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Discussione: Uòlter's Biography

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    Uòlter’s Biography

    Veltrony: un Uomo Nuovo per tutte le stagiony!



    Walter Veltrony (non ci sono paragony) nasce nel 1945, anzi no, facciamo nel 1982, così sembra più nuovo, e appena nato dichiara piangendo: “Non sono mai stato nell’utero di mia madre”. Questa dichiarazione viene verbalizzata e controfirmata dal padre putativo, il Comm. Berlinguer e in fede (ma veramente in fede) dall’ostetrica di turno, Dr.ssa Bindy, secondo cui la madre del piccolo potrebbe essere vergine, forse la Madonna o magari la stessa Bindy, chissà.
    All’età di 6 anni il nostro eroe cambia nome in Uòlter, dichiarando di non essersi mai chiamato Walter. Ai compagni di classe che gli domandano stupiti “ma tu ci sei o ci fai?” il ragazzetto risponde “Yes, I do... but also I am!”.
    Giunta l’età dei primi pruriti, il nostro Uòlter fa colpo sulle coetanee sfoggiando capelli lunghi, giubbotti a stelle e strisce ed uno pseudo-inglese “that makes so fig”, salvo sputt***rsi clamorosamente quando mostra loro la cameretta piena di poster di Che Guevara e il libretto rosso di Mao pieno di appunti sul comodino.
    Ai tempi del liceo è il periodo delle contestazioni, degli scioperi - che gli valgono la tessera onoraria della sezione giovanile CGIL - e del 6 politico, che diventa 18 politico all’università, quando Uòlter, già capoccia della FGCI, si dichiara “favorevole alla rivoluzione proletaria, ma anche affascinato dalla grande tradizione democratica americana, che poi alla fine è la stessa cosa, volemose bene and goodnight to the bucket”, trovando nello slogan “né con lo Stato né con le BR” una perfetta summa del suo pensiero ecumenico e non violento.
    Dalla brillante carriera univeristaria alla politica the step is short, per cui Uòlter inizia a farsi le ossa in un Paese “con troppa america nei manifesti e la 600 di carrozzeria”, due elementi del “Cutugno-pensiero” che colpiscono il nostro giovanotto maturando in lui, durante una “notte bianca” passata a far la spola fra la tazza e i programmi notturni della neonata RAI 3, il desiderio di sostenere il cinema “de noantri”, mentre della 600 in carrozzeria “nun me ne po’ frega’ de meno, tanto appena metto da parte du’ lire me compro ‘na Fiat Duna, anvedi gajardo!”, considerazioni che gli valgono il plauso dei membri comunisti della commissione parlamentare sull’industria, nonché un’invito a cena dall’Avvocato, che gli propone di farsi uno stage di un mese in catena a Mirafiori prima di sparare minchiate del genere. Uòlter declina la proposta dicendo di sentirsi proletario nell’animo, “ma anche” di non avere per niente voglia di sporcarsi le mani, sennò a lavorare c’era andato già da un pezzo, understand to me!
    Si arriva quindi al cambiamento epocale, la caduta del muro di Berlino, alla quale Uòlter reagisce con l’ormai celebre dichiarazione “Il muro? Non c'entro, non son mai stato geometra...”, che gli vale l’appellativo di Homo Novus della sinistra italiana, nonché il gran premio “Gino Bramieri 1990” per il battutone.
    Il resto è storia recente: il tandem con Prody nel 1996 di cui diventa vice-presidente con lo slogan “Vai avanti te ché mi vie' da ride’”, e la concomitante grande amicizia con Bill Clinton, che, costretto ad invitarlo in uno squallido ristorante di Little Italy, lo liquida regalandogli un album di "figurine sandwiches” della NBA 1977-78 ed una contemporanea gigantografia raffigurante una Renault 4 rossa con dentro il cadavere di un politico italiano che voleva portare al governo i mai-stati-comunisti come Uòlter. Da quel momento i contatti con Clinton si interrompono bruscamente.
    Segue il periodo dell’impegno “sociale” e “terzomondista”, durante il quale Uòlter riesce in effetti a trasformare Roma in un avamposto del terzo mondo con enormi problemi sociali, dove però, in compenso, si può andare al cinema e sorbirsi 4 esilaranti film di Moretti al prezzo di 2.
    Forte di questi risultati, l’Homo Cinematograficus Veltrony chiede adesso la fiducia a tutti gli italiani per altri 5 anni di aria fritta in salsa ulivista, con contorno di clientelismo catto-comunista e finalino con spumante Ferrari delle tenute Montezemolo, in offerta esclusiva all’IPERCOOP. Gajardo, eh? E se invece...
    E se invece ci volessimo sbarazzare de ‘sto fregancciaro e della sua compagnia di nani e ballerine una volta per tutte?
    Yes, we can, but also… we must!

    Pietro Aretino (mai stato catto-comunista)

    http://www.ilgiulivo.com/cms/forum/v...337#post_18753

  2. #2
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    non fa una piega

 

 

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