POL - Birmania, il “megafono” scarico di Piero Fassino
Roma, 15 feb (Velino) - L’opposizione birmana, che ha visto cadere giovedì il leader dell’Unione nazionale Karen (Knu), assassinato da alcuni sicari in Thailandia, non è molto contenta di come si stanno comportando l’Unione europea e Piero Fassino, ex segretario dei Ds e Mediatore speciale Ue per la Birmania. A dirlo sono gli stessi perseguitati dal regime del Myanmar. In un editoriale pubblicato il 30 gennaio scorso, l’agenzia Mizzima News ha criticato apertamente l’operato dell’inviato speciale Ue per il Myanmar. Basta leggere l’articolo dal titolo “EU envoy on Burma has nothing to offer the democratic process”, scritto da Larry Jagan. La pubblicazione birmana, vicina alle posizioni dell’opposizione in esilio, ha accusato Fassino di non esser riuscito a conseguire alcun tipo di successo, mentre la giunta militare (al potere dal 1962) continua a uccidere gli esponenti della dissidenza e perseguita i monaci buddisti protagonisti delle proteste dello scorso settembre. I gruppi democratici birmani contestano a Fassino di non aver fatto nulla e di non possedere una coerente strategia per costringere i generali birmani ad aprire un effettivo dialogo politico con i gruppi democratici ed etnici nazionali, obiettivo imprescindibile per avviare una effettiva transizione democratica del paese. Dai suoi continui viaggi nei paesi dell’area (Cina, India e membri Asean) avrebbe ottenuto solo delle generiche espressioni di apprezzamento per lo sforzo dell’Ue e dell’Onu nella crisi, e non un fattivo impegno a servirsi dei loro legami commerciali con il regime dei generali per fare pressioni su di esso.
Mizzima news accusa Fassino di condurre una sterile “diplomazia del megafono”, ossia di apparire in conferenze stampa fini a se stesse, nelle quali si prodiga a elencare le personalità incontrate, senza fornire chiare proposte per la risoluzione della crisi. L’autore dell’articolo, Larry Jagan, cita un ex alto esponente dell’intelligence birmana, il generale maggiore Kyaw Win, che usava ricordare: “La comunità internazionale deve capire che odiamo la diplomazia del megafono e che così non ci convincerà a fare niente”. Ovviamente Fassino non è l’unico a essersi scontrato con questa realtà, ma pretende anche di ignorare gli scarsi successi dei mediatori sulla Birmania. Durante una recente conferenza stampa a Bangkok, incalzato dai giornalisti presenti, l’inviato Ue ha reagito in modo stizzito all’accusa di trascurare l’eredità di 20 anni di insuccessi della comunità internazionale nella sua azione negoziale: “Non mi interesso di storia,io sono un politico”.
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