Sabato 8 Marzo
Raido, Via Scirè 21-23, Roma
Ore 21, proiezione del film Kundun
TIBET LIBERO
Serata dedicata al 49° anniversario dell’insurrezione di Lhasa
10 marzo 1959 – 10 marzo 2008
Resistere – Risorgere – Ritornare
"La religione è veleno. E come un veleno, attacca il corpo della società.". Mao Zedong
Kundun - Cineforum
Sabato sera (ore 21) proiezione del film Kundun presso i nuovissimi locali di Raido (Via Scire’ 21-23, Zona Nomentano-Africano). Il film non e’ stato scelto a caso: il 10 marzo e’ infatti il 49esimo anniversario della rivolta tibetana di Lhasa contro l’invasore cinese. Ad inizio agosto inizieranno le olimpiadi che si terranno proprio a Pechino, la capitale di uno Stato che dal 1949 ha ucciso milioni di cinesi dissidenti e di tibetani, ha sradicato la loro cultura e disperso la loro nobile popolazione. In nome di un’ideologia che ha come punto di riferimento il denaro e il profitto.
Il riscatto per la riconquista non puo’ avere inizio se il Tibet non sara’ libero!
Di seguito, la recensione del film.
Primo appuntamento di cineforum presso Raido.
Ingresso libero ai soci, la prenotazione e' consigliata, la puntualita' gradita.
Info presso: raidomedia@gmail.com
da Mymovies.it
Tibet 1937. In una famiglia di contadini viene trovato in un bambino di due anni il Kundun, la reincarnazione umana del Buddha della Compassione, il successore del tredicesimo Dalai Lama, morto nel 1933. Si segue la sua crescita (a due, cinque, dodici anni) e formazione fino all’investitura che avviene al diciottesimo anno. Intanto nel 1950 l’esercito della Repubblica Popolare Cinese invade il Tibet. Nel 1953 il quattordicesimo Dalai Lama cerca una collaborazione costruttiva col governo degli invasori ma, dopo un colloquio a Pechino col presidente Mao Tse Tung, rinuncia. Scoppiata una rivolta nel 1959, duramente repressa, il Dalai Lama ripara in India. Bizzarro film: storia tibetana, scritta da una buddista (la nordamericana Melissa Mathison, ex moglie di Harrison Ford), diretta da un cattolico e girata in un paese musulmano (Marocco). Tiepido successo di pubblico e accoglienze critiche spaccate in due. I più l’hanno trovata un’opera schizofrenica e stravagante, apprezzabile sul versante privato, irrisolta su quello storico-politico. I meno ne hanno lodato la coincidenza tra l’armonia del buddismo e l’equilibrio strutturale e linguistico del regista. “In Kundun tutto, dentro al caos pietrificato della storia, è immobilmente fluente. Anche il cinema.” (Bruno Fornara). Un film
manierista? Forse, ma di altissimo livello.




Sabato sera (ore 21) proiezione del film Kundun presso i nuovissimi locali di Raido (Via Scire’ 21-23, Zona Nomentano-Africano). Il film non e’ stato scelto a caso: il 10 marzo e’ infatti il 49esimo anniversario della rivolta tibetana di Lhasa contro l’invasore cinese. Ad inizio agosto inizieranno le olimpiadi che si terranno proprio a Pechino, la capitale di uno Stato che dal 1949 ha ucciso milioni di cinesi dissidenti e di tibetani, ha sradicato la loro cultura e disperso la loro nobile popolazione. In nome di un’ideologia che ha come punto di riferimento il denaro e il profitto.

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