Addavenì Zapatero Bilancio di quattro anni di governo. E un confronto impietoso
Il gran sorpasso del socialista buono
La Spagna «zapaterista» ha messo la freccia e superato l'Italia. Dall'economia al costume, dai diritti civili ai ristoranti, ai trasporti. Visto da casa nostra il miracolo iberico fa tanta invidia. Anche politica
Maurizio Matteuzzi
Madrid
Non si può dire «Arriba España!» perché era il grido dei franchisti e falangisti del '36 di cui qui sta faticosamente cercando di cancellare alcune delle tracce più insultanti. Ma che la Spagna vada avanti a tutto vapore e voli alto è un fatto. Ed è un fatto che in questa sua corsa abbia raggiunto e in molti casi superato l'Italia, fino a poco fa il cugino ricco.
Mentre Veltroni, dopo due anni del governo Prodi di centro-sinistra, per poter sperare in qualche chance nelle elezioni del 13 aprile deve cercare di rianimare un paese sbriciolato e depresso (e mentre la sinistra-sinistra arranca cercando di sopravvivere) Zapatero, dopo quattro anni di governo social-democratico, si appresta ad andare al voto del 9 marzo con il vento in poppa. Anche se il risultato non è scontato perché i problemi - vecchi e nuovi - non mancano e non è che Zapatero abbia trasformato in oro tutto quel che ha toccato, come forse sembra di percepire da lontano.
Però ha chiuso anche un 2007 difficilissimo a livello internazionale e spagnolo con un prodotto intero lordo che per la prima volta ha oltrepassato il miliardo di euro in termini assoluti e il 3,8 in termini percentuali (più un superavit del 2,2% dei conti pubblici). 14 anni filati di crescita, sempre più alta della media dell'Unione europea, per non parlare dell'Italia. L'anno scorso 3,8% della Spagna, 1,7% dell'Italia, quest'anno le previsioni della Commissione europea hanno ribassato la crescita spagnola dal 3 al 2,7% e dimezzato quella italiana dall'1,4 allo 0,7%.
La lunga corsa
Il «cavallo pezzato» che i versi di Rafael Alberti e poi la chitarra di Paco Ibañez avevano lanciato «al galoppo» su las tierras, las tierras, las tierras de España, in questi trent'anni ha fatto molta strada. Anche se non è proprio la strada che il poeta comunista e lo chansonnier probabilmente auspicavano.
La Spagna è un paese dinamico, vivo, stimolante e, ora che è diventato «ricco», anche un po' arrogante, ma questo capita nell'ex-colonie dell'America latina più che in Europa. In Europa è uno dei più dinamici, vivi e stimolanti. Quando uscì dalla notte franchista, a metà del '75, e si avviò sulla fin troppo esaltata «transizione» ancorata al binomio «amnistia-amnesia», era molto attardata sul resto d'Europa, e anche sull'Italia.
Quando entrò nella Comunità europea, nell'86 con il Portogallo, era un lontano vagone di coda. Ora è la locomotiva del convoglio europeo. Una locomotiva che marcia ad alta velocità, come quella dell'Ave, il super-treno che mercoledì scorso ha compiuto il viaggio inaugurale fra Barcellona e Madrid - 620 km a 350 km l'ora - che fa della rete spagnola di alta velocità la terza del mondo dopo Giappone e Francia.
Il cavallo pezzato di Alberti e il treno-bomba della Siemens hanno recuperato il terreno. Nell'86 il reddito spagnolo era intorno all'80% di quello medio europeo. Alla fine del 2007 il ministro dell'economia Pedro Solbes, un social-liberale non iscritto al Psoe che è il numero due (e vice-presidente) del governo, ha potuto annunciare, dati dell'Eurostat alla mano, che il pil pro-capite spagnolo era cresciuto di 4 punti percentuali negli ultimi 2 anni e aveva fatto guadagnare una posizione alla Spagna, dalla nona all'ottava.
Il sorpasso sull'Italia. Il pil pro-capite spagnolo era salito al 105% rispetto alla media europea e quello dell'Italia sceso al 103%. Nel '95 la Spagna era al 79% e l'Italia al 104%.
Prodi aveva garantito che il sorpasso non c'era stato perché i dati dell'Eurostat erano tarati sul potere d'acquisto, perché l'economia italiana è del 50% più grossa di quella spagnola e il suo pil in termini assoluti molto più alto (.1500 milioni di euro contro poco più di 1.000 milioni), perché secondo i criteri del Fmi, il pil pro-capite italiano restava ancora quasi 3.000 euro avanti a quello spagnolo, 25.100 contro 22.3000.
Tanti se e ma. E anche tanti consigli, qui a Madrid, a non enfatizzare troppo per non dare l'impressione di voler umiliare «l'amico» Prodi. Però la tentazione era troppo forte. Nel librone che la segreteria di stato alla comunicazione della presidenza del governo, 347 pagine intitolate 2004-2008 Balance de Legislatura, proprio all'inizio, il primo «de los diez grandes pasos de esta legislatura», recita: «La Spagna è oggi l'ottava potenza economica del mondo» e «per la prima volta ha un reddito pro-capite che supera l'Italia». Touché.
Treni, aerei e metrò
Un sorpasso statisticamente forse non provato ma visibilmente percepibile. Nel gennaio 2005 nel lancio dell'ambizioso progetto europeo dell'Airbus A380, il più grande aereo passeggeri del mondo, a Tolosa c'erano Chirac, Blair e Zapatero. Non Berlusconi. Nei 4 anni di Zapatero «sono stati creati 3 milioni di posti di lavoro», secondo il librone. La povertà è diminuita in Spagna e aumentata in Italia. Saragozza ha battuto Trieste per ospitare l'Expo-2008 che, come fu per Siviglia-1992, ha portato a un'impressionante ristrutturazione della città aragonese sull'Ebro. Valencia, anch'essa in grande spolvero di rinnovamento, ha battuto Napoli come sede dell'America's Cup di vela dell'anno passato. Nella città spagnole, le grandi come le medie, si circola, si parcheggia, ci si muove ragionevolmente e le 12 linee del metro di Madrid sono un altro pianeta rispetto alla rachitica metropolitana di Roma.
Non si sta parlando della struttura - come le banche e le telecomunicazioni, Banco Santander Central Hispanico e BBVA, la Telefonica, fra le più grandi compagnie d'Europa e battistrada della Reconquista spagnola dell'America latina. Si parla solo dell'infra e della sovra-struttura. Che però è rivelatrice. Madrid è fra «i 10 centri economici più importanti del mondo» su 340 città prese in esame, secondo la Standard & Poor's. Barcellona è «la miglior città per qualità della vita», stando a un'indagine condotta dall'European Cities Monitor, e la quarta per «fare business». Nel 2007 la Spagna scalato 6 posizioni nell'Indice di sviluppo umano stilato dall'Onu, passando al tredicesimo posto su 177 paesi davanti a Danimarca, Austria, Gran Bretagna, Belgio, Germania e all'Italia, retrocessa di tre scalini fino al posto n.20. Nel '98 il cinema italiano vinse l'Oscar con Benigni e La vita è bella. Da allora Pedro Almodovar ne ha vinti due e il cinema spagnolo sforna film molto forti.
E non è solo questo. Gli spagnoli sono diventati più alti, 14 cm. in un secolo ma in particolare dal 1988 gli uomini sono cresciuti fra 1,4-3,4 cm. e le donne fra 2,6-4,2 per una statura media di 1,77 e 1,64, raggiungendo anche anche qui la media europea. Oltre che più lunghi sono diventati più larghi, altro effetto della vita moderna: i bambini obesi 20 anni fa erano il 5% ora sono 3 volte tanto e più della metà della popolazione è in sovrappeso. Altro effetto degli standard europei di benessere è l'allungamento della vita che dal '95 ha guadagnato 2 anni fino agli 80 per gli uomini e di 83 per le donne, oltrepassando un'altra volta l'Italia, almeno secondo le statistiche (77 e 82 anni). Anche nell'uso del Viagra la Spagna sembra sia all'avanguardia d'Europa (un milione di scatole vendute nel 2006 secondo della Pfizer, la casa produttrice), per via che il paese è cambiato e dalla pigra siesta pomeridiana, molto spagnola ma ormai abolita, si è passati a un ritmo workaholic più all'americana. Con le inevitabili conseguenze di fretta, di stress e di tutto quel che ne consegue.
Distanze crescenti
La Spagna «tira». Lo si vede anche dalle piccole cose. Il paese con i miglior ristorante del mondo - El Bulli, vicino a Girona - e 6 nei primi 30, almeno secondo la rivista inglese Restaurant, che però fa testo; il paese dei 5 vini «perfetti» nei top 100 del mondo, stando alla guida The Wine Advocate dell'autorevole americano Robert Parker; il paese in cui da tre anni la bonanza economica e il desiderio di esibirla hanno provocato il boom dello champagne francese: 2,8 milioni di bottiglie nel 2005 triplicate nel 2007, soprattutto il Möet & Chandon.
Cinque anni di «opera buffa» di Berlusconi, come l'hanno chiamata qui, più due anni asfittici di Prodi hanno favorito il sorpasso di Zapatero. C'è da credere che le distanze aumenteranno anche dopo i voti di marzo e aprile.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...008/art13.html
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