
Originariamente Scritto da
O'Rei
Mi è venuta la curiosità di vedere un po' la sua biografia dato che ne sapevo poco e volevo capire come ha fatto ad arrivare candidato del PD. Insomma ho letto un po' a giro e risulta che Veltroni è diplomato all'istituto cinematografico di Roma, non è laureato anche se una laurea ad onoris per qualche scemenza l'hanno data anche a lui. Figlio di papà, suo padre Vittorio Veltroni era dirigente della Rai negli anni 50, si iscrive al Pci sull'onda dell'entusiasmo pur non condividendone i principi (

).
«Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti. Era possibile, è stato così» (1995)
In un'intervista di Gianni Riotta al quotidiano La Stampa (1999) dichiarò
«Comunismo e libertà sono stati incompatibili. Questa è la grande tragedia dopo Auschwitz».
E ancora:
«Io ero un ragazzo, allora, ma consideravo Breznev un avversario, la sua dittatura un nemico da abbattere».
Insomma con un sacco di spinte interne diventa deputato nazionale del partito comunista pur non essendo comunista e qualche anno dopo diventa direttore dell'Unità pur non essendo giornalista (

).
Nel 1994 la base del Pds lo candidò come segretario ma venne battuto da D'Alema, in crisi mistica venne chiamato da Prodi il quale gli diede un bell'incarico: Ministro dei Beni Culturali e ambientali con l'incarico per lo spettacolo e lo sport.
Nel 2001 viene candidato come sindaco di Roma dove ci è rimasto fino all'altro giorno.
Si è sempre dichiarato ateo però per non inimicarsi la Chiesa ha dato la cittadinanza onoraria al Papa Giovanni Paolo e gli ha dedicato la stazione Termini. Strano il suo rapporto con la religione, si è sempre dichiarato ateo ma allegava i Vangeli assieme all'Unità quando era direttore (

) oltre ai vari pellegrinaggi sulle tombe di don Lorenzo Milani e don Giuseppe Dossetti.
In un'intervista del settembre 2007 alla trasmissione televisiva Le invasioni barbariche, all'affermazione della conduttrice che a Treviso le strade sono più curate che a Roma, Veltroni rispose: «Sì, ma per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c'è a Treviso con quello che abbiamo a Roma». Questa critica rivolta alla provincia veneta, prima in Italia nel 2006 in fatto di integrazione razziale secondo la Caritas, provocò reazioni bipartisan tra i politici locali.