[...] Ma attenzione alle «sinistre», quelle che, Berlusconi debellato, ci guideranno. Visto che il Salame e i suoi incapaci hanno fatto il noto pasticcio con le liste, e poi cercato (goffamente, vanamente, inefficacemente) di metterci una pezza con una leggina, rimettendosi stupidamente ai giudici nemici, ecco che «la sinistra» grida alla dittatura, e strilla che «le regole vanno rispettate», che «le regole sono la democrazia».
Proprio loro. Quando la Bonino praticava di persona gli aborti e si faceva fotografare nell’azione, «le regole» vietavano l’aborto. E quando Pannella fumava pubblicamente spinelli, «le regole» punivano penalmente questi atti. E Di Pietro e Borrelli, quando usavano la galera preventiva per estorcere confessioni, non stavano a pensare alle «regole» (dette leggi) sulla libertà personale e la pesunzione d’innocenza; e tanto meno quando Scalfaro evitò le elezioni anticipate formando un governo suo, a forza di telefonate.
I giudici quando intercettano il governante odiato, violano le «regole». E quando danno le intercettazioni a Travaglio perchè le pubblichi, infrangono altre «regole», anzi precise leggi, per dimostrare che non sono un ordine, ma una tifoseria. Eppure quelli violavano le regole fra gli applausi: ma certo, la sinistra viola le regole sempre per «fare avanzare il progresso».
Allora le regole valgono meno. Allora si guarda alla sostanza, non alla forma. Anche se l’aborto vietato per legge, eppure praticato, era alquanto più «regola» delle leggine elettorali regionali e dei torbidi regolamenti di presentazione delle liste. [...]