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Discussione: Que Se Vayan Todos

  1. #1
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    Predefinito Que Se Vayan Todos

    OMNIA SUNT COMMUNIA


    ¡QUE SE VAYAN
    TODOS!
    SE NE VADANO TUTTI!
    Contro l’imbroglio elettorale: ASTENIAMOCI

    ASSEMBLEA PUBBLICA ASTENSIONISTICA
    Domenica 16 marzo, h. 10 - Archivio ‘68 , v. G.Orsini 44 Firenze
    Info: utopiarossa@enjoy.it o La Comune (tel 055-2302015)

    PRIMI FIRMATARI: Pino Bertelli (anarcosituazionista) - Monica Bianchi/ Jacopo Andreoni (Socialismo rivoluzionario) - Pippo Gurrieri (Sicilia libertaria) - Maurizio Lampronti (Archivio del ‘68) - Mimmo Lavacca (Assudd-Monopoli/BA) - Antonella Marazzi/ Roberto Massari (Utopia rossa) - Marco Melotti (Vis-à-vis) - Pier Francesco Zarcone (anarcocomunista)


    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
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    Predefinito

    L'assemblea astensionistica - convocata sotto lo slogan "Que se vayan todos" - si è tenuta domenica 16 a Firenze, come annunciato. A parte verrà inviato il comunicato finale. Qui si può leggere un testo di Pier Francesco Zarcone (anarcocomunista) che, non potendo partecipare personalmente, ha inviato un intervento scritto.
    (r.m.)






    Care compagne e cari compagni,
    innanzi tutto mi scuso per la mia assenza dovuta a motivi famigliari. Queste poche righe per motivare la mia partecipazione all'appello astensionista, con una piccola premessa. Milito in un'organizzazione comunista anarchica che non ha mai fatto proprio il dogma assolutamente astensionista della stragrande maggioranza dei gruppi anarchici; che anzi ha sempre partecipato alle campagne referendarie in cui fossero in ballo quelle che in termini generali si possono chiamare "regole del gioco". Per le elezioni amministrative e politiche essa non ha mai fatto neppure campagne astensioniste. Ciò premesso, per quanto personalmente mi riguarda - considerandomi un libero pensatore libertario/guevarista non privo di una certa sindrome alla Victor Serge - ho spesso votato in base al criterio del "voto di legittima difesa", ragionando nei seguenti termini: siamo avviluppati in una serie di norme giuridiche poste dall'alto, in un assetto tale che se già sono di poca garanzia le conquiste sociali dei lavoratori e quelle dei cittadini in genere in materia di diritti civili trasfuse in leggi, figuriamoci quelle che non lo sono! Di modo che, se posso in qualche modo contribuire affinché negli ambiti di potere normativo ci siano raggruppamenti disposti a fotterci un po' meno, perché no? Un esempio tipico, e anche banale, è lo Statuto dei Lavoratori: testo normativo che non apre certo la via alla rivoluzione sociale, ma una qualche tutela l'ha data. In buona sostanza, quando ho votato l'ho fatto per la sinistra estrema, o cosiddetta tale.
    Oggi il quadro è completamente cambiato, e le ultime esperienze governative a cui essa ha partecipato - sacrificando tutto per dare al suo ceto politico il classico piatto di lenticchie, per giunta fredde - l'hanno drammaticamente palesata come subordinata al sistema, e spesso aspirante (invano) a essergli organica. Se sarebbe stato sciocco aspettarsi da essa svolte rivoluzionarie, certo è che sono venuti meno pure un minimo di coerenza nella difesa dei diritti sociali e civili, oltre che una decente azione di disvelamento e di critica dei meccanismi antipopolari del sistema, che non sono patologici, bensì fisiologici alla sua realtà di base che sta nel profitto antisociale.
    Spazzare via questa sinistra che non è sinistra e non serve ormai a nulla che vada oltre l'occupazione di certe poltrone e la fuizione di certe prebende, è operazione di chiarezza, da cui potrebbe forse nascere una nuova sinistra che non sia completamente istituzionale. Una sinistra alla cui costruzione possano partecipare - auspicabilmente - marxisti intelligenti e libertari intelligenti, puntando a nuove prospettive di lotta; magari operando anche per ricucire uno degli strappi più deleteri e sanguinosi della storia del movimento di emancipazione dei lavoratori: quello fra marxisti e comunisti anarchici. Nell'attuale situazione italiana, devastata dal capitale e dai suoi mass-media, oltre che dall'abdicazione delle sinistre storiche alla loro medesima ragion d'essere, un lavoro del genere non può che essere difficile e di lunga durata, trattandosi di ricominciare da "sotto zero". E certamente non contribuiscono a ciò quegli spezzoni dei "forchettoni rossi" che - senza mutare la propria natura - pensano oggi di concludere alcunché creando propri partitelli per racimolare qualche voto. La questione è molto più complessa e richiede che fin da ora dal mero appello astensionista si vada a iniziare un'opera di ricostruzione politica e culturale partendo dal concreto per riportare "los de abajo" alla corretta percezione dei loro interessi. Intanto cominciamo a fare pulizia, poiché continuare a puntellare un edificio ormai in rovina non è solo sterile: e controproducente.
    Con i migliori saluti libertari


    Pier Francesco Zarcone

  3. #3
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    Predefinito

    Qui si può leggere un testo di
    Pippo Gurrieri (Sicilia libertaria) che, non potendo partecipare
    personalmente, ha inviato un intervento scritto.
    (r.m.)

    ?

    Cari compagni,

    vi chiedo innanzitutto scusa per la mia assenza da questa assemblea,
    dovuta principalmente alla distanza e ai numerosi impegni di questo
    periodo, sia di natura sindacale che politica.

    Nell´aderire all´appello "Que se vayan todos" ho inteso, da
    militante anarchico, schierarmi a fianco di chi sta cercando di
    riesaminare la questione dei rapporti tra potere e opposizione su
    basi diverse da un modo di far politica all´interno degli spazi
    consentiti. Un modo di vivere la lotta politica e il conflitto da un
    punto di vista non più interno al quadro già definito degli assetti
    del sistema, ma diverso, esterno, contrapposto.

    Per me, che milito nel movimento anarchico da oltre trentasei anni, è
    naturale il rifiuto della delega e del rito elettorale; per noi
    anarchici è parte integrante e centrale dell´azione quotidiana.
    Rifiuto della delega, che nella contingenza elettorale vuol dire
    astenersi, ma nel quotidiano è agire in prima persona, è proporre
    l´autorganizzazione degli sfruttati, è darsi degli obiettivi
    autogestionari anche di medio e lungo termine: municipalismo,
    organizzazione dal basso, per l´autogestione e l´autogoverno della
    società di domani.

    Il nostro è quindi un astensionismo strategico, non occasionale, non
    determinato da un´analisi delle relazioni interpartitiche odierne,
    dei rapporti di forza, delle possibilità e degli spazi esistenti per
    una opposizione parlamentare. Non votare è non credere e non dare
    credito alle istituzioni autoritarie e allo Stato; è rigettare le
    logiche gerarchiche ed il dominio, sia nelle relazioni interpersonali
    che in quelle sociali, collettive, generali.

    Sono questi le basi su cui auspico possa svilupparsi un confronto con
    quanti oggi si astengono tatticamente, ma sono pronti a tornare sui
    propri passi se domani dovesse mutare un qualche fattore nel quadro
    politico istituzionale.

    Il fallimento delle strategie parlamentari è sotto gli occhi di
    tutti, peccato che si siano persi cento anni perché un numero
    crescente di compagni se ne convincesse.

    Io vedo, più che la costituzione di un coordinamento tra soggetti
    politici, quella, informale ma non per questo meno efficace, di un
    vasto fronte antielettorale, che abbia come metodologia, l´agire al
    di fuori delle istituzioni; un fronte che possa misurarsi con le
    realtà dei movimenti di cittadini, di lavoratori, che in tantissime
    parti stanno rinvigorendo lo scontro di classe a partire dalla
    riappropriazione della voglia di lottare e dalla convinzione che ciò
    è non solo possibile, ma è molto più efficace della suicida tattica
    parlamentare.

    Vi auguro un buon lavoro

    Pippo Gurrieri (Sicilia libertaria)

    Ragusa, 13-3-2008

  4. #4
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    Predefinito

    L'INTERVENTO DI PINO BERTELLI (AREA ANARCOSITUAZIONISTA) CHE AVREMMO LETTO MOLTO VOLENTIERI ALL'ASSEMBLEA ASTENSIONISTICA DI DOMENICA 16 MARZO A FIRENZE.(r.m.)
    L´obbedienza non è mai stata una virtù

    "Gli anarchici si astengono perché non vogliono partecipare ai crimini governativi.
    Essi si astengono perché intendono conservare intatto il loro diritto alla rivolta".
    Sébastien Faure

    "I nostri sogni non entreranno mai in un´urna elettorale" .
    Anonimo

    "La sola epopea che mi commuove è quella della Banda Bonnot".
    Louis Scutenaire


    Nelle democrazie dello spettacolo il culto del niente e i bisogni del nulla si possono vedere nella telecrazia della politica e negli Usa, come ovunque nelle nazioni "civilizzate", ricche o in grande espansione economica... i buffoni del circo elettorale contano i loro servi. I Bush, gli Zapatero, i Sarkozy, i Veltroni, i Berlusconi, i Putin o gli assassini con la falce e il martello della Cina comunista, alla pari dei terroristi delle religioni integraliste (quell´ometto vestito di bianco di Ratzinger, incluso), sono i profittatori della violenza e fanno della guerra l´apologia dell´inganno che chiamano democrazia rappresentativa. Avete fatto un deserto di morti e l´avete chiamato pace!
    La miseria della politica istituzionale genera la rinuncia di sé e questa sconfitta della persona è all´origine delle miserie sessuali, religiose, ideologiche, intellettuali... sulle quali si fonda la dittatura dello spettacolo che governa il mondo. La stupidità elettorale non conosce limiti. Le divinità degli escrementi che siedono nei parlamenti esprimono il terrore indicibile dell´ingiustizia sociale. I parassiti dello Stato fabbricano un´architettura dei sentimenti truccati e attraverso i lacchè dei media che sono nei loro libri paga, sostengono i "dispositivi" (armi, televisioni, cinema, carta stampata, telefonia...) con i quali tengono a catena l´immaginario di interi popoli. La funzione salvifica dell´uomo, della donna, dei bambini... è lasciata alla comunicazione di massa e perfino dei dementi senza rimedio della portata di Bush, Putin o Veltroni (Belusconi è un cretino che recita un copione fascista già visto e respinto con la Resistenza) riescono a riempire le piazze di nuovi schiavi.
    La decostruzione delle teocrazie mercantili però non è impossibile e occorre respingere - con ogni mezzo necessario - la casta tutta intera della politica dell´impostura. Solo se l´uomo planetario si riprenderà la libertà di dire no! e non permetterà a chicchessia di calpestare la dignità e la memoria storica di intere generazioni, potrà tornare a sognare un mondo più giusto e diverso per l´intera umanità. Si impara più in una notte a incendiare i simulacri del potere che in tutti i proclami politici che sostengono il trionfo illimitato dell´industria. Il pianeta blu muore. L´ecologia prezzolata è un affare e una metafora dell´ignoranza. Il ghetto delle "anime buone" è da rifiutare. E soltanto là dove impera il ribellismo e decreta la fine delle indulgenze, si realizza la salvezza dell´ecosfera, l´abolizione di ogni autoritarismo e il ritrovamento di un´innocenza primitiva, autentica. La tirannia del gusto distrugge la fantasia e la gioia si arma dappertutto dove i discendenti dei ghigliottinati respingono ogni ciarlatano che trionfa in qualsiasi campo. Un´epoca è finita quando i bambini cominciano a tirare i sassi alla luna.
    Il Sessantotto non è mai morto, ha disseminato disobbedienze, confessioni e anatemi dove l´imperialismo ha ammazzato le bandiere che sventolavano nelle strade, ma i dannati della terra sono sempre lì, a contare i giorni per riprendere un´ondata internazionale del rifiuto e del rancore e riportare tra le genti nuovi sorrisi e nuove utopie mai vinte. Da nessuna parte è il vero, e le grandi verità s´incontrano sulla soglia dell´esistenza liberata. Un potere sensato è un potere abortito. Nulla eguaglia la bellezza di sé e l´oblìo che l´accompagna. L´amore per la libertà ci aiuta vivere come si deve e a ben morire.
    I Passatori dell´utopia si riconoscono nel rispetto delle differenze, nelle diversità di pensiero, nella distruzione di un´oggettività del dolore che non può essere un´eredità o un destino... la disobbedienza non è mai stata una virtù. La barbarie dal volto umano mortifica desideri e speranze... la gioia, il piacere, la felicità sono calpestate insieme ai diritti più elementari dell´uomo e le disuguaglianze sociali sono i nuovi roghi: "Siate risoluti a non più servire, ed eccovi liberi" (Étienne de La Boétie). Motto di spirito - Si ottiene molto di più da un politico, un ricco, un generale o un papa, prendendolo a calci in culo che baciandogli la mano -. La sola epoca che ci commuove è quella dei maglioni inzuppati d´amore e di sangue lasciati sui marciapiedi della vita a venire... ma ritorneranno le cicogne a nidificare sui tetti rossi e neri dell´Utopia possibile. Al di là del bene e del male, l´uguaglianza degli uomini e delle donne è la ricerca del diverso, del molteplice, del noi che si fa storia. Quando gli uomini e le donne si accorgeranno della fame di bellezza che c´è ai quattro venti della terra, ci sarà la rivolta nelle strade.

    17 volte marzo 2008


  5. #5
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    Predefinito

    Cari/e astensionisti/e che, con motivazioni diverse, avete risposto
    all'appello "¡Que se vayan todos!",

    ho il piacere di riferirvi brevemente su come si è svolta l'assemblea
    che avevamo convocato a Firenze (domenica 16 marzo) utilizzando i
    nostri strumenti comunicativi e tre manchette (una di prima pagina)
    sul Manifesto.
    Erano presenti 40 persone (vere, contate, e forse qualcuna in più).
    La presidenza era tenuta da Monica Bianchi (Socialismo
    rivoluzionario) e Andrea Furlan (Utopia rossa). Intervento
    introduttivo di Jacopo Andreoni e conclusivo di Roberto Massari.
    All'inizio sono stati letti gli interventi (veri interventi e non
    saluti formali) di Pippo Gurrieri (Sicilia libertaria) e di Pier
    Francesco Zarcone (area anarcomunista). In ritardo è giunto ieri
    l'intervento di Pino Bertelli (area anarcosituazionista).

    Ha poi avuto la parola Leonardo Mazzei (Campo antimperialista),
    intervenuto su invito del nostro coordinamento a nome dell'appello
    astensionistico "Questa volta no. Mi astengo". Mazzei ha svolto un
    intervento di netto profilo unitario, invitando a sua volta una
    nostra delegazione perché intervenga nell'assemblea romana del 30
    marzo. L'invito è stato accolto favorevolmente.
    Tra i vari interventi nel corso della mattinata, ricordiamo Renato
    Scarola, Andrea Furlan, Monica Bianchi (a proposito delle recenti
    mobilitazioni di donne), Michele Nobile e altri (tra questi anche un
    membro dell'area "fiorentina" di Rifondazione che si è dichiarato
    combattuto tra il voto e l'astensione).
    Vi è poi stato un lintervento di Oreste Scalzone, ricco di spunti
    tematici letteralmente coincidenti con temi toccati da Andreoni
    nell'introduzione e poi ripresi da Massari nelle conclusioni. Un
    breve diverbio tra Mazzei e Scalzone (il primo tirato in ballo dal
    secondo) è stato democraticamente superato dando nuovamente la parola
    a Mazzei per una breve precisazione.
    La ricchezza del dibattito non si può qui riassumere senza far torto
    ai relatori e agli interventi ed è stata quasi unanime la convinzione
    che la mattinata è stata molto costruttiva: niente comizi, niente
    retorica, molta riflessione a voce alta.

    Il frutto di tale riflessione - presente in maniera più o meno
    esplicita in quasi tutti gli interventi - indica chiaramente che
    stiamo vivendo la fine di un'epoca che potremmo definire
    dell'extraparlamentarismo, mentre si apre quella
    dell'antiparlamentarismo.
    La comprensione teorica di questa trasformazione dovrà caratterizzare
    la fase operativa che si aprirà dopo le elezioni, quando si dovranno
    valorizzare tutte quelle esperienze centrali o decentrate che non
    vorranno più avere niente a che fare con il Parlamento e con i
    partiti che in esso alloggiano, ma nemmeno con quei partitini che
    stanno tentando o tenteranno di trovarvi alloggio a loro volta,
    fornendo in tal modo una copertura di credibilità al "cadavere morto"
    della tradizione parlamentaristica borghese.
    Il terreno di lavoro sarà quello dell'autogestione delle lotte, della
    non-delega istituzionale, del consigliarismo, della mobilitazione
    anticapitalistica e libertaria ovunque sia possibile. Comitati
    permanenti e assemblee tematiche o territoriali saranno gli
    interlocutori (strumenti) principali di chi intende proseguire
    unitariamente l'esperienza avviata con questa campagna astensionistica.

    (Roberto Massari)
    ----------------------------------

    SEGUE IL TESTO DEL COMUNICATO ADOTTATO DALL'ASSEMBLEA
    __________________________________________________ _________________

    ¡Que se vayan todos!
    Se ne vadano tutti


    Contro l'imbroglio elettorale, ASTENIAMOCI

    Astenersi in questa tornata elettorale è un'importante opportunità per
    legarsi al crescente rifiuto che i giovani, le donne, i lavoratori e le
    lavoratrici esprimono verso l'operato di un ceto politico sempre più
    distante dalle esigenze della società.

    L'agire del centrosinistra, in tutte le sue componenti, è stato
    fallimentare, segnato da un carattere antipopolare e antisociale, che
    si è
    espresso nel rifinanziamento delle missioni militari, nell'attacco
    contro i
    ceti più deboli, nella precarizzazione del lavoro e della vita e nella
    repressione.

    D'altro canto, proprio per la loro somiglianza, la pericolosità
    ideologica e
    materiale del centro destra non può essere fermata nelle urne dalle
    sinistre
    elettorali.

    Viceversa nella società le tensioni e la reattività continuano a
    manifestarsi, nella lotta delle donne, nelle lotte contro le guerre e
    per la
    pace, nelle comunità in lotta, nelle mobilitazioni dei lavoratori per la
    sicurezza e la dignità del lavoro, dimostrando che un'altra strada è
    possibile, fuori e contro la logica elettoralista, perché, ora più
    che mai,
    non ci sono governi amici.

    L'assemblea astensionistica riunita a Firenze, 16 marzo 2008

 

 

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