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  1. #1
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    Predefinito Il subprime secondo gli austriaci

    Lo avevo riportato già qualche giorno fa da un articolo di William Longhi: la crisi attuale del credito, nata con le prime scintille del subprime nell’agosto del 2007, viene oggi curata dal central banking con una ricetta che ci porterà dritti alla stagflazione.

    Ecco ora Carlo Zucchi rincarare la dose con un articolo splendido. Alzi la mano chi ha letto un articolo più austriaco e più chiaro di questo dall’inizio della crisi del subprime: Non si evita la crisi ordinando altre portate

    Una lettura più tecnica della crisi del subprime proviene dalla Spagna. Il think tank liberista Juan de Mariana, fortemente fondato sui valori degli economisti austriaci, ha da tempo costituito un Osservatorio di congiuntura economica , sulle orme dell’omonimo istituto viennese fondato da Mises e diretto da Hayek, che fu in grado di prevedere l’avvento della crisi bancaria e finanziaria del 1929.

    Consiglio vivamente il loro studio sul subprime, che ritengo la miglior analisi austriaca della crisi attuale, mondo anglosassone compreso.

    http://maxneri.wordpress.com/2008/03...gli-austriaci/

  2. #2
    Austrian libertarian
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    Predefinito Non si evita la crisi ordinando altre portate

    Che l’onda della crisi dei mutui subprime sarebbe stata lunga lo scrissi il giorno dopo il crollo di metà agosto e, ahimé, le conferme giungono puntuali, come conferma l’ennesimo crac nel settore creditizio. Dopo il caso Countrywide Financial, venerdì scorso è stato il turno della Bear Stearns, nel pieno di una repentina crisi di liquidità, di bussare alla porta della Federal Reserve.

    La Bearn Stearns è una delle banche di investimento che più si erano esposte nella trappola dei mutui subprime e già l’estate scorsa per due suoi fondi era stato recitato il de profundis. Per evitare il fallimento, la Fed ha dovuto staccare un assegno che ammonta tra i 4 e i 7 miliardi di dollari (l’ammontare preciso dipenderà da quanti titoli in garanzia la Bear Stearns riuscirà a portare sotto forma di crediti cartolarizzati rischiosi). Dopodiché, l’istituto è diventato appetibile per essere acquistato a prezzo di saldo da JP Morgan. L’uscita dal tunnel sembra perciò ancora lontana, come del resto si può evincere dall’apertura al ribasso delle borse europee e dal crollo di quelle asiatiche, nonostante il taglio a sorpresa di 25 punti base operato dalla Fed. In ogni modo, l’impressione è che Ben Bernanke, nella migliore delle ipotesi, non sappia davvero quali pesci pigliare.

    Infatti, il passato 15 di ottobre, davanti all’Economic Club di New York, ha tentato di giustificare la sua politica di iniezioni di liquidità facendo appello al famoso teorico ottocentesco della banca centrale Walter Bagehot, che nel suo libro Lombard Street difendeva la missione fondamentale della Banca d’Inghilterra che era quella di utilizzare tutte le riserve d’oro, in momenti di crisi di liquidità, per acquistare tutte le attività possibili delle banche commerciali e così restituire credibilità al sistema bancario. Solo che allora c’era il gold standard e le attività delle banche commerciali erano nella loro larghissima maggioranza lettere di cambio con un termine di scadenza non superiore ai 90 giorni. In parole povere, la Banca d’Inghilterra non aveva la possibilità di creare liquidità dal nulla e qualora avesse utilizzato le sue riserve d’oro non avrebbe più potuto acquisire altre attività. Di conseguenza, non si aveva un processo inflazionistico, ma ciononostante, Bagehot riteneva necessarie due limitazioni all’acquisto massiccio di lettere di cambio da parte della Banca d’Inghilterra: non comprare alcuna attività di cattiva qualità, poiché in questo caso non si trattava di un problema di liquidità, ma di solvibilità del credito; mentre per evitare casi di azzardo morale, le banche commerciali potevano acquistarle solo pagando penalità che penalizzassero la loro imprudenza.

    Nel sistema monetario attuale, basato sulla moneta fiduciaria, le banche centrali possono creare moneta a propria discrezione, anche a prezzo di svilirla, distruggendo il potere d’acquisto dei consumatori e i risparmi degli investitori. Inoltre, non soltanto si stanno acquisendo attività rischiose senza penalità alcuna, ma queste attività o hanno un ritorno del loro investimento molto prolungato nel tempo, o sono di fatto in default. Quando il sistema bancario, nel suo insieme, ha un eccesso di attività con ritorni di investimento molto prolungate, c’è il rischio che le crisi di liquidità sfocino, come nel caso della Bear Stearns, in ritiri di depositi che non possono compensarsi mediante l’interbancario, determinando in tal modo casi di panico bancario che la Banca Centrale può evitare soltanto attraverso iniezioni di liquidità e l’espansione del credito. Nel medio-lungo termine, tuttavia, questa espansione del credito è insostenibile, in quanto la Banca centrale non ha alcuna possibilità di riscattare le attività delle banche commerciali, salvo svilire la propria moneta e creando inflazione, cosa che la Fed ha puntualmente fatto, anche se ciò non è poi servito a evitare casi di panico. La Fed sta espandendo il credito con la speranza che i nuovi fondi fluiscano verso i mercati monetari, di modo che l’abbondanza di moneta permetta di prestare denaro a tassi di interesse più ridotti, gioco che funziona soltanto quando non si contrattano i prestiti in una moneta che si sta deprezzando a tappe forzate. Nell’attuale momento, invece, i titoli a tasso fisso hanno tassi di interesse reali negativi. Di conseguenza, la liquidità addizionale che le banche centrali immettono nei mercati monetari non affluisce verso il mercato a reddito fisso, ma verso quello delle materie prime, con conseguente aumento generale dei prezzi in tutto il mondo, che creerà ulteriori difficoltà ai debitori alimentando così una spirale perversa.

    Come negli anni ’70, la conseguenza di tutto ciò è la stagflazione. Oggi come allora, arriva il conto salato di una guerra sconsiderata (allora il Vietnam, oggi l’Iraq), finanziata attraverso una forte emissione di dollari. Un conto a base di prezzi alle stelle di carburanti, energia e alimentari, con tanto di stagnazione derivante da un’incertezza diffusa e dalla debolezza strutturale dell’economia europea fiaccata da un Welfare State debordante. Occorre che la politica monetaria cessi ad essere usata come strumento per stimolare artificialmente l’economia e torni ad avere come unico fine una moneta sana e non svilita nel suo potere d’acquisto. Purtroppo, Bernanke sembra pensarla diversamente, credendo di poter evitare la recessione affidandosi a iniezioni di liquidità o a inutili tagli del tasso di sconto, allo stesso modo di chi, al ristorante, spera di ritardare un inevitabile conto salato ordinando altre portate.

    http://carlozucchi.wordpress.com/200...altre-portate/

 

 

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