene ricordata per la beffa della notte fra il 10 e l’11 febbraio del 1918. Fu proprio in quella occasione che Gabriele D’Annunzio coniò il motto, utilizzando la sigla dei mezzi, che diverrà il motto dei Mas e che ancora oggi è il motto delle forze veloci costiere italiane: “Memento audare semper”, “Ricordati di osare sempre”.






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