

Scritto in origine da Magius
Sì ma, concretamente, quali sarebbero le menzogne che spargono i mass media (e/o altri in malafede) contro il papa e/o la chiesa?
Perchè altrimenti è inutile porre un "Che ne pensate?" se non si può pensare su alcun fatto...Venus risponde:Scritto in origine da Magius
Sfortunatamente non conosco lo storico in questione. Sunto o link?
Ad ogni modo esprimere un concetto con parole proprie è un qualcosa di assurdo in questo forum, tutti che si rifanno a link esterni o persone esterne. La dice lunga sul vostro modo di ragionare.
Se io chiedo quali sono queste menzogne uno non può rimandare ad altro/i senza uno straccio di spiegazione...
Se un importante esponente del mondo ebraico dice che prima di fare la razzia degli israeliti nel ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943, l’ambasciatore tedesco è andato a informare il Pio XII ottenendone il tacito assenso, questa è una falsità. E va subito smentita, ricordando all’interessato che Papa Pacelli era all’oscuro della razzia e appena fu avvertito convocò l’ambasciatore per protestare chiedendo di interromperla immediatamente. Chi afferma quelle bugie dovrebbe iscriversi a un corso di storia per corrispondenza.
E Magius cosa replica?
Scritto in origine da Magius
Detto ciò: sai rispondere o continui ad eludere?
Se non ne sei in grado basta dirlo...
Scritto in origine da Magius
Ok, non ne sei in grado. Non che la cosa mi stupisca eh![]()
Che fine ha fatto Magius?
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Cristallino e calzante come non mai.
Ai cattolici riconosco infatti una certa innocenza. Sempre pronti a vedere la pagliuzza altrui ma non per cattiveria, è che la loro trave non la vedono proprio. E lo dico con simpatia.
Dipenderà anche dalla modalità con cui si sono abituati a ragionare, ossia escludendo le altre possibilità. Parlano da 3 ore di queste fantomatiche menzogne senza accorgersi che nella lettera del Papa non se ne fa affatto menzione. Non che non esistano, ma la lettera del Papa qui riportata, se è quella a cui si riferisce l'articolo, non ne parla.




12/03/2008
Le famiglie propongono alla scuola un patto educativo
Incontro a Modena sull’emergenza educativa
di Antonio Gaspari
ROMA, martedì, 11 marzo 2008 (ZENIT.org).- Rilanciare il ruolo educativo della famiglia in un patto con le istituzioni scolastiche, è il risultato di un convegno regionale dal titolo “Emergenza Educazione: quali sinergie tra famiglia e scuola?”, che si è svolto a Modena il 23 febbraio.
Organizzato e promosso dal Forum delle associazioni familiari dell’Emilia Romagna, l’incontro ha messo a confronto le difficoltà della famiglia e quelle della scuola nel condurre un progetto formativo comune. Per questo si è proposto di creare una rete di famiglie che aiuta ad affrontare insieme alla scuola la sfida educativa.
Nell’introdurre i lavori il Presidente regionale del Forum, Ermes Rigon, ha spiegato che “occorre una grande solidarietà attiva, tra famiglia e scuola, con l’obiettivo comune di aiutare ogni ragazzo a scoprire e a far emergere la persona che è in ciascuno, con tutte le sue potenzialità positive”.
A questo proposito Rigon ha citato il Cardinale Carlo Caffarra sostenendo che “il rapporto educativo esige una comunione di vita, uno ‘stare con’ chi è educato”, perchè “la via dell’educazione è via della testimonianza”.
Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile e Presidente di Telefono Azzurro, ha spiegato che “i giovani, ancor più dei bambini, segnalano l’assenza dei genitori” precisando come “i ragazzi oggi sono soli davanti ai cambiamenti sociali. E’ aumentato il tempo del lavoro dei genitori. Sempre minore il tempo dedicato ai figli. La qualità del tempo è sempre peggiore”
Di fronte all’incremento del disagio giovanile, il Presidente di Telefono Azzurro ha ribadito la necessità di “alleanze fra tutti, famiglie, scuola e agenzie educative, per trovare risposte concrete e permettere che i giovani esprimano il proprio punto di vista e non si arrivi impreparati a tamponare queste emergenze, ma si faccia opera di prevenzione”.
Monsignor Benito Cocchi, Vescovo di Modena, ha sottolineato la gravità e l’urgenza del problema educativo ed ha indicato le parrocchie come luogo dove si educa alla gratuità.
Alberto Bravo, docente di Grafologia peritale all’Università di Urbino, ha spiegato che “l’educazione deve essere soprattutto comunicazione” e che è “necessaria la capacità di ‘sostare’ per donarsi il tempo e l’ascolto” con i ragazzi.
Il neuropsichiatra Alessandro Meluzzi ha denunciato la grave crisi di natalità. “Viviamo nella triste epoca delle passioni tristi”, ha detto, spiegando che “è la prima volta negli ultimi 500 anni che il numero degli anziani è uguale al numero dei bambini”.
Il noto neuropsichiatra ha criticato la diffusa “cultura del narcisismo, del calcolo” dove “l’idea dell’autorealizzazione prevale su tutto” ed ha proposto la necessità di “innestare la cultura della vita, a tutti i livelli”.
“L’educazione è cultura della vita”, ha affermato Meluzzi. “La nostra grande povertà attuale è che ci si sente soli, di fronte a tutto”; “ecco quindi la paura di una nuova vita, l’aborto, l’eutanasia…”
Meluzzi ha osservato che nei Paesi più poveri ma ricchi di figli, “l’apertura alla vita porta un potenziale di felicità in più, pur nelle difficoltà oggettive. Oggi, qui da noi, c’è bisogno di immettere questa nuova cultura della relazione”.
Nel corso del dibattito è intervenuta Claudia Martelli, Presidente dell’Associazione Genitori (A.Ge.) di Modena per presentare il Patto educativo, una proposta per un progetto educativo condiviso, sostenuto dalle Associazioni Genitori Scuola, AGESC, AGE e dalle Associazioni professionali dei docenti.
Il pedagogista Franco Martignon ha spiegato che “oggi più che mai occorre aiutare i ragazzi a capire il senso e il valore delle cose”. Per questo, ha detto, è urgente “creare un progetto sui valori comuni tra scuola e famiglia, quale punto di partenza, per arrivare ad obiettivi alti”.
“L’alleanza tra genitori e scuola è quanto mai necessaria. E’ la vera speranza”, ha sottolineato il pedagogista, ed “il POF (Piano Offerta Formativa) è il momento dell’alleanza: le famiglie fanno conoscere le proprie aspettative, la scuola esprime le proprie risorse e insieme si stende il piano che risponde per un interesse comune.”
Martignon ha concluso sostenendo la necessità di “aiutare la famiglia a capire meglio la scuola” e di “aiutare la scuola a farsi capire. Famiglia e scuola si collegano nella verità, senza nascondere le difficoltà e i problemi”.
Sul convegno di Modena, che fa seguito ad un altro convegno svoltosi a Bologna il 16 novembre 2007, ZENIT ha chiesto il commento ad Antonella Diegoli, Presidente di Federvita Emilia Romagna e parte attiva nella promozione e organizzazione degli incontri sul tema dell’educazione.
Secondo la Diegoli, “da troppo tempo i linguaggi della famiglia e della scuola non sono più gli stessi, la comprensione reciproca appare difficile e minata da presupposti non più condivisi”, per questo motivo bisogna riportare l’attenzione sulla “fondamentale e primaria educazione all’accoglienza della vita, come centro e motore di qualsiasi progetto educativo”.
“Solo impegnandosi a recuperare con urgenza questo valore in famiglia, a scuola e nella società – ha continuato – ci si accorge che il nuovo è davvero in costruzione e lo si tocca con mano quando le idee che emergono non partono da progettualità stabilite a tavolino, bensì dalla consapevolezza dell’essere persona educante di fronte e di fianco a un altro essere persona che si va educando”.