INCHIESTA Parte XII
Quella rissa tra Dc che spinse Prodi al governo
Sponsorizzato da Andreatta, nel ’78 fu nominato ministro dell’Industria per «colpire» Donat Cattin che poi affermò: «L’ha voluto lì la Fiat»
Causa prima dell’apparizione di Romano Prodi nella politica nazionale fu un’abbondante libagione di Carlo Donat Cattin nel suo ristorante preferito.Donat Cattin, ispido dc piemontese capo della corrente Forze Nuove, era stato nominato in quei giorni (novembre ‘78), vice segretario del partito. Ma il segretario, Benigno Zaccagnini, un orfano di Moro ucciso sei mesi prima, diffidava di lui. Lo aveva accettato obtorto collo, solo per equilibri interni.
Giulio Da mesi ministro dell’Industria del IV governo Andreotti, era ora costretto a lasciare la poltrona, incompatibile col nuovo incarico. Voleva però passarla a un suo uomo e pensava a Giuseppe Sinesio, un fedelissimo siciliano. Per riuscire nell’impresa doveva imporlo senza averne l’aria, aggirando gli appetiti delle correnti rivali.
Donatcattin Donat Cattin imprudentemente rilascio’ un’ intervista durante il banchetto anticipando le proprie intenzioni. L’indomani, presero cappello il premier, Andreotti, e il segretario Zaccagnini. «Ci vuole scavalcare. Gli daremo una lezione», dissero all’unisono e per punire Donat .
Così sulla poltrona ancora calda di Donat Cattin sedette un semisconosciuto professore di Bologna tra lo stupor del mondo, ministro dell’Industria. Per Romano era finalmente il debutto sulla scena nazionale. Nominato ministro, la stampa sentenziò che Prodi era nella manica di Andreotti e di Zaccagnini Zaccagnini, i due che lo avevano scelto. Ma l’indispettito Donat Cattin, che credeva di saperla più lunga, affermò: «L’ha voluto lì la Fiat» e, in un certo senso, aveva ragione.
Come è sempre stato e sarà, dietro la nomina di Romano c’era lo zampino di Beniamino Andreatta. Nino era il centro di vari snodi.
In quanto moroteo era amico di Zaccagnini. Come economista principe della Dc, era ascoltato da Andreotti. Ma, soprattutto, era l’uomo dell’Arel, l’aggregato di teste d’uovo che tracciava la linea economica al partito. Tra i soci fondatori dell’Arel era Umberto Agnelli che nel 76-79 era deputato democristiano.
Agnelli Prodi mostrerà di essere agnellista in servizio permanente. Da capo dell’Iri, col semidono dell’Alfa agli Agnelli. Da capo del governo, tra ‘96 e ‘98, col marchingegno della rottamazione auto.
Romano rimase all’Industria 115 giorni. Firmò la legge sul salvataggio delle aziende in crisi che porta il suo nome.Un provvedimento buonista a parole, che non ha mai funzionato nei fatti. Sapeva, naturalmente, anche lui che non sono i decreti a salvare le aziende, bensì gli imprenditori con gli attributi. Ma qualcosa in quelle 16 settimane bisognava pur fare. Negli anni a venire, il suo nome circolò legato alle legge e ne tenne vivo il ricordo. Anche questo contribuì a sistemarlo nell’archivio delle riserve della Repubblica in attesa di utilizzo.
AntoniodpietroIl 20 marzo ‘79, Andreotti fece il suo V governo. Romano fu scaricato e al suo posto andò il psdi Franco Nicolazzi. «All’Industria hanno messo un insegnante elementare», commentò il trombato con l’usuale nobiltà. Il medesimo, 17 anni dopo, metterà un pm a capeggiare i Lavori pubblici e le grandi opere di ingegneria.
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