L’Autogestione e la Rivoluzione Sociale
(Barcellona, 1936)
All’alba del 19 Luglio 1936 la città di Barcellona vede i primi reparti dell’esercito nazionale uscire dalle proprie caserme. A parte qualche rara eccezione, tutti gli ufficiali non solo erano per l’alzamiento ma erano altresì convinti che la «marmaglia» sarebbe scappata al primo colpo di cannone. Diligentemente ed a passo marziale, la Spagna clerico-monarchico-fascista si prepara a ristabilire l’ordine di sempre.
La «marmaglia», che a Barcellona si pronuncia CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo, sindacato libertario), è già in sciopero generale ed è pronta alla resistenza armata. Le armi sono poche e la maggior parte di esse è in possesso degli asaltos e della guardia civil (che solo a Barcellona rimase fedele alla Repubblica).
A gruppi singoli molti di questi uomini solidarizzano con i lavoratori e molte armi vengono così distribuite.
Alle prime esplosioni dell’artiglieria e alle raffiche di fucileria e mitragliatrici, il popolo è in strada, costruisce le barricate ed ostruisce gli accessi, assale il nemico, lo disorienta e poi lo sconfigge duramente. La «passione rivoluzionaria» esplode, le chiese bruciano, le caserme sono occupate. In meno di 48 ore l’alzamiento è schiacciato.
Barcellona non ha più istituzioni statali, non ha più autorità costituite, il solo potere riconosciuto è quello dei lavoratori sulle barricate. Le scritte CNT-AIT sono su tutti gli autoveicoli requisiti, le bandiere rosso-nere sono issate nei palazzi, negli edifici, nei quartieri.
A prima vista, nel furore dei combattimenti di strada durati decine di ore, non fu possibile rendersi conto che i servizi più importanti erano ormai in regime di autogestione. Tutto cominciò a diventare più chiaro quando, occupati fin dalle prime ore dei combattimenti, ospedali, laboratori e aziende farmaceutiche cominciarono a funzionare sotto il controllo diretto dei lavoratori.
A macchia d’olio l’autogestione si estese a tram, autobus, metropolitane e treni. Alla Centrale Telefonica, conquistata ed occupata dopo furiosi combattimenti, gli operai della CNT elessero immediatamente un comitato ed iniziarono in regime di autogestione le riparazioni e le espansioni di rete. Ma furono i lavoratori armati dei sindacati di categoria ad organizzare immediatamente la produzione e la distribuzione. Ad esempio, il Sindacato degli alimentaristi cominciò fin da subito ad organizzare la collettivizzazione dei prodotti dei mercati rionali, dopo che inizialmente aveva creato in tutti i quartieri i centri di distribuzione dei prodotti alimentari e delle mense popolari. Tutto questo poneva in relazione i lavoratori organizzati nei sindacati della CNT con i gruppi di quartiere e di strada che avevano partecipato alla lotta.
La solidarietà di classe, che produsse l’espansione rivoluzionaria, fu indubbiamente favorita dalla dinamica dei gruppi primari, dove gli elementi riconoscibili sono proprio tra coloro che hanno in comune il lavoro, la condizione sociale e l’appartenenza fisica al quartiere di riferimento. E’ interessante notare la differente articolazione dei quartieri cittadini. Dove si è in presenza di fasce sociali alte/medio-alte risultò evidente una reazione quanto meno favorevole (e anche attiva) all’alzamiento, con le evidenti fughe ed abbandoni dopo la vittoria popolare. Nei quartieri popolari la «revoluciòn social» genera invece un’esplosione di attività autogestite. Sono i luoghi della sociabilità, i luoghi del ritrovo e della riunione, a determinare le forme dirette ed orizzontali dell’autogestione; la forma tipica è l’assemblea e la nomina dei delegati. Le assemblee stabiliscono innanzitutto che tutto ciò che era diretto o di proprietà di fascisti e sediziosi è «apropriado», ossia espropriato, e decidono anche le modalità per essere «colectivizadas» (collettivizzate).
A Barcellona il luogo tipico della sociabilità è, diciamo per definizione, la sede del sindacato di mestiere, la struttura autogestita dei lavoratori dei diversi rami di produzione. E questo che lega e mette in relazione tutte le «modalità» della rivoluzione. Senza passare più per le istituzioni regionali o statali.
Per avere un’idea di quanto fossero estese le «trasformazioni rivoluzionarie» e quante fossero le migliaia di lavoratori impegnati nelle «collettivizzazioni», bisogna tenere presenti le cifre del luglio’36.
Tipo di imprese collettivizzate e autogestite:
Un secondo livello di autogestione riguardava tutte le imprese omogenee di produzione che vennero raggruppate in settori di produzione collettivizzata, chiamate «agrupaciones», e queste erano:
- Trasporti urbani
- Ferrovie urbane ed extraurbane
- Rete ferroviaria regionale
- Metallurgia
- Petrolchimica
- Industria automobilistica
- Tessili
- Alimentari
- Servizi
Colectivas de:
Il terzo livello, inteso come «federazioni regionali iberiche autogestite», mancò. Per le fin troppo note vicende dell’intervento comunista che affossò materialmente la rivoluzione spagnola.
- Costruzioni
- Legno e affini
- Barbieri e parrucchieri
- Spettacolo
- Elettricità
- Comunicazioni
- Industrie del vetro e cristalli
- Industrie ottiche
- Fonderie
- Chimica industriale
- Gas
- Utensili (ferro e legno)
- Alimentari
Ma come funzionava la pratica dell’autogestione?
Elemento fondamentale fu senza ombra di dubbio il grado altissimo di spontaneità e partecipazione. La rappresentazione classica della rivoluzione spagnola del 1936 ci ha dato quasi sempre le immagini di lavoratori e di lavoratrici armati sulle barricate delle città. Oppure che formavano le colonne di miliziani che partivano per il fronte aragonese. Poco si è detto delle altre fondamentali milizie, i lavoratori e le lavoratrici che affrontavano il «mondo nuovo» dell’autogestione operaia.
Esiste una molteplicità di nomi e di simboli per definire le modalità organizzative dell’economia socialista autogestita del 1936. Tra le definizioni comuni (pur nelle differenze tra impresa e impresa) si possono citare:
L’Assemblea Generale, il Consiglio di Fabbrica, le Commissioni, il Comitato Sindacale.
L’Assemblea Generale era formata da tutti i lavoratori manuali, amministrativi, commerciali e tecnici. Era il massimo organo decisionale per discutere e definire le linee generali di azione, per nominare e revocare i membri degli organi di gestione quotidiana, per il controllo.
Il Consiglio di Fabbrica, eletto direttamente dall’Assemblea Generale sotto forma di delegati, era l’organo incaricato della direzione quotidiana tecnico-economica. Previa richiesta all’Assemblea Generale, nominava le Commissioni di settore.
Il Comitato Sindacale era l’organo della difesa diretta degli interessi quotidiani dei lavoratori e delle lavoratrici. Tra i suoi obiettivi principali la lotta costante a qualsiasi forma di burocratizzazione.
Gli effetti pratici dei Comitati Sindacali potevano così delinearsi: miglioramento «totale» delle condizioni di lavoro (tra cui gli orari)
diminuzione delle differenze di salario
creazione di organi di assistenza e previdenza
misure per la lotta contro la disoccupazione
formazione continua dei lavoratori e delle lavoratrici (fisica, intellettuale, professionale)
attenzione agli interessi dei consumatori. Solo accennando alle Comuni di villaggio della Catalogna e dell’Aragona, centinaia e centinaia di Comuni libertarie dove si era solennemente proclamata l’abolizione dello Stato, della Chiesa e della proprietà privata dei mezzi di produzione, è utile ribadire quanto ancora sia vasto in estensione e profondità il settore della ricerca storica, sociale, economica e sociologica sulla Rivoluzione Spagnola del 1936. Che rimane ancora una lezione per il futuro. Da considerare.
Documento riprodotto dal Circolo Anarchico Durruti di Roma in occasione del Convegno per i 70° anniversario della rivoluzione sociale in Spagna (1936)




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