Ma quale “Cosa nera”, noi siamo La Destra italiana Segnala Sono ormai quindi anni che mi guadagno da vivere facendo il giornalista. Ho fatto tutta la trafila, dalla gavetta fino ai vertici. Conosco quindi tutti i trucchi del mestiere e quelli della comunicazione.
Tutti sanno che la penna può ferire più della spada. Anzi, a volte può anche uccidere o determinare il destino di questo o quel personaggio, di questo o quel evento, di questa o quella legge.
Non a caso la stampa viene considerata “il quarto potere” dello Stato. Tutto vero. Ma se queste cose sono, diciamo il pane comune della società civile, figuriamoci per gli addetti ai lavori.
Come tutti sanno La Destra ha siglato ufficialmente un accordo elettorale con la Fiamma Tricolore. All’interno del partito, com’è giusto che sia, si è sviluppato un dialogo interno sulla sua opportunità o meno. Un discussione ovvia e scontata. Alla fine l’accordo c’è stato. Da quel momento i colleghi giornalisti si sono lanciati su due cose in particolare: la nascita di quella che loro chiamano “Cosa Nera” e il simbolo elettorale molto simile a quello di Alleanza Nazionale.
Partiamo dal simbolo. Come si sa oggigiorno tutti i simboli si somigliano “Cosa Nera” appare ovvio e quasi scontato che si tratta del solito atteggiamento discriminatorio di una certa stampa asservita ai poteri forti o alla sinistra. Certo, ci sta pure che l’Unità parli di “Cosa Nera”, in fondo dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci non è che ci si possa aspettare qualcosa di diverso. Sarebbe del tutto innaturale. Così come sarebbe assurdo aspettarselo da Il Manifesto e da Liberazione.
Il fatto è che qui non esiste nessuna “Cosa Nera”, qui esiste La Destra, l’unica destra parlamentare in Italia. L’unica che ha diritto di esistenza lo scioglimento, la liquefazione per mano del suo leader di Alleanza Nazionale. L’accordo elettorale tra La Destra e la Fiamma Tricolore, in fondo, non è altro che un cartello tra gi unici due partiti eredi del Movimento sociale dopo la scomparsa di An all’interno del Ppe. Quindi nulla di strano, nulla di sovversivo, nulla di radicale.
L’estrema destra o la destra radicale è altra cosa. Degna di rispetto, ma altra cosa. Altre scelte, anche difficili, altri interessi, altri obiettivi. E questo i colleghi giornalisti ed i politici lo sanno bene. Mestare quindi nel torbido per far venire a galla fanghiglia per insozzare la campagna elettorale di chi si sa già ha un potenziale elettorale di almeno il 6% degli italiani vuol dire giocare sporco.
Ci avevano accusato di essere una creazione di Silvio Berlusconi. Ci avevano accusato di essere nati con i soldi di Arcore, di vivere con i soldi del Cavaliere. Ci avevano accusato di esserci svenduti al capitale, di essere dei rottami, degli inconsistenti, di un partito fatto di trombati.
Abbiamo dimostrato, invece, di non avere le palle di velluto per dirlo alla Santanchè. Abbiamo dimostrato che la lealtà nei confronti di un leader politico non si baratta con la dignità, né tantomeno con la svendita dei propri ideali, dei propri valori, della propria memoria.
Noi non andiamo a piangere lacrime di coccodrillo ad un anniversario tra i più importanti per la destra italiana per poi buttarci anima e corpo tra le braccia di coloro che per decenni hanno rappresentato tutto quello che combattevamo. Non abbiamo messo all’asta la nostra anima.
Nemmeno per un posto in parlamento. Nemmeno per una poltrona al governo. Nemmeno per lo scranno di una presidenza delle Camere. Non lo abbiamo fatto noi, non lo hanno fatto gli amici della Fiamma Tricolore. Abbiamo vinto noi. Anche se non supereremo lo sbarramento del 4%. Nonostante tutto avremo vinto noi. Perché non abbiamo tradito gli elettori, Non abbiamo tradito i militanti. Non abbiamo tradito i nostri morti. Non abbiamo tradito noi stessi.
Ha avuto più coraggio e palle Pier Ferdinando Casini con l’Udc che Gianfranco Fini. Un uomo che non ha mai voluto misurarsi in un congresso perché non “bulgaro”. Uno che non avuto il fegato di confrontarsi con l’elettorato perché sapeva che farsi contare sarebbe equivalso a perdere ogni credibilità. Un uomo che il fegato non ce l’ha mai avuto. Non tutti nasciamo coraggiosi, bisogna essere anche un poco incoscienti per esserlo. E chi è un freddo calcolatore non può aver coraggio. Se non verso se stesso e le azione che si compiono in nome e per conto dei propri interessi.
In fondo non diciamo nulla di nuovo. Si tratta di commenti triti ritriti. Una cosa però possiamo affermarla con certezza: Fini è coerente. Coerente con se stesso e con quello in cui ha sempre creduto: se stesso. Il resto non conta. Non conta il suo partito, non contano gli iscritti, non conta la storia. Non conta il passato. Non conta nulla se non il proprio interesse. Lo sapevamo. Lo abbiamo sempre saputo. La coerenza però, almeno per noi, è altra cosa. La coerenza è la scelta difficile fatta da tutti noi de la Destra. La coerenza è la decisone di correre da soli, quella di misurarsi con le urne ed il voto. Quella che i dice che potresti non tornare in Parlamento. Quella di mettersi in gioco in prima persona. La coerenza è quella della Fiamma Tricolore e della battaglia che da anni portano avanti. La coerenza è ….continuare ad essere di Destra, a propagandarne i valori, gli ideali il credo. E’ continuare a lottare per l’Italia, per il sociale, per i salari adeguati, contro il carovita, contro la casta politica ed economica. Contro i poteri forti. Quegli stessi che oggi vedono in Matteo Colaninno, e quindi in Confindustria, il capolista del Partito democratico. Questa è la Destra. La Destra che c’è e ci sarà. Tutto il resto, per dirla alla Califano, è noia.
Stefano Schiavi
http://www.ladestranews.it/focus/ma-...-italiana.html




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