Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Forumista
    Data Registrazione
    15 Apr 2009
    Messaggi
    252
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Grazie Borboni Due Sicilie

    SITO DI RIFERIMENTO WWW.ILPORTALEDELSUD.ORG
    il cantiere navale di Castellammare di Stabia
    Nascita, attività e declino del più antico cantiere d'Italia
    di Alfonso Grasso (Brigantino)




    Fin dalla fine del 1500 nella zona di Castellammare di Stabia erano presenti numerosi cantieri navali artigianali, già dotati di forme organizzative del lavoro ed in grado di realizzare imbarcazioni più complesse delle semplici barche da pescatori, quest'ultime costruite un po’ dappertutto lungo le coste italiane. Lo sviluppo di tale concentrazione manifatturiera fu favorita dall’abbondanza di materia prima nei vicini boschi demaniali, e consolidò la competenza dei maestri d'ascia stabiesi, che si tramandavano il mestiere da padre in figlio.

    Nel 1780 il ministro di Ferdinando IV, Giovanni Edoardo Acton, a conclusione dell’indagine per individuare il sito dove far nascere il grande e moderno cantiere in grado di dotare la Regia Flotta di nuove navi, identificò in Castellammare la località dai requisiti ottimali. I boschi di proprietà demaniale di Quisisana, alle pendici del Monte Faito, garantivano legname, le acque minerali permettevano un trattamento del legno altrove impossibile, i collegamenti con Napoli avvenivano su una strada larga e comoda, la consolidata competenza dei maestri d'ascia stabiesi assicurava disponibilità di maestranze qualificate. La realizzazione del Real Cantiere di Castellammare fu approvatada Ferdinando IV di Borbone, e completata nel 1783 previa l’abolizione del convento dei Carmelitani che sorgeva sul luogo.


    Divenne in breve il maggiore stabilimento navale d’Italia per grandezza, con 1.800 operai. Accanto alle maestranze qualificate costituita dagli stabiesi, furono utilizzati per i lavori più pesanti dei galeotti. La materia prima era era conservata in enormi magazzini; le abbondanti acque minerali erano convogliate in grandi vasche e servivano a tenere a mollo il legname per accelerarne il processo di stagionatura. Aveva uno scalo stabile per la costruzione di vascelli e due provvisori adibiti alla costruzione di corvette [1]. Nel 1843 fu impiantata una macchina a 10 argani per tirare a secco le navi da manutenere o riparare.
    Così descrive il cantiere un osservatore del tempo [Achille Gigante, “Viaggi artistici per le Due Sicilie“, Napoli, 1845]: “Esso fu qui stabilito da Re Ferdinando IV, fin da’ primi anni del suo regno, occupandovi un vasto spazio di terreno, nonché l’abolito monasterio de’ Padri Carmelitani. Di buone fabbriche il sussidiò quel principe e di utensili e macchine necessarie quali a quei tempi poteansi desiderare. Oggidì è il primo arsenale del regno, e tale che fa invidia a quelli di parecchie regioni d’Europa. Sonovi in esso vari magazzini di deposito, e conserve d’acqua per mettere a mollo il legname, e sale per i lavori, e ferriere, e macchine ed argani, secondo che dagli ultimi progressi della scienza sono addimantati, e mercè dei quali abbiamo noialtri veduto con poco di forza e di gente tirare a secco un vascello nel più breve spazio di tempo“ [era il Capri di 1700 tonnellate, il cui alaggio impegnò agli argani, in turni successivi, 2400 uomini: la grandiosità dell’impresa fu immortalata in un acquerello].
    Il cantiere iniziò l'attività produttiva con la corvetta Stabia, varata il 13 maggio 1786, seguita, il 16 agosto, dalla Partenope, che procedette a ritmo serrato con molte altre costruzioni.


    Le invasioni napoleoniche determinarono un periodo di limitata attività. Sotto Gioacchino Murat, furono costruiti i vascelli Capri (1810) e Gioacchino (1811), le fregate poi rinominate Amalia e Cristina ed impostato il Vesuvio, da 3.530 tonnellate e 84 cannoni. Il vascello fu fatto completare da Ferdinando IV, che dal 1816 aveva assunto il titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie, e fu per lungo tempo la nave ammiraglia della flotta napoletana.
    "Ieri alle 10 della mattina fu varato nel Cantiere di Castellammare il nuovo Real Vascello di linea il Vesuvio. L’operazione eseguita alla presenza delle LL.AA.RR.. il Duca di Calabria ed il Principe di Salerno non potea riuscire più felice. In men di mezz’ora tutti i lavori preparatorii vennero terminati, ed il Vascello fu varato in tre minuti incirca fra gli applausi de’ circostanti, ed al suono festevole della banda della real Marina.” [2]


    Cominciò quindi l'era della navigazione a vapore, e la prima nave a vapore costruita da uno Stato italiano fu il Ferdinando I, realizzato nel cantiere di Stanislao Filosa al Ponte di Vigliena, presso Napoli, varato il 24 giugno 1818.



    Con Francesco I furono costruite, in questo periodo, la fregata Isabella (50 cannoni) nel 1827, il brigantino da 18 cannoni Principe Carlo e la nave reale Francesco I nel 1828.

    Con l'ascesa al trono di Ferdinando II, ci fu un ampliamento e rimodernamento del cantiere e si portò avanti lo sviluppo su larga scala del vapore. Furono realizzati i rimorchi a vapore Eolo, Furia ed Etna (1838), i cavafondi a vapore Finanza, Tantalo ed Erebo, gli avvisi Argonauta e Delfino (vapore, 26 maggio 1843), la fregata Regina (convertita a vapore, 27 settembre 1840), le piro-fregate da 10 cannoni (a ruota) Ercole (24 ottobre 1843), Archimede (3 ottobre 1844), Carlo III (1845), Sannita (7 agosto 1846) ed Ettore Fieramosca (14 novembre 1850), la prima nave a possedere una macchina da 300 cavalli costruita a Pietrarsa. Il 5 giugno 1850 fu varato il vascello Monarca da 70 cannoni, la più grande nave da guerra costruita in Italia, convertita, dieci anni dopo, ad elica. Seguirono altre unità, tra cui gli avvisi Maria Teresa (18 luglio 1854) e Sirena (9 novembre 1859) rispettivamente da 4 e 6 cannoni; i cavafanghi Vulcano e Finanza detto il Nuovo nel 1855, e la fregata Torquato Tasso (10 cannoni, 28 maggio 1856). Le motrici provenivano non solo dalla Reale fabbrica di Pietrarsa, ma anche da stabilimenti privati come la Zino.

    La pirofregata "Ettore Fieramosca"

    Con Francesco II, il 18 gennaio 1860 fu varata la Borbone, fregata ad elica di 3680 tonnellate, che chiuse l’era dei pesanti vascelli di legno a poppa tonda, potenti ma non molto veloci. La Borbone era lunga m 68 e larga m 15. L’apparato motore, realizzato negli stabilimenti di Pietrarsa erogava 457 cavalli per la motrice alternativa a grifo oscillante. Aveva due ponti a batteria coperti, tre alberi a vele quadre. La fregata era armata con 8 cannoni rigati da 160, per la prima volta usati nella Marina napoletana, 12 cannoni lisci da 72, 26 pezzi da 68 e 4 cannoni da 8 in bronzo, su affusto. Il suo equipaggio era composto da 24 ufficiali e 635 sottufficiali e comuni. La gemella Farnese non fu completata a causa dell’invasione piemontese del 1860. Con i Borbone fu realizzato dal Cantiere di Castellammare, dal 1840 al 1860, naviglio per un totale di oltre 43.000 tonnellate.
    Medaglia in argento del 1849 (?) della Reale Armata di Mare (collezione Francesco di Rauso, Caserta) clicca sull'immagine per ingrandire

    Il cantiere di Castellammare di Stabia, al momento della conquista piemontese, stava attrezzandosi per la lavorazione di scafi in ferro. Dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, il cantiere riuscì per alcuni anni a mantenere una posizione di primaria importanza nelle costruzioni navali italiane.
    SITO DI RIFERIMENTO WWW.STABIATOURISM.IT

    "Fu con l'età dei Borbone (1734-1860) tuttavia che Castellammare di Stabia conobbe il periodo più consistente e significativo della sua espansione. La casa reale non solo avviò le ricerche archeologiche (1749) che portarono alla luce i resti dell'antica Stabiae, ma vi impiantò (178?) il più antico e importante cantiere navale del Mediterraneo ancora oggi attivo. Il Palazzo Reale di Quisisana fu ingrandito e abbellito, attorno ad esso sorsero casine di delizie e di ville abitate d'estate da esponenti dell'aristocrazia di corte. È questa l'epoca del Grand Tour, quando anche Castellammare divenne tappa dei viaggiatori stranieri che si spingevano fino a Napoli e alla costiera Sorrentina e Amalfitana.
    Con i primi sviluppi industriali furono impiantati numerosi opifici, mentre la città fu raggiunta nel 1850 dalla prima linea ferroviaria d'Italia, la Napoli-Portici-Castellammare. Nello stesso periodo fu aperta la strada che da Castellammare conduce a Sorrento. In quegli anni, per la sua vicinanza a Napoli, Castellammare è sede di numerosi consolati stranieri, tra cui quello di Francia, Russia e Stati Uniti d'America. "

  2. #2
    Gaeta resiste ancora!
    Data Registrazione
    05 Dec 2005
    Località
    Nvceria Constantia
    Messaggi
    7,427
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Quando parli con le eprsone comuni della tua città, raccontgli la storia dei cantieri. LA storia locale interessa sempre e quando ascolteranno che l'età della munezza coincide con la fine del Regno delle Due Sicilie, vedrai che qualche fetta di salame cadrà dai loro occhi.
    W ' O Rre Nuost!

  3. #3
    Forumista
    Data Registrazione
    27 Jul 2010
    Messaggi
    753
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito aggiungo un paio di link interessanti


  4. #4
    Forumista junior
    Data Registrazione
    22 Jan 2008
    Messaggi
    9
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da castellammare è giusto ricordare che è uscita anche la nave ammiraglia dell'attuale marina militare italiana,anno 1930...l'Amerigo Vespucci...

  5. #5
    Mannaggia 'a marina
    Data Registrazione
    14 May 2006
    Località
    Castrum ad mare Stabiae - Regnum Utriusque Siciliae
    Messaggi
    1,113
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Durante una conferenza all'Hotel Stabia (tre anni fa) riguardante la bonifica del fiume Sarno, Ferdinado II si è beccato ben 2 minuti di applausi dopo che Cozzolino (di Scafati) elencò una lunga serie di opere realizzate dal Re e da recuperare.

    Purtroppo questo episodio fa capire che la nostra classe dirigente è al corrente di queste cose, ma da bravi ascari fanno finta di niente e continuano a festeggiare gente come Garibaldi, Bixio o traditori come Acton.

  6. #6
    Forumista
    Data Registrazione
    27 Jul 2010
    Messaggi
    753
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Situazione delle finanze degli Stati italiani nel 1860

    E due...questo link secondo me presenta le cose più sconvolgenti:

    http://www.ilportaledelsud.org/benes...ue_sicilie.htm


    Tra queste cifre (attenzione non dei neoborbonici ma di studiosi come Nitti, Savarese...tutti assolutamente non di parte e nemmeno lontanamente accusabili di "nostalgie borboniche" più altri studi postumi compresi gli atti di una Commissione Parlamentare di Vigilanza del 2001!), ecco alcune "perle", fatti non confutabili:

    1) Riserva aurea a garanzia della moneta degli antichi stati italiani al momento dell’annessione Milioni di lire - oro
    Due Sicilie
    445,2
    Lombardia
    8,1
    Ducato di Modena
    0,4
    Parma e Piacenza
    1,2
    Roma (1870)
    35,3
    Romagna, Marche e Umbria
    55,3
    Piemonte
    27,0
    Toscana
    85,2
    Venezia (1866)
    12,7
    TOTALE
    670,4
    Lo Stato delle Due Sicilie possedeva un "patrimonio" doppio rispetto a tutti gli altri stati della penisola messi assieme. (Nitti)

    2) 1860: Raffronto Debito Pubblico espresso in milioni di lire
    NAPOLI
    PIEMONTE
    Debito pubblico consolidato
    441,225
    1.271,43
    Interessi annui
    25,181
    75,474

    Il Debito del Regno di Sardegna era 3 volte quello del Regno delle 2 Sicilie con una popolazione inferiore!

    3) Rapporto Debito/PIL 1860
    Due Sicilie 16,5%
    Piemonte 73,8%

    Sconvolgente no?
    Oggi lo Stato italiota dopo 150 anni e' riuscito pure a peggiorare le già tragiche cifre cavourriane...ed e' un miracolo se riusciamo a ritornare al 100%...


    Quando lo trovo inserisco pure la % di poveri negli stati pre-unitari...così finisce pure la barzelletta che era la corte ed il tesoro dei regnanti nelle 2 Sicilie mentre il popolo era più affamato che nelle altre regioni!

    Non era ricco ma certo non era meno povero di quello nelle altre regioni, le % di povertà sono comparabili!
    E chissà perchè fino al 1861 praticamente non esisteva l'emigrazione dei meridionali...

  7. #7
    Forumista
    Data Registrazione
    15 Apr 2009
    Messaggi
    252
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    Quando parli con le eprsone comuni della tua città, raccontgli la storia dei cantieri. LA storia locale interessa sempre e quando ascolteranno che l'età della munezza coincide con la fine del Regno delle Due Sicilie, vedrai che qualche fetta di salame cadrà dai loro occhi.
    W ' O Rre Nuost!


    Quando, a ragazzi giovani inizio a parlare della nostra Nazione, e piego loro chi siamo veramente, mi ascoltano increduli, il furto della memoria li ha portati a credere che la nostra condizione attuale di miseria economica e morale sia dovuta alla nostra cultura e sia insita nel nostro dna; ma invitandoli a guardarsi intorno, la reggia di quisisana ampliata e rimodernata in epoca borbonica , il cantire navale,ecc. non sono conse che si possono nascondere, sono opere tangibili che rimangono a fututra memoria; in loro si insinua il dubbio; poteva una Nazione "negazione di Dio" produrre cosi tanta bellezza? Qualcuno inizia anche a ducumentarsi, qualcun'altro mi chede in prestito qualche libro, e altri ancora inizano a credere in loro stessi. Quello che stiamo facendo e' una cosa meravigliosa, stiamo dicendo,ai nostri ragazzi che i loro pardri, non erano dei ladri, degli inetti dei camorristi dei furbastri e degli incapaci; ma erano dei patrioti che hanno perso la loro vita per la patria, che erano morigerati nei costumi e moderni nelle tecnoligie, erano i primi a combattere la delinquenza organizzata, che erano intelligenti e scaltri ma sempre rispettosi del prossimo, che in quanto a capacita' non avevano niente da invidiare a nessuno.DOBBIAMO INSEGNARE LORO CHE L'AMORE PER LA NOSTRA PATRIA DUOSICILIANA, TUTTO IL RESTO VERRA' DA SE.

    FORZA E ONORE

 

 

Discussioni Simili

  1. Il Meridione e i Borboni
    Di Cipriano nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 21-06-12, 23:18
  2. Due Sicilie solo e sempre Due Sicilie
    Di dechristen nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 29-05-12, 16:12
  3. Ciclovia dei Borboni
    Di Napoli Capitale nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 15-06-10, 22:28
  4. Una Domanda Sulla Real Famiglia Dei Borboni Delle Due Sicilie
    Di luigi maria op (POL) nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 11-05-08, 23:41
  5. Borbone o Borboni ?
    Di Napoli Capitale (POL) nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 03-05-08, 12:02

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito