Anche la Francia non ci ha fatto una bella figura...


Anche la Francia non ci ha fatto una bella figura...


fenomenali questi destri, ma chi glie lo dice che il primo a staccare il kosovo dalla serbia per darlo all'Albania fu benitone da predappio?
chi glielo dice che c'erano SS bosniache, albanesi e croate, ma non certo serbe?
misteri comunque un mondo senza banditi serbi sarebbe certo un mondo migliore


Serbian Volunteer Corps
Serbian Volunteer Command
Formed on 15 September 1941, by Dimitrije Ljotić from Chetniks and his Zbor Movement activists. It had twelve 120-150 strong detachments. In January 1943, it become Serbian Volunteer Corps (Srpski Dobrovoljacki Korpus - SDK) with five 500 man battalions - four volunteer and one Chetnik Assault battalion and from 4 January 1943 it also had armored car battalion, cavalry squadron and 6 aircraft - strength is around 3,000 men. Formation was fully equipped by Germans who where impressed by its performance.
- Srpski Dobrovoljacki Korpus
- Serbisches Freilligen Korps
- Serbian SS Volunteer Corps
Armored car battalion (bornih kola) had some 20 different vehicles - some ex-YU which Germans considered obsolete, few French Renault tanks, Czech and maximum of three German half-tracks in very bad shape. Out of six aircraft, two were Breguet-XIX and one Fieseler Storch. Flights (when aircraft were in flight condition) were allowed only with German supervision.
In 1944 five 1200-man regiments with 500-man artillery battalion, under German tactical command but reporting to General Nedić. On 21 June another regiment was formed - 2nd Iron Regiment (2. gvozdeni puk), total strength has risen to around 9,000 men.
Strength of the Volunteer Corps in August 1944 according to Bundesarchiv, RH 19 XI/31 Militaerbefehlshaber Suedost Ia, Gegenueberstellung der Feindstaerken und der eigenen einsatzfaehigen Kraefte im serbischen Raum (21.8.1944): 9.886 men.
On 8 October 1944 leaves Belgrade, moving to Syrmia and finally retreating to Slovenia. In November 1944 the Waffen-SS took over the job of supplying the SVC, and on paper naming it the Serbian SS Volunteer Corps. But the SVC never had German uniforms, only Yugoslav or Italian, and never donned SS patches or runes.
http://www.vojska.net/eng/world-war-...lunteer-corps/




Ma cosa c'e' di grande in Serbia? Ci ho vissuto negli anni '60-70 ed e' il peggior posto che sono stato.
-N-
PS. la prima volta ci arrivai in treno da Zagabria e andai diretto a WC nella stazione: se non sono svenuto e' stata solo fortuna. in un bar volevano farmi pagare 2 volte, negando che avevo gia' pagato. all'hotel volevano "il pizzo" olte che al prezzo salato per stranieri. non passava giorno che no ci fossero inconvenienti, cosa mai successa in Croatia, Slovenia o Romania.


Ah sei un croato.....garonja


Il Giornale.it
da Belgrado
«L’ambasciatore italiano non avrà accesso ai ministri e ai loro vice del governo serbo, ma non ci sono stati altri segnali di volere ulteriormente raffreddare i rapporti con l’Italia» spiega Pietro Vacanti, primo segretario della nostra rappresentanza a Belgrado.
I diplomatici si sforzano di gettare acqua sul fuoco, ma il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo potrebbe avere effetti devastanti sui rapporti con la Serbia.
Ieri è arrivata a Belgrado l’ambasciatrice serba a Roma, Sanda Raskovic-Ivic, richiamata per consultazioni.
Non siamo ancora alla rottura delle relazione, ma nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni. A marzo è attesa in Italia una delegazione serba per un giro nelle industrie degli armamenti. Fra Roma e Belgrado esiste un accordo bilaterale nel campo della difesa, che per ora non è stato cancellato. La ritorsione più pesante potrebbe invece riguardare i treni e i voli che riforniscono le nostre truppe in Kosovo. Passano per la Serbia e non si sa quali siano le intenzioni di Belgrado.
Lo scambio commerciale è di quasi 2 miliardi di euro, due terzi del quale di esportazioni italiane in Serbia. «La speranza è che la crisi dei rapporti politici prescinda da quelli economici. Ma certo la situazione è delicata», sostiene Adalberto Valduga, presidente dell'Assindustria del Friuli-Venezia Giulia, regione che investe molto in Serbia. Gli imprenditori italiani temono l’ostruzionismo delle dogane e ispezioni fiscali a raffica. La Italsvenjka, società del gruppo Crabo Spa, ha due stabilimenti in Serbia che producono sedie, tavoli e mobili. «Seguendo i suggerimenti dell’ambasciata - ha detto il titolare del gruppo Roberto Lovato - abbiamo fatto ridotto il personale italiano».
Gli italiani in Serbia sono circa 900, molti hanno doppia cittadinanza. L’ambasciata ha predisposto un piano di evacuazione, in caso di necessità e rimane in collegamento con tutti via sms. Ivano Macrì è l’italiano più in prima linea. Da otto anni vive a Mitrovica, la roccaforte serba nel nord del Kosovo, dove gestisce il Caffè du Paris. «Mi sento a disagio e scontento che l’Italia abbia riconosciuto l’indipendenza del Kosovo - dichiara Macrì al Giornale -. A Roma sono stati imprudenti. Potevano almeno dilatare i tempi». Dal Kosovo non vuole andarsene, ma la situazione è critica: «Tanto tranquillo non sono. La gente di Mitrovica mi conosce, ma stanno arrivando anche da fuori - spiega Macrì -. Hanno lanciato pietre contro gli agenti serbi solo perché indossavano la divisa della polizia kosovara. Qualcuno potrebbe tirarle anche a me perché sono italiano». Ad Unicredit hanno devastato due sedi, ma il gruppo pensava di raddoppiare gli sportelli. A Belgrado ci sono 50 insegne di Banca Intesa e 100 delle assicurazioni Generali, che potrebbero diventare dei bersagli. Nei disordini di giovedì scorso sono stati colpiti negozi Benetton, Bata e Cesare Paciotti, oltre alle sassate contro il centro culturale italiano. Intanto è stato identificato il corpo trovato fra le macerie dell’ambasciata Usa.




Se chiamano io parto , la lotta di liberazione del Cossovo dai musulmani è come la lotta di liberazione della Grecia dal giogo ottomano , allora si formò una corpo internazionale di volontati provenienti da tutta Europa , giovani e anche poeti e artisti , forse succederà di nuovo e verrà ricordato come il vero atto fondante dell'Europa dei Popoli.