Il boss a spasso
Scarcerazioni facili, tra garantismo e tutela della società

Nel 1991 il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, a fronte della scarcerazione per decorrenza dei termini preventivi di trenta imputati per reati di mafia, si recò in Parlamento per far approvare un decreto legge d'urgenza, grazie al quale le forze dell'ordine poterono tenere in carcere i sospetti criminali.



Nove anni dopo - governo D'Alema - 11 ergastolani pluriomicidi furono invece tranquillamente scarcerati. E oggi, a distanza di diciassette anni dal decreto legge di Andreotti, nuovamente abbiamo assisto alla scarcerazione di un giovane boss della mafia, niente di meno che il figlio di Totò Riina, noto come il numero uno di Cosa Nostra.

Per cui non soltanto non siamo riusciti a fare un solo passo avanti su questo versante della lotta alla mafia rispetto a quanto avvenne quasi vent'anni fa, ma anzi siamo andati indietro, visto che la criminalità organizzata ha uno dei suoi principiali affiliati in libertà e lo Stato su-bisce uno smacco gravissimo.

Una sconfitta. Per la Giustizia innanzitutto, visto che i magistrati, secondo quanto ha detto il procuratore antimafia Piero Grasso, sono ormai ridotti al rango di "lavoratori socialmente inutili". Si preoccupano di imbastire i processi alle veline televisive, ma poi non sono in grado di tenere in galera nemmeno un personaggio come il figlio di Riina.

Ma sia chiaro che la sconfitta investe anche la classe politica nel suo complesso, visto che l'episodio avviene mentre si discute delle liste elettorali e vi sono partiti che ritengono di dover pacificamente candidare alle prossime elezioni personalità condannate proprio per reati di mafia. Una sconfitta che poi ricade pienamente su questo governo ancora in carica; che, per quanto dimissionario, invece di mostrarsi amareggiato avrebbe potuto - previa consultazione delle forze di opposizione - intervenire a riguardo con un provvedimento ad hoc, visto che in un anno e passa di attività non si è minimamente preoccupato di accelerare i tempi del processo.

Capiamo bene che l'onorevole Veltroni, che rappresenta un'Italia nuova, non si senta responsabile dell'eredità fallimentare che il centrosinistra - con il governo D'Alema e con il governo Prodi - ha lasciato, ma crediamo che, più che promettere chissà quali risultati eccezionali su questo fronte, farebbe bene ad impegnarsi con se stesso per non ripercorrere gli errori compiuti dai governi da lui sostenuti.

E' vero che si è dimostrato alquanto spregiudicato nell'immaginare pene asprissime contro i pedofili; e questo testimonia quanto il leader del Pd sia sensibile alle questioni attinenti della sicurezza. Ma anche se la pedofilia è un fenomeno grave, che va contrastato con energia, non siamo in Belgio. Siamo invece in Italia, dove è quanto mai necessaria una revisione dei termini e delle norme della scarcerazione preventiva per i reati di mafia, i quali non possono essere equiparati ad altri reati comuni.

Questo è il primo problema che deve porre all'attenzione un governo serio sul versante della sicurezza dei cittadini, lasciando da parte proposte azzardate e roboanti, buone per fare i titoli sui giornali.

Roma, 29 febbraio 2008

tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4758