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Discussione: Morte e tragedia greca

  1. #1
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    Predefinito Morte e tragedia greca

    Riporto uno stralcio dall'intervista di Salvatore Natoli sul tema della morte.
    Salvatore Natoli insegna filosofia teoretica all'Università di Bari.

    Perché, nella tragedia greca, la morte non viene mai rappresentata sulla scena, mentre noi adesso, appena accendiamo il televisore, vediamo immagini di morte ovunque?
    Beh, questo è un discorso che già accennavo prima. Però gli antichi il rapporto con la morte ce l'avevano. Anzi, addirittura nel mondo greco non avevano bisogno di rappresentarla, perché c'era l'esperienza diretta del cadavere. Poi c'era anche l'esposizione del cadavere, c'era la ritualizzazione sul cadavere, c'erano delle operazioni sul cadavere. Quindi, il fatto che venisse o meno rappresentato in scena era irrilevante nel senso che la morte era nella vita. Addirittura nel Medioevo i morti non venivano seppelliti in veri e propri cimiteri che poi sono stati pensati abbastanza tardi. Venivano seppelliti o accanto a chiese, che erano chiese cimiteriali, oppure addirittura nei muri di casa. Ci sono delle scoperte in cui i morti vengono incastonati nella casa, cioè non uscivano dalla casa, erano nei paraggi lì, si faceva un muro particolare. Quindi questa continuità tra la morte e vita c'era. Per noi la morte è diventata un qualcosa di staccato dalla vita e quindi diventa un dimensione di eccitazione, di spettacolarità. Perché, nel contesto della vita, la morte è allontanata, è cancellata, è dimenticata dalla nostra stessa vita. Cioè, la componente di giovanilismo, cioè il sentimento che non si possa mai morire è quello che è coltivato.

  2. #2
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    Predefinito Tempi senz'anima

    Il Mondo pagano aveva un atteggiamento sereno verso la morte. Era nella giusta evoluzione delle cose morire. Solo noi pagani ci possiamo scandalizzare di questo modo spudorato per come affrontare la morte. Noi conosciamo la morte dai telefilm, morte consumata e entropizzata, in queste storie dal cazzo che ci hanno invaso, frutto dall'ignoranza americana. La morte sostanzialmente è rimossa in questi tempi, si vuole vivere da eroi ma in realtà la vita di tutti i giorni è miserrima. La morte è una malattia, avviene nei reparti di lungodegenza, come negli ospizi fra cateteri, panoloni,flebo, con personale paramedico dell'america latina o dei paesi dell'est, con badanti che si avvicendano fra rantoli e lenzuoli sudati di sofferenza e indifferenza.
    C'è addirittura un'industria floridissima della morte,fra croci cristi chiese e funzioni religiose inutili se non dannose.Comunque per eguaglianza si stanno diffondendo i cimiteri per animali, tutto in regola: bara, croce e magari qualche strano sacerdote , che arriva a dare la benedizione.
    Ci vuole poco a capire che è la nostra civiltà demente, che ha travisato il fine e il mezzo non crede più in un possibile aldilà. Forse con il mondo antico:l'egizio, il greco , l'etrusco, il romano ,possiamo riscoprire quei veri valori deteriorati da una modernità cristiano-ebraico- massonica, che ha distrutto l'altissimo concetto di anima.

  3. #3
    Ignis
    Ospite

    Predefinito

    Sai sideros penso che i nostri antenati sapessero che la morte facesse parte della sfera dell'esistenza per cui la accettavano con serenità.

  4. #4
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    Predefinito il nulla

    Scusate le continue intrusioni, ma leggendo velocemente i Vostri interessanti interventi(e in specialmodo in un'altra discussione a Messocorso) riguardanti "l'ateismo" e sulla scia delle precise considerazioni lette,aggiungo un piccolo pensiero.
    Sicuramente c'è da fare il distinguo fra chi non si pone il problema delle divinità e dell'aldilà e di chi ,viceversa, è dubbioso e la sua posizione è data dalla difficoltà di prospettare un mondo dopo la morte. Chi ha sicurezze in questi campi di solito è un truffaldino, quello che ci raccontano le religioni sono allegorie e alle volte vere e proprie invenzioni per abbindolare il fedele e aumentare la sua insicurezza.
    La morte è la "peste psichica del nostro mondo" alimentata sappiamo benissimo da chi.Il mondo pagano sapeva che la morte era un passaggio e non cercava morbosamente di andare oltre. Il NULLA è un qualcosa da speculare, per il semplice fatto che in varie tradizioni il mondo è nato dal nulla. Ma allora questo nulla ha il germe di qualcosa. Il paganesimo era legato ad una forte coesione sociale e "tribale" pagus appunto, e l'importante era inserirsi nel corpo della comunità, è il CORO greco che nella tragedia (atto apotropaico e terapeutico) funge da coscienza, e come ideale comunità cerca di lenire. Sono le parole ripetute e scandite che aiutano a superare la solitudine, l'isolamento il pensiero funesto della morte come distruzione, è l'Io egoico che va domato .

  5. #5
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    Predefinito Odisseas Elytis, la sua morte

    Chiedo scusa della mia invadenza,se esagero siete obbligati a farmelo notare.


    Odisseas Elytis celebra gli eterni elementi della Grecia, il mare, il cielo, l’amore, tha’lassa, ourano’s, ed e’ros, tre parole fondamentale per la lingua greca da tremila anni
    –premio nobel della letteratura- poeta dall'epus marziale, ermetista, tradotto in
    italiano da Nicola Crocetti ,scrive:
    "Fin da piccolo mi hanno riempito la testa con l'immagine di una
    morte imbacuccata di nero ,che tiene la vita come una trappola
    e ce la offre aperta con in mezzo l'inganno del piacere.
    Mi fa ridere.
    Diceva un'altra cosa chi masticava l'alloro.
    E non è un caso che giriamo tutti attorno al sole.
    Il corpo sa."

 

 

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