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    Predefinito L 'intervista di Silvana

    Parla la donna vittima del blitz della polizia dopo l'aborto
    "Dai poliziotti un vero terzo grado, penso ad una denuncia"
    "Sarebbe stato il primo figlio
    un dolore non farlo nascere"


    di GIUSEPPE DEL BELLO



    Corteo in difesa della 194

    NAPOLI - "Mi hanno trattata in un modo assurdo. Interrogata come se avessi fatto chissà che. E invece io soffrivo, quel figlio lo volevo a tutti i costi. Mai avrei abortito se non avessi avuto quel terribile verdetto".
    Silvana, napoletana, vive ad Arzano (un paese alle porte di Napoli) con la mamma. Magra, poco più di un metro e 60. Sta per essere dimessa dal reparto di Ostetricia del Nuovo Policlinico dove è ricoverata da giovedì scorso. Ed è qui che l'altro ieri è stata sottoposta a un duro interrogatorio da cui non si è ancora ripresa. "Ero appena rientrata dalla sala operatoria", sibila con un filo di voce.

    Come e quando ha saputo che il bimbo aveva una grave malattia?
    "Ho 39 anni e mi era sembrato indispensabile sottopormi all'amniocentesi. L'ho fatto alla sedicesima settimana nell'ospedale di Frattamaggiore, non lontano da dove abito. Era il 18 gennaio e il referto con la diagnosi me l'hanno consegnato il 31. Sul foglio c'era scritto "Sindrome di Klinefelter". Poi mi hanno tradotto il significato, una cosa terribile".

    Una brutta malattia?
    "Sì, un difetto dei cromosomi che poteva comportare ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e l'assenza di alcuni ormoni".

    Ed è così che ha deciso di abortire?
    "Non c'era altra scelta. Appena mi hanno comunicato che mio figlio sarebbe stato un malato per tutta la sua vita, non ho avuto dubbi. Ho deciso al momento, d'istinto: abortisco. Anche se sapevo che per me rappresentava una scelta particolarmente dolorosa. Mai avrei messo al mondo, da sola visto che non sono sposata, un bimbo in condizioni così gravi per il resto dei suoi giorni. E per favore che nessuno si permetta di parlarmi di egoismo, la mia è stata una scelta che va nella direzione opposta".

    Quando è andata la prima volta al Policlinico?
    "Il 31 gennaio, per sottopormi a tutte le indagini preliminari, dai prelievi di sangue all'elettrocardiogramma, compresa la visita dallo psichiatra".



    E che le ha detto?
    "Che la mia salute psichica sarebbe stata a rischio se non abortivo. E venerdì scorso mi sono ricoverata nel reparto di Ostetricia dove avevo conosciuto il dottor Leone. A lui avevo portato il referto e poi manifestato la volontà di abortire. La decisione è stata mia. Nessuno è intervenuto in questo senso. Il giorno prima ero stata anche al Cardarelli per sottopormi a consulenza genetica, me lo avevano chiesto gli specialisti del Policlinico per spiegarmi meglio la situazione del bimbo e della sua patologia. Intanto ero entrata nella 21esima settimana".

    Nei termini di legge.
    "Certo. Mi avevano comunicato che si poteva fare entro la 23esima settimana. Per tre giorni mi hanno somministrato i farmaci per stimolare le contrazioni dell'utero. Ma lunedì alle 11 il medico mi ha rifatto l'ecografia e si è accorto che il feto era morto".

    Quindi?
    "Ho continuato con la terapia e finalmente alle 6 e mezza di sera ho abortito. Poi mi hanno portato in sala operatoria e, con l'anestesia, mi hanno ripulito l'utero".

    E infine, di nuovo in corsia.
    "Sì, e lì ci ho trovato una poliziotta pronta a interrogarmi. Non capivo cosa stava succedendo, ero ancora sotto l'effetto dell'anestesia".

    Cosa le ha chiesto?
    "Mi ha bombardato di domande. Mi ha fatto terzo grado: come era successo, perché avevo abortito, chi era il padre. Addirittura se avevo pagato".

    Pagato chi?
    "Sospettavano che avessi dato soldi ai medici per abortire. Insistevano. E poi sono passati anche a Veronica, la compagna di stanza ricoverata per gravidanza a rischio. Mi sono trovata in una situazione assurda appena fuori dalla sala operatoria".

    Sporgerà denuncia?
    "Ci sto pensando, visto il trattamento che la polizia mi ha riservato, avendo già affrontato un trauma terribile che mi fa ancora soffrire".

    (13 febbraio 2008)
    http://www.repubblica.it/2008/02/sez...rla-donna.html

  2. #2
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    Manifesto – 15.2.08

    L'aborto è di Stato -Ida Dominijanni
    C'è fra lo Stato moderno e le donne un'antica inimicizia, fatta di esclusione da una parte e di estraneità dall'altra, che la costruzione della cittadinanza non è mai riuscita a sanare del tutto ma solo a lenire. La legge italiana numero 194 è stata una tappa cruciale di questo lenimento: siglando, fra donne e Stato, non la pace ma un armistizio. La procura di Napoli che ha ordinato il blitz del Policlinico, i poliziotti che l'hanno eseguito con zelo in eccesso, i politici che lo approvano, lo sdrammatizzano o lo spoliticizzano, i predicatori che lo cavalcano per testare (scusate la volgarità della citazione letterale) la grandezza dei propri genitali, devono sapere che hanno rotto questo armistizio e assumersene, da adulti e non da bambini, da padri e non da figli in perenne rivolta edipica contro le madri e contro la Madre, le dovute responsabilità. Da oggi sul tappeto non c'è solo la questione dell'aborto, o la difesa della 194. E sbaglierebbero anche le donne se si lasciassero prendere nella trappola strumentale di questo perimetro. La questione sul tappeto è quella dello Stato costituzionale di diritto. Quello che garantisce - o dovrebbe - che le leggi siano applicate correttamente e non in un clima di emergenza permanente, quello che stabilisce - o dovrebbe - procedure giudiziarie corrette, quello che ci tutela - o dovrebbe- dagli abusi delle forze dell'ordine, quello che difende - o dovrebbe - il rapporto fra medico e paziente da aggressioni e interferenze indebite. Prima di discutere dell'aborto si discuta di questo: a quando un'ispezione nella procura di Napoli? Da quando una telefonata anonima è quanto basta per ordinare un blitz? L'infermiere anonimo verrà gratificato con un encomio allo zelo pro-life? Noi comuni mortali dovremo munirci di avvocato prima di entrare in una sala operatoria? E i medici, prima di fare una diagnosi fetale, dovranno dare un'occhiata ai giornali per vedere che aria tira? Non è la prima volta e non sarà l'ultima che l'aborto si fa segno di più generali questioni: proprio perché l'aborto, al contrario di quanto sostiene la scellerata campagna sulla sua «faciloneria», si colloca su un delicato crinale, fra coercizione e libertà, fra garanzie collettive e decisione individuale, fra specie e singolarità. Bombardare questo delicato crinale a colpi di cannone significa bombardare, con la cittadinanza femminile, l'edificio dello Stato di diritto, tornare a uno Stato violento da un lato e paternalista dall'altro, che si fida più dei poliziotti che delle donne, e delle donne fa quando va bene delle vittime incapaci di intendere e di volere, quando va male delle assassine: feticide, come recita il brillante neologismo. Lasciare tutto questo fuori dalla campagna elettorale, come va predicando la premiata ditta V&B, è un'illusione falsa e truffaldina, che serve a Veltroni per non sbarrarsi il voto cattolico, a Berlusconi per non sbarrarsi il voto femminile. Siamo abituati a una politica che si nutre di confusione, ma ci sono questioni che domandano chiarezza. E se non la ricevono, la fanno.

  3. #3
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    Manifesto – 16.2.08

    Il pericolo fondamentalista -Fausto Bertinotti
    A Simona Argentieri e alle altre firmatarie dell'appello «Caro Walter, Caro Bertinotti, ora basta!». Care amiche, la vostra lettera ha accompagnato, di fatto, ieri una mobilitazione di donne che ha suscitato un moto profondo di partecipazione alla denuncia di una violenza perpetrata ai danni di una persona. E' stata colpita, con essa, a Napoli la libertà della donna, la sua responsabilità di madre, violato il rispetto per la sofferenza di una donna impegnata in una difficile e legittima scelta. Ma è una temperie culturale quella che preoccupa; l'alimentazione di un fondamentalismo che in nome di un'astratta concezione della vita finisce per ignorare e persino giustificare forme di violenza sulla vita reale, sull'umanità delle donne. Credo si debba concorrere a mettere in discussione, contestare e rifiutare di far vivere ogni fondamentalismo per far prevalere la cultura del dialogo, anche sui temi dell'esistenza e del suo senso, sui grandi interrogativi che investono l'uomo e il suo destino nel mondo contemporaneo e di fronte ai processi di mercificazione e di alienazione che l'attuale globalizzazione dell'economia capitalista generano e riproducono e che le culture patriarcali stratificano. Ma c'è un compito proprio della politica, un suo statuto alto, proprio in ragione della sua fondazione autonoma e laica, che gli chiede di prendere parte sulle questioni che riguardano il corpo e la nuda vita affinché siano difese e messe a valore, che gli chiede di organizzare la società così da difendere i diritti delle persone, come recita la Costituzione in uno dei suoi articoli più carichi di futuro, l'articolo 3: «(...) E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (...)» Non mi permetto qui di anticipare il programma della Sinistra Arcobaleno, che verrà presentato tra pochi giorni. Tutta la nostra comune storia recente non lascia tuttavia adito a dubbi. La partecipazione a tutte le manifestazioni sui diritti civili, le proposte elaborate con questi temi, il contributo nella definizione del programma del governo Prodi e l'azione, purtroppo per alcuni versi sfortunata, per la sua applicazione, tutte le prese di posizione recenti e meno recenti credo consentano di dire che il programma della Sinistra Arcobaleno sarà assai in sintonia con le richieste che provengono dalle istanze delle donne così come le competenze femminili e femministe le hanno messe in luce. La legge 194 è stata una conquista di civiltà del tempo di un'Italia che si voleva migliore. E' nostro dovere difenderla e, con essa, la cultura che l'ha originata. Il suo bilancio è assai positivo. Tante donne sono state sottratte all'aborto clandestino, alla sua violenza; il numero degli aborti è stato sensibilmente ridotto. L'esperienza dei Paesi Bassi che ha il minor numero di aborti del mondo (otto su mille), ci dice che si può farlo con l'educazione nelle scuole, con la prevenzione e con l'uso appropriato dei metodi contraccettivi. Quel che nessuno può insegnarci, perché è compito delle donne e degli uomini di questo paese, sono i nuovi e più alti livelli di civiltà da conquistare in Italia. In particolare proprio in uno scenario, come quello attuale, segnato da imponenti innovazioni tecno-scientifiche, in sé ambivalenti, e i cui esiti possono ledere la libertà e la responsabilità delle persone, è giusto e imprescindibile che sia la donna a decidere della procreazione e della nascita. Il parere del medico, i consigli a cui attingere, il processo di partecipazione sono certo utili, vanno favoriti, ma l'ultima parola dovrà essere della donna, perché madre e perché attiva portatrice di umanità. Con amicizia.

 

 

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