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Discussione: Colonia

  1. #11
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    Purtroppo i Marchigiani non lo capiscono, tant?è che per far arrivare in Parlamento il segretario nazionale leghista locale l'hanno paracadutato in Toscana...

  2. #12
    gentiluomo di campagna
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    Peccato però che non ci dicano che i sei forestieri verranno tutti eletti, mentre i marchigiani, ad andar bene, ad essere eletti, saranno in quattro.

    Maa a chi credono di prendere per il c@@o!


    ANCONA - Ventiquattro candidati, 16 alla Camera e 8 al Senato. Diciotto i marchigiani: 6 uscenti, 6 consiglieri regionali, una donna, cinque professionisti. Sono i numeri del Pdl che il coordinatore regionale di Fi Remigio Ceroni - candidato alla Camera dopo Berlusconi, Fini e La Malfa - snocciola parlando di una formazione “più grande di due squadre di calcio”. Aspiranti deputati e senatori in campo per giocare una partita che si annuncia, almeno nelle Marche, alquanto faticosa. Obiettivo, dice Ceroni, “è battere il Pd”. Ma con Liguria e Sardegna le Marche sono fra le regioni più toste. Anzi, fra quelle più “addormentate”, dice Baldassarri, dal “cloroformio” della sinistra. La campagna sarà allora, spiega Ceroni, di “poche parole ma con impegni seri”, aiutati dalla scelta “coraggiosa e coerente” di Massi (che dall’Udc è passato al Pdl, ndr), il coordinatore azzurro si dice “fiducioso di portare a casa un risultato sbalorditivo”. E se il successo è dato per sicuro alla Camera, è al Senato che il pallino è in mano ai marchigiani. In questo senso “ogni voto dato ad altre forze politiche minori è perso”, dice il coordinatore regionale di An e candidato alla Camera Carlo Ciccioli. “Al Senato - spiega - l’unico voto antagonista alla sinistra è quello dato al Pdl”. Ecco allora, interviene il senatore di Forza Italia secondo in lista dopo Baldassarri, Francesco Casoli, “riuscire a coagulare tutti i voti deve essere la nostra missione. Ci darebbe la possibilità di andare al tavolo del governo con un peso maggiore”.

    E se un voto all’Udc, ribadisce anche il leader del Pri Giorgio La Malfa, è “un voto sprecato” perché “non ha nessuna possibilità di eleggere un senatore”, è soprattutto sul fronte del Pd che si concentrano gli attacchi. “Veltroni - dice La Malfa - è un uomo che non sottovalutiamo. E’ un uomo spregiudicato e sta cercando di fare un triplice salto mortale”. Ovvero: far dimenticare il governo Prodi, scaricare le responsabilità del fallimento su Rifondazione, dire “noi abbiamo un programma nuovo”. Slogan che, spiega La Malfa, ricorda la vecchia pubblicità di un detersivo che mostrava una camicia tagliata in due, una metà bianca e l’altra grigia. Lo spot non funzionò perchè uno poteva obiettare: “O mi freghi adesso, o mi hai fregato prima”. Come dire, spiega ancora La Malfa, “la base per chiedere voti non può essere l’ammissione dei propri errori”.

    I voti all’Udc “serviranno a far vincere la sinistra”, sottolinea anche Giulio Conti di An. La scommessa è tutta sul Senato dove “il voto è politico” perché “sarà il primo colpo alla maggioranza di sinistra della Regione”. Sì perchè, rimarca Francesco Massi, “le Marche non sono di sinistra”, solo “una operazione di laboratorio ha portato a sbilanciare i governi di questa regione”. La battaglia sarà allora non solo “possibile” ma “propedeutica” per i Comuni e le elezioni regionali del 2010.

    Portare a casa 9 deputati e 5 senatori non sarà facile, ammette Mario Baldassarri, “ma una battaglia deve porsi obiettivi alti”. La strategia impone “comunicare cosa ha detto o fatto il centrodestra quando era al governo e cosa si ripropone oggi, e cosa ha fatto o detto il centrosinistra”. Proponendo agli elettori, spiega il capolista per il Senato, una “tavola di Rosetta”. Il Veltronismo è infatti “ridisegnare un orizzonte apparentemente nuovo che si allontana man mano che ci si avvicina”, dice esordendo in inglese per ironizzare sull’americanismo (“We can? We weekend”) del candidato premier del Pd. L’accordo con la “parte massimalista e giustizionalista” di Di Pietro “è la prima smentita al percorso nuovo”. Altro “autogol” è quello dell’alleanza con i radicali. “Allora - prosegue Baldassarri - dobbiamo chiarire chi sono i moderati e chi i rivoluzionari. La sinistra è rivoluzionaria a parole, poi sparge il cloroformio”.

    Bene allora il gioco di squadra per un “progetto - dice anche Simone Baldelli - che riguarda il Paese e le Marche”. “Siamo qui, chi in campo chi in panchina, per giocare la stessa partita”, dice il capogruppo di Fi in Regione e candidato alla Camera Franco Capponi. Non è “importante essere marchigiani doc ma - aggiunge - marchigiani domani”. E se la composizione della lista ha suscitato “tensioni inevitabili”, come fa osservare Ciccioli riconoscendo per altro il buon equilibrio raggiunto tra “rappresentanza del territorio e staff di governo”, è il consigliere di An Gianfranco D’Anna a puntare il dito. Proprio in situazioni dove la partita è sul filo di lana, ci vorrebbe, dice, “più rispetto alle realtà locali che hanno diritto ad avere maggiore rappresentanza”.

    PIA BACCHIELLI,



    http://www.corriereadriatico.it/arti...11B7D12987271E

  3. #13
    gentiluomo di campagna
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    Vedere il vecchio avvocato Magnalbò (che quando io votavo per il PLI, era un missino duro e puro) rappresentare il PLI marchigiano, la dice lunga su quanto sia inaffidabile oggi la politica italiana. Ciò non toglie che questa lista è da apprezzare, perchè almeno non presenta paracadutati da altre regioni.



    La scaramanzia di Magnalbòcapolista al Senato
    Il Pli a Civitanova presenta candidati e un piano per giovani e anziani
    Con i liberali c’è l’ipotesi-casa


    CIVITANOVA - Sarà che la continuità ha il suo valore, sarà che a volte il destino può concedere repliche. Sarà per questo che Luciano Magnalbò ha scelto Civitanova per presentare la sua candidatura nelle liste del Pli insieme ad altri colleghi di partito. Sarà forse stato per mettere un un pizzico di scaramanzia nella sua campagna elettorale, visto che la città prescelta per ripartire è la stessa dove aveva ottenuto, ben sette anni fa, l’elezione al Senato nelle fila di Alleanza nazionale. Chissà che l’elemento non giochi a suo favore.

    Ieri mattina, nella sala convegni dell’hotel Miramare, è stato illustrato il “Programma per la Regione” elaborato dal Partito liberale italiano. Tra i punti salienti, proprio la proposta di uno “statuto speciale” per le Marche, sul modello di quanto avvenuto in altre regioni italiane.

    E anche in questo caso storia e disagi si ripetono. Una particolare attenzione, come si registra in tutti i partiti, è riservata alla difficile situazione economica in cui sono costrette molte famiglie. Da qui scatta la proposta di un “piano case e banca per i giovani, le coppie appena sposate e gli immigrati con regolare permesso e con un lavoro”, ma anche “un piano case per anziani”.

    Sistemati i conti, almeno nelle intenzioni, ecco che l’attenzione si sposta su strada. Con tanto di ricetta per non perdere le sfide del futuro, questo è l’impegno. Eccola: riguardo alle infrastrutture, il Pli ritiene prioritaria la realizzazione di una direttrice est-ovest e pedemontana nord-sud.

    Oltre al programma ci sono i volti dei candidati. Detto di Magnalbò, capolista al Senato, erano presenti anche Patrizia Nicolini, imprenditrice e capolista alla Camera; Mauro Concetti e Daniele Lettina, anch’essi nella lista per la Camera, Mario Tacchetti, agente di commercio e rappresentante sindacale. All’incontro è intervenuto anche Gianfranco Sonaglioni, coordinatore regionale. Il Partito liberale nelle Marche è presente, come visto, sia alla Camera sia al Senato. E’ distinto dal Partito delle Libertà di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, ma partecipe della stessa idea di governo, tanto da garantire “pieno appoggio al candidato premier”. Perché, dunque, presentare una propria lista? Proprio per marcare “un tratto di distinzione dall’idea di un duopolio politico”, avverte la squadra scesa in campo a Civitanova. Per l’occasione è stato scomodato anche Davide che sconfisse Golia, tanto per ribadire “il sacrosanto diritto di una realtà come il Pli di presentarsi agli elettori, cercando di fare breccia in una situazione in cui ci sono due corazzate (anche qui usato il paragone dei piccoli sommergibili Mas, ndr) a dominare la scena elettorale”. Dunque, un motto per tutti: “Con il centrodestra ma senza rinunciare alla propria autonomia”.

    EMANUELE PAGNANINI,
    http://www.corriereadriatico.it/arti...E4A2D164AA97F6

  4. #14
    gentiluomo di campagna
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    Predefinito Evviva il rinnovamento.

    La territorialità? La Costituzione dice che il parlamentare rappresenta l’intera nazione senza vincolo di mandato”
    Lidia Menapace seconda in lista alla Camera per la Sinistra l’Arcobaleno
    “Saprò rappresentare le Marche”


    ANCONA - Senatore? Prego, senatrice. Puntualizza Lidia Menapace, 84 anni di Novara, figura storica della Resistenza e simbolo delle lotte femministe. “Si chiama linguaggio inclusivo”, spiega. Così guai a chiamarla “signora”, ma “compagna” come pretende dai militanti e simpatizzanti del partito. Pacifista convinta (anche se qualche polemica l’ha provocata votando il rifinanziamento della missione in Afganistan), è presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito. Simpatizzante del Pci, nel 1969 viene chiamata dai fondatori nel primo nucleo de Il Manifesto. Nel 2006 è stata eletta con Rifondazione comunista. Oggi è candidata alla Camera per Sinistra Arcobaleno, seconda in lista dopo Marco Lion.

    La sua candidatura è piovuta come un fulmine a ciel sereno. Cosa sa delle Marche?

    “Abbastanza. Sono sempre stata molto vicina alla condizione operaia dei cantieri di Ancona così come all’Udi (Unione donne italiane, ndr) di Fano e Pesaro. Le Marche per me sono non solo note ma molto amate”.

    In molti avrebbero voluto una candidatura più rappresentativa del territorio.

    “Non mi sono giunte notizie di contestazioni a riguardo. Ma in ogni caso, come dice la nostra Costituzione, il parlamentare rappresenta l’intera nazione senza vincolo di mandato. Spetta poi a Regione, Province e Comuni rappresentare gli interessi locali. Siamo un Paese dalla democrazia multilivello, ognuno faccia la sua parte. Sinceramente mi sembrano polemiche dal sapore un po’ leghista”.

    Cosa farà per le Marche?

    “Il problema delle coste adriatiche sono questioni nazionali, così come quello del ripascimento. Il mio programma in particolare punta sulle problematiche del lavoro, delle donne, della laicità dello Stato, della necessità della sindacalizzazione delle forze armate. Pronta a seguire i risvolti che avranno nelle Marche”.

    Staffetta partigiana, tra i fondatori del Manifesto nel ’69, simbolo delle lotte femministe negli anni Settanta. Pensa che questi aspetti faranno presa sui giovani?

    “C’è un grande interesse dei giovani per conoscere la storia italiana. Nelle scuole vengo chiamata spesso. Ed è un bene perché un popolo che perde la memoria è come colpito da un Alzheimer collettivo”.

    Perché votare la Sinistra l’ Arcobaleno?

    “Perché la sinistra deve sopravvivere. E la Sinistra l’Arcobaleno è l’unica lista di sinistra. Il che vuol dire attenzione alle classi subalterne, ai maltrattati, al lavoro che non sia solo assoggettato alle leggi di mercato, alla pace”.

    Non crede che garantire la stabilità del governo sia importante? Mi riferisco agli appelli sul voto utile.

    “Il voto utile è anche quello dato a se stesso. E, certo, ci auguriamo una forma di governo stabile. Ma con il Senato in bilico ci sarà bisogno di un sostegno. E, per quel che ci riguarda, se ci va bene lo sosterremo, sennò faremo opposizione”.

    Chi vincerà?

    “Tutti dicono di vincere ma nessuno sarà il vincitore. Tant’è che faranno il governo delle larghe intese. Noi ci proponiamo come interlocutori ma con obiettivi chiari ed espliciti. Altrimenti, ripeto, ci sta bene stare all’opposizione”.
    http://www.corriereadriatico.it/arti...AF9DF629B04EB0

 

 
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