Testimonianze dalla Palestina soto occupazione
Subject: Bambini palestinesi- Ettore Masina
From: "Ettore Masina"
Date: Wed, 27 Feb 2002 18
5:11 +0100
LETTERA 79
febbraio 2002
"Care amiche, cari amici, credo fosse il mese di settembre del 2000 quando in LETTERA vi parlai del Progetto "Gazzella", varato da due straordinarie
persone: Marisa Musu e Marina Rossanda. Dandole il nome di una bambina palestinese di 12 anni, colpita alla testa da un soldato israeliano mentre
tornava a casa da scuola e ri-masta a lungo fra la vita e la morte, Marisa e Marina, con un gruppetto di altri gene-rosi avevano appena dato vita, a
quell'epoca, a una rete di solidarietà insieme politica e affettuosa.
Avevano, cioè, lanciato la proposta di adozioni a distanza di piccoli palestinesi feriti o mutilati nel corso della Seconda Intifada.
E' passato poco più di un anno e nonostante la penuria di mezzi e -naturalmente! - il silenzio dei giornali, il progetto ha preso quota: e
poiché le animatrici di "Gazzella" dicono che i primi "adottori" sono stati gli amici di LETTERA, mi sembra giusto informarvene: tanto più che la
situa-zione palestinese ci carica di un'angoscia dalla quale possiamo uscire soltanto con gesti concreti di rottura del silenzio e dell'inerzia.
Gli amici di Gazzella si sono riuniti recentemente per il loro primo "congresso": gente meravigliosa, venuta da tutte le parti d'Italia: La loro
rete si è ormai distesa come una carezza su 287 bambini palestinesi.
(per informazioni: bettinif@libero
bambini palestinesi
Bambini di Palestina
Come vi scrivevo in quella LETTERA ormai lontana, da cinquant'anni, anzi da cin-quantaquattro, noi ogni giorno ci alziamo, portiamo i bambini a scuola,
andiamo al lavoro, ritorniamo a casa, mangiamo, ci abbandoniamo al sonno e intanto in Palestina muoiono ammazzati uomini donne e bambini: 361 bambini uccisi dal settembre 2000, uno di 13 anni assassinato il 17 febbraio scorso, quasi a impedire che ci illudes-simo di una pausa di questa atroce
contabilità. No, non è un genocidio, i giuristi negano che si possa definirlo così. Allora diciamo: è uno stillicidio omicida, come se il tempo
fosse segnato da una mo-struosa gigantesca clessidra attraverso la quale passano, ma sempre più velocemente, non granelli di sabbia ma corpi di
uccisi.
Da cinquant'anni, anzi da cinquantaquattro, noi ci innamoriamo, sogniamo,preghiamo, frequentiamo concerti, organizziamo feste fra amici, ci
commoviamo leggendo le pagine di grandi scrittori, tentiamo di scrivere poesie e di imparare nuove canzoni, e intanto uomini donne bambini
palestinesi continuano a morire ammazzati: uno dopo l'altro, o in stragi crudelissime, dietro le muraglie di una totale incapacità di reazione
dell'opinione pubblica internazionale e di un'acquiescenza dei governi democratici che rimarranno una vergogna per la storia del nostro tempo.
In questo mezzo secolo di martirio palestinese, nei tranquilli territori europei alcuni di noi sono giunti alla vecchiaia, altri hanno maturato la
loro giovinezza, ed altri ancora sono nati, sono cresciuti, hanno imparato le tecniche per entrare in contatto con persone lontanissime da loro mentre
a due ore di distanza di aereo i palestinesi continuavano a morire, in diverse maniere.
Nei primi decenni ci sono state, "laggiù", guerre terribili. Allora per qualche giorno - o settimana - siamo stati costretti da orrendi rumori e
visioni di massacri a pensare al Medio Oriente. Ma gli eserciti innalzano le loro bandiere proprio per farci sapere che la guerra è cosa loro, noi ne
siamo fortu-natamente (almeno direttamente) esclusi. Così a quel sangue e a quelle morti abbiamo dedicato l'attenzione dolorosa - o forse soltanto
perplessa - che si presta ad eventi che sono atroci e disgustosi ma che, in fondo, non ci appartengono. Oppure è accaduto a non pochi di prendere posizione su quelle guerre, parteggiando per il "piccolo", moderno, civile,
"occidentale", "europeo" Israele aggredito da arabi fanatici, straccioni e sporchi. Ricordo ancora sui parabrezza di molte automobili milanesi l'adesivo "Io sono per Israele".
Poi le guerre si sono rivelate più che mai inutili, il "piccolo" Israele minacciato essendo in realtà un gigante, issato com'è sulle spalle degli
Stati Uniti e difeso dalle armi dell'Impero; e anzi qualcuno di noi ha capito che in quella faziosità filo-israeliana era contenuto un grano di razzismo. Franco Fornari, grande psicoanalista, ci ammoniva: concedere a Israele il diritto di comportarsi in modi che non si consentirebbero ad altri popoli significa pensare che esso è qualcosa di geneticamente diverso da noi