Buon compleanno allo Statuto sardo che fa 60 anni. Ma anche invito ad andare in pensione e a lasciare il posto a una Carta costituzionale della Sardegna.
Chi sta intervenendo nel dibattito sui giornali e in altre sedi, per lo più sostiene che esso va aggiornato ai tempi moderni. Una maniera come un'altra per rimandare ad un futuro sappi tu quanto lontano. Il problema è che lo Statuto non va tanto aggiornato quanto riscritto tenendo conto di alcuni parametri che non vedo quasi mai citati. Questo forum non è - per le dimensioni degli scritti possibili - il luogo per analisi raffinate. Mi limito a citare alcuni dei parametri:
1. L'indipendenza della Sardegna è un diritto storicamente, geograficamente, culturalmente, linguisticamente assodato. Meno assodate sono le possibilità di effettivo esercizio del diritto;
2. Il diritto internazionale in merito è ambiguo: l'Onu riconosce ad ogni popolo il diritto all'autodeterminazione senza se e senza ma, per citare un fortunato slogan; l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa riconosce lo stesso diritto ma lo abbina al diritto degli stati alla loro integrità territoriale;
3. Questo insieme di diritti non erano riconosciuti al momento della approvazione dello Statuto sardo. Oggi sì.
4. Io ritengo che la scrittura della Costituzione sarda debba e possa essere dentro questo ambito di diritti, sperimentando se con l'Italia e l'Europa si possa trovare un accordo per una Carta sarda che rispetti il diritto del popolo sardo a esercitare tutti i diritti e doveri di pieno autogoverno, senza perciò incidere sulla integrità territoriale dello Stato.
5. Per questo, insieme al Comitato per sa Carta de Logu nova de sa natzione sarda di cui coordino il comitato scientifico - presentata ieri a Cagliari - riteniamo che la Sardegna debba attribuirsi tutti i poteri e le competenze salvo quelle in materia di esercito, moneta, rapporti diplomatici, giustizia (in molti casi, però, concorrenti).
6. Personalmente sono dell'idea che ciò niente toglie al diritto all'indipendenza, diritto che è sospeso come atto politico di convivenza pacifica dei e fra i popoli della Repubblica e dell'Europa.




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