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Discussione: Inceneritori

  1. #21
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    Marino Ruzzenenti, L’Italia sotto i rifiuti, Jaca Book, Milano ottobre 2004, pp. 250, € 15.
    (con una presentazione di Luigi Mara)



    Se la quantità dei rifiuti prodotti è l’indice del grado di “sviluppo” o, meglio, del livello “consumistico” raggiunto da una certa società, il modo come questi vengono trattati ne è invece l’indicatore del grado di civiltà e cultura.

    L’Italia giunge in grave ritardo ad affrontare una corretta gestione del problema rifiuti. Dopo decenni del “tutto in discarica”, si sta ora prospettando in diverse parti del Paese la “via tecnologica” dell’incenerimento, spesso denominata con un eufemismo “termovalorizzazione”.
    E l’enfasi con cui questa “modernizzazione” viene proposta e celebrata sembra lasciare poco spazio ad altre ipotesi, pretendendo di aver già definitivamente risolto il problema: l’immondizia “sparisce” e si trasforma in energia “pulita e rinnovabile”.
    Ma è davvero così, o siamo di fronte all’ennesima “trappola tecnologica” che, mentre ci “libera” dal disgustoso ed ingombrante pattume, crea, con effetti collaterali “imprevisti”, altre problematiche sgradite, ancor più insidiose?
    Un tema particolarmente controverso e attualissimo, di cui si discute in questo testo, non in termini ideologici o soltanto teorici, ma mettendo sotto la lente dell’analisi critica e del rigore scientifico alcuni “casi” concreti. Si parte da Brescia, dove funziona da anni il più grande inceneritore d’Europa, proposto a tutti come una sorta di modello: squarciato il velo della propaganda, viene mostrato, dati alla mano, il cortocircuito nella gestione dei rifiuti innescato dalla megamacchina, produttrice all’infinito di tante discariche, ma di pochissima energia; mentre, passando al setaccio le emissioni in atmosfera, viene dimostrato nel dettaglio quale sia il vero impatto ambientale dell’impianto. Si passa poi alla sofferta vicenda della Campania, dove l’illusione di sostituire rapidamente al “tutto in discarica” il “tutto all’incenerimento” ha determinato un disastroso e decennale stato di emergenza permanente, da cui non si intravede la via d’uscita. Si risale infine nel Veneto, all’esperienza virtuosa del Consorzio Priula, dove la riduzione dei rifiuti alla fonte ed il sostanzioso recupero di materia attraverso una raccolta differenziata spinta non sono più un obiettivo, ma un’esperienza realizzata.

    E’ la forza dei fatti, quindi, che dà ragione a chi si oppone all’incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Mentre, come indica con sempre più vigore l’Europa e come le esperienze più avanzate insegnano, una gestione corretta dei rifiuti deve e può conseguire innanzitutto un forte contenimento e quindi un consistente riciclaggio, nella prospettiva di “zero rifiuti”, cioè del prosciugamento del flusso destinato allo smaltimento. E’ questa l’unica prospettiva per un’umanità del terzo millennio che sappia assumersi la responsabilità di una relazione amichevole con l’ambiente naturale e di un rapporto solidale con i diseredati del Pianeta e con le generazioni future.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio

    E’ la forza dei fatti, quindi, che dà ragione a chi si oppone all’incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Mentre, come indica con sempre più vigore l’Europa e come le esperienze più avanzate insegnano, una gestione corretta dei rifiuti deve e può conseguire innanzitutto un forte contenimento e quindi un consistente riciclaggio, nella prospettiva di “zero rifiuti”, cioè del prosciugamento del flusso destinato allo smaltimento.
    Hai ragione i fatti ti danno proprio ragione, leggi la notizia successiva, per capire dove va l'Europa.
    RIFIUTI/ MINISTRI UE APPROVANO RICLASSIFICAZIONE INCENERITORI

    Se efficienti, sono impianti recupero energia e non smaltimento

    postato document.write( strelapsed('2007-06-28T20:28:00Z') );1 giorno fa da APCOM


    Lussemburgo, 28 giu. (Apcom) - I ministri dell'Ambiente dell'Ue hanno raggiunto un accordo politico, oggi a Lussemburgo, sulla revisione della direttiva quadro sui rifiuti, che mira, tra l'altro, a riclassificare l'incenerimento dei rifiuti stessi, in certe condizioni, come un'operazione di recupero energetico, invece che come smaltimento (i Ventisette hanno votato tutti a favore, tranne l'Italia che si è astenuta). La riclassificazione, se confermata, avrebbe conseguenze importanti sulla 'gerarchia' del trattamento dei rifiuti, che costituiva finora la pietra angolare della politica comunitaria in questo settore. In sostanza, la legislazione attuale favorisce innanzitutto la prevenzione (produrre meno rifiuti), poi il riuso (quando è possibile), quindi il riciclaggio, il recupero di energia e, infine, lo smaltimento in discarica. L'accordo odierno dei ministri dei Ventisette, proposto dalla Commissione europea e appoggiato dalla presidenza di turno tedesca, farebbe 'salire di un gradino' nella gerarchia l'incenerimento, favorendo così le politiche di sostegno pubblico per questo modo di smaltire i rifiuti, che verrebbe messo quasi sullo stesso piano del riciclaggio vero e proprio e delle fonti energetiche rinnovabili.
    Finora, nella legislazione Ue, solo gli inceneritori che avevano come funzione principale la produzione di energia elettrica, e non lo smaltimento dei rifiuti, potevano essere considerati nella categoria del recupero energetico; gli altri erano considerati alla stessa stregua delle discariche. Secondo la posizione approvata oggi dai ministri, invece, perché un inceneritore enti nella categoria del 'recupero' basterà dimostrare che risponde a un criterio di efficienza energetica del 55%.
    Per convincere i ministri ad approvare la proposta, la Commissione e la presidenza di turno tedesca hanno fatto una concessione importante, accettando che gli Stati membri possano porre delle limitazioni, sulla base di motivazioni ambientali, all'import-export di rifiuti destinati agli inceneritori. I paesi dell'Est, in particolare, temevano un'invasione dei rifiuti dei paesi più ricchi, Germania in testa, per effettuare le operazioni di incenerimento lontano dal proprio territorio. Altri Stati membri, come la Danimarca, volevano invece evitare di dover importare rifiuti indifferenziati, e desideravano poter scegliere di importare solo i rifiuti a più alto valore energetico.
    I ministri Ue hanno approvato anche un'altra proposta della Commissione europea che rischia di dare un duro colpo alla 'gerarchia' delle diverse modalità di trattamento dei rifiuti: da principio generale di base della legislazione in materia, la 'gerarchia diventerebbe un 'principio guida', e potrebbe essere applicato dagli Stati membri in modo più flessibile. Secondo la Commissione, questo permetterà di "dare più margine agli Stati per tenere conto di tutto il ciclo di vita del prodotto", nonché delle condizioni locali, in modo da scegliere le modalità con minore impatto complessivo sull'ambiente.
    Il Parlamento europeo, tuttavia, non è d'accordo sull'impostazione della Commissione e dei ministri: nella sua prima lettura, a febbraio, ha chiesto di ripristinare la gerarchia del trattamento dei rifiuti come principio generale, e ha bocciato la riclassificazione degli inceneritori. Se l'Assemblea di Strasburgo confermerà questa sua posizione durante la seconda lettura, sarà inevitabile andare in procedura di conciliazione con il Consiglio Ue.
    "L'incenerimento - ha commentato una fonte di Legambiente, da Lussemburgo - non può e non deve fare concorrenza alle rinnovabili, al riuso dei rifiuti e al vero riciclaggio. Lavoreremo affinché il Parlamento europeo confermi la sua posizione approvata in prima lettura lo scorso febbraio, e affinché l'Italia faciliti l'accordo in questo senso in seconda lettura".

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da orson69 Visualizza Messaggio
    Hai ragione i fatti ti danno proprio ragione, leggi la notizia successiva, per capire dove va l'Europa.
    Peccato che in Italia l'incenerimento sia proprio equiparato alle rinnovabili, con una normativa vergognosa, tutta italiana.
    Proprio il contrario di ciò che dice il documento che hai postato, che auspica una inversione di rotta dell'Italia in quel senso.

    Su questo punto ho proprio un bel documento isde da tradurre. Appena posso lo posto.

    A presto. E appena ci si vede di persona botte.

  4. #24
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    Scusa eh, non per fare il pignolo.
    L'Italia equiparava gli inceneritori alle rinnovabili fino al 2007, da quest'anno non più, rimangono solo i contratti in essere.
    Adesso i ministri UE dicono riclassificare l'incenerimento dei rifiuti stessi, in certe condizioni, come un'operazione di recupero energetico.
    Quindi si torna agli incentivi come rinnovabili, sempre che la proposta dei ministri passi ovviamente.

    Credo che siano giusti i paletti messi oltretutto, perché altrimenti è una porcata, come giusti sono i limiti all'esportazione di rifiuti.

  5. #25
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    Secondo lei, vivere in zone industriali può essere un rischio per la salute?
    Sì, il rischio c'è. Noi viviamo in un ambiente altamente inquinato e continuiamo a peggiorare le cose bruciando di tutto.
    Il punto è che noi, per non vederci più davanti tutto quanto crediamo non ci serva più, compresi tanti scarti della produzione industriale, facciamo dei bei falò. Ma questa roba la eliminiamo solo dalla nostra vista. In verità ce la ritroviamo nell'ambiente in forma di polveri sottilissime, che io, con il famoso microscopio, vedo senza difficoltà, misuro ed analizzo. Purtroppo, poi, queste polveri sono incomparabilmente più tossiche rispetto ai prodotti di
    partenza, vale a dire quei rifiuti che non volevamo più vedere. Va da sé che se è vero che gl'inceneritori, cioè i falò di cui parlavo, sono tra i grandi colpevoli dell'inquinamento, se non altro per la loro assoluta inutilità, bisogna sapere che tutte le forme di combustione generano polveri. Dunque, i motori a scoppio, le centrali elettriche ad oli pesanti o a carbone, le acciaierie, i cementifici e, insomma, dovunque si bruci.
    Dal punto di vista fisiologico, e parlo della fisiologia che tiene conto anche dei nostri studi, quelle polveri vengono inalate, entrano nei polmoni che non sono capaci di trattenerle e che, anzi, sono un vero e proprio colabrodo, e finiscono nel sangue entro poche decine di secondi. Da lì, finiscono in poche decine di minuti a tutti i tessuti del nostro organismo dove possono fare guai. Ecco, allora, la lattina di Coca Cola, il vassoio di plastica dove c'era la carne, una bomboletta spray ecc. che ho gettato nell'immondizia me li ritrovo nell'aria e poi dentro il mio corpo. L'inquinamento che ho creato fuori, nell'ambiente, ci insegue, ci pervade, si impossessa di noi, ci fa ammalare e talvolta ci uccide.
    Catastrofismo? Se qualcuno vuol togliersi le fette di prosciutto dagli occhi e guardare in faccia la realtà, si accorgerà che stiamo parlano del mondo del 2007 e nient'altro.

  6. #26
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    Predefinito Inceneritore di Terni

    L'inceneritore di Terni
    TERNI - Indicano l'inceneritore come un animale da cui guardarsi,
    accucciato in una conca dove l'aria stagna anche nei giorni di
    tramontana, in via Ratini, un budello sterrato tra le ciminiere e i
    silos della zona industriale del Sabbione. E lo fanno a maggior
    ragione ora, che l'animale tace della sua rugginosa ferraglia. Che i
    suoi due camini non esalano più bave di fumo.

    Un nastro bianco e rosso e una macchina del corpo forestale dello
    Stato tengono lontani i curiosi (che non ci sono) e gli operai, che
    qui non metteranno più piede. A lungo. Affissi al cancello di
    ingresso, due fogli dattiloscritti dell'Agenzia Speciale Multiservizi
    (Asm) datati 14 gennaio avvisano "il personale degli impianti di
    termovalorizzazione, selezione e trasferenza che, per cause di forza
    maggiore, gli stessi non sono accessibili e pertanto tutto il
    personale è posto provvisoriamente in libertà fino a nuova
    disposizione".

    Comunicano che 32 operai, entro le prossime 48 ore, "dovranno recarsi
    presso lo studio medico del dottor Barconi, in via Pacinotti, per
    sottoporsi ad esame radiologico". La città già sa dal primo mattino.
    La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro dell'impianto con
    un provvedimento che racconta una storia lugubre, un "disastro
    ambientale" nella civile, ordinata e pulita Umbria. Che vale nove
    informazioni di garanzia e accusa il sindaco di una giunta di
    centro-sinistra eletta al secondo mandato con il 70 per cento dei
    suffragi di aver avvelenato la propria gente. L'aria che respira, la
    terra che calpesta, il fiume di cui va fiera, il Nera.

    Vecchio di trentadue anni, l'inceneritore ha ruminato e bruciato sino
    al dicembre scorso (quando ne era stato disposto dal comune un fermo
    temporaneo per lavori di manutenzione straordinaria) oltre il 50 per
    cento dei rifiuti urbani della città e della sua intera provincia
    producendo, sin quando è economicamente convenuto, energia elettrica
    (5 megawatt l'ora). Ma in uno scambio diabolico, a leggere le sette
    pagine con cui il pubblico ministero Elisabetta Massini avvisa gli
    indagati dello scempio di cui li ritiene responsabili.

    Perché la pulizia della città ne avrebbe significato di fatto la lenta
    e silenziosa intossicazione. A cominciare dal 2003 e fino a qualche
    settimana fa. I liquami dell'inceneritore - scrive il magistrato -
    venivano scaricati nel Nera in disprezzo dei limiti di concentrazione
    fissati dalla legge per il mercurio, per i residui dei cosiddetti
    metalli pesanti (selenio, cadmio, cromo totale, nichel, piombo,
    manganese, rame, zinco). E i responsabili dell'Asm (la municipalizzata
    che controlla l'impianto) ne sarebbero stati a tal punto consapevoli
    da tentare di "diluirli" nel tempo "aggiungendo acque di
    raffreddamento provenienti dalle torri dell'impianto".

    I forni bruciavano senza autorizzazione, anche ciò che non avrebbero
    potuto - si legge ancora - lasciando che le ciminiere alitassero
    nell'aria "acido cloridrico" e "diossine", liberate da una
    "combustione" tenuta al disotto dei limiti (850 gradi) e dissimulata
    da false attestazioni dei cicli di lavorazione. Ancora: avrebbero
    bruciato anche rifiuti radioattivi. Come dimostrerebbero cinque
    "incidenti" registrati lo scorso anno. Il 16 marzo 2007 - scrive il
    pubblico ministero - viene dato ingresso nell'impianto a legno e carta
    provenienti da Monza e risultati radioattivi. Il 27 giugno, una nuova
    "positività". Anche se questa volta i rifiuti sono ospedalieri.
    Arrivano da dietro l'angolo. Dal "Santa Maria di Terni". E non sembra
    un'eccezione.

    Perché il 4, il 9 e il 24 ottobre sono ancora "rifiuti sanitari" a far
    muovere gli aghi dei rilevatori di radiazioni. Va da sé - accusa il
    pubblico ministero - che agli operai che lavorano nella pancia
    dell'inceneritore venga taciuto in quale crogiolo di veleni siano
    immersi.

    A quale sorgente cancerogena siano esposti, "nonostante, già nel 2002,
    uno studio commissionato dalla stessa Asm avesse accertato come
    ragionevolmente prevedibile il rischio di contaminazione".
    Nell'impianto nessuno sembra preoccuparsene. Peggio: nel reparto di
    "trasferenza", dove i rifiuti vengono separati e compattati, i filtri
    sono a tal punto ostruiti che "gli operai, per poter respirare, sono
    costretti a tenere aperte porte e finestre dei locali, provocando
    continue immissioni nell'aria di polveri nocive, da carta, nylon e
    altri rifiuti leggeri".

    Paolo Raffaelli, il sindaco, parla con un nodo alla gola. Alle tre del
    pomeriggio, di fronte al magnifico palazzo Spada, la casa municipale,
    attraversando una piazza che brilla come uno specchio, c'è chi lo
    ferma e lo abbraccia scoppiando in lacrime. È stato nel Pci e nei Ds.
    Sarà nel Partito democratico. È stato fino al '99 parlamentare. È un
    uomo intelligente e non gli sfugge cosa significhi l'avviso di
    garanzia che ha ricevuto qualche ora prima insieme all'intero vertice
    della municipalizzata che gestisce l'inceneritore (il presidente
    dell'Asm Giacomo Porrazzini, anche lui ex parlamentare europeo dei Ds;
    i consiglieri di amministrazione Stefano Tirinzi, Antonio Iannotti,
    Attilio Amadio, Francesco Olivieri; il direttore generale Moreno
    Onori; i delegati per i servizi di igiene e prevenzione Giovanni Di
    Fabrizio e Mauro Latini).

    Dice: "Stavo già passando settimane umanamente terribili per la
    Thyssen, che qui ha il suo stabilimento madre. E non sarei sincero se
    ora sostenessi che sui rifiuti sono tranquillo perché nel merito di
    questa vicenda ritengo che, nel tempo, siano state fornite alla
    magistratura tutte le controdeduzioni tecniche necessarie a far cadere
    gli addebiti gravi e direi pure infamanti che ci vengono mossi.

    La verità è che questo sequestro non solo sporca la mia immagine
    politica, ma fa riprecipitare in tutto il Paese e nella sinistra la
    discussione sullo smaltimento dei rifiuti a un'antica e improduttiva
    guerra di religione: "inceneritore si", "inceneritore no". A Napoli,
    Bassolino e la Iervolino sono stati "impiccati" per non averlo ancora
    costruito. Io, da tempo, vengo "impiccato" dalla destra e da settori
    dell'ambientalismo per averlo fatto funzionare in un quadro integrato
    di raccolta differenziata, termovalorizzazione, uso delle discariche,
    sviluppo di nuove tecniche di bioriduzione.

    Una cosa sola è certa. Questo sequestro non riuscirà a sporcare la
    città, anche perché, sensibilizzata dal prefetto, la magistratura ha
    compreso che per evitare che Terni sia sommersa di rifiuti nel giro di
    quattro giorni, almeno i reparti di raccolta dei rifiuti dell'impianto
    possano continuare a funzionare come snodo di smistamento".

    A un costo, però. Che apre un nuovo capitolo dell'emergenza trecento
    chilometri a nord della linea del Garigliano. Da questa mattina, tutti
    i rifiuti urbani di Terni e della sua provincia saranno avviati "tal
    quali" (così si definisce in gergo l'immondizia non separata) nelle
    "crete" di Orvieto, la discarica che, sino ad oggi, ha raccolto solo
    il 20 per cento degli scarichi del ternano. Il cielo umbro respira. La
    sua terra comincia a gonfiarsi. Al veleno non sembra esserci rimedio.
    Neppure qui. Tra ulivi e colline smeraldo che il mondo ci invidia.



    15 gennaio 2008

  7. #27
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    Predefinito Inceneritori

    Ormai dilaganti in tutta la penisola... Spacciati come la salvezza di Napoli e come il moderno metodo di smaltimento dei rifiuti.. In realtà sono ecomostri altamente tossici con effetti devastanti sulla popolazione, altro che Vespa e le sue passeggiate di salute. Come la pensate??

  8. #28
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    quanta partecipazione

  9. #29
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    e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx
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    Predefinito

    Be da qualche parte i milioni di tonnellate di spazzatura che produciamo dobbiamo pur farli sparire.
    Secondo me me bisogna per prima cosa assolutamente riciclare tutto il riclicabile e poi quello che rimane dovrebbe essere bruciato per produrre energia.
    I moderni inceneritori dovrebbero avere dei particolari filtri e dovrebbero inquinare pochissimo rispetto a quelli realizzati alcuni anni fa

  10. #30
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    Predefinito

    diciamoci la verità: spesso gli inceneritori sono un grande affare per chi deve speculare sulla loro costruzione:
    in sardegna, a ottana, un paese in mezzo alle montagne già massacrato da industrie perennemente in crisi impiantate nei decenni passati e che hanno praticamente distrutto la cultura agropastorale della zona, ora si vorrebbe impiantare un mega inceneritore (e non certo di ultima generazione). totalmente inutile perchè la sardegna è già ben attrezzata per lo smaltimento dei rifiuti (e inoltre ha una buona media di raccolta differenziata).
    e allora perchè fare un'altra cattedrale nel deserto? lascio la risposta alla vostra fantasia...

    la situazione campana è evidentemente molto diversa e complessa e lì entrano in gioco diversi ordini di interessi che hanno portato alla situazione che tutti conosciamo.

 

 
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