
Originariamente Scritto da
nuvolarossa
Le minacce al Vaticano
A Bin Laden non porgiamo l'altra guancia
Crediamo sia stata una decisione molto delicata e impegnativa, per la Santa Sede, quella di affidare al portavoce del Vaticano il compito di rispondere alle accuse mosse da al Qaeda sulle vignette contro Maometto.
Noi siamo ovviamente convinti senza ombra di dubbio che la Chiesa cattolica non abbia mai nemmeno pensato di deridere o denigrare il profeta o il capo religioso di una fede diversa; non vorremmo però che con questa risposta sulla propria onestà di intenti si sia caduti nella trappola tesa da Bin Laden o da chi per lui, quella di essere riconosciuto come interlocutore da parte del Vaticano. Se adesso Bin Laden dovesse controreplicare, cosa fa il Vaticano? Instaura un dialogo con il principale ricercato internazionale per stragi e terrorismo?
Certo, la Chiesa ha un dovere di dialogo con tutti, anche il più infimo dei peccatori. Ma non vorremmo che si aprisse un contenzioso gravissimo, quale quello del riconoscimento internazionale dei terroristi. Se il Vaticano dialoga con i terroristi, perché mai non dovrebbe farlo anche il premier britannico? O lo stesso presidente degli Stati Uniti? E' perciò che ci preoccupa un eventuale botta e risposta a distanza tra un portavoce del Vaticano e il capo di al Qaeda o di un'altra organizzazione terroristica.
Il portavoce del Vaticano ha dichiarato che le accuse rivolte nei confronti del pontefice sono infondate, e su questo non c'è ombra di dubbio. Ma poi ha aggiunto una frase che può prestarsi a più interpretazioni, e cioè che è da considerarsi "naturale che Bin Laden metta il Vaticano fra i suoi nemici". Si vuol forse dire implicitamente che il Vaticano non è un nemico di Bin Laden e si sbaglia a considerarlo tale? O che nella vocazione e nell'apostolato cristiano il papa non ha nemici, semmai porge l'altra guancia, fino al punto che la Chiesa può essere considerata come un luogo neutrale nel conflitto fra l'occidente ed il terrorismo? O invece si vuol dire, e in questo caso saremmo d'accordo, che la Chiesa è contro il terrorismo, e pertanto è naturale che Bin Laden la consideri nemica? O ancora, e allora saremmo più che mai d'accordo, che è fin troppo ovvio - per Bin Laden - collocare la Chiesa tra i suoi nemici storici, visto che essa ha saputo brandire la spada con la croce, come è stato ricordato implicitamente dal pontefice in un famoso discorso a Ratisbona? Insomma, vorremmo davvero sapere quali siano le intenzioni della Santa Sede a riguardo. Anche perché, con tutto il rispetto per uno Stato come il Vaticano, non vorremmo fosse data l'impressione che se un terrorista alza la voce la Chiesa cattolica se ne fa intimidire.
E d'altro canto la questione non è marginale o peregrina, dal momento che abbiamo visto qualche giorno fa, in occasione della ricorrenza del rapimento di Aldo Moro, l'onorevole Rosy Bindi contestare la scelta della fermezza praticata all'epoca, e ritenere fondamentale il dialogo con le Br per salvare la vita dello statista democristiano. La vita è un bene prezioso, certo. Ma quante altre vite si sarebbero sacrificate accettando di trattare con le Br? E come si sarebbe ridotto uno Stato che, perseguendo la strada invocata dalla Bindi, avesse in pratica abdicato a se stesso? Tutte domande non retoriche, perché se il problema è sempre e comunque la difesa della vita, è meglio allora che la civiltà cristiana si arrenda da subito all'integralismo islamico. Della vita i fondamentalisti, come è noto, ne fanno strame.
Roma, 20 marzo 2008
tratto da
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4806