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Discussione: In pensione a 67 anni.

  1. #1
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    Predefinito In pensione a 67 anni.

    Pensioni, la grande fuga.


    — ROMA —
    A SPAVENTARSI di più sono stati i lavoratori dipendenti. Hanno presentato domanda di pensionamento ben oltre le aspettative dell’Inps: 97.559 contro le 76.800 attese. Gli altri (lavoratori agricoli, artigiani, commercianti) non si sono fatti contagiare troppo dalla paura delle nuove regole sulle pensioni di anzianità che scatteranno dal primo gennaio.

    Il risultato finale è comunque che nei primi dieci mesi del 2010 chi ha deciso di lasciare il lavoro è stato il 54% in più rispetto al 2009: 155.440 persone a fronte di 100.800. E fra i dipendenti l’aumento è stato del 71%.

    NIENTE PAURA, dice il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, che spiega: «Il dato risente del forte calo per le pensioni di anzianità registrato nel 2009 ed è dovuto alla maturazione dei requisiti per l’uscita dal lavoro di una parte rilevante di persone ‘bloccate’ dall’aumento dello scalino a luglio del 2009 (da 58 a 59 anni). Nel 2011 ci si attende un nuovo calo con uscite per anzianità sotto le 100.000 unità».

    SICURAMENTE lo scalino ha avuto un ruolo importante, ma ad aver condizionato l’addio al lavoro è stata sopratutto la riforma varata dal governo lo scorso luglio, che ha introdotto la finestra scorrevole, o individuale. In sostanza, dal prossimo anno non solo l’età minima per uscire passerà da 59 a 60 anni (in base al sistema delle quote deciso dall’allora ministro del lavoro Damiano), ma una volta maturati i requisiti anagrafici e contributivi, i lavoratori dipendenti dovranno aspettare altri 12 mesi per l’uscita definitiva e i lavoratori autonomi 18.

    Il che significa che i primi non potranno usufruire della pensione di anzianità prima di aver compiuto 61 anni e i secondi prima di averne compiuti 61 e mezzo. Attenzione, però: la finestra individuale vale anche per le pensioni di vecchiaia. E quindi di fatto in Italia nessuno potrà lasciare il lavoro prima dei 66 anni (61 le dipendenti del settore privato, 66 le statali) e quasi 67 se si è un lavoratore autonomo. Per questo l’annuncio fatto ieri dal vice presidente vicario del parlamento europeo, Gianni Pittella («il governo ha comunicato alla Ue che l’aspettativa di andare in pensione supererà i 66 anni e sfiorerà i 67») non è una grande novità.
    Anche perchè, a partire dal 2015, le cose peggioreranno ulteriomente visto che il requisito dell’età verrà innalzato di 3 mesi in base alle aspettative di vita: altri 3 mesi scatteranno nel 2017, visto che si andrà avanti con verifiche biennali. Anche chi ha alle spalle 40 anni di contributi (soglia che permetteva di andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica) dovrà attendere che passi un altro anno, arrivando così a 41. Ma, se può consolare, si risparmierà l’incremento legato all’aspettativa di vita.


    L’EFFETTO doppio scalino (aumento graduale del requisito anagrafico deciso nel 2007, più finestra scorrevole introdotta dal ministro Sacconi) comporta che chi è nato entro il 31 dicembre del 1951 e lavora dal 1974 potrà andare in pensione il prossimo luglio; chi è nato il giorno dopo, cioè il primo gennaio del ’52, dovrà aspettare un anno e mezzo in più: gennaio 2013.
    Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, ha subito chiesto di «togliere la norma dei 12 mesi in più» e di varare un sistema nel quale «le persone siano libere di decidere, ovviamente mantenendo un range nel quale vi sia una flessibilità di rendimento».


    Olivia Posani

    Quotidiano Net - Primo piano - Pensioni, la grande fuga.

  2. #2
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Pensioni precari: Inps assicura futuro da 500 euro
    Pensioni precari, contributi Inps non riusciranno ad assicurare la pensione ai lavoratori a progetto.
    articolo del 22 novembre 10


    Le notizie che riguardano le future pensioni dei precari sono state discusse di sfuggita e poi messe a tacere, quasi come una sorta di rassegnazione come se già ci fosse poco e niente da fare. I precari, anche detti parasubordinati, che attualmente versano i contributi all'Inps, non si stanno assicurando la pensione di anzianità, bensì stanno provvedendo a permettere una pensione dignitosa ai lavoratori assunti prima del 1996. Per chhi ha iniziato a lavorare da quell'anno in poi, si prospetta una pensione da fame. I co.co.co., prima, divenuti co.co.pro versano un'aliquota contributiva di oltre il 26% del proprio stipendio, che si aggira tra i 1000 e i 1200 euro.

    C'è da dire anche che gli stipendi di questa categoria di precari, sono discontinui, tra un contratto "a progetto" e l'altro passano talvolta mesi, senza che venga assicurata nessuna copertura salariale. Ebbene per tutti i precari, si parla di una pensione di circa 500 euro al mese, pochi spiccioli, quasi pari agli assegni sociali, destinati ai poveri. Del resto una breve dichiarazione del presidente dell'Inps, Antonio Mastropasqua è stata più che chiara: "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale". Parole forti alle quali si stenta a credere, sebbene abbiano del vero.


    La drammatica posizione dei precari in Italia, tende ad aggravarsi con la crisi, come confermano anche diversi studi di settore e società di previdenza specializzata. Una prospettiva alla quale sono servite a poco le proteste sindacali, che per ora hanno riscontrato ben poche risposte autorevoli.



    Laura Balbi

    Pensioni precari: Inps assicura futuro da 500 euro :: Ciaopeople Magazine - News WorldInfo > Italia

  3. #3
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Il dirigente regionale va in pensione
    Riceverà ogni giorno 1.369 euro


    La Regione concede una pensione record all'ex presidente dell'agenzia dei Rifiuti, Felice Crosta: 1.369 euro al giorno. Un assegno pari a più del doppio dell'indennità del presidente della Repubblica. Ne usufruirà l'ex direttore dell'Agenzia dei rifiuti sciolta da poco
    di EMANUELE LAURIA


    L'ultimo grand commis dell'ente più generoso d'Italia, alla fine, si è portato a casa una pensione da favola: mezzo milione di euro l'anno. Ha lottato un paio d'anni, l'avvocato Felice Crosta, per un diritto che alla fine gli è stato riconosciuto dalla Corte dei Conti. Quei soldi gli spettano.

    Perché così ha stabilito una legge della Regione siciliana, approvata nella stagione d'oro del governatore Cuffaro. E l'amministrazione, proprio in questi giorni, si sta adeguando, aprendo la cassa. Mezzo milione. Cioè 41.600 euro al mese, 1.369 euro al giorno. Cifra lorda, sia chiaro. Ma destinata a fare impallidire persino capi di Stato, governatori di Bankitalia e giudici della Corte costituzionale: Giorgio Napolitano, per dire, ha un'indennità annua di circa 220 mila euro. Carlo Azeglio Ciampi, prima di insediarsi al Quirinale, si vide riconoscere da Palazzo Koch una pensione da 34 mila euro al mese.


    Mentre Romano Vaccarella e Gustavo Zagrebelsky, ex presidenti della Consulta, percepiscono rispettivamente assegni di quiescenza pari a 25.097 e 21.332 euro mensili, secondo i dati rivelati da L'Espresso nel 2008. Il superburocrate siciliano, insomma, non si limita a doppiare i colleghi della Regione, tutti beneficiati dal vecchio sistema di calcolo retributivo, ma si candida a tutti gli effetti per la palma del dipendente pubblico più pagato d'Italia. Fra quelli in servizio e a riposo. Sfondando con decisione pure il tetto ai trattamenti previdenziali "obbligatori" posto nell'ormai lontano ottobre del 2003 dal consiglio dei ministri: 516 euro al giorno, il vecchio milione di lire. Crosta quasi triplica quella somma.

    Il sultano dei servitori della pubblica amministrazione è un dirigente di lungo corso che negli ultimi due lustri ha gestito l'emergenza rifiuti in Sicilia. Un'emergenza che non è finita: gli Ato, gli organismi che dovevano assicurare il servizio di raccolta e smaltimento, hanno accumulato oltre un miliardo di debiti, la gara per i termovalorizzatori è stata annullata dall'Unione europea e i cassonetti stracolmi autorizzano ormai i paragoni con la Campania.

    Ma Crosta, prima da vicecommissario per l'emergenza poi da capo dell'agenzia siciliana per i rifiuti, in questi anni ha visto accrescere i propri compensi fino a 460 mila euro. Una cifra che il suo mentore, l'ex governatore Salvatore Cuffaro, gli accordò nel marzo 2006. Un'indennità che a Crosta è valsa come base pensionabile, in forza di un emendamento approvato dall'Assemblea regionale siciliana a fine 2005, cioè proprio alla vigilia della sua nomina: un caso? Chissà. Di certo, nella Regione dove oggi impera Raffaele Lombardo - che ha rotto con l'ex amico Cuffaro - oggi non si fanno salti di gioia.

    Anche perché, oltre all'assegno mensile, l'ente dovrà riconoscere a Crosta circa un milione di arretrati e la somma relativa alla rideterminazione del Tfr. In un primo momento, l'amministrazione si era opposta alla liquidazione della maxi-pensione, riconoscendo "solo" 219 mila euro all'ex dirigente. Crosta si è però rivolto alla Corte dei Conti che ha attestato il suo diritto. La legge si può discutere. Ma va applicata. "Non si tratta certo di un regalo, io ho lavorato per 45 anni", si difende l'interessato.

    La Regione siciliana dai conti in rosso - due miliardi di deficit - non ha potuto che fare appello alla sentenza della magistratura contabile.

    L'ultimo beneficio, peraltro, va a pesare su una spesa previdenziale già ragguardevole: oltre 560 milioni per pagare le pensioni di un esercito di ex dipendenti (14.917) più folto del personale in servizio. Tutti a carico del bilancio, perché la Regione siciliana è fra i pochi enti in Italia a non avere ancora attivato un fondo quiescenza, pur avendolo istituito per legge.

    E continua a erogare baby-pensioni a tutti coloro che dimostrano di avere un parente infermo da accudire. Un'estensione tutta siciliana della legge 104 - anch'essa figlia di una norma varata dall'Ars - che ha premiato negli ultimi anni 700 impiegati andati a riposo con 25 anni di anzianità (ne bastano 20 per le donne).

    Ne ha approfittato anche l'ex segretario generale Pier Carmelo Russo. Che a dicembre, dopo il pensionamento, è stato promosso assessore regionale dal governatore Lombardo.

    (19 marzo 2010)



    Il dirigente regionale va in pensione Ricever

  4. #4
    Stabilimento di Broni
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Qualcuno a questo punto mi spiega per quale stracazzo di motivo devo andare a votare?

  5. #5
    a***ide
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    ultimo esempio bertolaso
    che avendo duramente zappato, lavorato in fonderia, in miniera e nei cantieri edili ora con il fisico a pezzi può, finalmente, a 60 anni andare in pensione.....
    Ultima modifica di neuro; 22-11-10 alle 16:28
    ORA E SEMPRE NO TAV
    NO AI LAGER CHIAMATI CIE

  6. #6
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Citazione Originariamente Scritto da Max72 Visualizza Messaggio
    Qualcuno a questo punto mi spiega per quale stracazzo di motivo devo andare a votare?
    Ti sei accorto solo adesso che il sistema si reggeva sulla spesa facile che ha generato una montagna di debiti?

    Gli italiani ridevano divertiti quando dagli schermi tv Andreotti diceva che quando i nodi sarebbero venuti al pettine la sua generazione sarebbe già passata a miglior vita...

    "Cazzi loro", in pratica...

    Cioè NOSTRI!

    Furbi quei dipendenti pubblisci che andavano in pensione dopo meno di 20 anni di "contribuzione"!

    Pareva piovesse manna dal cielo per tutti quelli che ne sapevano approfittare!

    Mai nessun sindacato che abbia scioperato contro questo scempio!
    Ultima modifica di ugolupo; 22-11-10 alle 16:38
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  7. #7
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Quando vedere un macchinone in strada sappiate che al 50% è stato comprato con i soldi del contribuente.

    Di ricchi onesti, che hanno fatto i soldi con il sudore senza rubare niente al prossimo, in Italia ormai c'è sono sempre meno.
    Ultima modifica di Cesare; 22-11-10 alle 16:38
    .

  8. #8
    a***ide
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    Quando vedere un macchinone in strada sappiate che al 50% è stato comprato con i soldi del contribuente.

    Di ricchi onesti, che hanno fatto i soldi con il sudore senza rubare niente al prossimo, in Italia ormai c'è sono sempre meno.
    tra un po' i "macchinoni" non si faranno vedere sempre meno in giro e non si fermeranno ai semafori per paura di essere rapinati.....:giagia:
    ORA E SEMPRE NO TAV
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  9. #9
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Citazione Originariamente Scritto da Max72 Visualizza Messaggio
    Il dirigente regionale va in pensione
    Riceverà ogni giorno 1.369 euro


    La Regione concede una pensione record all'ex presidente dell'agenzia dei Rifiuti, Felice Crosta: 1.369 euro al giorno. Un assegno pari a più del doppio dell'indennità del presidente della Repubblica. Ne usufruirà l'ex direttore dell'Agenzia dei rifiuti sciolta da poco
    di EMANUELE LAURIA


    L'ultimo grand commis dell'ente più generoso d'Italia, alla fine, si è portato a casa una pensione da favola: mezzo milione di euro l'anno. Ha lottato un paio d'anni, l'avvocato Felice Crosta, per un diritto che alla fine gli è stato riconosciuto dalla Corte dei Conti. Quei soldi gli spettano.

    Perché così ha stabilito una legge della Regione siciliana, approvata nella stagione d'oro del governatore Cuffaro. E l'amministrazione, proprio in questi giorni, si sta adeguando, aprendo la cassa. Mezzo milione. Cioè 41.600 euro al mese, 1.369 euro al giorno. Cifra lorda, sia chiaro. Ma destinata a fare impallidire persino capi di Stato, governatori di Bankitalia e giudici della Corte costituzionale: Giorgio Napolitano, per dire, ha un'indennità annua di circa 220 mila euro. Carlo Azeglio Ciampi, prima di insediarsi al Quirinale, si vide riconoscere da Palazzo Koch una pensione da 34 mila euro al mese.


    Mentre Romano Vaccarella e Gustavo Zagrebelsky, ex presidenti della Consulta, percepiscono rispettivamente assegni di quiescenza pari a 25.097 e 21.332 euro mensili, secondo i dati rivelati da L'Espresso nel 2008. Il superburocrate siciliano, insomma, non si limita a doppiare i colleghi della Regione, tutti beneficiati dal vecchio sistema di calcolo retributivo, ma si candida a tutti gli effetti per la palma del dipendente pubblico più pagato d'Italia. Fra quelli in servizio e a riposo. Sfondando con decisione pure il tetto ai trattamenti previdenziali "obbligatori" posto nell'ormai lontano ottobre del 2003 dal consiglio dei ministri: 516 euro al giorno, il vecchio milione di lire. Crosta quasi triplica quella somma.

    Il sultano dei servitori della pubblica amministrazione è un dirigente di lungo corso che negli ultimi due lustri ha gestito l'emergenza rifiuti in Sicilia. Un'emergenza che non è finita: gli Ato, gli organismi che dovevano assicurare il servizio di raccolta e smaltimento, hanno accumulato oltre un miliardo di debiti, la gara per i termovalorizzatori è stata annullata dall'Unione europea e i cassonetti stracolmi autorizzano ormai i paragoni con la Campania.

    Ma Crosta, prima da vicecommissario per l'emergenza poi da capo dell'agenzia siciliana per i rifiuti, in questi anni ha visto accrescere i propri compensi fino a 460 mila euro. Una cifra che il suo mentore, l'ex governatore Salvatore Cuffaro, gli accordò nel marzo 2006. Un'indennità che a Crosta è valsa come base pensionabile, in forza di un emendamento approvato dall'Assemblea regionale siciliana a fine 2005, cioè proprio alla vigilia della sua nomina: un caso? Chissà. Di certo, nella Regione dove oggi impera Raffaele Lombardo - che ha rotto con l'ex amico Cuffaro - oggi non si fanno salti di gioia.

    Anche perché, oltre all'assegno mensile, l'ente dovrà riconoscere a Crosta circa un milione di arretrati e la somma relativa alla rideterminazione del Tfr. In un primo momento, l'amministrazione si era opposta alla liquidazione della maxi-pensione, riconoscendo "solo" 219 mila euro all'ex dirigente. Crosta si è però rivolto alla Corte dei Conti che ha attestato il suo diritto. La legge si può discutere. Ma va applicata. "Non si tratta certo di un regalo, io ho lavorato per 45 anni", si difende l'interessato.

    La Regione siciliana dai conti in rosso - due miliardi di deficit - non ha potuto che fare appello alla sentenza della magistratura contabile.

    L'ultimo beneficio, peraltro, va a pesare su una spesa previdenziale già ragguardevole: oltre 560 milioni per pagare le pensioni di un esercito di ex dipendenti (14.917) più folto del personale in servizio. Tutti a carico del bilancio, perché la Regione siciliana è fra i pochi enti in Italia a non avere ancora attivato un fondo quiescenza, pur avendolo istituito per legge.

    E continua a erogare baby-pensioni a tutti coloro che dimostrano di avere un parente infermo da accudire. Un'estensione tutta siciliana della legge 104 - anch'essa figlia di una norma varata dall'Ars - che ha premiato negli ultimi anni 700 impiegati andati a riposo con 25 anni di anzianità (ne bastano 20 per le donne).

    Ne ha approfittato anche l'ex segretario generale Pier Carmelo Russo. Che a dicembre, dopo il pensionamento, è stato promosso assessore regionale dal governatore Lombardo.

    (19 marzo 2010)



    Il dirigente regionale va in pensione Ricever
    Altro che mettersi in proprio per fare più soldi , cercare di diventare dirigente statale, questo si che è un business....
    Che gioia pagare le tasse per mantenere le pensioni d'oro anzi di platino a questi indefessi servitori dello stato.

  10. #10
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    Predefinito Rif: In pensione a 67 anni.

    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    Ti sei accorto solo adesso che il sistema si reggeva sulla spesa facile che ha generato una montagna di debiti?

    Gli italiani ridevano divertiti quando dagli schermi tv Andreotti diceva che quando i nodi sarebbero venuti al pettine la sua generazione sarebbe già passata a miglior vita...

    "Cazzi loro", in pratica...

    Cioè NOSTRI!

    Furbi quei dipendenti pubblisci che andavano in pensione dopo meno di 20 anni di "contribuzione"!

    Pareva piovesse manna dal cielo per tutti quelli che ne sapevano approfittare!

    Mai nessun sindacato che abbia scioperato contro questo scempio!
    Eh già ma quelli erano diritti aquisiti, sai....alla faccia di quelli che adesso ci devono andare con 40 di contributi.
    Che schifo assoluto, tutti, dx, sx ,centro, sindacati.
    Ultima modifica di Generale gothic; 22-11-10 alle 16:59

 

 
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