Il paese più importante nella guerra contro gli integralisti talebani sta vivendo uno dei momenti peggiori della sua storia, in primis perché si sono vanificate tutte le illusioni di progresso democratico e civile – lotta al terrorismo compresa – dei decenni scorsi, e in secondo luogo perché all’orizzonte non s’intravede alcuna soluzione. Fallimento su tutta la linea, quindi.
Il prossimo 18 febbraio c’è in calendario la consultazione elettorale, eppure togliamoci dalla testa che il suo significato sia anche lontanamente paragonabile al concetto occidentale di democrazia. Innanzi tutto non è affatto sicuro che la data venga rispettata arrivandosi veramente al voto. La gente ha paura, elettori e candidati: il terrore di fare la fine della Bhutto sta costringendo la campagna elettorale dei vari partiti in una dimensione di totale low profile, specie rispetto alle modalità faraoniche in voga da queste parti. Sulle strade campeggiano poster propagandistici, ma rari e sottotono sono i comizi, senza che nessun politico abbia intenzione di avventurarsi sulle strade e nelle piazze per parlare alla popolazione.
La popolazione... In realtà, il corpo elettorale è bel lungi dal rappresentare la popolazione pakistana. Anche se si votasse, l’eventuale presidente vincitore rappresenterebbe appena il 4-6% dell’intero popolo, infatti le liste elettorali hanno limiti molto stretti, tanto più che in tutto il paese solo il 10% degli abitanti possiede un documento di identità. In definitiva, chiunque venga eletto sarà ben lontano dal rappresentare la maggioranza della nazione ....

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