Zentropa

(Il testo prende spunto dalla situazione militante francese)

E’ giusto e utile fermarsi un attimo, ogni tanto, per riflettere sul nostro impegno e sulla sua concretizzazione nelle nostre vite quotidiane. Una pausa di osservazione, un po’ come l’ebanista che ogni tanto smette i colpi di martello, socchiude gli occhi e indietreggia di qualche passo per verificare che il mobile che sta costruendo corrisponda veramente all’idea che ha in testa.

Perché niente é piu’ indispensabile per un militante che cercare, aldilà delle idee astratte e grandiloquenti e dei fumosi discorsi etilico-passionali di fine serata, tutto cio’ che, nei fatti, gesti e comportamenti di tutti i giorni, é coerente con i suoi valori e con le idee che pretende difendere e promuovere.

Questo esame di coscienza, che non bisogna evitare per paura di delusioni o afflizioni, non dev’essere neanche l’occasione per finire in un eccesso di lamenti masochisti che, alla fine, non sono produttivo, almeno quanto non lo sono le gesticolazioni isteriche degli oratori professionali.

Dobbiamo imparare a valutarci senza condiscendenza ma con moderazione e onestà.

Anche se la conclusione di questo esame é abbastanza evidente, rimane comunque indispensabile per ottenere una consapevolezza che ci permetterà, quando l’avremo integrata e accettata senza diffidenza né miserabilismo, di reagire e di cercare, con tutta l’energia di un orgoglio ferito, di rimediare a questo fallimento e di riequilibrare la bilancia tra discorso e azioni concrete.

Perché oggi… cosa facciamo ?

Non siamo piu’, da tanto tempo, dei guerrieri capaci di combattere nelle strade, di imporre i nostri valori e di impedire ai nostri avversari di sputare sui nostri morti o sui nostri ideali.

Spesso, i nostri fisici etici sono adeguati alle nostre esistenze confortevoli di borghesini mezzi intellettuali, grandi frequentatori di locali notturni condannati a lavorare tra i morbidi artifici del terziario. Allora, piuttosto che ammettere questa realtà e cercare o di cambiarla attraverso lo sport, la scelta di uno stile di vita piu’ sano, il ritorno verso la natura e il disdegno della vita comoda o di investirci in azioni piu’ adatte alle nostre predisposizioni, viviamo nell’idealizzazione della nostra antica forza (che rimane comunque relativa...) e nel culto mitologico di azioni e di posture che siamo ormai totalmente incapaci di assumere al di fuori dei forum su internet.

La condanna per principio accompagnata da un fascino masturbatorio piu’ o meno vergognoso per i gruppi ultra violenti degli anni 80 illustra bene questa situazione schizofrenica e ricorda il razzismo pietoso dei bianchi che odiano, e nello stesso tempo invidiano, il nero col cazzo grosso che abborda ragazze che ormai non si accontentano piu’ dei mezzi finocchi complessati e torturati che sono diventati.

Al di là di questo, ci siamo trasformati in implacabili dottrinari e in intellettuali brillanti ?

L’evidente povertà della nostra produzione editoriale risponde crudelmente a questa interrogazione.

A parte i sempreterni soggetti storici e le varie ossessioni complottiste, nessuna opera, o quasi, su uno o l’altro delle grandi questioni e grandi problemi contemporanei.

Abbiamo, quindi, forse scelto di consacrarci, corpo e anima all’Arte che puo’ salvare e ricostruire le civilizzazioni ?

Colui che ha recentemente letto un romanzo contemporaneo degno di questo nome, scritto da un autore di meno di 60 anni e impregnato della nostra visione del mondo, o visto una tela dipinta da un camerata che non sia un pasticcio storico-kitsch del tipo « vichingo che esce dalla foresta insieme a una dea mezza nuda seguito dai lupi » ce lo dica immediatamente !

Abbiamo forse deciso di rifugiarci in un comunitarismo attivo, campo base di una futura riconquista ?

In questo caso, dov’é la nostra prole numerosa, le nostre famiglie solide, i nostri luoghi di ritrovo, le nostre palestre, i nostri bar e ristoranti, le nostre fattorie autarchiche, le nostre case comuni, le nostre scuole, i nostri club e le nostre associazioni ?

Riassumendo : non combattiamo, non scriviamo (o un po’ ogni tanto), non suoniamo (2 gruppi per 65 milioni di abitanti…), non dipingiamo, non facciamo sculture, né fotografia, né gioielli, né vestiti, né poesia…non ci amiamo piu’ solidamente e decentemente di tutti gli altri, non compriamo beni immobiliari a scopo militante, non consumiamo diversamente…

Allora cosa facciamo ?

Vi pongo la domanda.

Ognuno puo’ rispondere, secondo il suo animo e la sua coscienza. Non per lamentarsi o attribuirsi buoni o cattivi punti, ma per attingere in questa riflessione la voglia rabbiosa di riconquistare tutti questi terreni fin’ora disertati.

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