Dal Piccolo di ieri
EUROREGIONE UN PONTE FRA GLI STATI
di Gabriele Pastrello
La "Defonta", come dice la parola stessa, è defunta. E insieme a lei l'Adriatische Küstenland. In quella fine, si sprigionò una grandissima stagione di cultura mitteleuropea, che ancora ci illumina con una luce, quale hanno i tramonti sul golfo. Siamo riconoscenti a quel periodo. Bisogna, però, sfuggire alla tentazione di riprodurre quella dimensione storico-politica su scala ridotta. Nell'entusiasmo per l'avvicinarsi di un evento culturalmente e politicamente importante come la costituzione dell'Euroregione, si avvertono talora, infatti, toni che vanno in direzione sbagliata. L'Euroregione è una grande idea. Non si tratta solo di favorire la vita quotidiana di italiani in Carinzia o Slovenia, o viceversa.
O l'integrazione economica: qualche imprenditore di là che viene qua, o che di qua va là. Né si tratta solo, per quanto importante sia, di rendere più agevole l'integrazione dei porti dell'Alto Adriatico, da cui ci possiamo aspettare rilevanti esiti economici per tutti. Questi effetti positivi non sono, di per sé, i fini dell'operazione Euroregione, bensì mezzi. Si tratta, ricomponendo il quotidiano, così violentemente spezzato per quasi un secolo, di dare il senso di un'appartenenza comune. Appartenenza non tanto all'Euroregione, bensì all'Europa. E' la coscienza di noi tutti come europei che è in gioco, non quella euroregionale. Così come a suo tempo in gioco era far diventare italiani i calabresi, gli emiliani, i lombardi etc.
Conosciamo bene i successi, così come i limiti di quella nostra storia, ma oggi il passo successivo non può essere quello di ritornare calabresi, emiliani o lombardi, bensì quello, più ambizioso, di diventare europei. A questo dovrebbe servire l'Euregione: ad abituare cittadini di Stati diversi a vivere in tutte le sfere del quotidiano come appartenenti ad una stessa area europea. Ma viverci come cittadini di Stati membri dell'Unione europea, che continueranno a sussistere. Che resteranno Stati, perchè solo loro sono gli intestatari dei trattati europei, grazie ai quali si potrà fare l'Euroregione. Il senso della quale è di essere ponte, di traghettarci verso l'Europa; non Stato, o qualche suo succedaneo; allora, non sarebbe più ponte. Potrei spogliarmi volentieri della cittadinanza italiana a favore di una europea, non di una euroregionale.
Si parla molto di esaurimento dello Stato nazionale di fronte a quel grande sconvolgimenti mondiale che è la globalizzazione. E' vero che, dagli anni Ottanta del secolo scorso, la chiusura del periodo postbellico delle politiche keynesiane, su scala nazionale, ha messo in moto il processo di formazione di mercati finanziari mondiali, la cui forza eccede la possibile resistenza di singoli Stati. Per questo è stato creato l'euro: solo il livello europeo consente il confronto con la globalizzazione dei mercati monetari. Si è aperta, inoltre, una fase di integrazione mondiale delle economie. Solo il livello nazionale può consentire di affrontare gli influssi, sulle imprese e sul territorio, della globalizzazione della produzione e degli scambi di beni. Ma per l'appunto: solo nazionale; qualsiasi formazione su scala minore sarebbe spazzata via.
Gli Stati sussisteranno, insieme all'Euroregione. E quelli di nuova formazione sono gelosi, com'è naturale, della loro recente sovranità. La costruzione dell'Euroregione deve evitare l'errore di apparire ai loro occhi come una sottrazione di sovranità; bensì deve cercare di diventare ed apparire come un loro potenziamento, in vista di un destino comune più ampio. Se così non fosse, il processo di costituzione dell'Euroregione inevitabilmente si bloccherebbe, confliggendo con le legittime aspirazioni di alcuni degli Stati che vi dovrebbero contribuire; generando, così, diffidenza invece che integrazione.(13 febbraio 2008)
Ovvio, tutto scontato.
Nessuno l'aveva mai messo in dubbio. Ora siamo avvertiti dalla "casta". Se abbiamo qualche dubbio (ma noi ovviamente non lo abbiamo), siamo invitati a tenercelo per noi, pena il fallimento del progetto.
Quindi, dal punto di vista forumistico, vi prego di fare come me: nulla vidi, nulla seppi. Non si disturbano le azioni più grandi di noi, che non possiamo capire nella loro complessità. Per le barzellette sporche ci sono i pvt.




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