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    Predefinito Tibet : proteste dei monaci

    » 2008-03-11 19Tibet:
    proteste monaci, Pechino ammetteCentinaia di monaci tibetani hanno tenuto dimostrazioni di protesta a Lhasa ieri, in concomitanza con una serie di manifestazioni organizzate dai tibetani in esilio per commemorare la rivolta anticinese del 10 marzo 1959 e promuovere la causa del Tibet in vista dei Giochi Olimpici di Pechino del 2008. La rivolta del '59 si concluse con la fuga in India del leader spirituale del Tibet, il Dalai Lama, che da allora vive in esilio. La protesta dei monaci a Lhasa e' stata ammessa oggi a Pechino da due funzionari governativi cinesi che non hanno voluto però fare alcun commento a notizie di fonti indipendenti secondo le quali ci sarebbero stati almeno 50-60 arresti tra i lama partecipanti alla manifestazione. "Ieri pomeriggio a Lhasa - ha affermato il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang in una conferenza stampa - ci sono stati i monaci di alcuni templi che, istigati ed incoraggiati da un piccolo gruppo di persone, hanno intrapreso delle attività illegali che hanno minacciato la stabilità sociale". Anche l' altro funzionario che ha parlato della manifestazione, il presidente della Regione Autonoma Qiangba Puncog, ha sostenuto che i monaci sono stati "istigati da alcuni individui". Puncog ha inoltre affermato che la manifestazione "non ha provocato alcun disturbo sociale".

    I monaci appartenevano tutti al monastero di Drepung, uno dei più importanti del Tibet, che sorge a tre chilometri dalla città. Puncog ha aggiunto che "dieci persone che erano venute a Lhasa da fuori del Tibet per studiare buddhismo" sono state "coinvolte in alcune attività" nel monastero di Johkang, nel centro di Lhasa. Testimoni citati da Radio Free Asia, che per prima ha diffuso la notizia, hanno raccontato che 50 o 60 monaci sono stati bloccati ad un posto di blocco della Polizia Militare nei pressi di Drepung, mentre un altro ha detto che lo stesso Drepung ed altri dei monasteri di Lhasa erano circondati da agenti. Il portavoce ministeriale Qin ha sostenuto che Pechino "continuera a colpire con durezza le attività illegali e a mantenere la stabilità sociale". A Dharamsala, la cittadina indiana dove vivono il Dalai Lama e decine di migliaia di rifugiati del Tibet, la polizia ha cercato di bloccare la marcia di cento esuli che hanno deciso di tornare in patria, arrivando al confine con la Cina in coincidenza con l' apertura dei Giochi Olimpici di Pechino, l' 8 agosto prossimo. La polizia indiana ha comunicato ai marciatori che non potranno superare i confini del distretto di Kangra, quello nel quale si trova Dharamsala. "I rifugiati tibetani hanno diritto di tornare in Tibet - ha reagito Tsewang Rigzin, uno degli organizzatori della marcia - questo è il primo grosso ostacoloche incontriamo ma noi continueremo a marciare". I partecipanti alla marcia dovrebbero raggiungere entro i prossimi tre giorni i confini del distretto, secondo gli organizzatori. Ieri manifestazioni di protesta sono state organizzate da esuli tibetani anche a New Delhi, a Kathmandu e ad Atene.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._19858410.html

  2. #2
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    Predefinito Si estende la protesta dei Monaci

    2008-03-13 14:41SI ESTENDE LA PROTESTA DEI MONACI TIBETANI PECHINO - Le manifestazioni di protesta dei tibetani contro la Cina di lunedì e martedì scorsi si stanno rivelando le più grandi nel territorio dal 1989, quando fu imposta la legge marziale. Dopo le notizie di due diverse manifestazioni a Lhasa, la capitale della Regione Autonoma del Tibet, il gruppo filotibetano Free Tibet Campaign ha affermato che proteste si sono svolte anche in due zone a maggioranza tibetana delle province del Gansu e del Qinghai. Manifestazioni sono in corso anche in India, dove due giorni fa è partita da Dharamsala - la città del nord che ospita la diaspora e il governo tibetano in esilio - una 'Marcia di ritorno al Tibet'.

    La polizia ha subito bloccato, anche con alcuni arresti, le centinaia di manifestanti che oggi per protesta hanno iniziato uno sciopero della fame. La nuova fiammata di proteste dei nazionalisti tibetani contro "l'occupazione" cinese, che avviene a pochi mesi di distanza dall'inizio dei Giochi Olimpici di Pechino, preoccupa le autorità cinesi, che oggi hanno denunciato "la cricca del Dalai Lama" quale responsabile delle proteste.

    Anche la proibizione di fatto delle scalate dell'Everest in previsione del passaggio della fiaccola olimpica sul Tetto del Mondo, smentita dalle autorità cinesi ma confermata da associazioni alpinistiche italiane, francesi, americane e nepalesi, suona come una misura di prevenzione di eventuali clamorose proteste. La "cricca del Dalai" - ha affermato oggi il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang - "vuole separare il Tibet dalla Cina e distruggere la serena vita nella stabilità e nell'armonia del popolo tibetano". Secondo la Free Tibet Campaign circa 400 monaci buddhisti del monastero di Lutsang che si trova nella provincia del Qinghai (Amdo secondo i tibetani), hanno marciato invocando il ritorno in patria del Dalai Lama. La data del 10 marzo è stata scelta per le proteste per ricordare la rivolta anticinese di Lhasa del 1949, che si concluse con la fuga dal Tibet del Dalai Lama.

    Da allora il leader tibetano e premio Nobel per la pace, che ha 72 anni, vive in esilio in India. Il gruppo aggiunge che una protesta analoga è stata condotta da un centinaio di lama del monastero di Myera, nel Gansu e che la polizia sta indagando sulla vicenda. I protagonisti delle manifestazioni di Lhasa sono stati i monaci di due dei più importanti monasteri del Tibet, quello di Drepung e quello di Sera, entrambi nei pressi della capitale. In tutto, secondo testimoni citati da Radio Free Asia, circa 1.000 monaci hanno preso parte alle proteste, alle quali si sono uniti un numero imprecisato di laici che almeno in un caso - quello della manifestazione svoltasi martedì scorso nei pressi del tempio di Jokhang, nel centro di Lhasa - sono intervenuti per "proteggeré i monaci. Un numero imprecisato di religiosi sono stati arrestati, tra i 50 ed i 70 secondo Radio Free Asia.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._20664477.html

  3. #3
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    Predefinito

    2008-03-14 20:42TIBET, SANGUE E VIOLENZA A LHASA IN RIVOLTA (di Beniamino Natale).

    Lhasa è in fiamme. La polizia militare, intervenuta in forze per mettere a tacere le proteste ha sparato sui manifestanti, monaci e laici tibetani, ferendone un numero imprecisato. Secondo l'emittente Radio Free Asia "almeno due persone" (una ragazza di 16 anni e un monaco) sono rimaste uccise. Testimoni hanno detto all'Ansa di aver visto persone in borghese su delle automobili sparare sulla folla, e hanno descritto strade "piene di sangue".

    La stessa agenzia Nuova Cina - ma solo nella sua edizione in inglese - ha confermato che "ci sono dei feriti, che sono stati ricoverati in ospedale" dopo che testimoni avevano riferito di aver udito numerosi colpi di arma da fuoco. Le proteste sono iniziate intorno alle dieci locali della mattina, quando centinaia di monaci del piccolo monastero di Ramoche, nel centro di Lhasa e non lontano dal Barkor, la passeggiata sacra che gira intorno al tempio di Jokhang, hanno dato vita ad una manifestazione inneggiando al Dalai Lama, il loro leader spirituale che vive in esilio dal 1959. Testimoni hanno raccontato che erano presenti pochi agenti di polizia, che non sono riusciti ad impedire a numerosi civili di unirsi ai monaci. Il grosso delle forze della polizia militare - il corpo addetto al controllo dell'ordine pubblico - è arrivato intorno alle 110, sparando gas lacrimogeni e attaccando i manifestanti con bastoni.

    Alcuni dei presenti hanno reagito e presto i disordini si sono estesi al vicino mercato di Tromisikhang, dove sono stati attaccati e dati alle fiamme negozi appartenenti ai cinesi. Le fiamme si sono presto estese ad altre parti del mercato. Le violenze sono proseguite almeno fino alle 160 locali, secondo testimoni. Anche due automobili della polizia militare sono state rovesciate e date alle fiamme. L'ondata di proteste, la più estesa dal 1989, quando l'allora segretario del Partito Comunista del Tibet e oggi presidente cinese Hu Jintao impose la legge marziale, è iniziata lunedì scorso, con una manifestazione nel monastero di Drepung, pochi chilometri fuori dalla città. In questa occasione ci sarebbero stati decine di arresti. Il giorno dopo sono stati i monaci di Sera, un altro monastero poco fuori dalla capitale, a dare vita ad una mafestazione di protesta nel centro di Lhasa, nei pressi del Barkor.

    L'appello del Dalai Dama

    APPELLO DALAI LAMA, PRIME FOTO DEGLI SCONTRI
    Si è fatta sentire anche la voce del Dalai Lama, esiliato in India, nella giornata che ha contato le prime vittime degli scontri in corso da alcuni giorni in Tibet tra la popolazione che protesta contro l'occupazione cinese e le forze dell'ordine di Pechino. Il leader spirituale dei buddhisti tibetani e capo del governo tibetano in esilio, ha fatto "appello alle autorità cinesi, affinché smettano di usare la forza e indirizzino il risentimento a lungo covato dal popolo tibetano verso il dialogo con il popolo tibetano stesso.

    Nello stesso tempo esorto i miei compatrioti tibetani a non fare ricorso alla violenza". Per il Dalai Lama, che ha affidato il duo doloroso appello ad un comunicato stampa, "queste proteste dimostrano il profondo risentimento della gente del Tibet verso l'attuale governo. Come ho sempre detto, l'unità e la stabilità ottenuti dalla violenza bruta possono al massimo essere una soluzione temporanea. E' irrealistico aspettarsi unità e stabilità sotto un simile governo e questo non contribuirà a trovare una soluzione pacifica e durevole".
    //www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_20725109.html

  4. #4
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    15 Marzo 2008

    No alle Olimpiadi di sangue







    L’Italia non deve partecipare alle Olimpiadi di Pechino. I Giochi Olimpici sono bagnati del sangue dei tibetani. A Lhasa sono morte almeno 100 persone, alcune bruciate vive. Protestavano nell’anniversario della sanguinosa repressione cinese del 1959.
    Il buddismo non è una religione di conquista, non ha causato stragi secolari come le religioni monoteiste. Il buddista può essere ucciso, ma non uccide. Il governo cinese minaccia nuove stragi se i tibetani non cesseranno le manifestazioni entro lunedì. Li minaccia a casa loro, in una nazione occupata. Minaccia un popolo costretto in gran parte all’esilio. Di cui ha distrutto i monasteri. Di cui vorrebbe cancellare l’identità con una immigrazione selvaggia.
    I tibetani sono uno dei popoli più pacifici della terra. Da decine di anni è in atto nei loro confronti un piccolo olocausto dagli occhi a mandorla, ma l’Occidente volta sempre la testa dall’altra parte. Pecunia WTO non olet. Né Valium, né lo psiconano hanno voluto ricevere il Dalai Lama in visita in Italia lo scorso autunno. E’ stato trattato come un paria, prima gli affari, poi i diritti civili. I nostri grandi statisti: la vergogna internazionale d’Italia.
    Gli atleti italiani rinuncino alle Olimpiadi. Facciano outing contro la dittatura, sarà la migliore azione della loro vita. Figli e nipoti ne saranno fieri. Molti taliani gliene daranno merito. Li ospiterò a casa mia durante le Olimpiadi e, come rimborso, li pagherò come personal trainer.
    Le Olimpiadi di Pechino non si possono celebrare sui massacri di Lhasa. Per ogni finale olimpica, per ogni premiazione ci sarà il ricordo di un tibetano assassinato e di una Nazione stuprata sotto gli occhi indifferenti del mondo. Ho incontrato il Dalai Lama a Milano. Ho incontrato un uomo buono, aperto, disponibile, ma assolutamente determinato a restituire la libertà al suo popolo. Lo saluto da questo blog.
    No alle Olimpiadi di sangue.
    http://www.beppegrillo.it:80/2008/03...?s=n2008-03-15
    Che ne pensate della proposta di Grillo ?
    Non penso che lo Stato italiano prenderà dei provvedimenti in questo senso, e ne' tanto che singolarmente degli atleti rinuncino a partecipare alle Olimpiadi

  5. #5
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    Predefinito Tibet : il volantino del MIS



  6. #6
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    Daccordissimo su tutto, però che voce in cvapitolo abbiamo come italiani? Se di pochi giorni fa gli USA dicono che la cina non è + in lista nera per i diritti umani?
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...one=4&sezione=

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da jonny_71 Visualizza Messaggio
    Daccordissimo su tutto, però che voce in cvapitolo abbiamo come italiani? Se di pochi giorni fa gli USA dicono che la cina non è + in lista nera per i diritti umani?
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...one=4&sezione=
    E' cosa nota l'uso strumentale e cinico che l 'America fa dei vocaboli DEMOCRAZIA, DIRITTI UMANI.
    Iraq e Tibet ne sono un esempio.

  8. #8
    I.A.F.
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    già loro dai pellerossa all'iraq passando per il vietnam la democrazia la esportano a suon di proiettili, comunque se boicottare le olimpiadi servisse a qualcosa ben venga, si dovrebbero boicottare i loro prodotti e non fare entrare cinesi in nessuno stato civile poi magari ci cominciano a pensare su

  9. #9
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    è incredibile come gli usa non dicano niente riguardo a quello che succede in tibet. per l iraq sono partiti subito, qui niente. hanno paura della cina e questo mi preoccupa

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Radical-Chic Visualizza Messaggio
    è incredibile come gli usa non dicano niente riguardo a quello che succede in tibet. per l iraq sono partiti subito, qui niente. hanno paura della cina e questo mi preoccupa
    Gli americani si muovono a secondo del loro interesse.
    Democrazia, diritti civili e libertà, sono argomenti che usano in maniera strumentale per i propri fini PUNTO
    In Iraq c'è il petrolio, la Cina è un grande mercato, ed in più la metà dei titoli americani sono in mano ai cinesi !
    Un benvenuto anche a te sul forum

 

 

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