Felice 2008, mia cara Nablus! Napoli-Nablus: un ponte di solidarietà
La città di Nablus è occupata per la quinta volta in tre anni.
Samah Atout, nativa di Nablus vive attualmente a Bruxelles e non ha più notizie della sua famiglia. Scrive per opporsi a un difetto di informazione che, creando una "normalizzazione" dell'occupazione, contribuisce a schiacciare con ogni mezzo i sogni dei Palestinesi.
Nell'articolo collegato i rappresentanti della delegazione italiana dell'Osservatorio Euro-Mediterraneo di Napoli, in filo diretto con la città di Nablus, raccontano l'esperienza diretta di un'incursione militare israeliana nella città.
a cura di L. C. (ex casco bianco in Israele/Palestina)
Fonte: Caschi Bianchi Apg 23 - traduzione da http://www.indymedia.org/en/2008/01/898857.shtml - 04 gennaio 2008
La città di Nablus, Cisgiordania, è sotto assedio da più di 24 ore, mi raccontava poche ore fa Ala Yousef, professore all'università di Al Najah. Lo stesso ha inoltrato la lettera di una ragazza di Nablus che lavora a Bruxelles, e ha perso ogni contatto con la sua famiglia che si trova nella città. Sembra che la sua casa sia stata requisita come postazione operativa dall'esercito israeliano. Ho tradotto questa lettera e l'inoltro a voi,
L. C.
La mia casa a Nablus, in Palestina è occupata dai soldati Israeliani, ancora, per la quinta volta in tre anni. Da 24 ore non ho notizie della mia famiglia, chiusa dentro casa. Mia madre, di 55anni, e mio fratello maggiore di 23 anni. Come dovrei sentirmi? E cosa dovrei dire? L'occupazione militare, quotidianamente, dà dei segnali su come il conflitto israelo-palestinese entra nella mia casa e nella storia di molte persone. Mi trovo a Bruxelles adesso, e trovare validi articoli di giornale su quanto sta accadendo a Nablus non è facile, è un puzzle impossibile da risolvere. Dove sono arrivate le operazioni "militari" israeliane? Quanto durerà questa incursione nella città? Perché hanno occupato proprio casa mia adesso?
Conclusione: è dura essere lontani da casa.
Il mio amico canadese mi ha chiesto: " Cosa vogliono i soldati israeliani? Forse che tua mamma gli cucini dei biscotti?
Ho sentito dire ad amici che abitano là in Palestina: "Perché ti preoccupi? È "a'adi", è "normale".
Ma non è normale, non è assolutamente normale che ci sia una base operativa militare nel mio salotto, che ci siano dei soldati che leggono i miei diari, non è normale, terrorizzare i bambini. Questo è tutt'altro che normale.
Questo processo di normalizzazione è stato costruito da Israele negli ultimi 60 anni ed è partito dall'uso della valuta israeliana per arrivare fino al controllo delle frontiere, all'insegnamento nelle scuole palestinesi di ciò che gli israeliani vogliono che impariamo, ovvero di attraversare 6 checkpoint in meno di 40 minuti di strada, fino all'occupazione della mia casa ora. Tutto ciò non ha nulla a che vedere col conflitto. Perché la mia casa, mi chiedo? Forse la finestra del mio bagno destava sospetto? Potrebbe questa finestra rivelarsi una "finestra terrorista"? Provo a scherzare sulla situazione anche se sono terribilmente preoccupata. Meglio ridere che disperarsi. Conclusione: L'occupazione ha normalizzato le mie reazioni, perché non piangere?
Ho chiamato qualche ufficiale israeliano, per "disturbarlo" come dice il mio collega. Lo so che le telefonate non servono a nulla, ma alla fine loro sapranno che NON è normale e NEMMENO ok condurre un'operazione militare in una zona popolata da civili.
Le incursioni quotidiane non mirano solo alla "normalizzazione" dell'occupazione, ma piuttosto a schiacciare con ogni mezzo i sogni dei Palestinesi. Qualcuno dice che vengono portate avanti per "ragioni di sicurezza". Beh, mi sembra una scusa ridicola. Perfino gli ufficiali israeliani, dietro la divisa, ridono (vergognandosi) quando lo dicono.
Un mio amico musicista che è stato in prigione mi ha detto: "Io non ero contro l'occupazione. Non ero sottomesso, ma preferivo lottare con la mia immaginazione attraverso la tastiera del mio pianoforte. I soldati israeliani mi hanno costretto a diventare attivista, aggredendo i miei figli ogni giorno quando andavano a scuola e arrestandomi senza alcun processo (detenzione amministrativa). In prigione gli strumenti musicali non erano permessi, per "ragioni di sicurezza". Questa è stata la tortura più grande". Qui puoi trarre le tue conclusioni: sei 'costretto' a ribellarti e le ragioni di sicurezza sono una pura idiozia".
So come ci si sente. Ci sono passata già: la tua casa è occupata. Tu sei rinchiusa in una stanza senza possibilità di comunicare con l'esterno. Qualunque cosa succeda, se c'è un'emergenza oppure hai problemi di salute...Allora, peggio per te. Devi chiedere addirittura il permesso per usare il tuo stesso bagno. Percorri tutte le diverse gradazioni di umiliazione e alla fine devi sorridere e ringraziare i soldati per la 'gentile' visita.
Conclusione: Sono furiosa!!!
Non mi sento di fare alcun discorso politico. Prego soltanto che la mia famiglia, così come tutte le famiglie di Nablus, stia bene. Queste parole non serviranno ad alleviare la mia paura stanotte, tuttavia mi hanno aiutato a riflettere ad alta voce ed in maniera chiara sulle mie conclusioni. Questo è il saluto di Annapolis a Nablus: felice 2008! Mi dispiace dirlo: è meglio avere piuttosto un decoroso anno infelice, ma di sicuro migliore di questo inizio.
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- Antenne di Pace
I rappresentanti della delegazione italiana dell'Osservatorio Euro-Mediterraneo di Napoli, direttamente collegata con la città di Nablus, raccontano l'esperienza diretta di un'incursione militare israeliana nella città, oggi circondata da tre Checkpoint militari israeliani che controllano il traffico in entrata ed uscita di persone e merci.
L. C.
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