Mosse
«Per i bons homes la fede era un fatto interiore più che una manifestazione esterna. A loro non servivano edifici consacrati, riti superstiziosi, inchini umilianti atti a distinguere i comuni mortali da Dio. Non adoravano le immagini sacre né si prostravano davanti agli idoli o agli strumenti di tortura. Per i bons chrétiens il potere di Dio risiedeva nella parola.
Avevano bisogno soltanto di libri e preghiere, di parole pronunciate e lette ad alta voce. La salvezza non aveva nulla a che fare con la carità, con le reliquie e le preghiere recitate in un lingua che comprendevano solo i preti. Per loro tutti erano uguali agli occhi di Dio, ebrei e saraceni, uomini e donne, animali delle pianure e uccelli dell’aria.
Non ci sarebbe stato nessun inferno, nessun giudizio universale, perché attraverso la grazia di Dio tutti si sarebbero salvati, anche se alcuni sarebbero stati costretti a rivivere la propria vita diverse volte prima di entrare nel regno dei cieli. (…) I bons chrétiens erano persone buone, tolleranti, uomini di pace che veneravano il Dio della luce piuttosto che temere l’ira del Dio crudele dei cattolici». E’ un brano del romanzo storico I codici del labirinto, di Kate Mosse (Piemme, p. 273). A parte il riferimento alla reincarnazione e all’inutilità della carità, sono discorsi che avete già sentito? Magari dal vostro viceparroco? O dal cattolico adulto & impegnato nel sociale del piano di sopra?
Ebbene, la Mosse sta parlando dei catari provenzali, eretici dei primi del XIII secolo. Gli «idoli» sono le statue dei Santi; «strumenti di tortura» si riferisce alla croce.
(C) 2003 Rino Cammilleri - Tutti i diritti riservati




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