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Discussione: Avete notato?

  1. #1
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    Predefinito Avete notato?

    Tutti quelli che hanno chiesto e chiedono una revisione delle regole di celibato e castità per religiosi e sacerdoti, siano essi preti (come "don" Sguotti) o vescovi (come il "cardinal" Suenens o il fin troppo famoso Milingo), erano o sono conviventi o sposati civilmente, in sfregio a qualunque regole biblica, magisteriale, canonica e tradizionale...
    Se bisogna trovare un lato positivo nella turpitudine morale e personale dei preti e dei prelati pedofili, bisogna riconoscere che non chiedono ai fedeli di essere accettati, che non sbandierano ai quattro venti i loro peccati, che non chiedono alla Chiesa di cambiare le regole in proposito per loro...
    La soluzione, a questo, e a tutti gli altri mali che affliggono la Chiesa da 40 anni? Il ritorno alla Tradizione...e, nel caso di preti, vescovi e religiosi, a questi modelli qui...
    http://www.santiebeati.it/dettaglio/22200
    http://www.santiebeati.it/dettaglio/21200
    http://www.santiebeati.it/Detailed/23900.html
    http://www.santiebeati.it/Detailed/71750.html
    http://www.santiebeati.it/Detailed/24950.html
    http://www.santiebeati.it/dettaglio/29850
    Ultima modifica di robdealb91; 06-04-10 alle 19:08
    Sto combattendo la Buona Battaglia, sto proseguendo la Corsa, sto tentando di conservare la Fede

    Sono un clandestino nel Regno dei Cieli

  2. #2
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Citazione Originariamente Scritto da robdealb91 Visualizza Messaggio
    Tutti quelli che hanno chiesto e chiedono una revisione delle regole di celibato e castità per religiosi e sacerdoti, siano essi preti (come "don" Sguotti) o vescovi (come il "cardinal" Suenens o il fin troppo famoso Milingo), erano o sono conviventi o sposati civilmente, in sfregio a qualunque regole biblica, magisteriale, canonica e tradizionale...
    Se bisogna trovare un lato positivo nella turpitudine morale e personale dei preti e dei prelati pedofili, bisogna riconoscere che non chiedono ai fedeli di essere accettati, che non sbandierano ai quattro venti i loro peccati, che non chiedono alla Chiesa di cambiare le regole in proposito per loro...
    La soluzione, a questo, e a tutti gli altri mali che affliggono la Chiesa da 40 anni? Il ritorno alla Tradizione...e, nel caso di preti, vescovi e religiosi, a questi modelli qui...
    San Basilio Magno
    San Benedetto da Norcia
    San Giovanni Maria Vianney
    San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione)
    San Carlo Borromeo
    Sant' Antonio Maria Claret
    ... mi sorge un dubbio... ma se l'essere sposati mentre si è preti o vescovi equivale ad uno sfregio a qualunque regola biblica e tradizionale... la Santa Sede quando dà il permesso ai pastori anglicani convertitisi alla confessione cattolica di continuare ad esercitare il sacerdozio restando sposati, in realtà sta contravvenendo palesemente ad una regola biblica e tradizionale...
    Ultima modifica di Giordi; 08-04-10 alle 07:38

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  3. #3
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Citazione Originariamente Scritto da Polemiko Visualizza Messaggio
    ... mi sorge un dubbio... ma se l'essere sposati mentre si è preti o vescovi equivale ad uno sfregio a qualunque regola biblica e tradizionale... la Santa Sede quando dà il permesso ai pastori anglicani convertitisi alla confessione cattolica di continuare ad esercitare il sacerdozio restando sposati, in realtà sta contravvenendo palesemente ad una regola biblica e tradizionale...
    La situazione è più o meno così:

    - preti e vescovi nei primi tempi erano scelti anche tra le persone sposate
    - dopo pochi secoli (mi sembra nel IV sec. ma non vorrei sbagliarmi) si decise che era meglio ordinare vescovi solo tra le persone celibi (ancora oggi ad es. nella chiesa Ortodossa, dove si accetta che gli sposati diventino preti, si ordinano vescovi solo i monaci)
    - la chiesa Latina (cioè che segue il rito latino) entro il 1 millennio ha imposto come regola generale che anche i sacerdoti facciano promessa di celibato, ma la chiesa Cattolica mantiene la vecchia regola per i sacerdoti di rito non latino, come quelli di rito greco: gli sposati possono diventare preti, ma un prete non sposato o vedovo non si può più sposare.
    - gli anglicani verrebbero accettati come semplici laici sposati e poi ordinati in dispensa alla regola della chiesa Latina per dare lo stesso pastore alla comunità che diventa cattolica
    - i nuovi preti dovranno comunque essere celibi
    Così mi disse che quel giorno era uscita coi fiori gialli tra le mani perché finalmente la trovassi e che se non fosse successo si sarebbe avvelenata perché la sua vita era vuota. - M. A. Bulgakov

  4. #4
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Citazione Originariamente Scritto da napici Visualizza Messaggio
    La situazione è più o meno così:

    - preti e vescovi nei primi tempi erano scelti anche tra le persone sposate
    - dopo pochi secoli (mi sembra nel IV sec. ma non vorrei sbagliarmi) si decise che era meglio ordinare vescovi solo tra le persone celibi (ancora oggi ad es. nella chiesa Ortodossa, dove si accetta che gli sposati diventino preti, si ordinano vescovi solo i monaci)
    - la chiesa Latina (cioè che segue il rito latino) entro il 1 millennio ha imposto come regola generale che anche i sacerdoti facciano promessa di celibato, ma la chiesa Cattolica mantiene la vecchia regola per i sacerdoti di rito non latino, come quelli di rito greco: gli sposati possono diventare preti, ma un prete non sposato o vedovo non si può più sposare.
    - gli anglicani verrebbero accettati come semplici laici sposati e poi ordinati in dispensa alla regola della chiesa Latina per dare lo stesso pastore alla comunità che diventa cattolica
    - i nuovi preti dovranno comunque essere celibi
    ... ergo è alquanto improprio parlare di sfregio a qualunque regole biblica e tradizionale... hefico:

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  5. #5
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Citazione Originariamente Scritto da Polemiko Visualizza Messaggio
    ... ergo è alquanto improprio parlare di sfregio a qualunque regole biblica e tradizionale... hefico:
    Hai preso la tua solita, maldestra cantonata.
    Rob parlando di "sfregio a qualunque regola biblica e tradizionale" in merito al matrimonio CIVILE di "preti". Il matrimonio CIVILE, non religioso, non sacramento. :gluglu:
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  6. #6
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Hai preso la tua solita, maldestra cantonata.
    Rob parlando di "sfregio a qualunque regola biblica e tradizionale" in merito al matrimonio CIVILE di "preti". Il matrimonio CIVILE, non religioso, non sacramento. :gluglu:
    ... che idiozia!... è logico che siano sposati civilmente, visto che la Santa Sede non avvallerebbe mai un matrimonio religioso di un prete... ostridicolo:ostridicolo:

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  7. #7
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Preti sposati fra paure e silenzi


    Quello dei sacerdoti che gettano alle ortiche la tonaca per motivi «amorosi», nella Chiesa cattolica romana, è un problema che potremmo dire ormai più che secolare. E calcolarne il numero non è affatto semplice. Esistono cifre ufficiali, diffuse dallo stesso Vaticano, ma si tratta solo di numeri indicativi a causa dell’oggettiva difficoltà a reperire i dati.

    L’Annuarium Statisticum Ecclesiae che la Santa sede edita ogni anno, ad esempio, fornisce i numeri relativi alle defezioni del clero: il termine include anche coloro che hanno lasciato per motivi diversi dal matrimonio. Secondo l’ultimo Annuarium, nel 1998 si sono avute 618 defezioni di cui 31 nel nostro Paese. Un calcolo fatto dall’organo della Santa Sede, L’Osservatore Romano, nel 1997, confrontando i dati dal 1970 al 1995, ha ottenuto una cifra complessiva di circa 46 mila preti che hanno abbandonato il ministero nel solo arco di un quarto di secolo.

    Secondo il canonista Vincenzo Mosca, sarebbero invece più di mille ogni anno le defezioni sacerdotali (diocesane e religiose) nel mondo. Ancora oggi, per ogni otto nuovi sacerdoti, almeno uno abbandona il ministero. I sacerdoti “laicizzati” viventi nel mondo, sempre secondo Mosca, sarebbero quindi più di 50 mila.

    Non è d’accordo Mauro Del Nevo, presidente della associazione di presbiteri con famiglia «Vocatio», secondo il quale la cifra andrebbe addirittura raddoppiata. «Soltanto in Italia – dice – i sacerdoti coniugati sono da 8 a 10 mila e 120 mila in tutto il mondo».

    I picchi di richiesta di dispensa dall’esercizio del ministero si sono avuti nel 1976-77, quando ne sono state inoltrate da 2500 a 3 mila. Attualmente se ne concedono da 500 a 700 l’anno. Negli ultimi anni sono aumentate quelle da parte dei sacerdoti ordinati da un solo anno, in alcune diocesi si raggiungerebbe addirittura una percentuale del 50 per cento.

    Ma dietro alle discussioni sui numeri spesso si celano storie di sofferenza causate da una dura lex canonica a cui sembra si sacrifichi volentieri l’uomo e non viceversa.

    «Quando sono andato dal mio vescovo per dirgli che mi ero innamorato e che volevo lasciare il ministero, lui mi ha risposto che per bere un bicchiere di latte non era necessario mettersi una capra in casa. Allora ho capito che la mia compagna era la cosa più pulita che mi fosse rimasta». Ha voglia di raccontare e raccontarsi Paolo, ma a patto che il suo vero nome non venga fuori. «Se sanno che ho parlato con un giornalista – spiega – mi tolgono la cattedra di religione che mi hanno dato per vivere, dopo che ho lasciato il ministero».

    Come lui, anche gli altri preti sposati, incontrati in un viaggio in una sorta di Chiesa clandestina, hanno accettato di parlare, con l’unica eccezione di soli tre casi, sempre con la condizione che non venisse fatto il loro nome e che non fossero resi riconoscibili dalle storie che raccontavano. Perché hanno paura delle ritorsioni da parte della gerarchia. Sembrerebbe che una “certa” cultura si sia insinuata anche nei rapporti fra pastori e sudditi. Ci sono anche numerosissimi casi di vescovi che seguono con particolare attenzione le vicende dei sacerdoti che smettono la tonaca.

    Ma i preti sposati nelle città ci sono e dicono pure messa nelle loro case. Le chiamano «chiese domestiche», con tanto di fedeli e sacramenti, compreso il battesimo e la confessione. Alcuni di loro concelebrano anche, ma con discrezione, nelle parrocchie di presbiteri amici. Eppure pochi sanno che esistono e non se ne parla mai sui mezzi d’informazione cattolici, naturalmente.

    «Quando te ne vai – dice uno di loro – in mano ti trovi solo una laurea in teologia, un titolo che lo Stato non riconosce neppure. E, con la tua nuova situazione, spesso con un bimbo in arrivo, magari a quarant’anni suonati, non puoi fare lo schifiltoso. Accetti le loro condizioni e ti metti in un angolo. Perché è questo quello che vogliono: che tu scompaia».

    In genere, infatti, le cattedre vengono assegnate in diocesi vicine dove non sono conosciuti. Ma non tutti ottengono l’insegnamento.

    «Dipende – spiega Salvatore – dalla rapidità con la quale ottieni la dispensa per sposarti, perché, finché il processo canonico non si chiude, non puoi fare nulla. Io, ad esempio, ho fatto i lavori più umili per diversi anni perché la mia richiesta non era “spinta” a Roma da nessuno. E poi dipende anche dal vescovo perché è lui che patrocina il tuo caso e, se non siete in buoni rapporti o non ti stima, ti devi rassegnare e cambiare aria».

    Ma ci sono anche quelli che non ci riescono ad attendere i tempi, è il caso di dirlo, biblici, circa dieci anni, e che perdono la fede o cambiano Chiesa.

    È il caso di Mauro che, dice lui, in un momento di disperazione è diventato pastore in una Chiesa protestante.

    «Quando sanno che hai abbandonato il ministero – racconta – sono i primi ad aprirti le porte». Adesso Mauro è rientrato nella Chiesa cattolica, ma è considerato un apostata e i tempi del suo processo si stanno sensibilmente allungando.

    Fausto ha 37 anni, e ha lasciato l’abito dopo un solo anno dall’ordinazione. È sposato con una fervente cattolica. Ma solo in municipio: davanti a Dio non può, perché aspetta da anni una dispensa papale che non arriva mai. Vive con sofferenza l’impegno che profonde con la moglie in parrocchia. Sono peccatori e non possono accedere ai sacramenti. Neppure alla confessione: per la Chiesa, chi si sposa davanti al sindaco è un concubino.

    Don Franco Maggiotto, 70 anni, sposato da più di trent’anni, vive ad Alpignano, vicino Torino. «Innanzitutto – esordisce – rifiuto decisamente la qualifica di ex prete. Al momento della mia ordinazione, mi hanno ripetuto fino alla nausea che sarei stato sacerdote in eterno. Sono prete, non ho mai smesso la tonaca, e sono felicemente sposato». Non ha ovviamente alcun rapporto con la curia vescovile di Torino, ma a lui questo non importa. È animatore di tre comunità di base, una a Finale Ligure e due in provincia di Torino. Ha rotto con la chiesa ufficiale dopo una drammatica esperienza vissuta da un suo confratello verso la fine degli anni ‘60. Un prete si innamorò perdutamente di una giovane donna. Per le pressioni e le violenze subite da entrambi, questo prete si impiccò e la ragazza impazzì.

    «Per me – racconta don Franco – fu un’esperienza terribile che mi portò a rifiutare un modo di intendere il sacerdozio antiumano, non biblico, perché in realtà proibisce all’uomo di incontrare l’altro. Nella Bibbia si afferma che “Non è bene che l’uomo sia solo”, sono le gerarchie cattoliche ad essere nell’errore non i preti che si sposano». Ma la critica di don Franco si accentra principalmente su quello che lui definisce “il sistema platonico”, quel sistema che, rinchiudendo l’uomo su se stesso, ne impedisce appunto l’incontro con l’altro e quindi gli fa negare l’essenza stessa del messaggio di Cristo, facendolo diventare pedofilo oppure omosessuale. «Questa realtà – afferma don Franco – la si può toccare nell’elevato numero di preti gay o pedofili di cui in Italia non si parla, ma che riempiono le cronache giornalistiche di altre nazioni».

    Paolo Falcone è un prete sposato della diocesi di Roma. «Spesso nei discorsi tra vescovi e preti sposati – ricorda – si sente dire “continua a pregare, ti ricordo nelle mie preghiere, il Signore ti accompagni” e via con altre balle spaziali. Una cosa che non si sente mai è “ti aiuterò per i tuoi diritti, parlerò della tua situazione economica al commercialista o all’economo della diocesi, tutelerò i tuoi diritti acquisiti…”». «Io per lo meno – sottolinea – sono stato abbandonato completamente. Sono stato nel ministero dal 1988 al 1996. Poi dopo tre anni di esercizi spirituali, senza una storia, sono venuto via dal ministero pastorale. Nessuno che mi abbia dato nessuna possibilità. Dopo un po’ scrissi a tutti i cardinali residenti a Roma chiedendo di aiutarmi a sopravvivere. Mi dissero che non conoscevano nessuno, che non avevano nessuna possibilità nemmeno di ascoltarmi e che comunque avrebbero pregato per me». «Dopo anni di stenti e ancora grosse difficoltà – aggiunge –, sto vivendo un momento con mia moglie abbastanza sereno, anche se sempre sul “trapezio”. Vorrei chiedere a chi conosce meglio questa realtà, se esiste un modo per avere i contributi previdenziali e i versamenti del Tfr previsti dalla legge italiana». «Ho un grande sogno – confessa –, costituire un sindacato preti sposati per iniziare una trattativa con la Cei per chiedere i nostri diritti maturati e avere per lo meno il trattamento di fine rapporto, oppure iniziare una serie di vertenze al giudice del lavoro visto che alla chiesa gerarchica abbiamo dato i migliori anni della nostra vita e abbiamo ricevuto “calci in faccia” e belle parole».

    Ma ci sono anche le donne dei preti: le «tentatrici», le «rivali di Dio». Come le ha chiamate qualcuno. Rosa è una libera professionista, affermata e stimata, ha un fidanzato col quale progetta di sposarsi, ma quando era ancora una studentessa ha avuto una storia con un giovane prete.

    «Un giorno, però, ho scoperto che aveva anche altre ragazze, cinque o sei – ricorda –. Poi è scoppiato lo scandalo subito coperto dalla Curia. Lo hanno mandato fuori a meditare e studiare, poi è tornato qui a continuare quello che faceva prima, adesso so che l’hanno spedito per punizione a fare il vice parroco in un’altra diocesi. Tutto questo mi è servito a capire che certi uomini non pagano mai per i loro errori, a patto però che siano ecclesiastici».

    Già non molto considerate all’interno della Chiesa, le donne che si innamorano dei preti vengono spesso maltrattate.

    È il caso di Gianna, sposata, un marito lontano, e due figli già grandi, che ha commesso l’errore di aspettare un bambino da un parroco di frontiera. Lui ha improvvisamente scoperto la vocazione missionaria, e per questo è stato spedito in America Latina, mentre lei si è trovata a gestire da sola una situazione drammatica. La Curia è intervenuta per darle una mano soltanto quando lei ha minacciato di fare scoppiare lo scandalo. Prima l’avevano liquidata come «pazza».

    Situazione simile a quella di Laura che, stanca di essere relegata al ruolo di amante con un bambino di pochi mesi da crescere, un giorno ha preso «il frutto del peccato» e lo ha portato nella chiesa dove il suo lui celebrava. Vedendolo così solenne e ieratico che benediceva, racconta, non ce l’ha fatta più ed è esplosa. Com’è finita? Il reverendo, notissimo teologo di orientamento progressista, è andato a insegnare in una prestigiosissima istituzione accademica ecclesiastica in un’altra città, a lei è stato promesso un “sostegno” purché tacesse. Situazione che ha accettato ma, commenta, con il cuore davvero a pezzi. Storie di sofferenza, quindi, di umiliazioni e di abbandoni che raramente approdano alle pagine dei giornali o all’attenzione dei media in un Paese, l’Italia, in cui la Chiesa cattolica ha un enorme potere come in nessun altro oggi.

    È vero, ammette il teologo e storico della Chiesa don Francesco Michele Stabile «il problema è che non se ne parla perché a “certe cose” non bisogna neppure far cenno se non nel chiuso delle Curie. I vescovi, infatti, non comunicano in Vaticano nemmeno i numeri degli abbandoni. E quelli che lasciano vengono ridotti al silenzio ed emarginati».

    Basterebbe, suggerisce Giovanni Franzoni, ex abate benedettino e uno degli indiscussi protagonisti del rinnovamento conciliare nella Chiesa, «ritornare alla semplicità evangelica d’altronde applicata senza problemi dalle Chiese Orientali, dai Protestanti e persino dai cattolici della chiesa romana di rito orientale: il prete deve avere la libertà di vivere la propria vocazione di servizio o nel celibato scelto liberamente o nel matrimonio. L’amore umano non è concorrenziale all’amore per Dio».

    A conferma di ciò, scorrendo i dati relativi alle defezioni degli ultimi anni, salta subito all’occhio l’assenza di abbandoni nella piccola ma antichissima eparchia greco-cattolica di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, in Sicilia.

    «Noi seguiamo la consuetudine della Chiesa dei primi secoli e di quella Ortodossa – spiega l’eparca Sotìr Ferrara. In dieci anni di episcopato, non ho mai avuto un prete che lasciasse perché da noi possono diventarlo anche gli uomini sposati. Anzi, questi, come dice esplicitamente San Paolo, sono anche i migliori presbiteri perché più realizzati umanamente e affettivamente più sereni. La Chiesa latina, invece, nonostante l’emorragia continua di chierici, si ostina a mantenere una legge che è solamente umana e che non ha nessun fondamento né nel Vangelo né tantomeno nella Tradizione».

    In verità, una speranza in passato si era intravista quando il primate d’Inghilterra, il cardinale Basile Hume, recentemente scomparso, aveva proposto allo stesso Papa di concedere, in occasione del giubileo dell’Anno santo del 2000, “un’amnistia verso i preti sposati” riammettendoli al ministero. Il porporato inglese aveva presente la situazione, che costituiva quasi un precedente giuridico, di numerosi preti passati dalla Chiesa anglicana a quella cattolica con tanto di moglie e figli. La richiesta però era stata fatta cadere nel vuoto.

    Davide Romano

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  8. #8
    ...the downward spiral...
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Sorge spontanea una domanda.
    Ma questi sacerdoti che abdicano sapevano a quali conseguenze andavano incontro quando scelsero la vocazione? O sono tutti fessi patentati?

  9. #9
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Citazione Originariamente Scritto da Galcian79 Visualizza Messaggio
    Sorge spontanea una domanda.
    Ma questi sacerdoti che abdicano sapevano a quali conseguenze andavano incontro quando scelsero la vocazione? O sono tutti fessi patentati?
    evidentemente qualcuno gli ha promesso qualcosa, tipo una larga risonanza mediatica per destabilizzare la Chiesa.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Avete notato?

    Citazione Originariamente Scritto da Galcian79 Visualizza Messaggio
    Sorge spontanea una domanda.
    Ma questi sacerdoti che abdicano sapevano a quali conseguenze andavano incontro quando scelsero la vocazione? O sono tutti fessi patentati?
    Citazione Originariamente Scritto da Odissea Visualizza Messaggio
    evidentemente qualcuno gli ha promesso qualcosa, tipo una larga risonanza mediatica per destabilizzare la Chiesa.
    .. forse può essere utile leggere questo articolo apparso sul Die Zeit, Hamburg – n° 7/2010

    Celibato e abuso sessuale
    “La mia sessualità è una zona grigia“

    Il celibato rende la Chiesa attraente per giovanotti che sessualmente sono enigmi per loro stessi. Se poi mancano di maturare essi sono più a rischio di commettere abusi.

    Ma guarda quanti nodi stanno venendo al pettine... e non soltanto nel Bel Paese. In un angoscioso crescendo martellante. Non bastano Bertolaso Letta & C., subito si passa a Fastweb e Telecom, altre nubi sicuramente incombono, piene di corruzione, Ed ecco papa Ratzinger alle prese con la tragedia irlandese degli abusi sessuali nascosti per decenni sotto il tappeto della rispettabilità ecclesiastica. In Germania la scoperta di altrettanto gravi delitti sessuali su minori, commessi in istituti religiosi e seminari, è diventata lo scandalo di questi giorni. Fra i numerosi commenti apparsi su autorevoli organi di stampa tedeschi segnalo l'articolo allegato, che tocca un tema ormai ineludibile (forse): il celibato dei preti.(José F. Padova)

    Zölibat und sexueller Missbrauch: "Meine Sexualität ist eine Grauzone" | Gesellschaft | ZEIT ONLINE
    Sulla sua scrivania c’è un libro dal titolo Nella profondità della cisterna: esperienze con la tristezza. Vicino a esso una bottiglia vuota di Cola Mix. Dalla poltrona girevole del terapeuta, comodamente imbottita, si vede un altare domestico con un’icona dorata di Gesù e la sedia del paziente. Nel corso dell’anno si sono qui seduti già a centinaia, parroci e membri di Ordini, diaconi ed educatori. Vicina al pavimento gorgoglia sommessamente una fontanella da camera a zampillo. Fra i sacerdoti in crisi d’identità l’uomo ha buona fama come esperto terapeuta, presso le menti critiche nella Chiesa egli ha valore di speranza, come sostenitore di una sessualità presa in considerazione in chiave teologica e quindi comprensiva della persona. Il celibato è responsabile dei numerosi casi di abuso nella Chiesa cattolica? Il terapeuta ne avrebbe molto da dire – eppure oggi preferisce tacere. La reputazione, l’istituzione, i superiori, si può capire tutto questo, prego. Un uomo nella profondità della sua cisterna.

    Ma si deve comprendere? Si deve comprendere ciò che attualmente succede nella Chiesa? Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, arcivescovo Robert Zollitsch, che di sua iniziativa in un’intervista allo Spiegel si era impegnato a riconsiderare il celibato, proprio questa settimana si è rifiutato a un’intervista dello Spiegel sulla crisi più profonda della locale Chiesa cattolica nell’anno 2010: la reputazione, l’istituzione, i superiori, si può capire tutto questo, prego. L’Ordine dei Gesuiti promette una pronta delucidazione sui casi di abuso accaduti in quattro delle sue più eminenti scuole. E delega quindi gli accertamenti a una assistente sociale impegnata, ma in definitiva priva di influsso e di mezzi nella struttura ecclesiastica.

    Come i preti diventano rei?
    Il terapeuta presso la sua sorgente da camera, l’arcivescovo nella sua falsa prudenza, un’assistente sociale che dovrebbe mediare là dove si dovrebbe andare a indagare – è proprio il fallimento dei benpensanti, che è così tipico negli abusi sessuali: anch’essi hanno difficoltà ad abbordare la dimensione dell’ingiustizia. Tuttavia si deciderà, attraverso l’esame dei benpensanti e non degli perseveranti, se stavolta si otterrà finalmente il chiarimento.

    Il problema numericamente più grave sono i criminali occasionali
    Anche in Germania le circostanze hanno effetti a distanza, come negli USA, in Irlanda e in Australia: migliaia di casi con migliaia di delinquenti per molti secoli, coperti da una gerarchia che considera il suo silenzio come servizio divino alla Chiesa, il suo mettere a tacere come amor del prossimo, i colpevoli, i quali tutti erano anche colleghi. Può darsi che la dimensione della tragedia sia qui più limitata che negli Stati Uniti, può darsi che il cattolicesimo nella Repubblica Federale Tedesca sia stato meno caricato di quello spirito di repressione sessuale che favorisce l’abuso. Per tutto questo può anche esserci un altro motivo, del tutto semplice, perché molti dentro e fuori la Chiesa ritengono ancora l’inconcepibile come inimmaginabile: tanto che finora nessuno ha veramente guardato nel profondo.

    Finora era diffusa una supposizione la cui attendibilità è pesantemente scossa dal recente scandalo: che l’abuso sessuale nella Chiesa cattolica si limiti a casi singoli. Al più tardi dopo le recenti notizie, nel clero, fra i fedeli nelle comunità, perfino fra i redattori di cose ecclesiastiche sulla stampa e nelle emittenti radiofoniche (in cui hanno sovente uno status ufficioso) concorrono due modi di vedere: il fenomeno degli abusi sessuali è periferico o centrale, è traviamento, degenerazione, caduta nell’inferno – o proviene dal centro della Chiesa e delle sue regole? È il celibato responsabile dell’abuso?

    In questo scandalo è visibile in ogni caso e per prima cosa una sistematica che trae il suo orrore dalla connessione di fatti criminali, i quali precedentemente erano via via spiegati di preferenza come casi isolati. Con provvedimenti a catena, ben noti autori del reato sono stati spostati in sempre diverse scuole e istituti per giovani. Già ora l’attuale mappa della Germania degli abusi sessuali si può leggere come un documento della presa in giro originata dalla pretesa di una chiesa che vuole operare in ogni direzione: ci sono stati abusi al nord come al sud, a St. Angar ad Amburgo come a St. Blasien nella Foresta Nera, all’ovest come all’est, nel Collegio Aloisius a Bonn-Bad Godesberg come nel Collegio Canisius a Berlino. E questi sono soltanto i casi che sono venuti alla luce in un singolo Ordine durante dieci giorni.

    Lo stimato psicologo e terapeuta Wunibald Müller in un suo saggio specialistico identifica il problema più grande sotto l’aspetto numerico nei delinquenti occasionali, non negli inguaribili autori di delitti sessuali. Riguardo agli scandali causati dalla sessualità di ecclesiastici travalicata nel crimine si potrebbe ritenere che gli sforzi di Müller si dirigano nell’innalzare i muri del celibato. Eppure più repressione non darebbe maggior sicurezza, ritiene il direttore della Recollectio-Haus, che fa parte dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach. Baciare è pregare, si intitola uno dei suoi libri, uscito dalla Casa editrice cattolica Matthias-Grünewald con il sottotitolo Sessualità come fonte di spiritualità. Müller si dichiara favorevole a lasciare ai preti la scelta di voler vivere nel celibato. Fino a quando però il celibato ha valore vincolante, Müller si applica ad aiutare i preti nel mantenere il loro impegno al celibato. Si potrebbe dire che insegna ai preti a servirsi delal propria sessualità. «Chi fa diventare sessualità e spiritualità nemici», dice uno dei suoi teoremi, «dilania il cuore delle persone». E le anime dilaniate si perdono facilmente.

    Proprio i giovani candidati al sacerdozio si distinguono per una intensa problematica nella delimitazione di quanto attiene alla sessualità, ha osservato Franz Joseph Baur, che come reggente guida il seminario di Monaco di Baviera. «Le idee sul celibato sono spesso giovanili, immature», dice Baur circa la sua esperienza con gli aspiranti seminaristi, «tutto ciò deve poi essere rielaborato». Per qualcuno dei suoi collegiali egli auspica un poco più benevolenza verso sé stessi. Chi oggi decide di vivere da celibe è fin dall’inizio isolato in un mondo carico di implicazioni sessuali – nel seminario ecclesiastico gravano sovente i superzelanti, per i quali il sesso ha il valore di cosa diabolica.

    Il prete deve mettersi a disposizione di dio mediante la rinuncia
    In questo campo si tratta delle contraddizioni della rinuncia sessuale, che può tutt’al più osservare chi è cosciente della propria sessualità. spiriti illuminati come Müller e Baur perciò predicano il celibato non come un esercizio di rimozione, ma come una forma esigente di vivere la sessualità. chi prende il sesso così seriamente da vietarne completamente la sua pratica – questa l’opinione - deve essere particolarmente bene informato al suo proposito. E qui hanno inizio i problemi.

    L’idea del celibato come una forma molto particolare della autorealizzazione sessuale non è facile da fissare in una chiesa che per tradizione considera con diffidenza tutto ciò che è corporale. Oltre a ciò Müller distingue fra sessualità genitale, dalla quale un prete deve astenersi, e sessualità emozionale. Se un prete rinuncia a vivere una parte essenziale della propria persona, ovvero la sesualità genitale, egli ha – questo è l’ideale – sufficiente forza a disposizione per la sessualità emozionale. Qui si incontrano le dimensioni teologica e terapeutica: il sacerdote deve rendersi disponibile in misura più intensa per il suo rapporto con Dio e la sua comunità mediante la rinuncia a un matrimonio. La vita nel celibato potrebbe essere «libera e avventurosa» se la sessualità umana si rivela più astuta di quanto i suoi domatori prevedono? E se non si lascia incanalare?

    «My sexuality is a grey area», dichiarò nel 1995 l’arcivescovo anglicano di York in Inghilterra, che viveva celibe, quando fu sospettato di essere gay: la sua sessualità era una zona grigia. Si trattava di una disarmante e leale risposta sull’ignoranza circa il proprio orientamento.

    E proprio questi preti «grigi» sono il problema. Tanto poco il celibato attira i palesi criminali sessuali (in ogni caso non vi sono cifre che lo documentino), tanto attraente lo è per giovani maschi che sono un enigma sessuale per loro stessi. Sotto il tetto della Chiesa, così non pochi sperano, potrebbero levarsi di dosso il pesante tema dei loro disturbi dello sviluppo e ottenere consenso, status sociale e uno stipendio fisso contro l’intenzione dell’astinenza sessuale. Quindi il proposito sottovaluta la forza della propria sessualità. se mancano istruttori illuminati come il direttore di seminario ecclesiastico Franz Joseph Baur o istituzioni come la Recollectio-Haus di Müller – i preti «grigi» perdono la chance di maturare – rapidamente la questione diventa critica. Chi è sessualmente immaturo – e lo rimane – è maggiormente in pericolo di diventare delinquente sessuale. Un celibato malinteso trova corresponsabilità nell’abuso. E il celibato è abbastanza facile da essere frainteso.

    (traduzione dal tedesco di José F. Padova)

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

 

 
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