



http://www.report.rai.it/R2_popup_ar...077518,00.html
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Sud ovest della Germania. Foresta nera. Schonau. Gli abitanti di questo paese dopo la catastrofe di Chernobyl nel 1986 ebbero paura e dissero no al nucleare. Fin qui niente di straordinario, successe in molte parti del mondo. Quello che si misero in testa queste persone era dimostrare praticamente come farne a meno cioè come è possibile crescere consumando meno risorse. Michael Sladek fa il medico e produce energia. Nella cantina di casa sua ha un microcogeneratore. E’ un motore che genera corrente e il calore prodotto non si butta via: ci riscaldi l’appartamento. In un colpo solo fai elettricità e calore, non sprechi niente: ne usi un po’ per la casa e quello che avanza lo metti in rete.
MICHAEL SLADEK – A.D. EWS SCHONAU
Il 40% dell’elettricità in Germania si potrebbe fare con questi impianti: è un’alternativa all’energia nucleare che copre solo il 30%!
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Il primo passo dei ribelli dell’energia, li chiamarono così in Germania, fu una riflessione tecnica: per essere alternativi al nucleare bisogna pensare un sistema elettrico in cui non si sprechi niente.
URSULA SLADEK – A.D. EWS SCHONAU
Nella produzione di energia delle grandi centrali elettriche i due terzi dell’energia primaria semplicemente vengono dispersi nell’ambiente come calore di scarto, non vengono utilizzati! I due terzi di queste risorse vengono semplicemente sprecati! E in un’epoca in cui le risorse di energia fossile ma anche quelle nucleari si stanno esaurendo, diventa insopportabile pensare che tutta questa energia venga buttata via e nessuno la usi.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E per non buttarla via l’energia ne occorrevano tanti di microcogeneratori. E poi ci volevano le rinnovabili: sole, vento ed acqua sono dappertutto, si trattava solo di distribuire sul territorio tanti piccoli impianti e catturarla l’energia. E allora il secondo passo, 1990. All’inizio furono 31 gli abitanti di Schonau che si associarono per finanziare queste centrali elettriche piccole e decentralizzate.
WALTER FALGER - AGENTE DI POLIZIA
Gli impianti che mettemmo su allora costavano già un bel po’ di marchi, era un capitale ad alto rischio! Quello che in realtà contava per noi non erano i soldi ma dimostrare che i cittadini stessi erano in grado di fare qualcosa.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Ma non bastava per far decollare il sistema. Occorreva che il distributore elettrico pagasse una tariffa più alta per l’energia messa in rete da questi impianti. Solo così sarebbero potuti proliferare. Ma ad un distributore elettrico normalmente conviene vendere la propria energia, nucleare e a carbone compresa. E questo ai ribelli dell’energia non stava per niente bene.
URSULA SLADEK – A.D. EWS SCHONAU
E’ chiaro che i piccoli impianti decentralizzati non interessano ai grandi produttori di energia. Le imprese perderebbero potere e denaro ed è quindi normale che si oppongano alla diffusione di questo modo di produrre energia. Ma per i cittadini e l’ambiente questo genere di impianti è fondamentale.
WALTER FALGER - AGENTE DI POLIZIA
Allora pensai che non si poteva dire sempre di sì. Bisognava mettersi controcorrente e opporsi.
Dovevamo alzare la voce contro i monopolisti e dimostrare che noi, nel nostro piccolo, potevamo fare a meno di loro.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E allora gli abitanti di Schonau fecero quello che non avevano per niente messo in conto di fare nella propria vita: pensare di comprarsela una rete elettrica. Solo così avrebbero potuto decidere da soli come incentivare microcogeneratori e rinnovabili. L’ occasione fu che stava per scadere la concessione del distributore locale, proprietario anche della rete, che non ci pensava minimamente a lasciar perdere nucleare e carbone e pagare tariffe più alte ai piccoli produttori di energia. E allora si fecero avanti loro. Prima in cento, poi duecento, trecento, poi altre persone nel resto della Germania. Piccoli azionisti.
WALTRAUD KARLE - ALBERGATRICE
Ci volevano proprio tanti soldi per comprare una rete elettrica ed io volevo appoggiarla questa iniziativa, semplicemente perché era una cosa buona!
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Non fu facile. Chiaramente il vecchio distributore non aveva intenzione di mollare. Ci furono 2 referendum e vinsero sempre i ribelli dell’energia. Arrivati a questo punto potevano comprarsela la rete elettrica ma occorrevano proprio tanti soldi. Intervenne una banca.
Dove era l’affare per voi nella storia di Schonau?
THOMAS JORBERG - PRESIDENTE GLS BANK BOCHUM
E’ sbagliato pensare di voler fare soldi con i soldi, proprio come accade oggi. Nell’attuale crisi dei mercati finanziari, si cerca di fare soldi con i soldi senza avere un’idea di cosa accada a livello di economia reale. Perciò si realizzano prodotti come i Subprime: si rischia per rendimenti sempre più alti senza guardare quello che accade sul piano dell’economia reale: è quello che io chiamo il sistema della mancanza di responsabilità organizzata. Allora se vogliamo cambiare le cose bisogna dire chiaramente ai clienti che cosa viene fatto con il loro denaro. Per esempio che può esser investito in progetti ecologici e sociali come quello di Schonau. Questa è l’economia reale.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E così nel 1997 i ribelli dell’energia diventarono proprietari della rete elettrica locale e cominciarono a pagare tariffe più alte ai piccoli produttori rispetto alle altre società.
BORIS WENDELBORN - IMPIEGATO
Facciamo elettricità e calore! E la corrente che immettiamo nella rete di Schonau ce la pagano alla grande! E’ un investimento che si ripaga velocemente e fa bene al clima!
FRANK AMANN -COMMERCIALISTA
Per l’impianto fotovoltaico riceviamo una remunerazione più alta di quella stabilita per legge. Solo con quella tariffa non ci sarebbe convenuto mettere un impianto così grande!
WALTER KARLE - CUOCO
Questi cogeneratori funzionano 22 ore al giorno e ce li siamo ripagati in 4 anni. Oggi, al sesto anno, guadagniamo e basta! Riscaldiamo anche la piscina! Questa è mia figlia e le mie due nipotine!...Funziona tutto senza energia nucleare qui! Con gli impianti mi pago la pensione e ci divertiamo pure!
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E fu così che quella zona della Foresta nera cominciò a riempirsi di impianti di energia rinnovabile e microcogeneratori.
MICHELE BUONO
Che avete dimostrato con la vostra storia?
URSULA SLADEK – A.D. EWS SCHONAU
Che è possibile costruire una democrazia energetica. Con la decentralizzazione è possibile sfuggire alla logica delle grandi centrali, dell’importazione di energia che ti rende dipendente da Stati da cui, se ci si riflette bene, non si vorrebbe proprio dipendere. Che è possibile raggiungere una certa autonomia, in Germania, attraverso le energie rinnovabili. L’energia che noi vendiamo ai nostri clienti è fatta per il 95% da rinnovabile e solo per il 5% da cogeneratori.
MICHAEL SLADEK – A.D. EWS SCHONAU
E la differenza sostanziale poi è questa: il nucleare è una produzione di corrente elettrica basata sull’offerta. Mi spiego: le persone vengono sempre più stimolate a consumare elettricità. Mentre quest’apparecchio è un’altra cosa, lavora soltanto quando c’è veramente bisogno di energia: è una tecnologia basata sulla necessità del consumo e non sullo stimolo della domanda.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Il contrario dello schema economico dominante: la domanda mondiale di energia è raddoppiata negli ultimi vent’anni, per il 2030 si prevede un altro raddoppio, quindi bisogna aumentare l’offerta: nuove centrali a gas, a carbone, nucleari, rigassificatori e così via all’infinito. All’infinito? Sempre Germania, Mannheim. Ancora un passo avanti per rovesciare lo schema.
BRITTA BUCHHOLZ - INGEGNERE MVV ENERGIE MANNHEIM
Se questo regolatore dell’energia venisse usato dappertutto, si potrebbero evitare i picchi di carico elettrico e se immaginiamo di usarlo in tutta la Germania, in tutta Europa, si può arrivare al risultato che costruire questa o quella nuova centrale elettrica diventerebbe inutile.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Ma che cos’è questo regolatore dell’energia? E perché farebbe evitare di costruire nuove centrali? Ci arriviamo. Diciamo subito che nel sistema elettrico così com’è, verticale, in cima poche grandi centrali e in basso gli utenti che consumano e basta, le fonti di energia rinnovabile possono pure aumentare ma sono destinate a rimanere marginali. Perché?
FABRIZIO PALETTA - CESI RICERCA
La rete non è elastica percui deve poter sapere quant’è la disponibilità di capacità di produzione di energia momento per momento. Purtroppo questo concetto applicato alle rinnovabili è anche un po’ difficile perché non esiste una programmazione della sorgente, la sorgente è il sole, la sorgente è il vento e quindi la disponibilità è legata a questioni metereologiche.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E il sistema, l’architettura della rete elettrica è pensata sull’uso massiccio di fonti fossili, appunto.
WOLFGANG SACHS - WUPPERTAL INSTITUT AMBIENTE ENERGIA
Un sistema fossile dispone di poche fonti di altissima densità di energia, quindi c’è per la maggior parte una grande distanza fra risorsa e il posto di consumo. Per sfruttare questi giacimenti ci vogliono grandi corporazioni, grandi strutture, l’espansione di energia fossile è andata di pari passo con la crescita dei poteri centralizzati. La necessità di lunghe catene di risorse comporta la necessità di un controllo maggiore, ed ecco qua, questa è un’insicurezza intrinseca.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E quanta energia impieghiamo per garantirci la sicurezza che non ci venga a mancare niente?
MICHELE BUONO
Bisognerebbe fare il mondo alla rovescia.
DAVIDE TABARELLI - PRESIDENTE NOMISMA ENERGIA
Eh sì. Però è un mondo che per farsi così ci ha messo 150 anni, per rivoltarlo ci vorrà almeno trenta anni.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Cosa vuol dire rivoltare il mondo? Passare da un sistema basato sull’energia fossile, che per il momento non si può eliminare altrimenti rischiamo veramente di spegnere la luce, ad uno basato sulle rinnovabili. Invertendo le proporzioni. Ma non si può fare dall’oggi al domani riempiendo tutti gli spazi di pale e pannelli. Bisogna modificare l’intero sistema. Oggi la rete elettrica è organizzata prevalentemente per distribuire e non per ricevere da tutte le fonti rinnovabili, perché sole e vento sono discontinui. Significa che anche producendo più fotovoltaico o eolico o termodinamico, il sistema non è in grado di accogliere un aumento di questo tipo di energia e va in tilt. Bisognerebbe programmarle le rinnovabili, ma come fai a programmare la distribuzione di energia discontinua in un intero paese? C’è chi sta provando a farlo.
Stavamo dicendo che è inutile aumentare la produzione di energia dalle rinnovabili se non si cambia il sistema di distribuzione perché quello che abbiamo oggi non è in grado di sfruttare al massimo un’energia discontinua qual è quella prodotta dal sole e da vento. Bisogna cambiare l’architettura della rete elettrica, più lunga è la distanza fra luogo di produzione e quello di consumo più energia si disperde, quindi accorciare la catena, e poi questa architettura deve essere in grado di accogliere e controllare contemporaneamente sia i grandi impianti fossili e quelli piccoli rinnovabili, anche quelli che possiamo avere dentro casa. L'Europea ha detto cominciate a pensarci, sono stati stanziati dei fondi e ogni stato ci deve mettere del suo. Vediamo a che punto siamo in Italia e poi cosa si sta facendo in Germania.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Milano, Cesi ricerca, società a maggioranza pubblica controllata dall’Enea. Qui si prova a immaginare un mondo pensato per isole autosufficienti: quartieri, città che si scambiano energia. Le centrali sono piccole e si trovano vicino alle persone così non si spreca niente.
OMAR PEREGO - CESI RICERCA
Quindi produciamo energia elettrica e siamo connessi alla rete per cui eventualmente,se non la sfrutto, se l’utente non la sfrutta direttamente nel suo impianto io la posso far sfruttare a qualcun altro lungo la linea di distribuzione.
MICHELE BUONO
Quindi non si butta via niente!
OMAR PEREGO - CESI RICERCA
Non si butta via niente, ma non solo questo, anche produzione di calore e il calore lo utilizza lo stesso utente. Questa è la caratterista di un impianto di piccola taglia. Il problema di un impianto di grossissima taglia è che è difficile trovare un’utenza che abbia proprio bisogno di questo calore.
MICHELE BUONO
Praticamente siccome non c’è e non serve a nessuno questo calore si butta via?
OMAR PEREGO CESI RICERCA
Esatto e va ai fumi, al camino.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Impianti di tanti tipi.
MAURIZIO VERGA - CESI RICERCA
Quello che vediamo qui è una cellula combustibile di tipo Pem, da 5 kilowatt. Questo può essre collocata ad esempio in una casa, cioè in una casa c’è la necessità di avere una potenza installata intorno ai tre, quattro kilowatt, con una cellula del genere intorno ai 5 kilowatt, potrebbe andare benissimo come generazione elettrica. A questo punto una microrete può permettere questo interscambio di elettricità e quindi quando viene prodotta in sovrappiù rispetto alle necessità viene noi diciamo esportata, cioè verso la rete, a quel punto la utilizzerà che ne avrà bisogno.
VITTORIO BRIGNOLI – CESI RICERCA
Questo è un generatore solare termodinamico, è un sistema in grado di produrre energia elettrica attraverso la concentrazione della radiazione solare senza emettere nulla in atmosfera.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E quell’energia imprevedibile delle rinnovabili che non si riesce a utilizzare subito si può conservare.
ENRICA MICOLANO - CESI RICERCA
Questa energia in più anziché buttarla via viene praticamente assorbita in accumulatori e quindi è possibile poi anziché andare ad utilizzare generatori che utilizzano combustibili fossili è possibile utilizzare questa energia che è prodotta da fondi rinnovabili e quindi ha una funzione fondamentale.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E perché vincano le rinnovabili, che non producono sempre alla massima potenza, ci vorrebbe un sistema intelligente capace di dire per esempio alle lavatrici o alle lavapiatti “Adesso è il momento buono per funzionare”. Insomma regolare il traffico, non tutti nello stesso momento, in modo che alla fine basti per tutti. Quartiere per quartiere, città per città, regione per regione:microreti intelligenti per tenere tutto sotto controllo e non sprecare niente.
MAURIZIO PALLANTE - ECONOMISTA AMBIENTE
Se invece il sistema energetico si fonda su pochi grandi impianti la trasmissione avviene a lunga distanza. La rete elettrica è composta da grandi dorsali con derivazioni. Se invece il sistema energetico è composto da piccoli impianti per autoproduzione, gli scambi non possono avvenire a grande distanza e la rete elettrica si trasforma in duna rete di reti sul modello di internet. Ognuno scambia con i vicini, ma questa rete di scambio localizzata è collegata con altre reti di scambio.
PAOLO GRAMATICA – CESI RICERCA
Adesso facciamo il ripristino, quando la situazione di emergenza oppure la potenza disponibile è riaumentata il carico verrà reinserito.
MICHELE BUONO
E quindi che dice?
PAOLO GRAMATICA – CESI RICERCA
Ripristino.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
A Milano si studia questa possibilità su modello e questo mondo dove tutti producono, tutti consumano e si scambiano le eccedenze è solamente simulato.
Mannheim. La Germania ha scelto di dare un taglio al nucleare ed al carbone e gli impianti di energia rinnovabile qui sono già tanti. La microrete intelligente si può sperimentare direttamente nelle case, con le persone.
RUTHILDE KEIM KONRAD - IMPIEGATA
Il segnale dice: lavare domani tra le 10 e le 12 perché probabilmente in quelle ore il sole risplenderà di più e ci sarà più energia dagli impianti solari. Prima lavavo solo quando era pieno il cestino dei panni senza fare caso se il sole splendeva o meno.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Diversamente l’impianto fotovoltaico di questa signora insieme ad altri impianti avrebbe prodotto energia che nessuno avrebbe utilizzato, la lavatrice avrebbe chiesto energia a una grande centrale e sarebbe aumentata la domanda e i consumi.
BRITTA BUCHHOLZ - INGEGNERE MVV ENERGIE MANNHEIM
Le fonti rinnovabili riescono a immettere completamente in rete l’energia solo quando c’è un sistema intelligente di regolazione che assicuri che il livello di tensione rimanga costante. Cioè che l’energia che proviene dalle rinnovabili possa essere completamente assorbita dalla rete. Diversamente nelle reti a bassa tensione, se c’è un sovraccarico, gli impianti di rinnovabili devono essere spenti per non compromettere la sicurezza della rete.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E allora? La signora è una sola ma come si fa a mettere tutti d’accordo? Impianti, elettrodomestici. Lo fa lui il lavoro. Eccolo il regolatore dell’energia, l’energiebutler, la chiave della rete intelligente, quell’apparecchio che renderebbe inutile la costruzione di nuove centrali regolando semplicemente la domanda come ci ha detto l’ing. Britta Buchholz. Energiebutler letteralmente significa il maggiordomo dell’energia: guarda in rete quanta energia c’è e avvisa gli apparecchi dentro casa.
BRITTA BUCHHOLZ - INGEGNERE MVV ENERGIE MANNHEIM
L’abbiamo messo a punto in collaborazione con l’Università di Kassel e lo stiamo sperimentando con i nostri clienti. L’apparecchio dentro le case riceve dei segnali di prezzo dalla Borsa elettrica di Lipsia e programma frigoriferi, lavastoviglie, forni elettrici…
HARRY WIRTH - ARTIGIANO
Quando vede che le tariffe sono convenienti ci consiglia per esempio che possiamo mettere in moto la lavatrice o l’asciugatore. In realtà è questa scatoletta che accende direttamente gli apparecchi. Qui la scatola intelligente regola il frigorifero e la lavastoviglie. Per sicurezza, nel caso in cui le tariffe rimangono alte per molto tempo nel frigorifero ci sono dei sensori che dicono alla scatoletta dammi comunque energia. Qui vediamo che alle 7 del mattino c’è molta richiesta di consumo e la tariffa è alta. La scatola allora ci sconsiglia di usare l’energia. Nel momento in cui le tariffe scendono si accendono gli apparecchi.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Quando la borsa di Lipsia segnala una tariffa alta, significa che c’è molta domanda di energia: sono le attività commerciali, le industrie che stanno assorbendo. Se in quelle ore dentro le case il regolatore abbassa di un grado la temperatura e fa partire la lavatrice al momento giusto quando il carico è più basso, ci si sta dentro tutti.
BRITTA BUCHHOLZ - INGEGNERE MVV ENERGIE MANNHEIM
E’ un sistema molto efficiente perché tutta l’energia proveniente da fonti rinnovabili non viene sprecata: si consuma subito o si stocca nelle batterie.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Risultato? E’ possibile rovesciare il mondo: le fonti rinnovabili diventano protagoniste e si è creato un sistema che non fa crescere la domanda. Si sono abbattuti i consumi di energia fossile e quindi non serve costruire nuove centrali. Ritorno a Milano da Cesi ricerca, dove si sta sperimentando lo stesso sistema. Vorrei capire perché non si fa uguale anche da noi.
OMAR PEREGO - CESI RICERCA
Noi sicuramente dobbiamo porci degli obbiettivi grandi, di rilancio del settore energetico italiano. Per poter fare questo è necessario avere dei finanziamenti adeguati, sicuramente in termini di entità, ma soprattutto avere una stabilità del sistema di finanziamento. Se ogni anno dobbiamo pensare di risolvere oltre ai problemi scientifici anche gli aspetti, diciamo chiamiamoli burocratici, questo fa perdere del tempo.
MICHELE BUONO
Quant’è rincorsa dei finanziamenti e quant’è poi lavoro di ricerca?
OMAR PEREGO - CESI RICERCA
Eh, potremmo arrivare a superare anche il 30% con la rincorsa dei finanziamenti. Di conseguenza si fa fatica a coinvolgere l’industria che sarebbe il punto focale di una ricerca concreta. Non dobbiamo essere alla ruota di un’industria tedesca, che ad esempio è forte nel campo fotovoltaico, quando anche noi potremmo sviluppare dalla nostra le nostre tecnologie, come lo era nel passato.
MICHELE BUONO
Poi alla fine questo prodotto lo costruisce l’industria tedesca e noi stiamo a rincorrere i finanziamenti. Questo è il senso?
OMAR PEREGO - CESI RICERCA
Sembrerebbe di si, ecco. Il senso è che dobbiamo fare un appello a chi ci governa per mettere a disposizione anche alla ricerca italiana, una struttura stabile di finanziamenti con un programma definito, quindi che sia in grado di rispondere a queste esigenze.
MICHELE BUONO
Cioè che non sia poi un progetto di un singolo governo legato ad un singolo ministro?
OMAR PEREGO - CESI RICERCA
No, no. Deve essere diciamo una cosa di base, la salvaguardia dell’ambiente, il risparmio energetico, sono dei temi che devono essere il punto forte per ogni tipo di legislatura.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Roma. Cesi ricerca dipende dall’Enea e chiedo al presidente se stanno effettivamente così le cose.
LUIGI PAGANETTO - PRESIDENTE ENEA
Sono assolutamente vere, tant’è che Enea s’è posto il problema ed ha cominciato a creare quelli che chiamiamo tavoli a cui partecipano i potenziali interessati a sviluppare i progetti.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Ce la sta mettendo tutta il presidente. Vuole recuperare anche il progetto del solare termodinamico, per capirci quello di Rubbia. Il sistema di specchi che concentra i raggi del sole e produce calore per muovere turbine elettriche. Enel ed Enea stavano per farlo nel 2004 a Priolo in Sicilia ma non se ne fece niente perché mancava un decreto per incentivare la tariffa dell’energia prodotta dal solare termodinamico.
LUIGI PAGANETTO - PRESIDENTE ENEA
All’inizio avevamo un progetto piuttosto impegnativo da 25 mw, su cui sarà difficile più tardi trovare i finanziamenti, su cui c’era l’esigenza di coordinare i finanziamenti tra il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Ambiente, l’Enel che doveva realizzarlo, noi che dovevamo fare la parte tecnologica, si è scelto, e questa è una scelta che ho fatto io stesso, di immaginare un progetto da 5 mw, cioè più piccolo.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Era un progetto da 25 mw capace di dare energia a un paese di 25.000 abitanti. Oggi il presidente dell’Enea lo vuole fare lo stesso, più piccolo, 5 mw, senza decreti e con le proprie forze giusto per dimostrare che si è in grado di farlo. Il prof. Rubbia andò via dall’Italia, se ne andò in Spagna. La Spagna lo fece subito quel decreto: regio decreto 436/2004 del Ministero dell’Economia che considera il solare termico una fonte rinnovabile e le consente di ottenere la tariffa incentivante. Quello che non è successo in Italia. Lo incontrammo a Madrid l’estate del 2006 il professor Rubbia.
CARLO RUBBIA - FISICO
In Spagna la produzione industriale del solare termodinamico è partita!
Un m2 di terreno nel sud dell’Italia o diciamo in Algeria o in Marocco produce ogni anno l’equivalente di un barile di petrolio. Quindi un barile di petrolio è l’energia termica equivalente prodotta da ogni m2, quindi distribuzioni di superficie relativamente modeste, di un certo numero di ettari, permettono di raccogliere le potenze considerevoli.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Quindi un metro quadro di terreno con gli specchi che fa elettricità elimina un barile di petrolio l’anno. Una centrale solare da 50 Mw sta su un km2, dà corrente a una città di 50.000 abitanti ed elimina 1.000.000 di barili l’anno di petrolio. Sono trascorsi 4 anni, più di un governo è passato, il Ministero dell’Ambiente sblocca i fondi per le centrali solari ma quel famoso decreto per l’incentivo alla tariffa che serve per farle partire veramente è solo in bozza, almeno per il momento. L’estate del 2006 incontrammo anche l’ing. Palazzetti. Vi ricordate il microcogeneratore in Germania? Il motore messo in cantina che fa insieme calore ed elettricità? Beh! Se l’è inventato questo signore. Mario Palazzetti, ingegnere, più di 80 brevetti alle sue spalle; negli anni ‘70 lavorava al Centro ricerche Fiat. E’ in pensione adesso l’ingegnere e abita in Val di Susa. Il piccolo cogeneratore era un progetto Fiat, si chiamava Totem e fu presentato al salone della tecnica di Torino del 1975. Poi la Fiat cedette quel progetto.
MARIO PALAZZETTI- INGEGNERE
Io mi interessavo dei problemi di fondo: riciclo dei materiali, energia e mi era balzato all’occhio questo enorme mare di energia che veniva dispersa di fronte alla produzione di energia elettrica e così che avevo coniato lo slogan: “Dove c’è una fiamma deve esserci un motore ovvero la produzione di energia elettrica” che significa quindi che la cosa poteva interessare la Fiat visto che vivaddio sa produrre motori…Il progetto negli anni ‘80 all’epoca della grande illusione nucleare fu ceduto alla Belleli la quale poi fallì.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E poi niente più. Intanto nel mondo il consumo di energia cresce ogni anno del 2,5%. Noi italiani consumiamo più di 197 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. 54 milioni volano via subito solo per metterle in moto le grandi centrali elettriche. Per le case restano solo 44milioni. Il resto, più o meno in parti uguali, se lo prendono il trasporto e l’industria.
MICHELE BUONO
Professore pensa che sia ancora possibile riportare indietro il mondo?
JORGEN RANDERS - ECONOMISTA
Sì, ma non facilmente. Sarebbe stato più facile se si fosse iniziato prima. Per prima cosa bisogna organizzare l’economia mondiale in modo sostenibile, cioè che possa operare ancora per molto tempo senza arrivare al collasso. La capacità di carico del pianeta è la capacità di sostenere gli esseri umani, le società. Se il mondo ci deve sostenere, deve essere messo in condizione di sostenere la capacità di carico per molto tempo. Le combustioni prodotte dall’uomo sul pianeta devono essere sufficientemente ridotte perché il mondo possa andare avanti. L’impronta ecologica deve essere più bassa della capacità di carico.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Se aumentiamo gradualmente il carico di una nave, possiamo anche cercare di distribuirlo in modo ottimale ma a un certo punto la nave affonderà, anche se avremo la consolazione di un affondamento ottimale.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Quegli scienziati del Mit di Boston che avevano studiato e fatto una proiezione sui limiti dello sviluppo, non si sono fermati, ma hanno continuato a monitorare e le loro conclusioni oggi sono le seguenti. Davanti non abbiamo un futuro preordinato, ma delle scelte, quindi degli schemi mentali: uno, che non ci sono limiti alle risorse e quindi si andrà al collasso. Due, i limiti ci sono ma ormai è tardi per fare qualunque cosa e pertanto si collasserà.Tre, i limiti ci sono, ma abbiamo ancora tempo, abbiamo denaro, abbiamo risorse, abbiamo intelligenze per cominciare a intervenire la tendenza. Non è poi detto che ci si riesca, ma l’unico modo per saperlo è quello di provare a farlo.


1- alimentare case private è diverso da alimentare una fabbrica, la fabbrica non la alimenti nè con i mulini nè con i micro-cogeneratori, la alimenti solo con un impianto massiccio
2- l'eliminazione della rete generale rende inutili le dighe di grossa dimensione, paradossalmente elimina la forma più forte di rinnovabili e di accumulo di energia rinnovabile, cioè l'idroelettrico di alta potenza e i bacini di compensazione, inoltre manda anche fuori mercato molti impianti a gas.. per carità
3- niente vieta di deregolare il mercato, se il mercato deregolato porta alla generazione distribuita allora è buona, fino ad allora i pianificatori non devono alzare un dito
le frasi tipo "organizzare il mercato" o "dare incentivi" sono la spia del numero di stronzate dette, inoltre le frasi a proposito del nucleare sono da deficienti matricolati, e la ragione è semplice: il nucleare garantisce le altre fonti incerte, perchè il base load a cui far riferimento ce l'hanno sulla loro borsa, e l'osso strutturale calmiera i rischi, quindi i loro giochini sono fattibili solo fintanto che ci sono impianti seri che funzionano ad assicurare che se non c'è vento per troppo tempo e magari fa troppo caldo per i pannelli la situazione non degeneri col finire della benzina nelle cantine
quanto al regolatore è una nocciolina, una nocciolina furba e intelligente, per carità ma comunque la corrente la devi produrre e lo specchio non conviene ALLA BASE, cioè il prezzo minimo praticabile non è conveniente. Non è un problema di prezzi alla borsa, è un problema di validità o no delle tecnologie di generazione ad abbassare il loro costo marginale fino a prender mercato.
_
P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
* * *
Presidente di Progetto Liberale


L'energia e' una risorsa sempre piu' importante e strategica in quanto vitale per la nosta civilta' e quindi ben vengano varie forme di produzione e differenziazione, specilamente nelle rinovabili applicabili nel settore domestico.
Ma i grandi impianti di produzione di energia devono rimanere sotto il controllo democratico dello Stato, o comunque di un Organismo pubblico, per evitare una ulteriore aggravamento della dipendenza dall'estero (Paesi produttori + Multinazionali straniere) in modo da mantenere questo potere maggiormente verso i Cittadini


![]()
![]()
Ipotesi alternativa: e se fossero sempre i soliti 3 liberisti simpatizzanti dell'Istituto Bruno Leoni & Co. a non saper niente del Club di Roma?
ASPOItalia - La maledizione di Cassandra
ASPOItalia - Leggende urbane: gli "errori" del Club di Roma
ASPOItalia - Leggende sul Club di Roma
ASPOItalia - I "Limiti alla Crescita" a Roma
Anche un bambino comprando l'ultima edizione (I nuovi limiti dello Sviluppo) scoprirebbe che i grafici sono inquietamente esatti e sorprendentemente affidabili per una simulazione così complessa.. ma quando mai si è visto un liberista ammettere l'evidenza, no, erano sbagliate, punto, fatela finita che ci entra in crisi il paradigma dello sviluppo infinito.![]()