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Discussione: Per Valerio

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    Per Valerio

    Un pensiero per la madre
    Un pensiero per Valerio


    Oggi è stat inaugurata la palestra popolare Valerio Verbano.

    www.valerioverbano.it

    http://www.youtube.com/watch?v=MVJJIx2Pc

    http://www.youtube.com/watch?v=31YqQ8sphG

    E la sinistra va in corteo
    "Uniti contro i picchiatori"



    Alle 17 da via Monte Bianco, per ricordare Verbano e in solidarietà con Simone, il ragazzo aggredito


    di Laura Mari e Tea Maisto

    Un corteo, due nomi: Valerio e Simone.
    Avrebbe dovuto essere solo una manifestazione in ricordo dell´uccisione di Valerio Verbano, il giovane militante di sinistra ucciso dai fascisti dei Nar il 22 febbraio 1980, ma quello di oggi sarà un vero e proprio corteo antifascista che sfilerà anche per solidarietà nei confronti di Simone, il ragazzo di 19 anni aggredito con un tirapugni domenica scorsa nel quartiere Vigne Nuove da alcuni giovani di destra appartenenti al Blocco Studentesco. «Sarà un corteo pacifico che riunirà centinaia di studenti e esponenti della sinistra» assicura Luca, dell´Horus Okkupato, il centro sociale di piazza Sempione che ha organizzato l´iniziativa.

    Alla manifestazione, che nasce anche in risposta alle tensioni delle ultime settimane causate dagli scontri e dalle polemiche con il Blocco Studentesco in merito all´organizzazione di un convegno (poi annullato) sulle Foibe al teatro Brancaccio, oltre agli studenti di molti licei della capitale, dal Virgilio all´Aristofane, dal Mamiani al Tasso, dal Righi al liceo artistico Ripetta, hanno aderito anche molti esponenti dei centri sociali della capitale.

    Dietro lo striscione "I compagni e le compagne di Valerio non dimenticano", da via Monte Bianco, al Tufello, questo pomeriggio alle ore 17 sfileranno i giovani antifascisti della capitale, i militanti dei movimenti di Lotta per la Casa ed Action, gli universitari della Rete per l´Autoformazione e i centri sociali Forte Prenestino, Esc ed Acrobax. «Ci auguriamo- fa sapere Luca dell´Horus Okkupato- che al corteo aderiscano anche esponenti politici, purché non utilizzino la manifestazione come un momento di propaganda politica». Per questo i giovani antifascisti sfileranno senza bandiere e alla testa del corteo ci saranno Carla Verbano, madre di Valerio, e Simone, il ragazzo aggredito domenica.


    La manifestazione antifascista si concluderà a via delle Isole Curzolane, dove sarà inaugurata la palestra popolare intitolata a Valerio Verbano e finanziata dall´Horus Okkupato e dai centri sociali. «La palestra - spiega Luca - sarà un punto di ritrovo per i giovani del quartiere: organizzeremo corsi di arti marziali, di ginnastica ed eventi sportivi». Ieri una cinquantina di studenti antifascisti ha occupato per circa un´ora l´Ufficio scolastico regionale di via Ostiense: «Chiediamo che l´annullamento dell´assemblea che la Consulta provinciale farà martedì prossimo proprio in via Ostiense – spiega uno studente – la Consulta non ci rappresenta perché è stata eletta dopo intimidazioni e brogli. È vicina ad associazioni di estrema destra, nelle quali militano anche gli autori dell´aggressione a Simone». I ragazzi hanno interrotto l´occupazione dopo la promessa di un incontro con il direttore dell´Ufficio scolastico regionale e annunciano una manifestazione per martedì, giorno della consulta.(22 febbraio 2008)
    http://roma.repubblica.it/dettaglio/...iatori/1426108

  2. #2
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  3. #3
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    http://www.senzasoste.it/per-non-dim...ano-fas-2.html
    Valerio Verbano: 28 anni dalla morte per mano fascista
    "Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli". Il 22 febbraio del 1980 a Roma tre ragazzi armati e con il volto coperto fanno irruzione in casa Verbano, al quarto piano di Via Montebianco 114 al quartiere Montesacro. Legano e imbavagliano il padre e la madre e attendono l’arrivo del loro unico figlio Valerio, 18 anni, attivista di Autonomia Operaia, che in quel momento è ancora a scuola. Ai genitori dicono che devono solo fare delle domande a Valerio, vogliono sapere dei nomi. Sono le ore 13 circa.
    Passano 50 minuti, durante i quali gli assassini rovistano nella camera da letto di Valerio, 50 minuti in cui la madre spera che il figlio faccia un incidente con la vespetta e non rientri a casa. Ma Valerio torna. Appena apre la porta i genitori sentono i rumori di una colluttazione, le grida del figlio e uno sparo soffocato. I tre assassini scappano di corsa per le scale, quasi subito accorrono i vicini che slegano i genitori e soccorrono Valerio, ma ormai non c’e’ più niente da fare, l’unico proiettile e’ entrato nella spalla sinistra, dall’alto verso il basso e ha reciso l’aorta uccidendo il ragazzo. Nella fuga i banditi lasciano un paio d’occhiali da sole, un bottone, una pistola con silenziatore e quasi inspiegabilmente un guinzaglio per cani.



    L’omicidio di Valerio Verbano è uno dei grandi enigmi degli anni di piombo. Un assassinio dalle mille ipotesi rivendicato sia da destra che da sinistra, che apre squarci improvvisi su anni inquieti e che rimane ancora oggi insoluto. “ Molti sono stati i pentiti di destra e di sinistra che hanno cercato di ricostruire le dinamiche che avvenivano in quegli anni. Solo alcuni omicidi non hanno trovato una paternità nonostante le numerose confessioni rese da moltissime persone e tra i pochissimi quello di Valerio Verbano” (Antonio Capaldo, magistrato).

    Le rivendicazioni
    Lo stesso giorno dell’omicidio arrivano due rivendicazioni la prima è di una formazione di sinistra “Gruppo Proletario Rivoluzionario Armato” che afferma di aver ucciso Verbano perchè è una spia, un delatore, un “servo della polizia” anche se dicono “è stato un errore, volevamo solo gambizzarlo”. Un’ora dopo verso le 21 arriva una seconda rivendicazione dei “Nuclei Armati Rivoluzionari, avanguardia di fuoco” (NAR), la sigla di punta dell’estrema destra:

    “Abbiamo giustiziato Valerio Verbano mandante dell’omicidio Cecchetti. Il colpo che l’ha ucciso è un calibro 38. Abbiamo lasciato nell’appartamento una calibro 7.65. La polizia l’ha nascosta”. In tarda serata arriva un'altra telefonata del Movimento Popolare Rivoluzionario, una formazione di destra.

    Il giorno dopo arrivano le smentite la prima è del “Gruppo Proletario Rivoluzionario Armato” con un volantino, poi quella dei NAR: “Non avevamo nessun interesse a suscitare una guerra tra movimenti rivoluzionari”. Un altro volantino recapitato verso mezzogiorno, sempre dei NAR (“comandi Thor, Balder e Tir”), non parla esplicitamente di Verbano ma del “martello di Thor che ha colpito a Montesacro”. Dieci giorni dopo compare un altro volantino a Padova ancora a firma NAR che smentisce categoricamente qualsiasi coinvolgimento nel delitto Verbano. Ma per gli inquirenti la rivendicazione più probabile è la prima telefonata dei NAR, che fa a riferimento al calibro 38. Quando arrivò quella telefonata infatti non c’era ancora la conferma del medico legale sul calibro che aveva ucciso Valerio. Come potevano saperlo?

    Valerio

    Valerio era figlio unico, si interessava di politica, ma in casa, ricorda la mamma Carla , non se ne parlava mai. I genitori non erano dunque a conoscenza del coinvolgimento e del grado d’impegno di Valerio. Il rapporto in casa era comunque tranquillo Valerio studiava, usciva con gli amici, aveva la sua fidanzata: un ragazzo normale come tanti.

    La militanza politica di Valerio Verbano comincia nel 1975 al liceo scientifico Archimede sezione D. Una militanza attiva che non evita lo scontro fisico e diretto con l’avversario. Valerio va in palestra pratica il judo e il karate dall’età di otto anni. I suoi interessi comprendono anche la musica: i Beatles i Pink Floyd e la Roma, la sua squadra, una vera fissazione. La fotografia è una sua altra grande passione che metterà presto al servizio del suo impegno politico.

    Ma il 20 aprile 1979 lo arrestano, viene sorpreso in un casolare abbandonato insieme a quattro amici mentre fabbricano ordigni incendiari. Le istruzioni sono contenute nel libro Il sangue dei Leoni edito da Feltrinelli nel 1969, un manuale di guerriglia urbana molto diffuso all’epoca. Nella perquisizione della sua stanza gli agenti trovano anche una pistola: una berretta 765 con la matricola limata. I genitori cascano dalle nuvole quando vedono la pistola. "Le armi all’epoca giravano, ne giravano parecchie, era facile procurarsele. Era difficile non accorgersene" ricorda un amico. Valerio sconta sette mesi a Regina Coeli. Quando entra in carcere ha diciotto anni e due mesi, è forse il detenuto più giovane di tutto il carcere romano.

    Il Dossier di Valerio
    Durante la perquisizione gli agenti trovano infatti anche una grande quantità di materiale, un archivio con centinaia di foto e nomi di militanti dell’estrema destra romana. Un lavoro iniziato nel 1977 quando Valerio aveva soltanto sedici anni. Valerio aveva formato il collettivo autonomo dell’Archimede, un gruppo che si specializza, ricorda un amico : “ nella controinformazione, documentavamo, fotografavamo..…eravamo organizzati come un piccolo servizio segreto, nel nostro piccolo estremamente efficiente. Ci avvicinavamo a manifestazioni dell’estrema destra o ai loro luoghi di ritrovo. Scattavamo foto e poi cercavamo d’identificarli…veniva fatta la raccolta di tutti gli articoli di giornale che parlavano dell’estrema destra, degli arresti. Avevamo un archivio fotografico e uno storico con tutti i fatti dell’estrema destra e degli informatori infiltrati negli ambienti dell’estrema destra. Tutto finiva in un quaderno in cui venivano catalogate tutte queste persone…in quel momento c’era la sensazione che ci potesse essere da un momento all’altro un colpo di stato della destra in Italia. Quindi ci si doveva preparare a contrastarlo in qualche maniera. Avevamo l’esempio del Cile, dell’Argentina. I dati servivano se succedeva qualcosa”.

    Dell'esistenza di questo "dossier" è a conoscenza, e probabilmente lo ha tra le mani, anche un giudice che indaga sull'eversione nera, Mario Amato. Il giudice Amato morirà per mano dei NAR il 24 giugno 1980 a Roma in Viale Jonio a pochi passi dall’abitazione di Valerio Verbano.

    Roma: i quartieri Montesacro e Trieste
    La Roma di quegli anni è una città dura e violenta dove ogni giorno si scontrano ragazzi di destra e di sinistra armati e pronti allo scontro. I quartieri su cui ruota questa storia e anche molte altre di quel tragico periodo sono due: Montesacro, zona rossa per eccellenza e Trieste roccaforte dei giovani di destra di Terza Posizione, nel mezzo quasi a segnare una divisione ideologica e geografica scorre un piccolo fiume l’Aniene, affluente del grande Tevere.

    Ci si accanisce contro le sezione dei rispettivi partiti di riferimento: PCI e MSI. Centinaia di azioni intimidatorie da l’una e l’altra parte per il controllo del territorio, per non permettere al nemico di prevalere.

    All’interno di questi confini dal 1976 al 1983 si consumano ben nove omicidi a sfondo politico: Vittorio Occorsio magistrato, 45 anni, 10 luglio 1976, ore 8.15, via Mogadiscio; Stefano Cecchetti, studente, 19 anni, 10 gennaio 1979, ore 19.30, Largo Rovani ; Francesco Cecchin, 17 anni, studente, 28 maggio 1979, ore 24, Via Montebuono ; Valerio Verbano studente, 18 anni, 22 febbraio 1980 ore 14.00, via Montebianco; Angelo Mancia, fattorino, 27 anni, 12 marzo 1980, ore 8, Via Federico Tozzi; Franco Evangelista, appuntato di Polizia, 37 anni, 28 maggio 1980 ore 8.10, Corso Trieste; Mario Amato, 42 anni, magistrato, 23 giugno 1980, ore 8.00, Viale Jonio; Luca Perucci, studente, 18 anni, 6 gennaio 1981 ore 17.15, Via Lucrino; Paolo di Nella, studente, 20 anni, 2 febbraio 1983, ore 22.45, Viale Libia.

    Le indagini
    Gli inquirenti sembrano partire con il piede giusto. Un vicino di casa ha visto quei ragazzi, viene costruito un identikit. Afferma anche di aver visto Valerio parlare proprio a quei ragazzi il giorno prima dell’omicidio davanti alla sala giochi. Ma questa preziosa testimonianza verrà poi ritrattata, l’uomo telefona al padre di Valerio e si scusa: “Mi dispiace, ho un figlio di quindici anni…”, forse è stato minacciato. Dopo poco tempo comunque cambia casa e se ne va dal quartiere.

    Il padre di Valerio Sardo Verbano, comunque non ha intenzione di aspettare gli eventi: è un assistente sociale che lavora per il Ministero degli Interni e pochi mesi dopo la morte del figlio decide di svolgere delle indagini in proprio. Nasce così una sorta di memoriale in cui fa tre ipotesi precise sulla morte di suo figlio Valerio.

    La prima ipotesi
    Un primo possibile movente, scrive Sardo, potrebbe essere legato allo scontro avvenuto il 19 settembre 1978 a Piazza Annibaliano al quartiere Trieste tra quattro autonomi e un gruppo di Terza Posizione facente parte dei Nar e della cosiddetta “Legione”. Valerio per difendere un compagno aggredito ferisce con una coltellata un ragazzo di destra Nanni De Angelis . Valerio riceve una martellata nel petto. Dopo la colluttazione tutti fuggono, ma rimane a terra la borsa di tolfa di Valerio. Secondo Marcello de Angelis, il fratello di Nanni, in quella borsa non c’era nulla che potesse far risalire al proprietario: solo un goniometro e una penna. Secondo la madre di Valerio c’erano i documenti del figlio e così gli aggressori hanno potuto sapere chi era e dove abitava.

    Il padre di Valerio dopo l’assassinio chiede un incontro con Nanni De Angelis, che accetta, dal dialogo i genitori si convincono che De Angelis non abbia nulla a che fare con la morte di Valerio.

    La seconda ipotesi
    Un altro movente che ipotizza il padre Sardo è legato a quel dossier che Valerio stava preparando sui NAR, Terza Posizione e sull’estrema destra romana. Forse vennero a sapere del dossier dopo l’arresto di Valerio nel 1979. Riapparso e poi scomparso, che cosa ci fosse in quel dossier e che importanza avesse per la destra eversiva non è ancora chiaro. Degli appunti di Valerio Verbano restano solo delle fotocopie, l’originale è stato sequestrato dagli inquirenti nel 1979 al momento dell’arresto, poi è scomparso.

    Dalle poche fotocopie fatte dalla Digos è possibile comunque ricostruire una mappa della Destra a Roma. Un materiale prezioso che avrebbe potuto portare gli inquirenti sulla pista giusta.

    Nel 1981 nell’ambito delle indagini sulla strage di Bologna vengono fuori quasi per caso delle informazioni interessanti anche per il caso Verbano. A parlare è Laura Lauricella, compagna di un personaggio di spicco dell’estrema destra di quel periodo Egidio Giuliani. La Lauricella decide di parlare tra le cose che racconta fa riferimento a un silenziatore che il Giuliani avrebbe dato all’assassino di Verbano. Lo scambio avvenne al poligono di Tor di Quinto a Roma, dove molti neofascisti si incontrano. La Lauricella racconta che Giuliani le avrebbe confidato che lui stesso aveva costruito quel silenziatore e che lo avrebbe dato a un ragazzo che quel giorno sparava vicino a lui . Quel ragazzo è Roberto Nistri membro di spicco di Terza Posizione.

    Il giudice Claudio d’Angelo che indaga sull’omicidio Verbano interroga sia Nistri che Giuliani entrambi negano ogni addebito e chiedono un confronto con la Lauricella, ma quel confronto non ci sarà mai. Il 30 settembre 1982 Walter Sordi, ex terrorista dei Nar pentito, fa nuove rivelazioni sul delitto Verbano dice di aver raccolte le confidenze di un altro esponente dei Nar Pasquale Belsito : “ fu Belsito a dirmi che a suo avviso gli autori dell’omicidio Verbano erano da identificarsi nei fratelli Claudio e Stefano Bracci e in Carminati Massimo. Il 25 gennaio 1984 nell’unico interrogatorio a cui è sottoposto Claudio Bracci nega ogni addebito e smentisce di conoscere Pasquale Belsito. In ottobre Massimo Carminati rilascia identiche risposte.

    Ai pentiti e ai collaboratori si unisce anche Angelo Izzo, detenuto dal 1975, per i fatti del Circeo. Izzo afferma di aver raccolto in carcere le confidenze di Luigi Ciavardini, militante di terza Posizione poi passato a i Nar. “Luigi Ciavardini mi disse che l’omicidio era da far risalire a militanti di Terza Posizione, mi disse che il mandante era sicuramente Nanni de Angelis, per quanto riguarda gli esecutori mi disse che sicuramente si trattava di componenti del gruppo capeggiati da Fabrizio Zani. Solo un pasticcione come Zani poteva perdere la pistola durante la colluttazione con Verbano”.

    Ma anche le parole di Izzo non trovano nessun riscontro. Da tutta questa serie di pentiti non uscirà nessun elemento concreto tutti gli indiziati verranno prosciolti nel 1989, l’inchiesta è chiusa.

    La terza ipotesi
    Il padre di Verbano indica anche un altro possibile movente : “ nei giorni precedenti al suo assassinio, mio figlio Valerio, potrebbe essere venuto a conoscenza di un gruppo composto da autonomi e neofascisti che svolgevano traffici di armi e droga. Questo gruppo venuto a conoscenza che Valerio indagava su di loro avrebbe inviato i tre assassini per interrogare Valerio e sapere quali nomi e fatti conoscesse”. Nel memoriale Sardo Verbano scrive un nome che è la perfetta sintesi di questa alleanza criminale tra rossi e neri, si tratta di Marco Guerra , un informatore di Valerio.

    Sentito dal giudice il 20 marzo del 1987, Marco Guerra dichiara: “All’epoca dl delitto Verbano facevo parte di un gruppo di giovani che si riconoscevano nel Movimento Comunista rivoluzionario, fino al 1978 avevo militato nella destra extraparlamentare, ma poi confluimmo nel movimento comunista rivoluzionario”. Prima di aderire all’estrema sinistra Marco Guerra frequenta il gruppo di estrema destra capeggiato da Egidio Giuliani e Armando Colantoni. Secondo gli investigatori questo gruppo avrebbe tentato un approccio con formazioni del terrorismo rosso per esaminare la possibilità di una strategia comune.

    Questa terza ipotesi non è stata mai presa in considerazione e non c’è comunque nessuna prova che Valerio Verbano sia stato ucciso da un gruppo misto rosso e nero, uniti per eliminare un ragazzo troppo curioso che forse aveva scoperto troppo.

    Un altro elemento…trascurato dagli inquirenti.
    Il 28 maggio del 1980 tre mesi dopo l’omicidio Verbano un commando dei NAR uccide Franco Evangelista, detto "Serpico", agente di guardia davanti al liceo Giulio Cesare. Da queste indagini esce un elemento che potrebbe essere significativo anche per l’omicidio Verbano . Durante le indagini finisce nella rete un ragazzino di sedici anni Elio De Scala, soprannominato “Kapplerino”, nella sua abitazione viene trovato un vero e proprio arsenale: tre pistole , dieci silenziatori centinaia di pallottole, sul comodino le chiavi di un auto rubata usata per due sanguinose rapine.

    Ma c’è un elemento che non quadra: la rivendicazione di quelle due rapine sono firmate dai NAR, ma la rivendicazione del furto di quell’automobile era stata firmata dalla sigla “Proletari Organizzati. Gruppo Valerio Verbano” in un linguaggio intriso del linguaggio dell’estrema sinistra. Il gruppo “Proletarii organizzati” scrivono i giornali è una sigla per depistare le indagini. E’ una novità che potrebbe gettare luce sul delitto di Via Montebianco. Eppure non si muove nulla, non ci sono indagini mirate, interrogatori nel fascicolo dell’istruttoria non c’è alcun riferimento.

    La lettera della madre di Valerio a Pasquale Belsito
    Ma la madre di Valerio non si arrende ancora, ha deciso di scrivere all’ultimo irriducibile dei Nar Pasquale Belsito, arrestato nel 2001 in Spagna e estradato in Italia nel 2005, per chiedergli aiuto:

    Durante questi anni non ho mai perso la speranza di poter conoscere la verità sull’omicidio di mio figlio, mi rivolgo a lei Pasquale Belsito perché ha conosciuto e frequentato gli ambienti di estrema destra: Nar, Terza Posizione. Chi meglio di lei conosce la storia di quel particolare momento. Lei ha oggi quarantaquattro anni, gli stessi che avrebbe il mio Valerio, è in carcere da quasi quattro anni e mezzo, non so quanta pena debba scontare complessivamente, credo però che ne passeranno molti prima che possa riprendere la sua vita. Spero che lei sappia qualcosa e che abbia voglia di raccontarlo a una madre in cerca della verità. Non voglio vendetta ma solo giustizia, quella che è stata negata fino ad ora dal silenzio assordante che ha coperto l’assassinio di mio figlio. Credo che la decisione di raccontare le cose come stanno potrebbe portare sollievo anche a lei”. (Pina Carla Verbano).
    Tratto da www.lastoriasiamonoi.rai.it

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    IL IV MUNICIPIO COMMEMORA CON UNA TARGA VALERIO VERBANO


    Deponendo una corona di fiori sotto la targa dedicata a Valerio Verbano, questa mattina alle 10,30 il Municipio IV ha commemorato il giovane autonomo ucciso da estremisti di destra il 22 febbraio 1980. Una giovane vita spezzata al ritorno da scuola nella sua abitazione di via Monte Bianco con vari colpi di pistola sparati alla schiena, alla presenza dei suoi genitori legati e imbavagliati nella stanza a fianco Alla cerimonia anche l’anziana signora Carla Zappelli, mamma di Valerio, che dopo aver ricevuto una delegazione del Municipio IV nella sua abitazione, una volta in strada ha detto: «Ringrazio il Municipio perché continua a commemorare mio figlio, un ragazzo che per la sua storia è un simbolo di Montesacro. Spero che continuiate a ricordarlo e commemorarlo anche quando io non ci sarò più».
    «Soprattutto oggi, dopo gli episodi di violenza avvenuti di recente – ha aggiunto Alessandro Cardente, presidente del IV Municipio -, assume ancor più importanza commemorare Valerio Verbano. Perché quella giovane vita spezzata rappresenta una delle pagine simbolo di un periodo buio della storia di questo Municipio e di questa città. Un periodo che va ricordato, proprio per non commettere più gli errori del passato».
    http://www.romanotizie.it/spip.php?article7524

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    ricordare si,ma non certo per rifar vivere i tempi dello scontro tra rossi e neri......e intanto c'era chi ci campava sopra!

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    Citazione Originariamente Scritto da purosocialismo Visualizza Messaggio
    ricordare si,ma non certo per rifar vivere i tempi dello scontro tra rossi e neri......e intanto c'era chi ci campava sopra!
    Spero di non tornare mai indietro con l'orologio della storia. Però constato che ancora oggi i neofascisti agiscono in maniera violenta per portare avanti le loro campagne d'odio. Il corteo per Valerio Verbano non serve certo per rinfocolare qualcosa - non da questa parte si canta "dove sono gli antifascisti?" - o per cercare uno scontro, ma per mantenere viva la memoria di un fatto grave che non deve ripetersi.
    Non ho capito chi, secondo te, campava sopra allo scontro.

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    Beh chi campava sullo scontro è presto riassunto nel termine "destabilizzare per stabilizzare"...

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    Citazione Originariamente Scritto da purosocialismo Visualizza Messaggio
    ricordare si,ma non certo per rifar vivere i tempi dello scontro tra rossi e neri......e intanto c'era chi ci campava sopra!

    Se si fosse tornati indietro a quarant'anni fa quel corteo si sarebbe concluso con il pestaggio serio di qualche fascista e la devastazione di qualche sede della Fiamma o di FN.
    Ma aldilà dei livelli di scontro di quarant'anni fa direi che la contrapposizione tra "rossi e neri" non dipende da alcun complottismo. A livello di soggettività (non di individualità bada bene) si tratta di due parti nemiche e tali rimarranno.

 

 
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