17/2/2008 (7:15) - IL RETROSCENA Nel parterre torna la fiducia
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Elezioni ad Aprile. Quale quadro si sta delinenado?
«L’addio di Casini a Berlusconi e Fini potrebbe riaprire i giochi»
FEDERICO GEREMICCA
ROMA
Messo lì, anonimamente in sesta fila, Enrico Letta abbozza le sue previsioni mentre dalla tribuna, sommersa di applausi, Rosy Bindi sta dicendo: «Il nostro orizzonte è la vittoria, non una onorevole sconfitta». Letta, dunque: «Dopo la scelta di Casini, la faccenda è molto cambiata. Non vincono più - o comunque si riaprono i giochi - nelle Marche, in Liguria, in Abruzzo, in Puglia e aspettiamo di vedere che succede in Sicilia...
Per il Senato, insomma, torna tutto in discussione». Enrico Letta è, notoriamente, uomo prudente. Almeno quanto Pierluigi Bersani: che pure sprizza fiducia. «Ho un computerino, qui nella testa... Mi ascolti: tre punti percentuali. Noi dobbiamo guadagnarli, loro perderli. E si può fare. Dopodiché, anche per la Camera è tutta da giocare». E’ tardo pomeriggio, qui nella nuova Fiera di Roma, dove Veltroni ha radunato l’Assemblea del Pd. E’ tardo pomeriggio, ma per i democratici sembra invece l’alba di un giorno nuovo e fino a due settimane fa difficile perfino da immaginare: il giorno in cui la palla torna al centro, Berlusconi non ha già vinto, Veltroni non ha già perso e la partita può cominciare.
Miracoli. Mezzi miracoli. O forse solo strabismo da avvio di campagna elettorale. Comunque sia, il clima da rimonta che si respira nella bella struttura della Fiera non è legato solo alla mossa dell’Udc
(6,7% alla Camera nel 2006) che pure conta, visto che sottrae consensi alla coalizione di Berlusconi: «E’ vero, la scelta di Casini - argomenta infatti Fassino - riduce il differenziale tra loro e noi: ma non solo. Espone politicamente Berlusconi, spostando a destra la sua coalizione, e aliena consensi cattolici alla loro alleanza». Fattori importanti, naturalmente. Ma ci sarebbe dell’altro. «La gente ha capito che il bambino lo abbiamo fatto noi - dice Bersani, con antica espressione emiliana -. Il nostro è nato, è nuovo. Loro sono ancora alle prese con un travaglio che non finisce mai...». Ci credono, insomma. Ci credono i leader e ci credono i quasi tremila dell’Assemblea. E ci crede perfino lui, «il professionista», D’Alema, intendiamo.
Di buon umore, è sistemato con un po’ di amici dietro il palco e racconta esilaranti «fuori onda» con Giulio Tremonti nell’ultimo Porta a Porta: «
Provocava, ma non ha capito che noi risse non ne faremo. E comunque, in una pausa pubblicitaria, gli ho detto: “Guarda Tremonti che il vento è tutto per noi. E perfino se mi alzo e ti piglio a schiaffi, prendo voti...”». E lui, l’irascibile Tremonti? «Mi ha detto: “Almeno togliamoci gli occhiali”... Ma poi ci ha ripensato e ha aggiunto: “Comunque guarda che se osi dire in trasmissione che siete il nuovo, tiro fuori un foglietto con la tua biografia e dico che il primo comizio l’hai fatto a nove anni”...». Sorride. Poi D’Alema si fa più serio.
«Questa storia di Casini è un errore imperdonabile al quale Berlusconi è stato costretto da Fini. Si è fatto infinocchiare, e ora rischia davvero di rimetterci le penne. Anche perché vedo Walter in grandissima forma, e vedrete che gliene farà di tutti i colori in campagna elettorale».
E’ sufficiente? Cioè, bastano il «divorzio» di Casini e la «novità» di Veltroni a giustificare questo crescente ottimismo e addirittura la convinzione che il «si può fare» possa trasformarsi da slogan elettorale in realtà?
I democratici iniziano a crederci sul serio. «Non è solo la crescita nostra, è che vedo loro in evidente difficoltà - annota Letta -. Berlusconi mi pare imbolsito, non tira fuori un’idea che non sia la solita Ici che abbiamo già ridotto noi. In più, onestamente, a vederlo in tv sembra di rivedere un film di 15 anni fa. E come se non bastasse, dal clima che si respira rischiano di fare una campagna elettorale a litigare tra loro. Fa sorridere dirlo, ma sembrano il centrosinistra di qualche mese fa...».
Diverse, a loro dire, invece le dinamiche «virtuose» innescate dalla nascita del Pd e dalla scelta solitaria voluta da Veltroni. Dopo le fibrillazioni delle primissime ore, il clima starebbe cambiando anche dentro il nuovo partito. Tanto da portare a cose quasi impensabili fino a due settimane fa. Prendete l’ovazione per Romano Prodi. E prendete, soprattutto, il fatto che in tv i leader del Pd abbiano cominciato addirittura a sbandierare con coraggio i risultati ottenuti dal governo uscente: un mezzo miracolo, se si pensa che c’era chi voleva andare alle elezioni con un governo-Amato, pur di cancellare perfino il ricordo del Professore. Tanto che Rosy Bindi, sempre in trincea, può annotare soddisfatta: «Errore pazzesco, per fortuna corretto».
Comunque sia, ormai si parte. E stamane il pullman di Veltroni avvia la sua marcia verso una campagna elettorale più aperta di prima e ancora difficile da decifrare. «Però si può fare - dice D’Alema facendo addirittura suo lo slogan veltroniano -. Ha ragione Bersani, possiamo raggiungerli, arrivare alla pari». Impensabile, fino a non molto fa. E che per una svolta così i democratici debbano dir grazie anche a Casini, beh, appartiene ai piccoli e residui misteri di una certa, si spera declinante, politica italiana...