CUORI ALLE URNE
LA SORPRENDENTE CAMPAGNA DELLA FIACCOLA. LA SANTANCHE' SPOPOLA IN TV E FA LA CENTRAVANTI DELLA DESTRA STORACIAN-BONTEMPIANA: “ANCHE SENZA I TACCHI A SPILLO, NON FACCIO IL NANETTO POLITICO”. E' PER FERMARE LEI CHE IL PDL ARRUOLA IL CIARRA?
Da “Il Foglio”
Partita con geometrica (oltre che sartoriale) esattezza dalla consistenza degli attributi degli ex camerati, "palle di velluto", Daniela Santanchè è ora approdata ai calci (politici) nelle stesse. E nell'infinita serie dei candidati minori a premier - insomma, da Casini in giù - lei non si mischia, s'impone, si nota. "Anche senza i tacchi a spillo, non faccio il nanetto politico", se la ride. Riconosce: "Il fatto di essere stata a lungo sottovalutata è stato un vantaggio, mi ha dato molto spazio. Non è male essere un po' sottovalutati, nella vita". Dal momento in cui ha debuttato a Montecitorio nelle cronache tutto un crescendo di tacchi a spillo e costesmeralde - fino alla sorprendente maratona elettorale in compagnia di tosti ex camerati quali er Pecora ed Epurator, mica un andrearonchi compiutamente evoluto, onestamente la Santanchè spesso ha spiazzato. Come quando fu nominata relatrice della legge finanziaria, e gli sghignazzi nell'aula di Montecitorio (a sinistra, ma pure a destra) arrivavano fino al fregio del Sartorio. E lei invece si mise a studiare, abbassò i tacchi, passava tra ali di deputati prima sorridenti poi incuriositi, tirandosi dietro paccate di documenti, statistiche, bilanci. “Ti avevamo eletto perché tu sapevi organizzare feste", la rimproveravano ironicamente (ironicamente?) gli amici finiani. "Adesso le feste sono finite". Tiè. E' nel momento in cui l'onorevole Santanchè dirottava l'attenzione delle cronache sul delicato manufatto che sostanziava la flebile virilità dei camerati circostanti - dal velluto, le palle trovarono pregevole riduzione in seducente taffetà - che nasce la nuova Santanchè. "Vorrei essere un capopopolo, avere la legittimazione della gente", racconta adesso, un sospiro di onorevole Angelina nella voce, mentre in macchina percorre l'Abruzzo da un comizio all'altro. La campagna della Destra storacian-bontempiana - che se le elezioni fossero veltronianamente un film, di sicuro le sarebbe toccata la parte del cast di "Brutti, sporchi e cattivi" - ha trovato la sua perfetta Giovanna d'Arco lanciata verso il cuore del Pdl. Che prova a opporle Ciarrapico, però quotidianamente costretto a fare una smentita: ieri non ha detto bene del fascismo, oggi non dice male di Fini. Daniela non risparmia colpi, non concede pause, non disdegna sorprendenti consigli. La trovi in ogni luogo (e in ogni schermo), da "Annozero" a "Matrix", da "Primopiano" a "Porta a Porta, da "Ballarò" a "Radio anch'io" "E da Vespa, come ascolti, ho battuto tanto Veltroni quanto Berlusconi", rivendica. E tutti i camerati gongolanti assicurano: "Buca lo schermo...". Ha legato i capelli dietro la nuca, la pur vaporosissima Santanchè, li libera solo nei weekend, neanche un accenno di lagna, completi molto più rigorosi di una volta... "Un po' retrò, intende? Voglio far capire alla gente che si deve tornare un po' indietro nei valori, nella visione della vita. Quando si tratta di valori, la modernità non è sempre positiva". Giuseppe Ciarrapico Dice di più: "Non voglio essere attuale, alla moda. Piuttosto demodé. I valori non sono alla moda". Certo, tenuto conto che una volta si occupava di moda, i suoi amici non sono sorpresi da questo cambiamento? Risata. "Voi giornalisti, casomai, che mi raccontate solo in un certo modo. Per gli amici sono sempre la stessa. La Santanché non si omologa. Rivendico i miei tacchi, un modo di essere femmina. La cosa più triste è l'unicità di pensiero e di scelte". Ha detto di non averla mai data per la carriera. "Voglio rimettere al centro l'amore. Nella vita non si può dar via tutto. Esorto le ragazze a non darla, anche per una questione di preziosità". Senza troppi complimenti, la campagna della Santanchè: all'attacco di tutto e di tutti, da Veltroni che "fa ribrezzo" a Fini "ridotto a valletta, non ha capito che l'unica cosa che Berlusconi sa fare bene è il padrone", al male assoluto "il diavolo, non il fascismo". Ora icona della Donna in Nero - tra centri sociali di estrema destra e feeling con i ragazzi della Fiamma - cavalca folle di militanti, spinge alla certezza del 4 per cento, "lo supereremo abbondantemente", sollecita dove Fini ha abbandonato. Un popolo di maschia gioventù affascinato (e un po' soggiogato) dalla fascinosa dama di Cuneo, "la logistica non mi ha aiutato", che un giorno ha confidato - e forse spiegato: "Nella mia carriera sono stata corteggiata da più donne e ne sono lusingata. La verità è che piaccio alle donne perché sono un uomo". Santadeché, sfotte Dagospia. Ma intanto, per la Destra degli "impresentabili il suo miracolo lo ha fatto.
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