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Discussione: A torte in faccia.

  1. #11
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Citazione Originariamente Scritto da dorabrilliant Visualizza Messaggio
    ma perchè devono essere stati gli anarchici? che potrebbe non fregargliene nulla di caruso e i suoi scazzi con casarini.


    Perchè da area anarchica sono più volte giunte accuse di "speculazione sui movimenti" verso Caruso. Al contrario i disobbedienti hanno avuto un rapporto "dialettico" con i partiti, vedi l'entrismo nei Verdi et similia. Che poi questo rapporto li abbia trasformati in "utili idioti" da scaricare al momento giusto è un altro discorso.

  2. #12
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    Hanno fatto bene se la meritava anche se casarini non è poi tanto meglio in quanto a opportunismo politico.

  3. #13
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da Marius Jacob Visualizza Messaggio
    una giusta.
    UNA.

    SOLO UNA,

    ma finalmente Casarini e i suoi l'han fatta.


    appena tornato dal tibet?

  4. #14
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da unknow Visualizza Messaggio
    Perchè da area anarchica sono più volte giunte accuse di "speculazione sui movimenti" verso Caruso. Al contrario i disobbedienti hanno avuto un rapporto "dialettico" con i partiti, vedi l'entrismo nei Verdi et similia. Che poi questo rapporto li abbia trasformati in "utili idioti" da scaricare al momento giusto è un altro discorso.
    gli stessi movimenti da cui sono avulsi anche gli anarchici però.

  5. #15
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    Siamo alle comiche finali. Che tristezza. E chi pensa che quei centri sociali para"leghisti" del Veneto alla Casarini possino produrre qualcosa di utile per chi lavora e per chi di solito votava comunista ha sbagliato prima, sbaglia oggi, e ci porta tutti al baratro.
    Myrddin

  6. #16
    Vamos bien!
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    Mi ricordo che qualche anno orsono gente che faceva riferimento a Casarini pestò di botte alcuni nostri militanti durante una manifestazione sulla questione foibe.

  7. #17
    Vamos bien!
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    Predefinito trovato

    Schio, 3 ottobre 2003

    Come Partito della Rifondazione circolo di Schio abbiamo più volte sostenuto che la pratica della disobbedienza così come la si e vista in questi ultimi anni non ci interessa. In particolare su come si pratica nella regione Veneto. Coloro che a parole dicono di voler un altro mondo possibile ci devono spiegare se è in questo modo che intendono ottenerlo.

    Lasciamo ai lettori l’ardua sentenza.

    E mail ricevuta da Venezia ( per motivi di riservatezza non comunichiamo il mittente )


    I "CENTRI SOCIALI DEL NORD EST" DI NUOVO IN AZIONE

    DISOBBEDIENTI : L'ULTIMA LORO PRODEZZA

    Il prosindaco di Venezia Bettin, noto sostenitore dei suddetti, ed il
    sindaco di Venezia Paolo Costa, con l'assenso -controfirmato-
    dell'assessore all'ambiente Paolo Cacciari (PRC), decretano un
    revisionistico cambio di nome a Piazzale Tommaseo a Marghera,
    intitolato oggi ai "martiri delle Foibe". Il PRC indice una
    manifestazione (ovviamente pacifica) ed espone uno striscione durante
    la cerimonia con su scritto "Vergogna" contro il cambiamento
    revisionistico. Vi partecipano anche i Comunisti Italiani, I Verdi
    Colomba (Boato), i Cobas Scuola e la Rete Antirazzista.

    I "Centri sociali del nordest" arrivano, minacciano e picchiano prima
    la rappresentanza di Rifondazione, poi un gruppo di AN, intervenuto
    ovviamente per motivi opposti, costituendo di fatto un servizio
    d'ordine di picchiatori alla cerimonia revisionistica. Una provocazione
    mirata, dunque, a rendere ingestibile la protesta di piazza, a
    difendere con la violenza la scelta revisionistica di rinominare
    Piazzale Tommaseo, ad intimorire quei settori del PRC che praticano
    coerentemente la rivalutazione della memoria storica della Resistenza e
    l'antifascismo.

    COMUNICATO STAMPA

    della federazione di Venezia del PRC sui gravi fatti di Marghera.

    Marghera , 28/09/03

    Una gravissima provocazione nei confronti di militanti di Rifondazione
    Comunista di Venezia è stata attuata, in modo squadristico, da elementi
    facenti riferimento al centro sociale Rivolta di Mestre. In particolare
    un esponente della segreteria della federazione provinciale di Venezia
    è stato aggredito a calci e pugni da quattro persone, mentre camminava
    per strada da solo. All'origine dell'aggressione, il volantinaggio che
    il circolo di Rifondazione Comunista di Marghera, assieme ad altri
    soggetti politici, ai Cobas ed a semplici cittadini, aveva organizzato
    per manifestare il proprio dissenso all'intitolazione di una piazza di
    Marghera alle vittime dalmate e giuliane delle foibe. I picchiatori
    hanno accusato i militanti di Rifondazione Comunista di essere a favore
    delle foibe e dunque hanno sentenziato: "chi è per le foibe vada
    infoibato". Ci pare che la gravità del fatto metta in evidenza la
    pochezza politico culturale di questi personaggi che, agendo da
    invasati, non discernono più nemmeno la differenza del discorso
    politico: la censura di Rifondazione Comunista, politica e culturale,
    con la tradizione poliziesca e stragista di talune esperienze del
    socialismo del secolo scorso, è netta. Talmente netta da essere
    tradotta in una pratica politica, coerente con l'esperienza del
    movimento dei movimenti, disobbediente ed assolutamente non violenta.
    Altrettanto non ci pare di poter dire per coloro che, in nome di
    presunte verità assolute, adottano il metodo del pestaggio e
    dell'intimidazione come metodo politico. Non abbiamo nulla a che fare
    con le foibe, come non abbiamo nulla a che fare con i picchiatori da
    qualunque parte dichiarino di collocarsi; condanniamo inoltre, "senza
    se e senza ma", gli atti di vandalismo contro il municipio di Marghera
    e le offese vigliacche contro esponenti di forze politiche che
    consideriamo amiche, come i Verdi. Ciò non toglie che vogliamo
    garantito il diritto di esprimere, sempre e comunque, il nostro assenso
    o dissenso su tutte le questioni pubbliche. Anche in questa occasione,
    quindi, rivendichiamo la nostra posizione politica contro la logica
    delle foibe e dei gulag, dei processi politici e dell'aggressione
    fisica del dissenso , ma, nel contempo, denunciamo la strumentalità di
    riletture storiche parziali che, infine, non hanno reso giustizia né
    alle migliaia di vittime di un'ingiustificabile vendetta, né, d'altro
    lato, alla generosa lotta del popolo jugoslavo contro il nazismo ed il
    fascismo.

    Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista Venezia

    PESTAGGIO VIOLENTO, CINQUE IN OSPEDALE

    (Tratto da La Nuova Venezia del 29 settembre 2003)

    domenica 28 settembre 2003, da GR_Padova
    Tafferugli all'inaugurazione del piazzale Martiri delle Foibe. Spaccata
    la mandibola al consigliere De Simone, pugni anche a Rifondazione
    Giovani di An intrappolati e picchiati in via Kossut dai ragazzi del
    Rivolta
    I primi incidenti al sit-in di protesta Poi l'aggressione "Erano 50,
    mascherati ci hanno imprigionato"

    Marghera. Bilancio pesante per l'inaugurazione di piazzale Martiri
    Giuliano-Dalmati delle Foibe, che ha innescato violenti scontri tra un
    gruppo nutrito di giovani che fanno capo ai centri sociali ed esponenti
    di destra e sinistra, parimenti contestati per la loro presenza alla
    cerimonia. Dai tafferugli escono malconci cinque giovani, che si sono
    rivolti all'ospedale di Mestre. Ad avere la peggio il consigliere di
    Municipalità Andrea De Simone (An) che ha riportato la frattura della
    mandibola con una prognosi di 40 giorni. Tutto inizia intorno alle 10,
    quando comincia il sit-in preannunciato da Rifondazione, Cobas Scuola,
    Rete Antirazzista e Verdi non violenti. Srotolato il loro striscione ai
    piedi del palco i manifestanti iniziano a distribuire un volantino di
    protesta.
    Cominciano i primi scontri, innescati da un gruppo di giovani dei
    centri sociali che, letto il testo del volantino, pare non abbia
    gradito la presenza tra i promotori dei Verdi Non Violenti. La
    discussione, con insulti e grida, arriva presto a calci e pugni
    sferrati ai danni di alcuni rappresentanti di Rifondazione. Lo scontro
    si chiude con minacce verbali al consigliere comunale Pietrangelo
    Pettenò "risparmiato - riferisce lui stesso - solo perché avevo mio
    figlio in braccio". La tensione inizia a salire. La presenza di una
    cinquantina tra agenti di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa
    non contribuisce a tranquillizzare i tanti presenti, tra i quali molti
    genitori con bambini che hanno subito abbandonato il piccolo parco
    giochi del piazzale. Il timore di nuovi scontri diventa realtà di lì a
    mezz'ora, quando una ventina di rappresentanti di Azione Giovani (il
    movimento giovanile di An), tutti in giacca e cravatta, viene
    circondato ed aggredito mentre si dirige in piazzale per la cerimonia.
    Poco dopo riferiranno di essere stati aggrediti da due gruppi di
    giovani mascherati, una cinquantina in tutto, nascosti dietro la siepe
    di piazzale Tommaseo e nelle vie laterali di piazzale Gar. Il culmine
    del pestaggio avviene però in via Kossut, intorno alle 10 e 40, dove i
    rappresentanti di An si sono visti intrappolati. "Ci hanno seguito con
    un motorino da piazza Mercato - dice il consigliere Andrea De Simone -
    ed hanno atteso che fossimo in un punto dove sarebbe stato impossibile
    scappare". Le forze dell'ordine sono intervenute immediatamente ma il
    blitz è stato repentino, pochi secondi di botte prima della fuga.
    Il tutto è durato mezz'ora. La cerimonia si è poi svolta con i
    poliziotti schierati con caschi e scudi protettivi nelle vie di accesso
    al piazzale, e con un elicottero che ha continuato a sorvolare la zona
    nel tentativo di individuare gli aggressori. I giovani di An, ai
    carabinieri che hanno raccolto le prime denunce, riferiranno di aver
    riconosciuto numerosi giovani del centro sociale Rivolta ed altri che
    sarebbero arrivati da Padova e che farebbero riferimento al centro
    sociale Pedro. In piazzale sono arrivati con il volto tumefatto,
    qualcuno con le labbra spaccate e il naso gonfio per i pugni ricevuti.
    Per terra, in via Kossut, è rimasto anche un paio di occhiali rotti.

    BETTIN: "DISSENSO, NON ODIO"

    "Colombe? Io vedo avvoltoi"
    (Tratto da La Nuova Venezia del 29 settembre 2003)

    domenica 28 settembre 2003, da GR_Padova Marghera.
    Un'inaugurazione rovinata dagli scontri di piazza, quella di Piazzale
    Martiri Giulian-Dalmati delle Foibe. Scontri che hanno portato tutte le
    autorità invitate a rivedere i propri interventi, a lasciare in tasca
    gli appunti e parlare a braccio, per deplorare quanto successo e
    rivendicare la bontà della scelta fatta dall'amministrazione nel
    riconoscere il martirio di migliaia di persone, uccise da un regime
    totalitario solo perché diverse per razza, religione o fede politica.
    Il più duro è stato Gianfranco Bettin, tra i più convinti sostenitori
    del cambio di nome per piazzale Tommaseo. "In tutta Italia - ha detto
    il prosindaco - questo riconoscimento è normale, a Marghera no, perché
    il dissenso diventa odio". Bettin attacca anche i Verdi non Violenti
    che hanno promosso con Rifondazione la manifestazione di protesta.
    "Questi Verdi hanno la colomba nel loro simbolo - ha detto - ma
    dovrebbero avere un avvoltoio perché stanno speculando sui morti". E
    conclude sottolineando la civiltà di una Marghera che "da sempre
    difende la democrazia, che accoglie il diverso, che ha il proprio
    futuro nel nuovo nome di piazzale Tommaseo e non nelle scritte apparse
    sui muri in questi giorni". Il presidente della Municipalità, Roberto
    Turetta, ha chiesto scusa per quanto successo poco prima della
    cerimonia sottolineando però che "questa scelta ha creato una
    spaccatura, vanificando il tentativo di riappacificazione che ne stava
    alla base". "Marghera non merita queste manifestazioni di odio - ha
    concluso - avendo dimostrato in più occasioni di essere matura,
    tollerante, civile e democratica". Il sindaco Costa, dopo aver ricevuto
    in dono una medaglia coniata nel 1947 per ricordare l'esilio dei
    dalmati dalle loro terre, ha detto di esprimere "l'orgoglio di Venezia
    per aver intitolato questa piazza ai martiri delle foibe, e giustifico
    il dissenso solo in un'ottica di insipienza storica che fa gridare
    vergogna dagli striscioni e cartelli qui esposti. Abbiamo bisogno di
    verità". Il presidente nazionale dell'associazione Giuliani e Dalmati,
    il senatore Lucio Toth, nel ringraziare Venezia e tutti i suoi
    cittadini ha ricordato i martiri delle foibe indicandoli principalmente
    come "i fratelli e le sorelle dei tanti dalmati che hanno combattuto e
    sono morti per la nascita di questo stato". (ro.ma.)

    RAID VANDALICO NELLA NOTTE CONTRO SEDI DI PARTITI

    Mestre. Una notte infiammata dalle scritte spray. Da una parte
    svastiche, porte forzate e bandiere imbrattate o rubate. Dall'altra
    insulti diretti a politici e parlamentari locali e richiami "ai martiri
    del comunismo" apparsi alla vigilia dell'intitolazione di una piazza ai
    martiri delle Foibe. Una inaugurazione, funestata dal ricorso alla
    violenza. Vittime di un raid vandalico che ha disseminato svastiche tra
    Mestre e Marghera sono state le sedi dei partiti del centrosinistra
    veneziano.
    Colpita anche l'abitazione della parlamentare dei Verdi, Luana Zanella
    a cui è stato annerito il campanello di casa ed è stata lasciato
    accanto un volgare insulto. Alla sezione dei Democratici di sinistra di
    via Hermada a Marghera sono apparse nella notte le svastiche ed è stata
    "oscurata" a colpi di bomboletta la bandiera della pace. Ma i vandali
    sono andati oltre, forzando la porta del circolo dell'Arci, ospitata
    nella sede, e rubando il fondo cassa di 200 euro e imbrattando i muri
    di scritte. La scritta "Porci" è stata invece lasciata sulla porta
    della sezione Ds di Zelarino. E sono tornate ancora le svastiche, già
    apparse mesi fa. Colpite durante il raid notturno anche le sedi dello
    Sdi di via Toffoli a Marghera. Alla sede della Federazione dei Verdi in
    via Seismit Doda la scritta "fascista" invece era indirizzata contro il
    prosindaco Gianfranco Bettin, non nuovo a queste forme di aggressione.
    E ancora, a farne le spese è stata la sezione dei Comunisti Italiani di
    piazzetta Canova in viale San Marco dove sono state rubate quattro
    bandiere, esposte all'esterno; è stata divelta la cassetta delle Poste,
    e rovesciati a terra tavolini, sedie e tabelloni. Sulla porta della
    sede dei Comunisti è stato lasciato un adesivo del "Movimento Sociale
    Fiamma tricolore", consegnato alla Digos della questura di Venezia dal
    segretario comunale Carlo Coccato, al momento della denuncia.
    (Mitia Chiarin)

    DOVEVA ESSERE UNA GIORNATA DI FESTA???

    (Tratto da La Nuova Venezia del 29 settembre 2003)

    Doveva essere una giornata di festa. Con la città chiamata a
    riappropriarsi, attraverso l'intitolazione di un piazzale di Marghera
    ai "Martiri giuliano dalmati delle foibe ", di una pagina tragica di
    storia nazionale ed europea, da cui sono scaturiti, per 350mila
    italiani, diaspora ed esilio. Ma non è stato così: questa domenica di
    fine settembre verrà ricordata per la guerriglia urbana e gli scontri
    (quattro i ragazzi di Azione giovani finiti al pronto soccorso). Che
    qualcosa fosse destinata ad accadere, lo si è capito subito, ieri,
    nell'ex-piazzale Tommaseo. Sono passate da poco le 10: esponenti di
    Rifondazione comunista protestano, a qualche metro dal palco, sistemato
    di fronte al cancello della scuola Visintini. Hanno srotolato uno
    striscione rosso con un "Vergogna" a caratteri cubitali e dispensano
    volantini, firmati anche dai "Verdi non violenti". Nome che scatena le
    prime reazioni. "Alcuni attivisti del Rivolta e del Pedro di Padova -
    raccontano i rifondisti - si sono avvicinati, scandendo "Boato,
    Boato", e giù offese, prima di prendere a pugni Gigi, un nostro
    esponente". Minacce verbali giungono all'indirizzo del consigliere
    regionale di Rifondazione Pierangelo Pettenò che ribadisce come "il
    Comune abbia la colpa di aver creato steccati, invece di eliminarli".
    Passa mezz'ora: accanto allo striscione scarlatto, si posizionano il
    picchetto dei lagunari, una trentina di agenti di polizia e carabinieri
    in tenuta antisommossa. Di fronte al palco, si stanno concentrando
    autorità e una folla di persone e associazioni, tra lo sventolio di
    tricolori. Ma si tratta di pace apparente; pochi metri più in là è
    guerriglia. I poliziotti vengono richiamati - e vi si precipitano di
    corsa - da uno scontro in via Kossuth, la laterale del piazzale, dalla
    parte opposta del palco. A prendere le botte, questa volta, una ventina
    di ragazzi di Azione giovani. Ne escono malconci in cinque, quattro si
    faranno medicare al Pronto soccorso dell'Umberto I. "Erano una
    cinquantina. Ci hanno accerchiato: venivamo da piazza Mercato. Dalla
    siepe di piazzale Tommaseo, - ricorda Andrea De Simone, capogruppo di
    An a Marghera che ha riportato la frattura della mandibola - sono
    sbucati quelli del Rivolta. Abbiamo indietreggiato, ma un altro gruppo
    di loro ci si è parato davanti". "Pare ci fosse anche Tommaso Cacciari.
    L'extraterritorialità con cui operano quelli del Rivolta - commenta con
    rabbia il consigliere comunale Raffaele Speranzon - deve finire".
    La cerimonia ha inizio sulle parole del presidente della Municipalità,
    Roberto Turetta, che chiede scusa per quanto accaduto e rivendica per
    Marghera l'essenza di città tollerante e civile. "Quello che facciamo
    oggi, riconoscere una tragedia in cui sono morte, secondo storici di
    sinistra, almeno 10-12mila persone - esordisce con foga il prosindaco
    Gianfranco Bettin - è normale dappertutto, ma non qui, dove è incistata
    un'ideologia che diventa livore e mandato politico a colpire". Attacca
    i "Verdi non violenti che hanno una colomba, come simbolo, ma
    dovrebbero avere un avvoltoio che aleggia sui morti" e invita, però, a
    andare avanti da una Marghera che non è "questa" per riprendersi la
    "storia per intero". "Abbiamo il dovere - afferma invece il presidente
    nazionale dell'Associazione Venezia Giulia Dalmazia, senatore Lucio
    Toth che ringrazia Bettin, la Municipalità e la gente di Marghera - di
    ricordare a voi quale pulizia etnica abbiamo subìto". "Non si elimina
    il problema - conclude il sindaco Paolo Costa prima di scoprire la
    nuova denominazione del piazzale - nascondendosi: abbiamo bisogno di
    verità, fondamento di democrazia". Ma gli scontri hanno fatto
    registrare anche la spaccatura fra Rifondazione e i Centri sociali: la
    federazione provinciale del Prc scrive che una "gravissima provocazione
    è stata attuata da elementi facenti riferimento al Centro sociale
    Rivolta", con l'aggressione di un esponente della segreteria a calci e
    pugni. "I picchiatori hanno accusato i militanti di Rifondazione di
    essere a favore delle foibe", è scritto nella nota. "Ci pare che la
    gravità del fatto metta in evidenza la pochezza politico culturale di
    questi personaggi".

    (a cura di Italo Slavo)
    http://www.geocities.com/prcschio/do...OBBEDIENTI.htm

  8. #18
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    Perdonate l'intrusione, ma non capisco bene: l'ira di Casarini è dovuta alla sua mancata candidatura oppure è in disaccordo ideale con la scelta degli ex-movimentisti di gettarsi in politica?
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Perdonate l'intrusione, ma non capisco bene: l'ira di Casarini è dovuta alla sua mancata candidatura oppure è in disaccordo ideale con la scelta degli ex-movimentisti di gettarsi in politica?
    E' in disaccordo ideale ma non è questa la causa scatenante.
    Il problema è che non si paracaduta un uomo dei movimenti del sud che ha vissuto sempre quella realtà in una lista del nord-est che di cui non conosce niente!

  10. #20
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Citazione Originariamente Scritto da PRC-Enna
    Schio, 3 ottobre 2003

    Come Partito della Rifondazione circolo di Schio abbiamo più volte sostenuto che la pratica della disobbedienza così come la si e vista in questi ultimi anni non ci interessa. In particolare su come si pratica nella regione Veneto. Coloro che a parole dicono di voler un altro mondo possibile ci devono spiegare se è in questo modo che intendono ottenerlo.

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    Non mi risulta che il PRC veneto abbia ottenuto risultati migliori.

    Detto questo non molti anni fa eravate lingua a lingua con il Rivolta e compagnia cantante. Cos'è allora i loro voti andavano bene?

 

 
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