Le civiltà tradizionali, dice Guénon, si fondano sulla intuizione intellettuale della eterna verità trascendente, e tutte le civiltà "nor­mali" sono tradizionali, anche lo stesso Occidente, sino al Me­dioevo. Ma nel 1300 la civiltà occidentale è entrata in crisi, e og­gi se ne vedono i frutti estremi, sotto forma della mostruosità, della barbarie, della diabolicità della civiltà moderna. A partire dal secolo decimoquarto, infatti, l'unità dell'umanità occidenta­le, la sua subordinazione a principi superiori eterni, cominciò ad andar smarrita: le scienze sacre degenerarono in quelle profane, ed ebbe inizio quella dispersione nella molteplicità, nel disordi­ne delle opinioni individuali e delle filosofìe, che oggi incombe nel modo più drammatico sulla nostra epoca di crisi. Individua­lismo, umanesimo, Rinascimento, Riforma protestante, critica dei testi, razionalismo, evoluzionismo, materialismo costitui­scono le diverse manifestazioni di uno stesso impulso di disgre­gazione: l'uomo distolse lo sguardo dall'elenio vero, non umano né mondano, e lo volse invece al divenire, alla natura, al relativo, al mondo, al transeunte e all'inferiore, cadendo di bassura in bas­sura, sino a sostituire l'utilità alla verità (Frobenius avrebbe det­to: l'utilizzazione pratica all'espressione). L'ordine temporale si separò da quello spirituale, in luogo dell'autorità delle élites si eb­be l'autorità della massa, la qualità fu sacrificata alla quantità: nacque così la democrazia, che è un assurdo mostruoso, perché "il superiore non può derivare dall'inferiore, il più dal meno, il che è di un rigore matematico".