di VITTORIO FELTRI
Cari amici lettori, una confidenza: gli ultimi giorni della campagna elettorale saranno al calor bianco. Scommettete?
Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ieri a Milano hanno alzato il sipario del loro teatro in un'atmosfera serena, quasi festosa, fra sorrisi e pacche sulle spalle. Alla faccia di chi - a sinistra - giura che il Popolo della Libertà sia una buffonata destinata a durare lo spazio di una primavera, dopo di che i due leader ricominceranno a litigare a tutto vantaggio degli avversari e a tutto svantaggio del governo che sarà una riedizione scorretta del precedente e via andare.
Certamente le discussioni non mancano: voglio una poltrona in più, ma cosa dici, ne tocca un'altra a me, basta con queste storie.
Anche in politica l'amore non è bello se non è litigarello.
Ma il matrimonio tra Forza Italia e Alleanza nazionale non è di tipo stagionale, una specie di nove settimane e mezzo, una fiammata e poi l'indifferenza. Figuriamoci, qui c'è in ballo la convenienza che è il miglior cemento in ogni sposalizio.
Silvio e Gianfranco hanno molta esperienza e molte bocche da sfamare. Sistemate le liste in puro stile mercato delle vacche, come succede in ogni famiglia partitica, adesso si dedicano alla fase più delicata dell'impegno elettorale: quella delle due settimane che precedono il voto durante la quale bisogna fare fuoco e fiamme allo scopo di incidere nello stato d'animo dei cittadini.
Quanto è successo fin qui pesa poco o nulla ai fini del risultato. I vecchi lupi di mare lo sanno: per stupire la base e convincerla occorre preparare un grande epilogo.
E Berlusconi e Fini lo stanno preparando con cura. Quando inizierà il conto alla rovescia ne vedremo delle belle, sui teleschermi e sui giornali.
Altro che etichetta. Altro che il bon ton rispettato nel prologo.
Partiranno bordate tremende, la polemica si incendierà e allora il match con Veltroni appassionerà il pubblico.
Veltroni è avvisato: gli toccheranno dei cazzottoni da tramortire un toro. E gli passerà la voglia di spacciarsi per il primo della classe, quello che ha innovato, ha rotto con gli schemi del passato cooptando operai e imprenditori al posto dei soliti nani e ballerine.
Sarà smascherato ed emergerà il suo vero volto simile a quello di Prodi che, difatti, e non a caso, è presidente del Partito democratico.
L'ex premier - colui che ha mandato in malora l'Italia - a differenza di De Mita, Visco, Violante e altri personaggi giubilati in nome del nuovo corso, è rimasto in piedi ed è il segno della continuità fra l'Unione di ieri e il Pd di oggi.
Votare Walter è come votare Romano, e significa riproporre il modello di governo che ha turlupinato gli italiani per due anni, raccontando loro fandonie sulla lotta all'evasione e promettendo a tutti benessere e addirittura felicità con lo stesso spirito menzognero dei santoni predicatori.
Veltroni col trascorrere delle settimane ha perso la baldanza ingannevole degli esordi e sta rivelando il suo bluff: vende merce che non ha e che non riesce a procurarsi. Mentre Berlusconi, dopo le titubanze e direi le timidezze palesate nei comizi televisivi iniziali, va rinfrancandosi forte della sua prudenza dinnanzi ai problemi del Paese.
Non è tempo di illusionisti e di sogni: qui si tratta di parlare a cittadini maturi non più inclini a farsi suggestionare da programmi all'insegna del trionfalismo, ma in attesa di qualcuno che dica loro la verità e cerchi di soccorrerli con i pochi mezzi a disposizione dello Stato.
Silvio è l'unico uomo politico oggi in grado di affrontare la crisi chiamando tutti a una prova di responsabilità.
E lo confermerà all'incirca fra venti giorni.
Ci auguriamo che lui e Veltroni non si sottraggano - quando sarà l'ora - a un confronto diretto dinanzi alle telecamere, in modo che i connazionali possano costatare di persona a chi valga la pena di dare fiducia.
Intanto osserviamo con distacco la routine della propaganda fiacca e scontata offerta dai supermercati televisivi. E aspettiamo che Veltroni esaurisca - se non le ha già esaurite - le sue cartucce.
Poi ci divertiremo (mi si conceda il termine) con i botti di Berlusconi. Nella speranza che al fragore seguano i fatti. In tutto questo comunque una certezza l'abbiamo: il Cavaliere le armi segrete le ha.
Se le userà bene vincerà le elezioni con largo margine. Le larghe intese invece sono una trovata polemica di Pier Ferdinando Casini che ha prevalso nella causa con Pizza (per il possesso del simbolo democristiano e del patrimonio immobiliare annesso).
Prima il mattone, poi il progetto.
wwwl.libero-net.it
saluti




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